L’ Opera

Quando ti chiedono di aiutarli a mettere una lavatrice nel bagagliaio, non ti dicono che loro hanno bisogno di te per altri motivi.

Quando ti circondano e, te, rimani tra una lavatrice e due spalle decisamente più grandi delle tue, non ti dicono che era meglio urinare prima.

Quando ti sorridono e t’ appoggiano una mano sulla spalla non ti dicono che il sudore tra la pelle e la canottiera da al contesto un brivido in più che percorre l’ intero sistema nervoso in una serie di scariche di impulsi senza pari.

Quando, amichevolmente, ti accompagnano dentro la macchina, nei sedili posteriori, non ti dicono che il cuore arriva a fare centonovanta battiti al minuto.

L’ adrenalina viene trasportata dal flusso sanguigno che è un piacere.

Il corpo risponde ad un chiaro momento di pericolo.

Il corpo risponde alle percezioni esterne.

In macchina prevale sovrano l’ odore di plastica, plastica bagnata, plastica bagnata e muffa.

Loro si siedono davanti, l’ uno al volante, l’ altro di fianco.

Le chiavi erano già inserite, e il vecchio edificio in mattoni rossi, che usualmente chiamo casa, faceva già parte del retroscena teatrale.

Quello seduto nel sedile dei passeggeri si gira sorridendo.

-Allora?

-Allora?

-Sì, insomma, come va?

Domanda del cazzo. Il suo gomito destro è appoggiato allo schienale del conducente, mentre stringe nella mano mancina il poggiatesta.

-Come cazzo dovrei stare? Insomma… mi state rapendo!

Lui alza la mano sinistra a mezz’aria compiendo vagamente ipotetici  cerchi. I suoi occhi puntano il parabrezza posteriore, come se mi stesse guardando le spalle.

Mi giro a mia volta verso il parabrezza.

Il mio corpo reagisce.

Dietro di noi c’è solo una punto, alla guida una vecchia aggrappata al volante.

E’ il volante a sostenerla.

-Senti: devi tranquillizzarti , non vogliamo farti niente.

Allora cambia tutto, cazzo sì! Le mie spalle si irrigidiscono.

Il corpo risponde alle percezioni esterne.

L’ autista con tono pacato interviene:

-Sei te Lo Scaglia?

-Lo Scaglia?

Le gambe fremono.

Quando ti fanno queste domande, non ti dicono che il tuo sistema nervoso è in continua allerta e i muscoli son pronti a reagire a qualunque pericolo esterno.

I neuroni sensoriali esplodono in continue acquisizioni di stimoli.

-Esattamente.

Rimango in silenzio.

-Stiamo cercando un autore di racconti brevi che si fa chiamare Scaglia. Secondo nostre informazioni attendibili dovrebbe vivere in questa zona. Più precisamente nella casa da cui sei uscito.

-Mi spiace ma non…

-Non prenderci per il culo.

Il Lui alla mia destra ha smesso di far svolazzare la mano per aria e s’è rimesso comodo sul sedile.

-La prossima volta che dai libero accesso all’ intero mondo del web alla tua pagina personale facci il favore di togliere le tue foto.

Cazzo, me lo diceva mia madre che non era sicuro avere un blog.

Osservo con stupore che le gambe sono in un fremito continuo.

-Mi volete uccidere?

-Uccidere?

Non rispondo. La gola mi si sta seccando pian piano, la testa è in un vortice senza uscita. L’ area prefrontale  vuol esplodere.

Ed ecco una cosa che non mi sarei mai aspettato:

una fragorosa risata da parte dell’ Autista.

Il corpo risponde alle percezioni esterne.

Una risata di alcuni minuti, bella piena, con spirito, quelle risate piacevoli nelle serate con amici, quelle risate che scaturiscono mai da sole.

Ora è un’ eccezione.

-Chi cavolo si crede di essere sto qua?

E via che riparte con la risata.

Ed ecco la risposta del socio.

-Senti ragazzino: la tua testa non è proprio proprio richiesta in giro.

Entrambi hanno un tono allegro e caldo.

Quasi amichevole.

Peccato per le gambe che non danno segno di cedere.

-E allora che cosa volete da me?

-Devi lavorare.

Il silenzio si rimpossessa del veicolo, già di per sé troppo rumoroso.

In questo momento stiamo passando di fianco ad una sfilata di cartelli pubblicitari dove gente sorridente ci confida i loro segreti casalinghi ed economici o alimentari.

-Abbiamo notato le tue capacità nel… saper scrivere, ecco.

-Cosa?

-Sì, Scaglia, sei bravino, non proprio bravo, ma…

-… ma devi aiutarci a fare un lavorino per noi.

-Che genere di lavorino?

