Incontri casuali.

Per favore dopo il racconto leggete le “Note dell’ autore”.

 

 

Noi abbiamo bisogno degli altri come abbiamo bisogno al supermercato di un altro carrello con cui riprenderci l’ euro al momento del parcheggio di quest’ultimo.

Non sono stato chiaro.

Quando vado a fare la spesa vedo tutta la gente che mi circonda come potenziali carrelli parcheggiati al loro posto e che io userò, mediante la chiave legata al manico, per riprendermi la moneta dalla quale tutto è partito.

E’ complicato da spiegare.

Ma ora non riesco a pensare ad altro.

Sono stato 4 ore al supermercato in cerca di una maledetta pila, sbagliando di continuo settore,

no questo è giardinaggio, provi in fondo a destra

no questo è il fai-da-te provi qui a sinistra,

no questo è la parte per i vestiti, provi poco più in là, verso le casse,

no questa è la zona dolciumi, provi, sì, forse, è lì a sinistra e ancora a sinistra,

no questo è il settore per il pane…

E via dicendo per tre ore e mezza, sì, intanto, già che c’ero, mi son preso anche il latte, un po’ di vino, pane, un pompa per le bici, e una chiave inglese, ma la pila era l’ unica cosa essenziale.

Ora sono in macchina da solo, i fari accesi, la prima marcia ingranata, e un parcheggio all’ aria aperta intorno a me.

Non sono il solo, tante altre macchine girano ad una velocità minima, con relax, al buio.

In ogni macchina ci sarà un altro uomo come me, sulla quarantina, tutti attenti al viso dell’ autista che in quel momento gli sta passando a fianco.

Hanno la faccia solenne, seria, concentrata.

Non possono farsi perdere il più carino di tutti.

Ad ogni curva si spingono in direzione del finestrino più vicino alla macchina di qualcun’ altro.

Se ha la barba significa che non si depila.

Se porta i capelli lunghi adora l’ arte passiva.

Almeno questo è quello che mi dicono al raduno.

Non lo so.

Non lo so.

Abbiamo tutti lo stesso obiettivo qui: farci comprendere, essere compiaciuti, protetti, ringraziati.

Una notte dedicata solo a noi stessi.

La gente non mi capisce, e io me ne fotto, sono come sono, odio gente diversa da me, qual è il problema?

Portando entrambe le mani sul volante sterzo a sinistra, il piede adagiato sull’ acceleratore.

Di solito faccio in modo che siano gli altri a scegliermi.

Non porto mai gli occhiali da sole, mi taglio sempre la barba e le basette, la riga dei capelli a destra, l’ orecchino in bella mostra.

Mi passo anche un po’ di rossetto per far risaltare le labbra.

A loro piacciono un sacco le labbra belle carnose.

Davanti a me ho una panda dell’ 89, con i fari ben accesi, l’ uomo dentro è sbarbato, coi capelli grigi, ben curati, camicia e cravatta, dev’ essere uscito in questo momento dal lavoro.

Mi sta facendo l’ occhiolino?

Sì, la freccia è indirizzata al posto del parcheggio alla sua sinistra.

Come posso  rifiutare?

Mi metto al suo fianco e faccio segno di venire dentro.

Non se ne parla di farlo dentro quella.

Lui acconsente col movimento del viso.

Eccolo che esce e subito rientra.

Ora posso sentire anche l’ odore del suo dopobarba, non so, forse è quello che s’è messo stamattina.

-Scusa se t’ ho fatto entrare qua ma…

-Non c’è bisogno che ti scusi, hai avuto perfettamente ragione.

-Occhei.

Il motore dell’ auto è chiuso, intorno a noi luci vaganti provenienti dalle altre vetture, io ho entrambe le mani sopra le cosce, mentre l’ altro si ritrova a dare le spalle alla portiera, con l’ intero fianco appoggiato allo schienale di cuoio.

Il cuoio si lava molto bene.

-Vuoi iniziare subito?

-Come preferisci te, solitamente sono abituato così, per non legare tropo.

A me va perfettamente bene.

-Scusa un attimo, prendo le giuste contromisure nella borsa.

Sono troppo teso, sembra stia recitando.

-No, tranquillo, anzi, meglio così, in questi tempi la sicurezza prima di tutto.

