L’ ascensore

[Cammina tranquillo per le strade, un passo irregolare e piuttosto veloce scandisce il tempo assieme al dondolare della treccia di capelli neri. Alzando lentamente il gomito destro si avvicina il palmo aperto della mano verso la corrispondente guancia. Uno scatto, i muscoli vengono tirati istantaneamente, un ciaff rimbomba nell’ aria calda di un’ estate afosa. Nella soffice pelle rosata compare una macchiolina rossa contornata da del nero.] Una zanzara? [Riporta la mano in tasca. Le pupille degli occhi per metà socchiusi dalle palpebre scattano dal vecchio seduto sulla panchina al grigio edificio alla sua destra. Era stanco, stanco del caldo, del brutto tempo, della stanchezza, di tutti i suoi problemi etico sociali che accompagnano ogni ragazzo nell’ arduo percorso della maturazione interiore e li infiltra nel crudo mondo della discesa, dritto verso la calvizia, le partite di calcetto, la dipendenza da lavoro, le serate in compagnia di una tivù troppo impegnata ad ipnotizzarti per ascoltare quanto il capo sia intollerante e insopportabile e come, dopo aver progettato su excel l’ intero deficit della filiale a Borgo Panigale, la collega abbia cancellato tutto. Davanti la porta d’ acciaio inossidabile preme con l’ indice destro il pulsante con, di fianco, scritto in carattere Arial “Ramenta Luca – Zamberri Gianna” su una carta da stampante plastificata e protetta da un piccolo vetro sintetico. Lo scatto della porta non tarda ad arrivare, aiutandosi con entrambe le mani fa forza sulla superficie fredda di metallo ed entra nel condominio. Si avvia per il corridoio i quali muri sono ricoperti da piccole stecche di legno brillanti di lacca per prevenire le macchie d’ umido e “scacciare via qualsiasi insetto nemico del tuo parquet”. Prenota l’ ascensore. Vi entra. Le porte si richiudono alle sue spalle con un clack. Comincia a risalire. Finalmente solo.

 

A distanza di un metro, attraversando il cemento, lo stucco e le due mani di vernice bianca, vi è un’ intera famiglia a mangiare sul suo tavolo acquistato all’ ikea e montato dall’ amico capace.

 

Finalmente solo.

 

Ora basta passare i fili elettrici che un grosso e schifoso topo stà cercando disperatamente una via d’ uscita.

 

Finalmente solo.

 

Nel raggio di un chilometro centinaia e centinaia di vite umane stanno pranzando, guardando una rigida e scheletrica scatola nera, facendo sesso, litigando, salendo con l’ ascensore in un altro condominio.

 

Finalmente solo.

 

Un’ intera città ti è intorno e non te ne accorgi.

 

Finalmente solo.

 

Lo sei stato fino ad ora ma non te ne sei mai accorto.

 

Finalmente solo.

 

Non lo sei mai stato e non te ne accorgeresti in tempo.

 

Finalmente solo… e al buio.]

 

Si è bloccato l’ ascensore!? Omiodio!

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3 risposte a L’ ascensore

  1. Josef ha detto:

    Tanto avanti con la mente da dimenticarsi il corpo….

  2. irene ha detto:

    VERI GUUD!!

  3. eleonora ha detto:

    Frency!!!!!mo bravooo!!devi assolutamente continuare così..mi raccomando allenati a scrivere e le cose scritte mettile sul blog perchè le devo assolutamente leggere!!bravu..dalla sorella che nn hai hai!!

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