Sogno e caos

Gli mostro la foto in bianco e nero.

Lui osserva

con interesse.

-Sai chi è la ragazza?

Esita prima di parlare.

Muove la testa lentamente avanti e indietro, accompagnato dal resto del corpo.

-Allora?

-Non lo so, Nicola…

-Francesco.

-Scusa?

-Francesco, è il mio nome, Francesco.

Sposta lo sguardo, due occhi impauriti e scettici mi oltrepassano il cranio e tentano di raggiungere i miei pensieri, non nel lobo parietale.

-Occhei, Francesco.

-Esatto.

-Io…

Continua a guardarmi la fronte, ponendomi il dubbio di avere un brufolo esattamente in quel punto.

-… non mi ricordo di questa ragazza,  non l’ ho mai vista prima d’ora.

-Stai scherzando?

Si fa più cupo.

-Nonno, è la nonna, tua moglie.

-Non, non ci…

-Nonno, ascoltami, sei malato d’ Alzheimer.

Ora apre la bocca, ormai sono abituato a questo genere di dialogo.

-Chiudi la bocca per favore, bravo, senti sai cos’ è l’ Alzheimer?

Fa no con la testa.

-Occhei…

Lui lo sa, ma cerca di combattere la realtà con tutte le forze che ha in corpo.

Sospiro profondamente.

-Allora…

Mi preparo alla cantilena, o  meglio, alla filastrocca della morte, alzando lo sguardo al soffitto con tono più scientifico possibile recito ciò che ho letto su Wikipedia.

-Il morbo di Alzheimer è una demenza progressiva invalidante più frequente nel soggetto anziano ma che può manifestarsi anche prima dei cinquant’anni. La malattia o morbo di Alzheimer è oggi definito come quel «processo degenerativo che distrugge progressivamente le cellule cerebrali, rendendo a poco a poco l’individuo che ne è affetto incapace di una vita normale».

 

Non vorrei stancarvi quindi passiamo direttamente alla battuta seguente, vi va?

-In pratica, nonno, te non ricordi niente. Dimentichi le cose sia di breve che di lunga durata.

-Oddio.

-Già. Ma ci sono qui io.

-Dio mio, grazie, grazie Francesco, grazie mille.

Per poco si mette a piangere.

-Nonno sono tuo figlio, non mi devi ringraziare… è un mio dovere.

Sorrido, bisogna intenerirlo in un modo o in un altro.

-Ecco, sono molto felice che mi vieni a trovare.

-Lo so, ma dimmi, ti ricordi chi è la ragazza qui?

Indico la foto.

-Certo, è la nonna! La mia dolce moglie…

Per poco si rimette a piangere.

-…

-Laura?

-No, Sara.

-Ecco! Sara, Sara, Sara.

Se lo ripete, ma non ti entrerà mai in testa.

-Ti ricordi quando siamo andati insieme al mare, in Sardegna?

-Certo, nel 1981, avevi 12 anni.

Risorrido.

-Vedi che ti sta ritornando la memoria?

-L’ acqua era un freddo cane, e la gente del luogo molto ospitale.

-Sì.

-La donna più bella aveva i baffi… ehr ehr.

-Nonno ti prego, siamo in un ospedale, lo sai che questo comportamento non lo sopporto.

-Me n’ero scordato… Ehhhh

Un guaito più simile ad un colpo di tosse fa partire una risata senza fine procreata dal suo stesso cervello.

Si riprende bene.

-Senti Francesco.

-Edoardo.

-Scusa?

-Edoardo, è il mio nome, Edoardo.

-Ma tu m’ avevi detto… giusto cinque minuti fa…

Brutto vecchio, affoga nel caos.

-Papà? Oddio papà, non ti ricordi neanche il mio nome? Sono tuo figlio, Edoardo.

-Certo, certo…

-Come ti senti?

Ciondola, gli occhi abbassati.

-Non molto bene?

-Non lo so Edoardo… la mia è una brutta malattia.

-Ma il fatto che te la ricordi è già un fatto positivo.

-Sì.

