L’ uomo e la vecchia (racconto di tensione e pazzia)

Prima di leggere vorrei chiarire che io non ho niente contro nessuno, non sono ne un padano ne appoggio gli atti fascisti che succedono in questi giorni in Italia, la mia è un’ opera di fantasia, il protagonista descrive in prima persona la vicenda, ma non rispecchia, per niente, il mio modo di pensare.

Occhei?

 

 

Usando entrambe le mani mi stringo la cravatta attorno al collo, quindi, infilando l’ indice tra il bavero della camicia e la pelle, mi allento la stretta mortale.

Sto camminando da circa dieci minuti, per andare

andare

secondo la lista la prossima è la signora Dentati, ottantadue anni, vedova, senza figli, non paga nessun tipo di tassa. Lo stato le avrebbe dovuto togliere la luce e gas da molto, molto tempo ma, essendo una povera e indifesa vecchietta mandano “l’ esperto”: me.

Riscuoto le tasse, i soldi della società…

un lavoro bello, si socializza, grazie alle mie maniere non ho mai avuto un solo incontro turbolento in tutta la mia carriera.

I capelli, accuratamente pettinati all’ indietro, sono tenuti fermi da lacca spray, effetto bagnato, al polso destro un Rolex,

un Yatch Master II:  è il primo orologio che dispone della caratteristica di un conto alla rovescia programmabile con memoria meccanica;

versione in oro bianco;

dotato di un nuovo movimento, il calibro 4160, composto da 380 pezzi, completamente progettato e prodotto da Rolex.

Non i soliti cinesi;

Rolex.

Comunque in una sola parola: per–fet–to!

Oh, ecco la casa.

Piccola ma accogliente casa di metà secolo, in mattoni, grande giardino esterno, garage privo di una macchina al suo interno, uno spreco totale, fiori e cespugli si mescolano fra loro, in un’unica orgia floreale.

Salgo tre gradini e sono davanti alla porta, legno di alta qualità, non c’è che dire, busso usando le nocche della mano destra, il toc-toc fa trasparire la resistenza del materiale, ancora in perfetto stato, il tempo e le tarle non lo sfioreranno ancora per venti o trent’ anni.

Mentre aspetto mi pulisco la suola delle scarpe contro il tappetino verde, come se ce ne fosse stato bisogno.

Eccola:

come tutte le altre del suo genere: con i loro foulard di Herme e i loro carciofi di Balducci da 50 dollari, con le loro facce pompate di silicone, truccate, laccate e liftate: non riuscite ad ingannare nessuno vecchie befane!

-Buongiorno.

-Chi è lei?

Il tono sgraziato e rauco: una fumatrice.

-Sono un impiegato statale, second…

Ah! Eccola la vecchiaccia; che fa? chiude la porta!

Ma io ho messo la scarpetta per bloccarla, me ne frego se si sporca, è il mio lavoro? Sì! E poi:

-Non è un comportamento civile signora Dentati!

Urlo.

-Vada a fanculo lei e tutti gli altri!

Anche lei urla.

-Lei non paga le tasse da ben 15 anni, se ne rende conto?

Alzo l’ indice a mò di rimprovero.

E la vecchietta afferra la porta con entrambe le mani e, con tutta la forza in corpo, tenta di richiuderla. Ma io non mollo, certo che no.

-Lei deve allo stato molti, ma molti, soldi!

-Ahhhrggg.

Oddio è impazzita.

-No, no! Stia zitta che non le stò facendo nulla, se non vorrà darmi ascolto gli toglieranno il gas, la luce o, peggio, la casa!

Si ferma, occhi sbarrati, dovrebbe farmi paura?

-Ora si ragiona.

-Io non devo proprio nulla ai tuoi uomini, io non voglio far parte di questo stato di merda!

-Non si riscaldi… e poi non è il termine giusto per criticare la società in cui vive, quindi si calmi!

Si calma, le rughe del viso si concentrano intorno gli occhi.

-Mi fa entrare?

-Cosa deve fare?

-Il mio lavoro.

Apre la porta.

-La ringrazio molto.

Mi fa entrare, la luce del sole viene filtrata dalle tende rosse dando un tono estremamente caldo al contesto.

L’ interno è abbellito da una miriade di quadri rappresentanti dame, valorosi cavalieri, fontane, boschi, draghi, e foreste, tutto molto… medievale. Sì.

Le scarpe si trovano su un tappeto decorato da raffinati ghirigori, perdonatemi la parola, verdi e rossi.