Il corpo risponde alle percezioni esterne.

L’ autista, con un colpo di anche, sterza bruscamente a destra facendomi scivolare da una parte all’

altra dei sedili. Mi ritrovo praticamente sdraiato, la testa spinta contro il finestrino.

-Bhè, diciamo un…

E l’ altro finisce la frase.

-…un tributo…

-…alla tua…

-…capacità nel…

-…saper…

-…scrivere.

Le sopraciglia arrivano a toccare l’ attaccatura dei capelli in un concentrato di rughe da perplessità.

-Sentite io non è che sappia scrivere così bene come pensiate, il più delle volte mi ispiro…

-Non ce ne frega niente da chi ti ispiri, non sarai solo, tranquillo.

-E con chi sarò?

-Con altre diciassette persone.

-Le abbiamo pescate su internet, un po’ di qua un po’ di là.

-Il problema è che…

-…non tutti sono adatti.

La condensa del finestrino comincia a ghiacciarmi la nuca,

sudore e brividi, non sono una bella cosa, in compenso le gambe si son fermate.

-Io non posso lavorare con altre persone.

E’ il passeggero a parlare.

-Oh, sì che puoi; ognuno di voi farà un passo diverso.

Sono io a rispondere.

-E chi sarà a guidarci?

 Il corpo risponde alle percezioni esterne.

-Sarà Lui.

-Lui?

-Esatto, ti ricorda qualcosa?

-Mi state prendendo per il culo?

Strano come i ruoli si invertano, un attimo prima loro m’ avevamo detto la stessa, identica, cosa; solo: formulata in modo diverso.

-Sì, volevo solo vedere come reagivi…

Sospira, inarcando le sopraciglia a sua volta e scuotendo le spalle.

-… no; non lui, “Lui”, ma lui, l’ “Amico”.

Voi che ora potete leggere avrete capito tutto ma, credetemi, senza l’ abuso delle virgolette e delle maiuscole la frase perde totalmente il suo significato.

-Ma mi volete dire che cazzo dovrei scrivere?

-Una cosa semplice semplice: la lettera con la elle maiuscola, l’ idea, il concetto, della lettera; l’ “Amico” sta progettando di creare la più grande opera letteraria mai creata nella storia umana e spedirla in forma cartacea a tutt’Italia, un utopia possibile con le persone adatte.

-E io sarei la persona adatta?

-Non solo te, ma tante altre persone.

Giriamo a sinistra e continuiamo verso l’ infinito, in giro non c’è nessuno.

-Sì, secondo l’”Amico”, sì.

-E a cosa servirebbe questa lettera con la elle maiuscola?

-Sarà l’ Amico a scegliere lo scopo.

Dietro di noi: un vortice di foglie secche.

-E io dovrò scrivere un racconto assieme ad altre diciassette persone?

I miei due rapitori continuano a fissare la strada con aria seria, le case si spostano ai nostri lati come se fissate su un nastro trasportatore.

Dietro di noi: una vita di pochi stenti.

-Il fatto è che… lavorerai da solo; tutti voi lavorerete da soli; e sarà l’ Amico a scegliere l’ opera giusta fra le vostre, l’ opera con la o maiuscola…

-Non era la lettera con la elle maiuscola?

-Occhei: la lettera con la elle maiuscola.

-Ma se non so neanche a che servirà sta lettera come potrò scrivere ciò che vorrà?

-Devi seguire il tuo istinto, secondo Lui, secondo l’ amico, voi siete i prodotti di scarto della società, più unici che rari. Un flusso continuo di avvenimenti, scelte, azioni, vi ha plasmato in ciò che siete ora: siete i ragazzi del ventunesimo secolo, un tributo al tempo che non è più.

Dietro di noi: nervosismo.

Nervosismo e paura.

Nervosismo e paura e depressione.

Il corpo risponde alle percezioni esterne.

Nella vita ci sarà uno e un solo capolavoro che vi porterà alla gloria, ai quindici minuti di fama, poi il nulla. Io quel capolavoro l’ ho già scritto. Come capita hai vincitori del nobel per la letteratura, io  non sono, e sarò, più in grado di riscrivere un ‘ opera da poter essere paragonata al mio miglior lavoro.

Tutte quelle aspettative dalle gente,

quell’ attesa da parte di tutti,

attesa di un’ altra meraviglia,

è troppo per me.

Un fardello troppo pesante.

Tutti pretendono un gioiello da assaporare, da custodire gelosamente.

Dietro di me: il silenzio.

Il corpo risponde alle percezioni esterne.

Dietro di noi: il mondo.

Tutte quelle speranze.

Il corpo risponde alle percezioni esterne.

Dietro di noi: la salvezza.

Dietro di me: la fuga.

