Corsa e filosofia

Continuo a camminare tenendo ben stretto tra le mani il solido manubrio arrugginito della bicicletta.

-Insomma hai capito qual è il problema?

No, non l’ ho capito, a dire il vero non ho ascoltato con molta attenzione fino ad ora.

Alla mia sinistra, tra il muro di una delle tante case popolari e il mio fianco si trova Il Grande Filosofo, capelli corti, castani, occhi coperti da 5 millimetri di vetro, bocca stretta.

-Mi stai ascoltando?

-No.

Non ti stò ascoltando.

Sono troppo concentrato nel nostro obiettivo, quello che Il Fato c’ ha ordinato.

Nel cesto di fili di ferro intrecciati della bici si trova una montagna di pigne, scure, dure, insapori e impalpabili.

-Guarda là.

Il Filosofo indica una finestra aperta a 5 metri dal marciapiede, poco più in là.

-Eccone un’ altra aperta, dai.

Ci avviciniamo con calma, la fronte di entrambi sgocciola di sudore e risplende alla luce del sole di mezzogiorno. Il momento migliore della giornata.

-Tocca a me?

L’ ultima l’ aveva cacciata lui, ne sono sicuro.

-Sì, stai bene attento a non beccare il muro, eh? Se nò sono casini.

Sono casini.

Afferro con la mano destra, a palmo aperta, la pigna più alta della montagna, stringo le dita attorno alla superficie fredda e dura.

Quindi mi alzo sulle punta delle dita.

Vedi anche: tirare fuori lingua.

Vedi anche: prendere mira.

Il bicipite brachiale mi si tira da dietro la spalla,

non mi deve tremare la mano,

ecco che scatta in aria la piccola, frastagliata, fredda, dura, sfera.

-Cazzo…

Il Grande Filosofo non ha fiducia nel prossimo, mai.

Tranquillamente questa entra nell’ area rettangolare atterrando con un stonk impercettibile.

-Mi son cagato in mano, ti dico.

Smettila di dire stronzate e continua a parlare di ciò a cui hai alluso all’ inizio racconto.

-Allora senti: t’è mai capitato di aver incontrato qualcuno con una caccolina nel naso? Forse nella narice destra, che ad ogni inalazione si muove all’ interno, lì, deforme, giallina, terrorista del carisma, della figura umana, te gli parli e la vedi, sì, così, ferma, e te sei imbarazzato, cosa gli puoi dire? Hai una caccolina nel naso? Oh no, per carità, che figura ci farebbe? E allora rimani zitto, annuisci, con sguardo divertito, mentre lui parla, ma la caccolina non si stacca, non cede, incastrata tra i peli del naso così, bene e in vista. Allora ti sorge un dubbio, e cominci a grattarti nel naso, a soffiartelo nel fazzoletto, ma non esce niente, è LUI che ha la caccolina, non te, più soffi più ti da il fastidio, cazzo, toglitela quella roba, ma no, lui ne è indifferente, non consapevole. La visione è rivoltante, te, così pulito, così… così per bene, e ricominci disperatamente a tentare di rispettare il suo volere, gli offri una fazzoletto. Vuoi un fazzoletto? Non hai bisogno di soffiarti il naso? Sorridi. E lui ti squadra dai piedi ai capelli, e rifiuta. La caccolina sempre lì, provocatrice. Te che fai? Eh?! Non mi toglierai mai da qui. Il tuo pensiero non si distoglie dalle narici, una calamita, provi disgusto per l’ interlocutore. E il peggio è se lui è un personaggio famoso: un’ intervista, tanto desiderata, che t’ ha portato via i risparmi di una vita, l’hai sognata da anni, sbavi al solo pensiero di incontrare lui, l’ amato, l’ idolo, lo scopo di un’ intera vita, e te te lo ritrovi davanti, bellissimo, superbo, attraente, affascinante, carismatico, ma ha la caccolina nel naso. O mondo ingrato. O sorte bastarda. Non ci può fare niente. Ti ridurrai a passare i 50 minuti più massacranti per il tuo ego della tua vita, perché? Perché la caccolina? Lui ti sorride e te non avrai mai più lui come unico esempio alla perfezione, non sarà più un profeta, un simbolo, il tuo futuro non può essere rappresentato da una persona che si presenta con La Caccolina, capisci? E la stessa cosa vale per l’ alito cattivo, i denti sporchi, le scoregge, unghia sporche. Non c’è cosa più dolorosa che vedere un tuo santo in quelle condizioni. Se Gesù fosse stato presentato con una caccolina nel naso avrebbe perso credibilità, se Buddha avesse avuto uno strato marroncino di sudore e sporcizia tra una piega di ciccia e l’ altra, non avrebbe certamente raggiunto il Nirvana, se Dio avesse procreato l’ uomo partendo dalla sporcizia delle unghie ora saremmo qui a pregare qualsiasi altro uomo.

