III° Morte: “Tra padre e figlio”

In questo momento  mi stò "sfebbrando" da 38 a 37 e 3.
 
 
 
 
-Papà?
-Sì?
-Mi racconti una storia?
-Ma è tardi, e domani dobbiamo svegliarci presto, lo sai.
-Una corta.
-Una corta?
-Sì, non tanto lunga.
-…
-Allora?
-Okay, dai.
-…
-Cosa vuoi ascoltare?
-Una storia nuova.
-Nuova quanto?
-Nuova!
-Okay, nuova:…
-Parti?
-Stò pensando.
-Okay…
-Mi ascolti?
-Sì, t’ ascolto.
-E’ una giornata come tante primaverili: la pioggia ha bagnato tutte le strade, mentre un uomo stà camminando per andare verso i colli. L’ uomo è vecchio, sì più di me, porta una valigietta e indossa uno strano cappello, tipo quello che metto per andare a lavorare, in faccia è pieno di rughe e ha una barba grigia incolta e che gli occupa tutto il mento. L’ uomo è stanco di camminare e vorrebbe tanto fermarsi, quindi appoggia la valigia e si siede su una pietra grigia. Quando, ad un certo punto, si addormenta. Dovevi sentire come russava! Sembrava il ruggito di un leone.
-Di un leone?
-Esattamente, di un leone! E russava tanto da spaventare tutti gli animaletti che erano andati a controllare chi fosse quello strano essere. Al suo risveglio, però, non trova più il suo prezioso carico! Comincia a cercare dappertutto: nei cespugli vicini, dietro la roccia, in mezzo agli alberi, ma niente di niente. Dove poteva essere? Allora, disperato, comincia a vagare per le stradine di montagna, finchè non si trova davanti un uomo ancora più vecchio, che, con tono gentile, gli chiede:
"Da dove vieni? E perchè sei così agitato?"
E l’ uomo rispose:
"Vengo da lontano e sono alla ricerca di una valigietta che mi appartiene, l’ hai forse vista?"
Il vecchio fa cenno di no con la testa e gli ridice:
"Se vuoi ti aiuto."
L’ uomo, felicissimo, accettò volentieri e, insieme, ripartirono fino ad arrivare al mare, qui, in mezzo all’ acqua videro una sirena; bellissima, tipo quella dei cartoni, ma ancora più gentile e giovane. Lei, vedendo due umani vagare così, senza meta, dispiaciuta per la fatica che stavano facendo, chiese:
"Cosa state facndo qui? O vecchi signori."
"Stiamo cercando un oggetto."
"Cercherò per voi in fondo al mare, e vi seguirò per tutti i fiumi, laghi, ruscelli finchè non ritroverete questa cosa."
L ‘uomo era ancora più felice, sapendo che più erano e più grande era la possibilità di trovare il suo prezioso carico. Dopo tre giorni di ricerca si ritrovarano in un lago in mezzo alla campagna, qui c’era una casetta di legno in cui viveva un mezzo gigante, ma buono. Questo, quando li vide capì he doveva aiutarli se sarebbe voluto andare in paradiso, quindi, senza dire niente, si aggiunse ai tre amici, che lo accolsero, in silenzio, ma volentieri. Alla fine passarono anni, anni e anni. Loro diventarono sempre più vecchi, la sirena, affaticata dal tanto nuotare, si fermò alla deriva di un fiume di montagna e rimase lì, con i suoi dolci ricordi; il vecchio, ormai ottantenne, decise di fermarsi in una casa di riposo, dove poteva giocare quanto voleva a bocce e a briscola. Alla fine rimasero soltanto il mezzo gigante e l’ uomo, che intanto si era tagliato la barba. Il primo dei due incontrò un uomo ancora più strano che gli rivelò cose sorprendenti riguardo il paradiso e come raggiungerlo, prendendosi tutta la sua attenzione e dedizione. Insomma era ritornato solo, l’ uomo, e, stanco del tanto cercare, si trasformò in un fiore bellissimo, pieno di colore e i un profumo che affascinava tutti gli esseri viventi del mondo. Ma un orco, invidioso della sua bellezza, pian piano, gli si avvicinò e lo strappò con rabbia, così l’ uomo morì, senza aver più ritrovato la sua valigietta.
-…
-… Allora? E’ piaciuta?
-Papà.
-…
-E’ tristissima… e la sirena che fine fa?
-Te l’ ho detto: rimane indietro, nell’ acqua.
-…
-…
-Poverina.
-Già.
-E la valigietta? Cosa conteneva?
-La valigia?
-Sì.
-Conteneva una cosa preziosissima, che tutti gli esseri desiderano ma nessuno troverà mai.
-Cosa?
-…
Cosa?!
-La felicità eterna, figlio, la felicità eterna.
-…
-…
-…
-Cos’è quella faccia?
-La storia… come si chiamava l’ uomo?
-Si chiamava Lucifel.
Papà?
-Sì?
-Lucifel è lo zio.
-Era lo zio.
-Sì, era.
-…
-Papà?
-Che c’è?
-Come è morto lo zio?
-Non è morto, è andato in un posto migliore.
-Sì, come no.
-Ora si ritrova in una casetta in mezzo al bosco in una montagna lontanissima. Un giorno lo rincontrerai.
-Presto?
-Nessuno lo sa.
-Perchè?
-Perchè è un uomo molto solo e non accetterà nessuno nella sua casa, finchè non ritroverà la giustizia.
-…
-…
-Papà?
-Dimmi.
-Il nonno è cattivo?
-…
-Papà?
-E’ ora di dormire, basta con questi discorsi.
-Il nonno è cattivo?!
-…
-…
-Buona notte, e sogni d’oro.
-Buona notte pà.
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3 risposte a III° Morte: “Tra padre e figlio”

  1. irene ha detto:

    uauuu.. sono di nuovo la prima a commentare..preparati al mio solito commento superlogorroico….BELLO!! (<–da notare i DUE punti esclamativi..)no a parte la mia idiozia.. è bello veramente.. che fantasia.. ciauciau

  2. Silvia ha detto:

    ma perchè mi hai storpiato in questo modo la pecora yellow?! va beh non ha importanza..
    comunque te ragazzuolo hai una gran bella fantasia xD

  3. eleonora ha detto:

    ma nn è morto nessuno!!a parte quelli della storia…va bhe…:-(..cmq spaca!!

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