Voltandomi verso la portiera la apro con un unico, deciso, gesto della mano.

L’ aria mi viene sparata in faccia in un solo colpo.

Mi stordisce.

Mi annebbia.

Mi spinge fuori.

L’ odore dell’ asfalto bagnato mi graffia la faccia.

L’ odore di un femore rotto passa sotto una ruota.

L’ odore di un cervello sovraccarico di impulsi nervosi va in tilt.

Contrazioni.

Secrezioni.

Impulsi.

Una costola mi si spacca; dritta verso il polmone destro; pneumotorace, entra aria nel polmone, la pressione introtoracica diventa uguale a quella atmosferica, il polmone si gonfia e non può più avere luogo l’ inspirazione.

Anche se volessi non potrei più disperarmi dal dolore.

Dietro di me un urlo:

-Porca puttana, te l’ avevo detto di bloccare la portier…

Il buio.

 

Una lettera arrivò dopo tre settimane dall’ accaduto in tutte le case d’ Italia; fu argomento di scandalo; “terrorismo socio politico da una minoranza progressista nemica di una società indirizzata ad un futuro migliore” secondo alcuni, “una marachella” secondo altri.

Nessuno aveva capito ciò che era veramente:

Era un grido.

Era un messaggio di disperazione.

Era l’ opera scelta.

Era un capolavoro.

Era la lettera con la elle maiuscola.

 

Era una richiesta d’ aiuto

 

Ed era bellissima.

 

 

 

 

 P.S.: questo è il mio capolavoro, c’ho messo tre giorni a scriverlo e 5 a copiarlo per intero sul computer. Apprezzate e fatelo apprezzare.

 

Perchè questo cazziglio non mi fa mettere i commenti?

 

P.P.S.: Lorenzo:

Ti dirò:
da "appoggiatesta" a "poggiatesta" ci vuole poco, la grammatica italiana è sempre dietro l’ angolo, pronta a finirti con i suoi loschi giochetti… che brutta bestia.

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13 risposte a L’ Opera

  1. Lorenzo ha detto:

    Confermo la fatica nel farlo… visto che in questi giorni ti ero (purtroppo??) accanto…. Mi sembra giusto darti del bravo per primoAlla fine hai scritto poggiatesta… bravo XD

  2. Alicina ha detto:

    Mi è piaciuto u.u
    …ma spero che non ti suiciderai quando la Longia passerà tra le classi ad annoverare iscritti al concorso dei racconti

  3. Josef ha detto:

    Un’autocelebrazione? O ansia da prestazione dissimulata in un racconto breve?p.s.bravo

  4. Scaglia ha detto:

    Grazie JosefK, finalmente un "bravo"….
    Non me lo sarei mai aspettato….
    Oddio che emozione.
     
    Alice: non m’ ammazzeri mai da solo, uno spreco di energie, mi porterei dietro anche la Longi.
    Naturalmente.
     

  5. Josef ha detto:

    Non ti emozionare troppo.Il "bravo" è di tipo cumulativo. E poi è legato all’autocelebrazione.

  6. Scaglia ha detto:

    a posto….

  7. Irene ha detto:

    …bello….cm sempre…..
    …..ho guardato Fight Club!!!! K figata!!!!!!!!
    Peccato k stasera diano Donnie Darko alle 24!!!!
    Ciao Moican….

  8. Daniele ha detto:

    Bravo, bravissimo, braverrimo (licenza poetica da poco inventata-non si richiedono commenti).
    C’è da chiedersi se non avresti potuto usare la lavatrice nel bagagliaio come mezzo pre-futuristico per evadere dall’auto, aprendo l’oblò a mò di vela…chissà…
    …forse ti saresti risparmiato una costola rotta, magari avresti avuto la spina dorsale spappolata, ma quelli sono solo dettagli…
    Vabbè, a risentirci

  9. Azzurra ha detto:

    Sei bravo.

  10. Scaglia ha detto:

    Grazie….
     
    Grazie mille….
     
    Ah! Non trovo un termine per descrivere il mio stato d’ animo estremamente felice…

  11. VaLe ha detto:

    "Una costola mi si spacca; dritta verso il polmone destro; pneumotorace, entra aria nel polmone, la pressione introtoracica diventa uguale a quella atmosferica, il polmone si gonfia e non può più avere luogo l’ inspirazione."
     
    Fusillo sarebbe fiero di te *-*

  12. Scaglia ha detto:

    Ah!
     
    Lo puoi dire!

  13. eleonora ha detto:

    anche se in ritardo…come sempre…l’ho letto anche io!!!sn fiera di te!!!come capolavoro puoi fare di meglio…ma so che tu migliori sempre..quindi basta aspettare il prossimo racconto che sarà anoa più bello!!!

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