Mi segui?

 

No, lo seguivo con troppa fatica.

-Senti Filos?

-Dimmi.

-Ho per caso una narice occupata da una caccolina?

Sghignazza, non era una battuta la mia.

-T’ho messo il complesso della caccolina?

-Direi proprio di sì. Ho una caccola su per il naso?

Porto indietro il viso, aprendo la bocca e indicando il cielo col mento.

-No, no, tranquillo.

Mentre Il Grande Filosofo parlava avremmo lanciato in finestre aperte, più o meno grandi, almeno almeno una dozzina di pigne.

Tutte in case diverse, senza discriminazione, il muro era bianco?

Pigna.

Muro arancione?

Pigna.

Musica jazz al suo interno?

Pigna.

Dolci tende di seta bianca?

Pigna.

Di lino allora.

Pigna.

Ci fu un caso in America, credo vicino al Texas, in cui l’assassino protagonista scrisse al giornale locale precisando che non avrebbe ucciso nessuno se, dalle case prese di mira come future scene del crimine, avrebbe sentito del sano e vecchio Blues. Da quanto si ricorda quello fu il periodo più tranquillo della storia della contea. Nessuno si lamentava, e, per le strade, nei negozi, nei bar e negli alberghi, rimbombavano continui assoli e improvvisazioni di chitarra acustica.

Noi non siamo così buoni, non risparmiamo, non abbiamo pena per il prossimo, e Il Filosofo neanche fiducia.

Mi chino sulla schiena in direzione del cestino e afferro un’ altra pigna, fletto il braccio e via che scompare nell’ ennesima casa.

-Bel lancio.

-Grazie.

Il sole ci cuoce il cuoio capelluto, rovente, le retine degli occhi soffrono della troppa luce riflessa dal cemento e dalla carrozzeria delle macchine parcheggiate alla nostra destra.

Non un filo d’ aria.

Non una persona in giro.

Non una finestra chiusa.

-Lo sai che nei traghetti non è permesso portare nella cabina letto il proprio cane?

Dove vuole arrivare?

-Bhè, sì, non li accettano. Creano apposite camere provviste di gabbie di ferro riverniciato di bianco in cui il proprietario dell’ animale è costretto a rinchiuderlo. Se ci fai caso in questi cameroni si trova sempre, solitamente in fondo negli angoli, un condotto d’ aria. Sì, per coprire la puzza di merda che i cani fanno dalla paura, dallo shock dell’ abbandono, ma soprattutto per sparare in faccia a quei disgraziati litri e litri d’ aria ghiacciata. Fredda. Un concentrato d’ ossigeno da poter quasi ammazzare, se priva di una porta da cui può espandersi all’ esterno. Sai perché l’ ossigeno? L’ ossigeno respirato a grandi quantità rende euforici gli esseri viventi. L’ ho visto in “Fight Club”, ma non solo, i cani lo respirano sette volte più velocemente, il cervello si ritrova con più pulsazioni cardiache, purificate. L’ encefalo destro si mette in funzione e inganna il resto del corpo, lo tranquillizza… Alla fine il viaggio diviene una comoda residenza come se avessero il muso fuori da un finestrino di una macchina in cosa.

 

Parla così, affannosamente, gesticolando a destra e a manca, le palpebre socchiuse, intanto un sasso descrivendo una perfetta parabola a mezz’ aria scompare in un oblò.

-Senti.

-Dì pure.

-E’ tutto vero quel che m’hai detto?

-Cazzo sì. Se te qualche volta verresti nei nostri comitati per l’ ecologia e la salvaguardia delle specie animali capiresti.

-A sentirti mi sembri… Piero Angela. Con tutti quei movimenti.

