La morte non attende.

Vedo dappertutto morti.

E’ per questo che ho perso gli amici.

Ogni cosa materiale appartiene ad un morto.

E’ per questo che ho perso il lavoro.

Mi guardo intorno e vedo solo gente morta.

E’ per questo che ho perso la fidanzata.

Fateci caso.

Tutte quelle biciclette legate sempre allo stesso palo, ci sia caldo o freddo, neve o pioggia, rimangono sempre lì, ferme, senza padrone.

Si arrugginiscono, cadono a pezzi, ma il catenaccio che le lega non cede. E loro non si muovono.

Fateci caso.

Perché rimangono lì?

Perché il proprietario è morto.

I familiari di Pincopallino ignorano l’ esistenza di una bicicletta appartenuta al nonno in Via Sancento, all’ angolo con Via Randini, ma, invece, è esattamente là; poi: che il nonno andava al cinema a luci rosse a vi sia morto dentro è una cosa secondaria, di minore importanza.

Per me, non per i familiari.

Ogni cosa abbandonata per strada è l’oggetto di una persona.

E le persone sono destinate a morire.

Io provo solo a immaginare le morti dei proprietari degli oggetti e i corpi dopo l’ accaduto.

Per questo vedo morti dappertutto.

Mi viene d’ istinto.

Il frigo vicino al cassonetto?

Scommetto che la signora andrà a letto con il gas aperto.

Ed eccomi il corpo di carne bruciata davanti. Odora di zolfo, no, aspettate, non zolfo: di fumo, cibo bruciato, e plastica ustionata.

Ho provato a parlarne con chi mi sta vicino e subito m’hanno etichettato pazzo; ho uno spirito forte, sono pronto a mettere il mio io davanti a situazioni incomprensibili e difficoltose, sono pronto ad accettare la mia realtà e quella altrui, io soffro di tutte le morti che prevedo; una volta sono andato in piscina, l’ acqua m’ha tappato un orecchio, no? E così ho dato un bel colpo di testa, da sinistra verso destra, secco e potente, così potente da rompermi l’ osso del collo; ed ora potete vedere il mio lucchetto che tiene al sicuro la mia borsa nell’ armadietto numero 54.

Non mi diverto per niente.

Tutto è partito in un parcheggio a pagamento, era fine Giugno, otto di sera, il sole era già calato, il parcheggio vuoto.

Il guardiano, anche lui sarebbe morto prima o poi, si trovava rinchiuso in un gabbiotto di cemento e stava leggendo il giornale, ignorava che fossimo lì per staccare targhe dalle macchine parcheggiate.

In quel periodo le usavamo come copertura contro gli autovelox.

Ora, fermatevi, lasciate perdere le targhe, scordatevi del vecchio col quotidiano, dimenticate gli amici che ti incitano di muoverti, non fate caso al colletto bagnato di sudore, concentratevi solo su quella macchina.

Solo

Su

Quella

Macchina.

E’ impolverata, la targa nera con, in rilievo, i numeri tinti d’ arancione; salta subito all’ occhio.

Una fiat 500 degli anni 60/70.

Ora avvicinatevi e strofinate l’ indice destro sopra il tettuccio metallico.

Ora guardatevi il dito.

Se è ancora del suo colore naturale avete sbagliato auto.

Ora strofinate la mano contro il finestrino, sbattetela ben bene in modo che non troppa polvere rimanga attaccata al palmo.

Ripeto: se è ancora del suo colore naturale avete sbagliato auto.

E ora osservate che cosa c’è dentro, nei sedili posteriori.

Lo vedete?

Il proprietario della 500 in posizione fetale?

Lo vedete?

Le ossa delle braccia che coprono il cranio?

Lo vedete?

Le gambe staccate dal bacino che ingombrano disordinatamente il tappetino?

