Innocenza e maestra

L’ aula è all’ ombra.

Durante l’ora di religione vi è un’ atmosfera ultraterrena, silenzio, la donna coi capelli ricci cammina verso la sua cattedra, pian piano si siede e rimane ad osservarci.

Noi: ventidue bambini, siamo disposti in tre file di banchi da due, il mio compagno è ammalato.

Sul mio banco vi è un astuccio e un quaderno chiuso.

E’ importante avere tutto sotto controllo, se ci fosse confusione faticherei a prendere appunti, ascoltare cos’hanno da dire le insegnanti e a pensare.

I muri della classe sono di un giallo spento misto verde, ruvidi e callosi.

Non mi ci appoggio mai perché pungono.

In questo momento indosso dei pantaloni di velluto rossi, una felpa nera, delle scarpe da ginnastica coi lacci bianchi.

Sono preoccupato, devo dire una cosa importante alla maestra e lei si arrabbierà, sono certo che si arrabbierà.

-Luca?

-Presente.

-Nicolas?

-Presente.-

Ha appena finito di fare l’ appello.

Rimette il tappo alla biro nera e se la porta nella tasca della camicia, poco sotto il seno destro.

-Buongiorno ragazzi.-

Rispondiamo in coro buongiorno.

-Come state?-

Devo intervenire ora o mai più; sbilanciandomi a sinistra della sedia alzo il braccio opposto, la mia punta dell’ indice sovrasta l’ intero corpo.

I miei compagni si girano verso di me con sguardi tranquilli.

-Dimmi Marco.

-Scusi maestra ma le devo chiedere una cosa.

-Sono qua apposta.

-Dio non esiste.-

Non è una vera e propria domanda, lo so.

Un sussulto esce dalla bocca di Cristina. Riabbasso il braccio e osservo la superficie bianca del banco.

-Spiegati meglio.-

Ha un tono leggermente contrariato.

-Lei l’ ultima volta ha detto che Dio può vedere il futuro ma ha deciso di non operare su di esso, e così ha risposto alla domanda di perché nessuno l’ ha mai visto all’ opera, ma non è vero. Non è stato lui a sceglierlo: è costretto a non operare.-

Apro aiutandomi con entrambe le mani il mio quaderno e vi disegno un omino stilizzato con barba e aureola.

-Mettiamo che lui possa vedere il futuro, no? E vede che io domani morirò, quindi, dispiaciuto, in via del tutto eccezionale, mi salva.-

Disegno una freccia verso l’ alto.

-Io che dovevo morire rimango in vita grazie a lui. Posso concludere dicendo che non ha visto il futuro. Io alla fine sono vivo, mentre lui aveva previsto la mia morte; passato mio: vivo, futuro mio: vivo; non: futuro mio morto.-

Faccio due trattini paralleli tra la freccia e il vecchietto stilizzato.

-Lui operando ha cambiato il futuro; cambiandolo s’è contraddetto. Occhei?

Mando giù della saliva e respiro due volte prima di continuare.

-Se lui vede il futuro non può operare su di esso. Se lui opera su di esso non può vedere il futuro; sennò avrebbe visto direttamente la mia sopravvivenza. Ma se non vede il futuro opera solo su cose incerte, ne deduco che Dio non esiste, e se esiste non è tanto superiore a noi umani che siamo arrivati a scovarlo, venerarlo e distruggerlo in appena duemila anni.-

Le devo anche dire che tremare tanto non aiuterà nessuno.

Perché sta davvero tremando, e poi ha le mani chiuse a pugno lungo i fianchi e la bocca semiaperta in un ghigno per niente consono con la nobile materia di cui si fa carico.

-Marco… vai fuori da questa classe.-

Non me lo faccio ripetere due volte, ma mentre mi avvio verso l’ uscio mormoro a denti stretti.

-Eppure non esiste.-

Il dado è tratto.

-Come scusa?

-Dicevo che lei non vuole accettare la mia illuminazione perché sono piccoletto; ma, anzi, si limita a mandarmi fuori dalla classe; nel millecinquecento bruciavano quelli come me pur di non ascoltarli, lei ha la stessa mentalità degli uomini del cinquecento.

-Di un’ altra, sola, parola e chiamo qui i tuoi genitori.-

Sono sull’ uscio, davanti a me ho la mia folla, i mie compagni combattenti, e sono euforici, euforici di me, micca dei Gormiti o dei Pokemon, di me, m’hanno ascoltato e ora mi stanno osservando, mi stanno pregando di rispondere come solo io so fare, di affrontare con la mia innocenza e la  mia tuta nera il mondo dei grandi.

Sorrido.

Non è poi così male vedere la classe da quassù.

Inarco le sopraciglia.

La parte anteriore della lingua colpisce il palato due volte, una vocale accompagnata da sempre la stessa consonante rimbomba tra i muri, tra le scatolette craniche di tutti.

-Cacca.

 

 

 

Fuori bordo:

sono soddisfattissimo di me, questa è tutta farina del mio sacco, non ho copiato per un cazzo, se avete studiato un filosofo che dice le stesse cose fatemelo sapere, io mi son fermato ad Aristotele.

Ah! Dimenticavo:Se avete domande riguardo concetto Dio-Futuro chiedete al bambino, io (in quei casi) non ne so niente. (in quei casi)

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8 risposte a Innocenza e maestra

  1. Alicina ha detto:

    Te lo devo dire: questo è proprio bello bello, è il mio preferito tra tutti i tuoi racconti, quel cinno è una cartola anche se è veramente un genio incompreso.Eppoi quei viaggi sul futuro-prevedere il futuro-modificarlo- non averlo previsto davvero, me li sono fatta un casino anche io, è bello sapere di non essere l’unica con turbe mentali.Solo una cosa, mi sa che ai tempi dei Pokemon i Gormiti sono anacronistici XDAncora complimenti ^^

  2. VaLe ha detto:

    Questo è il risultato di anni e anni di manga!![anche se quei viaggi lì li ho fatti anche io un po’ di tempo fa… quindi siamo già in 3 =P]

  3. Azzurra ha detto:

    Francesco: 10 e lode. Coerente e originale.E un bacio.. accademico!

  4. giulia ha detto:

    UUUU….è davvero un racconto stupendo e geniale…direi che è quello che ti è riuscito meglio…allora hai finalmente ritrovato la tua speciale vena artistica??!!….congratulation!!!

  5. Scaglia ha detto:

    Grazie mille a tutti.

  6. Josef ha detto:

    Piccoli e infedeli… sono i migliori.

  7. Edoardo ha detto:

    I bambini non devono disinibirsi. Così diventerebbero un costo per la società.

  8. eleonora ha detto:

    finalmente l’ho letto il famoso racconto filosofico!!!è veramente carino!bravo bravo!!e poi oggi siamo anche andati bene in letteratura latina!!!!quindi è una giornata sparkling!!baci!!Edward!!!!!!!!!!!!!!!

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