Ma siamo sicuri che non ci sia una telecamera nel mio bagagliaio? Non so: una bella pubblicità di profilatici per incompresi ci sta a pennello.

Mi giro, afferro con la mancina una borsa a tracolla posta nel portaoggetti della portiera, con la destra ne tiro fuori una piccola siringa contenente un liquido trasparente tendente all’ azzurro.

Contiene candeggina e ammoniaca.

Questo mischione, se fatto in aree chiuse e non ventilate ammazza qualsiasi essere umano col solo odore; gas clorino.

Quindi potete ben immaginare a cosa succeda al disgraziato che si ritrova una buona dose di sta roba dritta dritta nella carotide destra, verso l’ encefalo e oltre!

Può urlare quanto vuole, non lo sentiranno mai, può pregarmi quanto vuole, io non me ne faccio niente delle sue preghiere, mi può offrire soldi, tanto glieli prendo già da morto, ormai è spacciato e con la faccia paonazza e tendente all’ azzurro.

Anche la barbetta, davvero.

A me tutta sta gente fa schifo, mi ritrovo a comportarmi come loro per poi ucciderli senza avere più rimpianti, pensa come il nemico, io più ci provo più mi schifo.

Non riesco a bloccarmi.

Non li accetto nemmeno come essere umani.

Devo continuare a fare sti giocchetti finché non rimarrò l’ unico di loro e finalmente potrò essere me stesso.

Faccio ciò che voi non avete il coraggio nemmeno di pensare.

Non odiatemi.

 

Ma amatemi.

 

 

 

Note Autore:

Ho fatto fatica a scrivere questo cacchio di racconto più perché m’ hanno insegnato fin dalle elementari ad accettare il prossimo e le sue idee, non odio gli omosessuali, non ho nulla contro di loro, anzi li stimo per riuscire a vivere in un mondo che tende a respingerli.

Lo stesso mondo del protagonista.

Io tento solo di fare come specchio ad una società ignorante, stravagante, originale, brillante, anarchica, e anche razzista e violenta.

Spero che come storiella sia piaciuta e parsa interessante.

Se no è meglio che smetta.

La cosa degli incontri casuali mediante il parcheggio è un fatto che si svolge realmente qui a bologna, meglio non specificare in quale.

 

Un’ ultima cosa: se la musica fa venire il mal di testa stoppatela, si trova poco sotto il mio profilo.

Se invece la trovate rivoltante fate un referendum che dopo la cambio con della classica.

 

 

 

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4 risposte a Incontri casuali.

  1. Josef ha detto:

    Il fatto che tu stia raccontando è già di per sè una scusa, non devi quindi crearti problemi.L’arte dovrebbe essere svincolata dalla morale per essere apprezzata, o espressa, in pieno.Stai tranquillo, le tue storie sono piuttosto gradevoli.

  2. Scaglia ha detto:

    Più che altro avevo paura che arrivasse un Bimbominkia (lessico molto usato in questi giorni per internet), che cominciasse ad urlarmi addosso che sono un razzista, che siam tutti uguali, eccetera…
     
    Te, JosefK (mi sto evolvendo con l’ arte del "rispondere ai commenti"), che leggi le mie storielle ogni volta (grazie mille!) capisci che non stò parlando di me, ma sono solo i pensieri del protagonista, ma in giro è pieno di ignoranti….
     
    (tra i primi ci sono anch’ io che faccio ancora degli errori grammaticali da elementari ma vabbè)

  3. Daniele ha detto:

    Bella storia, complimenti.Mi piace proprio questo "specchio" della società moderna, ormai tendente a discriminare chiunque sia diverso o nn segua la moda…C’è da chiedersi però chi è il "normale" al giorno d’oggi (sempre che ne esistano, di normali), chi discrimina o chi non lo fa?Bè,  lascio la risposta incompleta che è meglio…Riguardo agli incontri casuali, sinceramente nn avevo mai sentito che si potessero svolgere anche nei parcheggi, per me è una novità…Vabbè,basta per adesso, a risentirci
    PS: ti ringrazio Scaglia per ascoltare e rispondere alle cazzate che
    tiro fuori di tanto in tanto (spesso? O_o), davvero^^Complimenti anche per la "restaurazione" del blog, bel lavoro

  4. chiara ha detto:

    allora … bella storia … specchio perfetto o quasi perfetto …

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