Ascensore verso la mia coscienza umana

L’ inizio di una serie o la serie dell’ inizio?
 
E’ buffo (aggettivo qualitativo molto sottovalutato a mio parere dalle generazioni in avvenire e passate) vedermi qui, seduto in una scatola grigia sotto una scoppiettante lampada al neon che va e non va, rannicchiato a pensare.
Gli occhi mi stanno diventando pian piano sempre più gonfi e rossi a causa della scarsa luce, mentre i polpacci cominciano a
pompare acido lattico.E io mi riduco a pensare a frasi ad effetto con cui potrei cominciare un intervento sul mio "blog"; la fronte lucida e appiccicosa dal mio candido sudore comincia ad intrappolare sottili capelli neri che, annaspando, si ritrovano a coprirmi in parte la visuale, di conseguenza a farmi dannare nell’ intento, continuo, di spostarli dietro le mie dolci orecchie a
sventola col solo uso dell’ indice destro.
Mi rialzo per la settima volta in venti minuti, girando il bacino di centottanta gradi mi ritrovo davanti al pannello di
controllo dell’ ascensore. Una lucina arancione brilla attorno al quadrante (rotondo) in cui è scritto in bianco "5".
Era in quel piano che dovevo scendere? Non mi bastava prendere le scale… ormai era fatta, rinchiuso tra della plastica e metallo, una solida e insicura scatola che sfida continuamente la forza di gravità, incurante della merce di trasporto.
La punta del mio medio risfrega sul tasto in cui è presente in rialzo una campanella stilizzata, gialla.
Non succede niente.
 
L’ inizio degli inizi delle fini.
 
Aspetto qualche secondo speranzoso anche di un solo Ding portatore di salvezza e volontà.
Ma niente di niente, mi risiedo nello stesso angolo di prima, incrociando sia gli arti inferiori che quelli superiori fra
loro, nascondo la testa tra le braccia; piccoli ciuffi neri mi cascano dalla fronte fino a toccare terra.
In questi momenti cosa dovrei fare?
In tivù la gente che si blocca in ascensore è in coppia, così che uno fa da sgabello e aiuti l’ altro volontario ad issarsi
sulla botola d’ emergenza posta nella parte superiore del luogo, quindi, con grande fatica, si aiuta il compagno a salire e ci si avvia per il condotto di aerazione: verso la salvezza ed aria pulita, ricca dello smog rilasciato da qualunque macchina presente in strada.
 
La fantastica mattina all’ inferno.
 
Sono spaventato: non vorrei piombare a velocità eccessiva nel piano terra, così che le mie gambe vengano inghiottite dal restante busto e la testa sprofondasse all’ interno del mio stomaco, di fianco al pancreas e tra due rinsecchiti e disperati reni, costretti dal fato a sopportare più di 4 (presunte) ore di continua filtrazione dei liquidi.
La vescica, piena d’ urina, scoppierebbe con un sordo boato e farebbe fuoriuscire il suo prezioso contenuto in tutta l’ area
circostante l’ accaduto.
Non è affatto una bella visione.
Sarà arrivato almeno un allarme rossiccio ai pompieri o all’ amministratore del condominio o a qualcuno capace di portarmi
fuori di qui?
 
Cronache di un credente non praticante.
 
Noto solo ora quanto il pavimento, qui, sotto le mie gambe, sia sporco. Chiazze nere dovute da suole di gente cittadina, da terra bagnata, da asfalto sdrucciolato e ridotto a pochi frammenti e sabbia che durerà fino al giorno del giudizio.
Una blatta mi tiene compagnia,  sopra la mia testa nell’ angolo destro dell’ ascensore. Anch’ essa piccola, sei zampettine gli fanno da sostegno su una parete levigata e bianca.
Anticamente il mondo era dominato dagli Dinosauri e dalle Blattae Germanicae, un equilibrio di pace faceva in modo che gli
insetti si cibassero delle carcasse delle vittime dei rettili, tutto procedeva alla meglio, finchè il solito Tyrannusaurus
Rex ignorante e menefreghista tagliò il delicato filo che rappresentava l’ alleanza: cominciò a pestare i poveri scarafaggi indifesi. Quest’ ultimi si difesero con un contrattacco fatale per i mostri dentati e padroni del mondo: gli tapparono le narici usando i loro stessi corpi e/o piccoli bastoncini con fango.
Due difetti anatomici delle grosse bestie ne garantirono la disfatta:
le zampe posteriori troppo corte non permettevano al tirannosauro di frugarsi nelle narici;
a causa della lunghezza del cranio non era in grado di respirare dalla bocca.
 
Racconto di raccapriccio e terrore.
 
Ora che lo so comincia a spaventarmi leggermente di più quell’ insettino senza colonna vertebrale.
Sarà una lunga attesa.
 
Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Intrattenimento. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Ascensore verso la mia coscienza umana

  1. Josef ha detto:

    Spavento e raccapriccio di uno che pensa troppo. Metafora paurosa dell’essere abbandonato all’uso e consumo di chi dovrebbe essere molto meno di noi.

  2. irene ha detto:

    per l’ascensore è CHIARO che devi usare il metodo montanari (tra l’altro sperimentato con scarso successo anche dall’ele)..
    vedi come ti vengono ad aprire..
    per la blatta.. stai attento fa dei pensieri.. troppi pensieri.. e poi dice "poretto" come te.. attento..

Scrivi pure qui

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...