Casa dolce casa

Dopo quella volta non sono più uscito di casa.

Ero in casa da anni,

senza più vedere nessuno,

mi bastava un letto, del cibo e un computer.

Ho lavorato per cinque anni sul mio capolavoro, scritto pagine su pagine, ogni giorno; sono dimagrito di quindici chili in 1825 giorni; ho scritto 2531 pagine.

Sono migliorato, ho raffinato la mia arte, studiato i capolavori dell’ ottocento, del novecento e i libri contemporanei.

Ho riflettuto su ciò che voleva la gente da un bel libro,

voleva azione, amore o avventura e tragicità?

Voleva una scrittura lenta e descrittiva o rapida e scorrevole?

Ogni notte dormivo sonni tranquilli senza ansie,

ogni mattina correvo a prendere un quaderno e a trascrivere i sogni.

Ero sempre alla ricerca dell’ illuminazione.

Dovevo trovare la giusta alchimia che mi avrebbe portato al cuore di ogni gente, dovevo trovare quell’ elemento che m’ avrebbe aperto al strada al capolavoro, qualcosa che non si era mai letto.

Ero alla ricerca dell’ originalità,

non uscivo più per non farmi condizionare da menti esterne, carismatiche e compromettenti.

Il pericolo a cui andavo in contro era quello di farmi influenzare, cosa che non doveva accadere; se il capolavoro era influenzato non era più il Mio capolavoro ma il Loro capolavoro.

Non avevo internet,

non avevo un cellulare,

non avevo nessuno con cui parlare.

Due pasti al giorno e, via, a scrivere.

I miei genitori accettarono tutto questo con il presentimento che sarebbe tutto finito nell’ arco di due, tre settimane.

Mi diedero la loro fiducia.

Speravano anche loro in un Mio libro; che avrebbe portato soldi; che m’ avrebbe fatto conoscere al  mondo esterno.

La gente; voleva forse dell’ odio?

Dalla mia finestra vedevo un altro condominio, sempre con le finestre chiuse, un lampione che si accendeva sempre alle sei e dodici esatte, un zolla di terra in cui bambini, sempre più grandi, andavano sempre a giocare, il parcheggio del condominio, sempre vuoto di macchine.

Il mio mondo era diventato la camera da letto; la finestra: un quadro i cui protagonisti, i bambini, crescevano sempre di più, finché scomparvero.

Dalla mia testa.

La gente; voleva degli aiuti?

Dei pareri?

Delle rassicurazioni?

Parlavo da solo, urlavo nella notte, ignoravo il mio aspetto,

le uniche persone con cui mi tenevo in contatto erano i protagonisti del mio libro.

La gente; lo so, io, cosa vuole: solo del vecchio, sano, porno.

Ma non potevo inserirlo con tanta leggerezza.

Decisi di eliminare il vecchio, sano, porno.

I capelli me li tagliavo da solo, senza uno specchio.

Questo per un anno, poi smisi.

Se vi state domandando come facevo per l’ igiene personale avevo un bagno in stanza, lo feci costruire a mie spese poco prima dell’ impresa.

Smisi di pensare alle ragazze.

Smisi di pensare ai bisogni carnali.

Smisi di pensare alla mia felicità.

L’ unica felicità che conoscevo era quella del libro.

Descrivevo un mondo che la gente avrebbe apprezzato, un mondo perfetto.

La nascita di un mondo.

Scrissi un libro pari al Nuovo e Vecchio testamento.

Ero un Dio nel mio capolavoro.

Il lettore era un Dio.

Io plasmai solo il suo mondo.

Mi allontanai dal mondo reale, rinchiuso in una stanza persi il valore del tempo e dello spazio.

Tutto mi si ritorse contro.

Come delle mura che pian piano mi schiacciano, mi dilaniano, mi spaccano e mi ricostruiscono.

Con me avevo solo i libri scolastici dei tempi dell’ Università.

Studiavo fisica, algebra, astronomia, geometria analitica, trigonometria, scienze politiche, economia, biologia, chimica.

Oltre alla letteratura, certo.

Dovevo creare un’ opera perfetta a 360 gradi.

Mi scordai ciò che era il mondo esterno.

E ci son stato solo cinque anni in quella stanza.

Quando finalmente finii decisi di uscire, e allora crollò tutto.

Tutto ciò che avevo scritto era la realtà, mi ero scordato di ciò che era il mondo,

camminando non potevo evitare di guardarmi intorno e urlare, sussultare, sbalordirmi; ad ogni cosa, persona che incontravo saltavo all’ indietro, era tutto così perfetto, uguale al mio libro,

l’ opera era diventata realtà,

la mia immaginazione aveva reso tutto questo possibile?

Non credo proprio, era la realtà, ero riuscito a prevedere tutto.

Chiudendomi in me stesso e scordandomi di ciò che c’era fuori pensai di scrivere cose fantastiche, un libro sulla costruzione, ed eventuale distruzione, di un intero mondo, ma alla fine stavo solo descrivendo ciò che c’era fuori.

Un mare di merda.

Con anche il sano, vecchio, porno.

Riscappai nella mia camera e non varcai mai più quel sottile confine.

Dopo quella volta non sono più uscito di casa.

Ero in casa da anni,

senza più vedere nessuno,

mi bastava un letto, del cibo e un computer.

Ho lavorato per cinque anni sul mio capolavoro, scritto pagine su pagine, ogni giorno; sono dimagrito di quindici chili in 1825 giorni; ho scritto 2531 pagine.

Sono migliorato, ho raffinato la mia arte, studiato i capolavori dell’ ottocento, del novecento e i libri contemporanei.

Ho riflettuto su ciò che voleva la gente da un bel…
 
 
 
P.s.:
questo racconto non l’ ho riguardato quindi sarà sicuramente pieno d’ errori grammaticali/sintattici
E’ dedicato un pò a tutti, se uno pensa che l’ abbia scritto solo per lui, ecco, ha ragione: l’ ho scritto per lui.
Voglio ripartire da capo, dal prossimo parto non metterò più tante ripetizioni, mi stancano troppo.
Lo psicologo mi stà facendo bene, direi.
Voglio uscire di più, ma d solo.
 
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6 risposte a Casa dolce casa

  1. Azzurra ha detto:

    Un sorriso. 🙂

  2. Scaglia ha detto:

    Ringrazio

  3. eleonora ha detto:

    bravo franz…….come sempre!!

  4. VaLe ha detto:

    Bello Frenci *-*[Dev’essere il tuo primo racconto che riesco a leggere fino in fondo senza stancarmi per vedere che fine fa il protagonista u.u]<3 <–è uno dei cuoricini che ti piacciono tanto xD

  5. Scaglia ha detto:

    E dire che:E’ il mio racconto che mi piace di meno.

  6. Josef ha detto:

    Sarà un fallimento, il libro intendo.

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