II° Morte… Riflessione di un vecchio omicida.

<<Non sappiamo affrontarla bene, la morte. Anzi non sappiamo affrontarla affatto. Ci piace magari come forma di intrattenimento: morti in videogame, spettacoli televisivi e film violenti. Se però la togliamo dallo schermo e la inseriamo nella vita concreta, la sua visione ci riesce insopportabile. E così la neghiamo, pensando che la vita continui per sempre, che la morte non ci sarà, almeno per noi. La possibilità di voltare le spalle alla realtà  della morte è un moderno lusso. I genitori, un tempo, non si aspettavano di vedere tutti i loro figli giungere all’ età adulta: circa metà dei loro discendenti moriva in età infantile: la morte era comune, aspettata, tangibile. Oggi la morte di una persona amata o la prospettiva del nostro decesso  diventa un gravame insopportabile perché siamo completamente impreparati. La morte è parte naturale del ciclo vitale, ma tutte le nostre energie sono volte al tentativo di tenerla alla larga. Forse accade perché siamo organismi biologici decisi a fare di tutto per continuare a vivere.

Pensare che la morte non accadrà, e poi restarne sconvolti quando invece accade, serve a ben poco. Il primo, grosso ostacolo che devi affrontare di fronte alla perdita di un essere amato, o riflettendo sulla fragilità della tua esistenza, consiste nel riconoscere la morte quale parte integrante della vita. Quando muoiono persone che amiamo con loro muoiono interi universi, noi che restiamo, non siamo tristi per i defunti: siamo tristi per noi stessi. Quelle persone erano parte integrante della nostra esistenza. Le loro vite erano lampade che illuminavano la nostra. Li amavamo e ne eravamo amati; all’ improvviso, sentiamo l’ amore diminuire e ci sentiamo meno amati.

Quelle persone erano soli ai quali ci crogiolavamo, e non abbiamo più quei raggi a riscaldarci. Sentiamo la mancanza di qualcosa che non può essere ripristinato.

A essere perduta non è soltanto la persona ma anche il nostro rapporto con essa. Abbiamo ancora le nostre memorie, ma non più l’ immediato legame emozionale. Persone diverse mettono in luce risvolti differenti dei loro caratteri. Molto di ciò che siamo è un nostro riflesso in altri. Il nostro dolore è per noi stessi, in primissimo luogo. E in questo, niente di male. Ma non confonderlo con semplice egoismo, con atteggiamento che trascura le preoccupazioni altrui a beneficio delle nostre. Dopo la morte, ignoriamo che cosa ne sia di quella persona. Abbiamo una varietà di credenze con cui tentare di dare un risposta, ma nessuna ha certezze. Sicché ciò di cui abbiamo bisogno, quando qualcuno muore, è distaccarci da quella persona, confortare noi stessi e tesoreggiare le nostre memorie.

La morte illumina i rapporti umani, occupando la mente come nessun’ altra cosa. Capita così spesso di udire persone che dicono: “Non gli ho mai detto quanto tenevo a lui, quanto significava per me”. Oppure: “Non le ho mai detto quanto la amavo”. E sono parole che, se le trovi in un romanzo, puoi magari considerarle un mero cliché. La morte può essere inevitabile, ma perdere una persona in circostanze che avrebbero potuto essere diverse è la maniera più dolorosa di esperirla. L’ inevitabilità e l’ imprevedibilità della morte ci offrono le ragioni più valide per mantenere buoni rapporti e ripristinare rapporti deteriorati. Sentirai più profondamente la perdita se c’è qualcosa che avresti voluto dire o fare, ma non l’ hai mai fatto. Non c’è nulla di peggio che restare con il desiderio di riavvolgere il nastro e rivivere, cosa che naturalmente nessuno potrà mai fare.D’ altro canto, se la morte tronca un rapporto sano, il dolore che provi sarà particolarmente profondo: stai perdendo qualcosa di assolutamente buono. Ma puoi trovare conforto dalla cognizione che quel rapporto è stato il migliore possibile.

 

E’, quindi , con sommo dolore che sono qui per salutare per l’ ultima volta Jay Morrison, mio secondo figlio, un uomo di cui nutrivo grande fiducia, lealtà, ma ancor di più amore e tenerezza. Ricordiamolo per ciò che è stato: un eroe ucciso da un assassino chiamato padr… EGOISMO!

Il mio, il vostro, il nostro, egoismo.

Che riposi in pace e senza più il tormento dell’ eterna ricerca, amen.>>

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4 risposte a II° Morte… Riflessione di un vecchio omicida.

  1. irene ha detto:

    BELLO

  2. eleonora ha detto:

    francis!!!!devo dire che notevole..soprattutto perchè è il discorso del funeale di un personaggio che nn è neanche stato presentato!!!continua così che vai benissimmo!!!I LOVE PECORA YELLOW!!!

  3. Silvia ha detto:

    che tristezza..però cazzo belle parole..complimenti

  4. VaLe ha detto:

    quando arriverà la terza parte?? *-*

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