Un’ altra cosa che mi lascia molto perplesso sono le tantissime candele che abitano il salotto, cucina, e corridoio. Sopra il tavolo, finestra, camino, dappertutto.

-Perché tutte queste candele?

-Rilassano i muscoli e i nervi.

Non sembrano abbiano molto effetto in questo caso.

-Dove l’ ha letto?

-Non l’ ho letto… lo so… e basta.

-Scusi la domanda.

-Stia tranquillo.

S’è calmata, sembra, quasi, sia un’ altra persona.

-Le dovrei fare qualche domanda. Ci potremmo sed…

-Certo, qui va bene?

Indica una soffice e allettante poltrona proprio davanti al caminetto e una quindicina di candele.

-Benissimo.

Sedendomi cerco con la punta delle dita nella tasca sinistra della giacca il cellulare, trovato lo apro e mi avvio sulla calcolatrice.

-Allora, attraverso la risposte che mi darà dovrò attestare quanti soldi lei sarà costretta a consegnare.

-Sì.

-Soffre di malattie polmonari? Quanto prende di pensione? Ha dei figli? Quanti anni ha? Tra i suoi genitori e parenti c’è qualcuno che ha una malattia ereditaria? Quanto beve, d’ alcolico, al giorno? Ha la televisione? Possiede un’ altra casa al di fuori di questa? Ogni quante volte si trasferisce là? Sente molto il freddo nelle stagioni invernali? L’ ultima cosa che ha comprato? Conosce molta gente in città? E’ mai andata in prigione? Ha mai subito denuncie? Ha mai ferito un pubblico ufficiale? Ha sempre votato alle elezioni statali? Possiede animali domestici? Compra quotidianamente il giornale? E’ mai andata in ospedali pubblici, o solo privati?

 

Siamo rimasti per ben due ore lì, faccia a faccia, continuando a parlare.

Lei rispondeva con sicurezza, non mancava una smorfia alle domande più stupide, ma rispondeva.

Quando, finalmente abbiamo finito, mi alzo, porto entrambe le braccia verso il soffitto e cerco di stenderle il più possibile sbadigliando. La camicia si alza di tre o quattro centimetri, tanto basta per mostrare alla signora Dentati la mia canottiera di seta firmata Prada.

-Mi scusi.

-Ora se ne può andare.

E’ tornata quella di prima.

Mi avvio verso la porta, non accompagnato.

-Scusi ancora per il disturbo. Arrivederci.

-Arrivederci.

Uscito dalla porta, con ancora il telefonino in mano compongo un numero usando il solo pollice.

-Pronto? Sì sono io, mi puoi passare… sì, occhei, grazie. Pronto? Sì, senta sa la signora Dentati? Ecco sono appena passato da lei. Un altro buco nell’ acqua, sì, bisognerà uccidere anche questa, è solo un peso, con la pensione non pagherà mai tutti i debiti. E’ un peso per la società. Certo… occhei… scusi il disturbo ma la volevo informare, arrivederci… arrivederci.

Lo stato va reimpostato, troppa gente: non si riesce più a mantenere tutti, quindi bisogna cominciare a lavorare dalle fondamenta, dai vecchi, e se questi non pagano le tasse ancora meglio.

Non si può più continuare così, ormai il petrolio è una linfa vitale, al litro costa più del mio Rolex Yatch Master II, l’ economia è disastrosa, siamo alle strette, se non diminuiamo non riusciremo a sopravvivere, via gli immigrati, via i vecchi, via i trasgressori della legge, i prestiti sono improponibili, le banche per pochi fortunati, ora usciamo in pista noi, odiati per ciò che siamo:

l’ immagine perfetta del mondo in cui viviamo, la sua copia.

 

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2 risposte a L’ uomo e la vecchia (racconto di tensione e pazzia)

  1. Josef ha detto:

    Le visioni tragiche ed estremistiche sono sempre state molto interessanti. In particolar modo se offrono una visione della realtà abbastanza realistica. In questi casi il bene comune supera di gran lunga il bene dell’individuo, il problema è che di bene comune non si tratta.La sopravvivenza dell’economia a scapito della sopravvivenza vera e propria.

  2. irene ha detto:

    BELLO FRENCIIIIII!!!! (sorry non volevo sembrare più mongola di quello che sono) frenci continua così sti racconti sono stupendiiii.. ciau (no preoccupa prima o poi la smetterò di fare quetsi commenti stupidi)

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