-Papà, senti, vado a fare la spesa, hanno deciso di rilasciarti, così, pensavo di riempirti il frigorifero.

-Occhei, sì.

-Vado, torno, e poi rivengo a prenderti.

-Grazie mille figlio mio, grazie.

Una lacrima gli scende dalla guancia destra.

-Prego, sei mio padre, come potrei fare senza di te?

-Lo stesso vale per me. Ma senti, prendi 50 euro, guarda, li ho qui, nel comodino.

-Non devi, senti, tranquil…

-NO, no, ora li prendi e grazie ancora.

Apro il cassettino, afferro due banconote da cinquanta, non glieli mostro.

-Grazie, grazie.

-Prego, figlio mio.

Sorrido.

Mi alzo dalla sedia.

Saluto.

Mi avvio verso la porta quando, con esitazione, mi giro.

-Come mi chiamo?

-Edoardo.

Brutto scemo, ne sei sicuro, eh?!

-Filippo, papà.

Lo lascio mentre si porta entrambe le mani alla bocca.

 

Chiudo dolcemente la porta alle mie spalle.

Ora posso stare tranquillo, anche oggi è andato bene.

Sospiro, mi caccio a ridere.

Quando dal corridoio sbuca un’ infermiera obesa.

Mi passa di fianco, si ferma, mi guarda in faccia, io la guardo.

-Lei è il figlio?

-Sì sono io.

-Brutta cosa eh?!

-Non troppo.

-Però alla sua età.

-Già.

-Dico, farsi operare di adenoidi, insomma, a ottant’ anni, non è proprio una cosa semplicissima, il corpo ne può soffrire.

-Ne sono consapevole.

-Ma era necessario?

-Più di quanto lei pensa.

-Capisco, allora arrivederci, e buona fortuna.

-Grazie mille, arrivederci.

I nervi per poco mi saltavano, ne ho fregato un altro, di vecchio.

Mi avvio per il corridoio, con la punta delle dita mi assicuro che i soldi siano in tasca.

Ci sono, non è un sogno.

 

 

 E se lo fosse sta durano più di quanto pensassi.

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7 risposte a Sogno e caos

  1. Josef ha detto:

    Mi ricorda Palahniuk, Soffocare per la precisione. Non che gli assomigli particolarmente, è la crudeltà incolore a farmici pensare.Abuso di incoscienza.

  2. clelia ha detto:

    Mio dio, Francesco o Edoardo questo qui è un brutto bastardo.
    Direi molto ben riuscita, nitida e essenziale e evocativa: scrivi in maniera eccellente. Come era sublime la citazione che hai lasciato nel mio blog: ti ringrazio. Le cose nascoste che trasformano la realtà sono sempre state il mio punto di vista, e anche il tuo vedo.
    Contenta di averti incontrato, Scheggia!

  3. Scaglia ha detto:

    Io "Soffocare" non l’ ho ancora letto, a differenza di tutti gli altri libri del grande scrittore di "Fight Club" Palahniuk, però mi sono ispirato, principalmente, al suo riassunto letto su internet…
     
    Mi fanno molto piacere i tuoi complimenti Padmani! Grazie mille!
     
    Devo tutto ai libri che stò leggendo negli ultimi giorni e ad un lampo di genio avuto ieri. Anche se la storiella assomiglia a molte altre viste al cinema/lette in un libro, mi son sorpreso all’ effetto che m’ ha fatto rileggendolo.
     
    Stupefatto di me stesso.
     
    Mi sento un esibizionista. 

  4. irene ha detto:

    è bellissimo frenci!! questi racconti mezzi contorti psicologici che hanno il finale a sopresa.. wow veramente..

  5. FeDeRiCA ha detto:

    ..sarei fiera di te se mettessi in atto quello che scrivi..
     
    cmq bel racconto..mi ricorda un pò il film di ale e franz..mai visto???
     
                                                                                                             fede

  6. Scaglia ha detto:

    no e non ci tengo molto, i comici….
     
    brutto lavoro.

  7. Silvia ha detto:

    bella frenci! la storiella è fighissima ed è scritta benissimo xD farai carriera! ne sono sicura!

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