Tre denti e un poco di latte

Quella sera, al Transilvania, c’era il finimondo. Una band “progressive metal” si stava esibendo davanti ad un centinaio di ragazzi nell’ angusto spazio di ottanta metri quadrati, prima o poi sarebbe dovuto succedere, se non a me a qualcun’ altro.

No; perché, sappiatelo, che il “progressive metal” non è progressive se non ci si fa male, almeno da quanto ho capito io è così. E quindi si poga.

Pogare: azione di inciviltà umana, regresso sociale e psicologico.

Bisogna armarsi di due buone spalle e cercare di cacciare giù quello di fianco. Meglio apprezzato se appartieni al gruppo “più di 20 cm di capelli” o “borchie anche dove non batte il sole”.

Un casino.

Non era la prima volta che andavo nel locale in questione ma quell’ episodio fu, seriamente, più violento degli altri.

Stavo affogando tra la gente; annaspavo, lottavo, urlavo per raggiungere la salvezza in uno dei 4 lati in cui il pogo non sarebbe arrivato.

Ed ecco che, colto in un attimo d’ esitazione e distrazione, mi arriva una gomitata nei denti.

Sul serio.

L’ attentatore si da alla fuga per la massa di capelli metallizzati, si lascia alle spalle tre frammenti di denti, non suoi.

Mi porto entrambe le mani alla bocca, urlo; ma nessuno mi sente.

Il “progressive metal” è una merda.

Il “metal” è una merda se ascoltato nell’ angusto spazio d’ ottanta metri quadrati.

Fortunatamente non subisco perdita di sangue, sarebbero stati capaci di mangiarmi vivo alla vista del rosso nettare, quelli lì.

Le punte dei due incisivi superiori li ritrovo conficcati nella lingua, il terzo frammento lo salvo dal rischio d’ essere pestato da estranei. 

Quindi mi avvio per l’ uscita del locale, fermandomi poco prima: davanti il balcone del bar interno.

Le mani a coppa portate verso il barista attirano la sua attenzione.

-Dimmi.

-Un blasch ghiak e un bicchihere di lhatte.

-Il black jack è finito.-

Lo immaginavo, e prontamente rispondo:

-Havete, halmheno, del lhatte?

-Vado a vedere, bimbo.

-Grazie.-

Ed ecco che un fulmine mi trapassa il cranio: nel pronunciare l’ ultima parola, inavvertitamente, avevo sfregato l’ incisivo destro sulla fila di denti inferiori, provocandomi lacrime salate.

-Ce l’ ho solo a lunga durata, ehi, non piangere, t’ assicuro che è di stamattina.

-Nho, nhon è pher quhellho… vha bhenisshimo, grashie.

-Ecco qui.-

Appena mi arriva il bicchiere di latte ci porto sopra la coppa di mani e la apro facendoci cascare dentro i tre pezzettini lattei.

Questi si depositano, delicatamente sul fondo trasparente, lasciandosi dietro di sé una scia grigiolina l’ avevo detto che un frammento lo raccolsi da terra, vero?

Quest’ azione la compio davanti all’ uomo dietro il balcone procurandogli, credo, incredulità; strabuzzando gli occhi fa su e giù con il capo: dalla mia faccia rigata dalle lacrime alle mani aperte.

-Si spreca così il latte?!

-Shenti, shono i mhiei denti che m’hanno sphaccato nhel thuo cazzo di lhocalhe, quindi fammi il piacerhe di stare zitto, cazzo!

-Non è il mio locale, ci lavoro e basta…

-Non me ne frega un cazzo di niente se ci lavori e basta! M’è arrivata una gomitata nella bocca, lo capisci?! E te mi stai a sfottere perché ti chiedo un maledetto bicchiere di latte?! Eh?! No, non sfottere, mi chiedi anche se si spreca così il latte…-

Per la cronaca: il mio tono vocale è un miscuglio tra l’ arrabbiato e il sarcastico, più arrabbiato che sarcastico.

-SI’! VA BENE?! Lo spreco come cazzo voglio il latte! Dopo te lo pago, va bene?! Vuoi che me lo beva anche con i denti dentro?! Se vuoi te lo bevo!

-Non ce ne sarà bisogno.

-Ma chi cazz…

Mi giro spinto dalla curiosità: l’ ultima battuta era stata pronunciata da una nuova comparsa, proprio dietro le mie spalle. Ed ecco colui che sarà il mio salvatore sorridermi. Sorridermi e porgermi un biglietto da visita.

Lo afferro mentre nella mia testa rimbombano le seguenti parole:

-Salve, sono Rocco Tignazzi, produttore, commerciante e amante d’ arte. Ho assistito a tutta la scena, insomma, da come ha subito il colpo, preso i pezzettini di denti; fin quando li ha messi dentro il bicchiere di latte, cosa posso dire, lei è… un genio!-

Ed ecco che mi si inarca la sopraciglia destra fino all’ attaccatura dei capelli, accompagnata da una smorfia labiale.