E’ già l’ una e mezza, sono tutti a mangiare.

Tutti tranne me e Il Filos.

Le lancette dell’ orologio che porto sul polso sono ferme.

Non s’è fermato, tranquilli, solo ripartirà quando ne avremo bisogno.

-No, c’è una sostanziale differenza, nei programmi tivù, non super quark in particolare, tutto il pubblico, dai vecchi ai giovani, dalle donne agli uomini, sono, come dire, presi in prestito dagli ospizi. Scusi, ne prendiamo sette o otto per oggi pomeriggio, ve li riporto in serata, tranquilli. E loro, incoscienti, confusi, si ritrovano seduti in scomode poltroncine da tribuna di plastica arancione a contemplare due persone che si scannavano davanti ad un giudice finto per l’ affidamento del furetto da compagnia.

Chiudendo gli occhi e riabbassando il mento in direzione del manubrio della bici mi metto a ridere, lascio la presa delle mani, mi volto verso Il Grande Filosofo e, con un rigonfiamento delle guancie, faccio:

-Bum.

L’ orologio era ricominciato ad andare, Il Fato c’ ha lanciato il chiaro messaggio di

correre, senza fermarci, non pensare, corri,

non voltarti,

corri,

Il Filosofo sgrana gli occhi

-Ca…

E io gli faccio l’ eco con un sorriso da trentadue denti.

-Cazzo… Già proprio così.

Corriamo, acido lattico si rimescola nei nostri polpacci,

corriamo, le guance si muovono aritmicamente a destra e a sinistra,

corriamo, gli occhi socchiusi,

corriamo, le bocche strette per far passare l’ anidride carbonica in una sola piccola fessura concentrica,

corriamo, il naso ci brucia,

corriamo, muovendo freneticamente le braccia avanti e indietro, con i vestiti da lavoro spiegazzati e malconci, le scarpe con i tacchi consumate, la cravatta a strozzarci dietro la schiena.

Io rido, ma dalla paura, perché dietro di noi case su case stanno esplodendo, in un unico boato, il calore si moltiplica per le strade, il cemento si scioglie.

Mattoni si scagliano contro di noi a grande velocità.

Mentre Filos esclama sussurrando:

-Per lo meno non dovremo più preoccuparci della pensione.

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5 risposte a Corsa e filosofia

  1. Josef ha detto:

    Quando non avrai più problemi a far notare la "caccolina" a chi ti sta di fronte e questi si "ricomporrà" senza alcun moto d’imbarazzo allora avrai a che fare con una persona più matura, e probabilmente lo sarai anche tu.La forma non è sempre sinonimo di contenuto, superato tale preconcetto ci si può avvicinare all’idolo anche se è disteso nel fango fra i porci.

  2. irene ha detto:

    [se tu VENISSI( o venisti che dir si voglia..)]io lo so che sono stupida ma non l’ho capito però..

  3. Scaglia ha detto:

    sei poco originale irens, ogni volta ripeti che sei stupida e poi hai una media più alta della mia.
    E poi siamo dello s.c.u.c= anti congiuntivo.
    E poi, avendo scritto questo complicato racconto in due momenti diversi, mi sono scordato di inserire la battuta del protagonista in cui chiarisce e corregge la frase, segno dell’ ignoranza del Filosofo.
     
    Il mioi obiettivo era di rendere il tutto più realistico, ma, naturalmente, me lo sono scordato il giorno dopo.
     
    Non è una scusa, non mi annaspando nella figuraccia…
    mio fratello mi stà mettendo fretta e nn sono riuscoito ad essere chiaro.

  4. irene ha detto:

    ah è verooooo però io non mi ricordo più quale congiuntivo ho adottato noooooooo.. va be’ comunque ok allora non ripeterò più che sono stupida da oggi sarà sott’inteso ma tanto la mia originalità non migliorerà eheh.. ok continuo a non capirci niente ma semmai me lo farò spiegare.. biebie

  5. FeDeRiCA ha detto:

    …penso ke qnd vedrò il mio idolo nn rimarrò delusa della caccolina nel naso, lui nn ce la avrà… sarà xk nn ha il naso…
    ke lavoro farai fra 2 anni?!?
    ..qllo là sotto mi sembra trp superbo..
     
    anke se nn è la parola + giusta..ke cosa significa "fretta"?!?

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