E ora scappate, ignorate le urla dei ragazzi, dimenticate il cadavere, lasciate perdere il caldo afoso di fine Giugno, non fate caso alla bicicletta arrugginita appoggiata al palo contro cui state per sbattere il naso, fratturarvelo.

E ora potete sognare, tanto siete svenuti, per terra e con il naso imbrattato del vostro sangue.

Ed è da quel giorno che passo allegramente la mia vita in compagnia di questi cadaveri, fantasmi, morti viventi, chiamateli come volete.

Immaginari o no che siano.

Respinto dal mondo capitalista e reale.

Trovo rifugio nella morte.

 

Come fine non è un gran che, ma non sono mai riuscito a finire niente in tutta la mia vita;

comunque:

ci si sente,

ora devo ascoltare il compagno Stefagni a cui è esplosa una televisione in pieno viso.
 
 
 
 
 
Diario fuori racconto:
le fini sono sempre sofferte.
visto che non ho mai usato la parola "cazzo"?
ho preso un 8 nel tema, dopo due anni un meritato otto in un cazzo di tema, che felicità,
le foto sono tutte scattate col cellulare quindi la qualità fa merda.
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9 risposte a La morte non attende.

  1. eleonora ha detto:

    io vedo la gente morta…fa molto 6 senso!!cmq te lo meritavi veramente l’otto!!!bravo il mio franz!!

  2. Azzurra ha detto:

    Ma com’è possibile il primo 8 in due anni? Hai un modo di raccontare unico porca miseria!
    Purtroppo le prof di italiano guardano solo gli errori grammaticali, la punteggiatura o l’attinenza alla consegna. (Io avevo sempre dei problemi con quest’ultima). So che non è da un tema fatto bene che si traggono le soddisfazioni. Però non guasterebbero! 🙂
    Ti rinnovo i complimenti, mi piace proprio.
     

  3. Scaglia ha detto:

    Sei troppo gentile e cordiale con me azzurra, non sono abituato.
    Il fatto è che esco facilmente e volentieri da ciò che mi impone la traccia comandata.
     
    Ecco.
     
     
    In questo tema m’ha aiutato un casino (che brutta parola) JosefK, molto più serio e professionale di me, a scuola mi son riletto un suo intervento e m’ha illuminato.
    Io sono un narratore, più che un osservatore.

  4. Alicina ha detto:

    1) cioè, io a scuola devo fare i temi di cacca sul confronto tra Machiavelli e Guicciardini e tu hai la possibilità di scrivere cose ben più interessanti come questa?? T.T d’oh.
    2) quali foto??
    3)bello bello, sisi ^^
     

  5. Scaglia ha detto:

    No, questo non era il tema che ho dato alla prof longiardi, anche perchè la traccia era:
    "non dobbiamo permettere che le nostre paure ci impediscano di raggiungere le nostre speranze."
    o qualcosa del genere.
     
     

  6. Azzurra ha detto:

    Mi viene in automatico! 🙂
     
    Anch’io ho letto dei vecchi interventi di JosefK .. credo che la forza della rete sia proprio questa: "conoscere" persone meravigliose leggendo di loro. Perchè anche se nessuno lo ammette, questi piccoli spazi SONO gli stessi autori. O comunque una parte di loro.
    (adesso Josef non ti gongolare!)

  7. Josef ha detto:

    Posizione fetale in una macchina vecchia… mi ricorda qualcosa.Lo shock è rivelatorio, aleatorio, autoritario e cinematografico. CAZZO!

  8. Edoardo ha detto:

    Wow! E’ uno strappo dall’esistenza al riposo della bara che proponi; ovvio, la trama del futuro pende sempre coi bordi sfilacciati della morte. E cosa ci lascia una persona morta? Ovvia anche la risposta: tutto!

  9. Scaglia ha detto:

    Grazie mille!!Avete colto benissimo ciò che avevo in mente al momento della costruzione del racconticello.Anche se, rileggendo, capisco sempre di più che devo perfezionarmi, e studiare italiano.

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