Intanto le parole continuano:

-Non si azzardi a svuotare quel bicchiere nè a smuoverlo di un solo centimetro da balcone, la prego, perché quella sarà, glielo prometto, la SUA, GRANDE, PRIMA, opera d’ arte. Il latte: esprime la sacralità del momento, l’ innocenza  dell’ infanzia, la purità dell’ uomo; il bicchiere, oh il bicchiere, il bicchiere di vetro lascia che lo spettatore scruti al suo interno, osservi ciò che possiede al suo interno, è un corpo che non contiene segreti, svela ciò che può; mentre i denti rappresentano l’ interiorità dell’ artista, i suoi segreti, i traumi che vivono dentro il suo animo, nascosti dal latte solo pochi sapranno intravederli, ogni opera d’ arte nasconde qualcosa; e poi il grigiore: il grigio è un colore d’odio, di dolore, rafforza ulteriormente la scena, da una parte l’ innocenza, dall’ altra la colpevolezza.-

Io ero entusiasta di tutte quelle parole, davvero, le lacrime scendevano a fiotti giù per le guance, non crediate per la commozione, ma perché dopo aver urlato quelle frasi insensate contro il barista mi accorsi che stavo grattugiando gli incisivi a destra e manca per la bocca. Ed ecco che mi accorgo anche del dolore.

Ma non significa che non stavo ascoltando.

L’ osservo negli occhi:

-Sphero che lei non mi vhoglia porthare a lhetto con questho scherzhetto.

-Spero che sia una battuta la sua, perché potrei prenderla anche come un’ offesa.

-Occhei, lei non è gay, allhora è verhamenhte intheresshato a questha chosa?

-Certo!

Quello che avvenne dopo si spiega velocemente:

Rocco comprò dal locale il bicchiere, mi portò in gran fretta a casa sua, posò dentro una teca di vetro la “scultura” e mi fece qualche domanda.

Io gli risposi che il mio dentista un giorno m’aveva svelato un trucchetto per i denti spaccati: immergerli subito nel latte, ricco di calcio, così non si sarebbero indeboliti; quindi portarli da lui che, con una specie di resina, li avrebbe riattaccati.

Rocco rispose che, venduta l’ opera, potevo rifarmeli i denti.

Come volevo.

Venduto il “calice di zanne” mi sollevai che la cosa fosse finita al meglio: trecentomila eurini. Mi dissero che era poco e potevo “fruttare” molto di più. Mi diedi all’ arte.

E cominciai a creare opere ispirandomi ai corpi umani e animali. Inizialmente mi ritrovavo leggermente disarmato, le idee c’erano ma a volte tardavano ad arrivare.

I denti me li tenni rotti.

Intanto feci:

“Corpo d’ angelo” un agnello smembrato e attaccato, con cavi di ferro, al soffitto di una stanza con mura e pavimento bianchi. (L’ agnello era già morto prima dell’ operazione.)

“Così fan tutti” trote ripiene di passerotti fino a poterli intravedere fuoriuscire dalla bocca. (Trote e passerotti già morti prima dell’ operazione.)

“Ricordi d’ infanzia” i miei capelli tagliati e colorati con vernice per interni gialla. (I capelli erano lunghi 17 cm. prima dell’ operazione; ora: non ne ho più.)

“Lezioni di basso” quattro corde di ferro agganciate da un lato all’ altro di una stanza con, attaccate sopra, un’ unghia. (Un unghia intera e del sottoscritto per corda.)

“Giudizio?” fotografia di una bilancia con, da una parte, quattro molari, dall’ altra, un cuore di gatto più un piuma di piccione. (I molari erano denti del giudizio e miei, il gatto era già morto prima dell’ operazione.)

“Seconda pelle” fotografia a grandezza naturale del mio corpo nudo e urlante ricoperto di formiche rosse. (Molto suggestivo, dopo l’atto stetti a letto per una settimana.)

“Vero orrore” dipinto astratto su tela usando, come colore, sangue di: cane, procione, uomo e gabbiano. (Tutti i donatori erano già morti prima dell’ operazione tranne che di quello umano in cui usai il mio.)

“Carne nuda” una fetta (150 g) del mio posteriore cotta alla griglia e posta sopra un piatto d’argento, a sua volta in bilico sopra un cilindro di legno. (Si dice che l’ acquirente, dopo aver riscaldato il piatto in un microonde, se la sia mangiata, la mia chiappa destra.)

“Omologazione” io completamente nudo con la pelle variopinta a strisce bianche e nere con, a fianco, una zebra. Come sfondo un safari africano in fiamme. (Usato colorante naturale, animale rimasto in vita.)

Non vi nascondo che ho avuto notevoli problemi con gli animalisti nel corso della mia, brillante, carriera.

