Riflessioni sull’ orrore cinematografico

Avete presente i film dell’ orrore in cui alla coppia americana va in panne il motore della monovolume e si ritrovano accerchiati da mostri sadici e desiderosi del loro sangue?

Gente umana, per carità, ma pazza; desiderosa di carne fresca.

Allora? Avete presente?

Ora questo genere di cinema va molto di moda, di film così ne escono due al mese.

Comunque la maggior parte delle volte alla fine o all’ inizio della pellicola compare la celebre frase:

“Ispirato a fatti realmente accaduti”

o

“Tratto da una storia vera”.

Uno di questi è “Non aprite quella porta”, classico del cinema horror: la coppia si ritrova chiusa in una casa di pazzoidi comandati da un omone di due metri mascherato e armato di una motosega elettrica, che alla fine li (forse) truciderà.

Gli spettatori, davanti ad un antagonista tanto bizzarro e crudele, tendono a scaricargli addosso la loro rabbia, le loro paure, sperando in una suo decesso, se improvviso e imprevedibile tanto meglio.

Nessuno, e dico nessuno, ha mai amato gli esseri malefici dei film in questione; troppo raccapriccianti e “cattivi” da potersi permettere la simpatia del pubblico, il loro appoggio.

Ciò che spaventa è il loro uccidere spensierato, senza validi motivi; differentemente dai fatti di cronaca nera di tutti i giorni, in cui si ammazza per conti in sospeso, litigi familiari, ideali diversi; qui si ammazza perché piace, perché diverte, o almeno così si pensa.

Il cattivo dei film non parla, la motosega è il suo mezzo di comunicazione; non spiega ciò che prova: non si scarica emotivamente; è privo di emozioni; non piange; non possiede dubbi.

Ed è questo distacco completo dalla logica umana che il più delle volte intimorisce.

Ma torniamo a noi: come dicevo la scritta, opportunamente inserita dal regista, afferma chiaramente che è tutto vero; una ricostruzione di ciò che avvenuto “nel 1974 in questa landa desolata del Texas”. Che ragazzi sono morti realmente in modo allucinanti e per mano di allucinati.

In un mondo pieno d’umanità può essere mai realmente esistito un essere tanto “demoniaco”?

Con la mentalità di una bestia più che di un essere umano?

Attenzione: non confondiamoli con semplici killer con la sindrome d’onnipotenza; questi qua, delle pellicole, si TRAVESTONO da mostri, si incappucciano, indossano maschere (se di pagliacci ancora meglio) e  danno via allo sterminio, senza dire “beo”, ammazzano e scompaiono; alcune volte anche  in gruppo.

I killer ammazzano e filano via; i nostri amici torturano e basta.

La cosa, sicuramente, è sempre ingigantita dal corposo budget, dalla fantasia dello sceneggiatore e dal sangue finto chiuso nelle bustarelle di plastica sotto i menti degli attori. Ma sconvolge sempre sapere che la storia è vera.

Molto probabilmente, alla fin fine, il fatto realmente accaduto è sempre quello e non viene mai detto nello schermo.

Un caso di massacro di gruppo contro la coppietta americana in vacanza e quaranta, in inglese, “movies” costruitici sopra.

Potrebbe essere; abbastanza comica la cosa.

Ma io non ci penso troppo…

Vivo in un paesino sull’ altopiano montuoso emiliano; dire paesino è molto: quattro case in croce:

io, una coppia d’anziani a cui vado a prendere personalmente i viveri giù, in “città” (o paesino), e basta. Questo d’ inverno; d’ estate, invece, si riempie fino a sfiorare la quindicina d’ abitanti.

Oh me la cavo, tranquilli che me la cavo, spiegarvi che lavoro faccio sarebbe troppo noioso, vivo una vita semplice, non priva di tutte le comodità del 21° secolo.

Solo dopo aver fatto la lunga riflessione sugli antagonisti cinematografici (vedi sopra) e studiato letteralmente i fatti di cronaca nera avvenuti in Italia negli ultimi trent’anni decisi di rendere vere le scritte dei film d’ orrore.

“Tratto da una storia vera”.

Sarà difficile da capire per voi, ma io uccido i visitatori invernali delle mie quattro mura; le coppie che decidono di compiere una bella camminata per l’ altopiano partendo da qui non tornano mai indietro.

Non chiedetemi che fine fanno perché, in realtà, lo sapete già.

Mi resi conto che prendere la parte dell’ assassino invece che della vittima rendeva euforici: ci si sente sicuro di vincere. Più ti trasformi più impaurisci il prossimo; più impaurisci il prossimo più questo è disperato; le loro urla ti alimentano, ti danno forza.

Nei film si mascherano non per non mostrare il viso ma per essere sicuri di non rischiare una rivolta da parte della vittima; se questa è paralizzata dalla paura, che tu infondi, lei tenterà solo di scappare.

Scappare nei boschi: tua dimora da sempre.

Io uso l’ accetta in memoria del capolavoro di Kubrik: “Shinning”; oh… lì sì che Jack Nicholson ha dato il meglio: Wendy, la moglie, era spaventata a morte anche senza l’uso di un costume da parte del marito, perché la minaccia proveniva direttamente dal nucleo centrale della famiglia…

Si scoprono tantissime cose guardando film.

Io, le mie comparse, le torturo ben bene come farebbe un vero attore.

Le minaccio; cerco di comparire quando meno se lo aspettano; le taglio; le strappo la carne; le spavento…

Così facendo mi sento realmente sicuro.

Come nei classici horror il male vince sempre.

Io vinco sempre.

Anche se non sono sicuro riguardo la durata di questa, mia, opera.

E ricordatevi di non confondermi con gli stessi bastardi del cinema, c’è una grande differenza tra me e loro:

Io almeno “beo” lo dico.

 

Beo.

 

 

 

Fuori onda:

alla fine il dolore allo sterno sembrerebbe essere una costola incrinata… ma stiamo ottimistici e pensiamo che non sia così.

non so che scrivere qui… quando porto fuori il cane mi vengono in mente una miriade di cagate da "Fuori onda" ma ora… niente.

Zero.

Vabbhè, ciao e buona notte ( se è sera).

 

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3 risposte a Riflessioni sull’ orrore cinematografico

  1. Josef ha detto:

    Allora è vero che è tutta colpa della televisione. Il MOIGE approverà senza ombra di dubbio.

  2. Edoardo ha detto:

    Guardati "Cannibal Holocaust". Il primo motivo è perché io non ci sono ancora riuscito. E il secondo consiste nello sprono alla vita selvaggia è all’antropofagia del MOIGE.

  3. Scaglia ha detto:

    Josef K.: la televisione è l’ origine del male assoluto! Non dimentichiamocene… No! Non è vero! Un membro del MOIGE s’era impossessato del mio corpo!Ho tanta confusione in testa…Edo: Me lo guarderò, anche se, a dire la verità, non ho manco visto "Non aprite quella porta"… Sono un ipocrita cinefilo.E poi: il MOIGE è davvero quello che compare cercandolo su wikipedia?

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