Subito dalla prima meraviglia vi fu scandalo e mi ritrovai il pianterreno del condominio assediato da ragazzi armati di cartelloni dagli stravaganti messaggi intimidatori.

Io non avevo nulla da nascondere; amavo gli animali, avevo un cane e due gatti, ed erano, tutti, ben curati; non ho mai ucciso niente e nessuno. Penso ancora che, in quell’ occasione, scelsi la cosa giusta:

invitare quattro rappresentanti del gruppo di protesta ad assistere alla lavorazione dei quadri/sculture; se volevano potevano anche filmare il tutto.

Riuscirono persino ad accertarsi che tutti gli esseri usati non subirono danni, di qualsiasi tipo, durante la vita.

Per di più diedi l’ intero ricavato di una mia creazione (“Carne nuda” n.d.r.) a:

canile del comune in cui vivevo;

Green Peace;

e finanziai una campagna pubblicitaria contro l’ abbandono degli animali.

Ne uscirono tutti felici e contenti; entusiasti.

Nell’ ambiente artistico stavo attirando un bel po’ d’ attenzione, dovetti rifiutare una decina di possibili adepti o allievi. Ricevetti molti elogi da grandi critici.

Mi ricapitasse tra le mani il ragazzo che mi diede, quella sera al Transilvania, una gomitata nei denti gli offrirei, almeno almeno, una birretta.

Rocco Tignazzi è tutt’ora entusiasta del mio genio creativo, e io lo sono del suo aiuto:

riesco a mantenermi senza problemi e, cosa ben più proficua, senza lavorare;

certo una percentuale va anche a Rocco (60% n.d.r.) ma mi va benissimo così.

L’ ultima opera sarà la migliore, ne sono sicuro; altro che scalpore: scatenerà una bufera nel nostro mondo di artisti contemporanei. Un salto di venticinque metri per schiantarmi su una tela di 10 X 10 metri.

Ogni, singolo, schizzo di sangue verrà catturato dal mio quadro.

Le prostitute affittano il loro corpo;

io lo vendo.

Ci vediamo alla prossima asta.

 

 

 

Fuori onda:

credo che il protagonista si sia suicidato non riuscendo più a sopportare l’ atmosfera dell’ arte; ma è solo un’ idea che ha preso posto nella mia testolina dopo una, seconda, lettura.

Potrei dire che lui, in realtà, ammazzava gli animali delle sue opere; che era un bastardo; una persona molto intelligente e furba; manipolatrice. Ma così non sarebbe giusto nei suoi confronti. Se volete scoprire la realtà sul suicidio leggete un paio di volte il racconto e pensateci su, credo che alcune frasi possano essere interpretate in svariati modi. Anche se sembro un minchione (cosa vera n.d.r.) io me li studio, i racconti. Chissà che riuscirete a capire ciò che l’ ha spinto a fare il gesto senza più ritorno meglio di me.

Questo racconto è dedicato per metà a Kampus (lui sa bene perché) anche se, sicuramente non leggerà niente; per metà a Nora perché suo padre di arte se ne intende e perché (Lei non Lui) m’ha insegnato il termine “contemporaneo”.

 

Josef K: mi scuso se abuso di questo spazio, prova ad ascoltare i Psychic TV e dimmi che ne pensi.Anzi, se aspetti qualche minuto, metto nel media player sotto il profilo, la canzone che reputo PERFETTA. Se non vedi nessun media player sotto il mio profilo nella pagina iniziale vuol dire che stai usando Mozilla Firefox, quindi esci (se non reca disturbo) e rientra con explorer.

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22 risposte a Tre denti e un poco di latte

  1. Scaglia ha detto:

    Avverto il lettore che, riguardo il progressive metal, ho sparato SOLO cazzate.

  2. VaLe ha detto:

    E non è dedicato anche un po’ a me e all’Aly?? Eh??1. Sembri tu al museo di Edinburgo quando tentavi di trovare un’utilità alle "opere moderne" del museo [ho le foto, posso documentare tutto]2. Dici che la Venny farà la stessa fine dell’artista?? No perchè potrei diventare la sua prima fan3. IL METAL NON è MERDA!!Come vedi commentare non mi ha arrecato fastidio… Anche se mi legherò a un dito che a me non hai mai dedicato un racconto. TZè.

  3. Edoardo ha detto:

    Allora perché il turismo non ne trae ulteriore giovamento?

  4. Scaglia ha detto:

    Vale: Ad Edimburgo ero un genioLa Venny non ha lo stesso coraggio del protagonistaIl metal può piacere.Edo: non te lo so proprio dire.

  5. Josef ha detto:

    Il motivo del suicidio? E’ un motivo molto simile a quello che spinge i neoadolescenti a masturbarsi la prima volta.Vedrò di rintracciare i PTV. Ora non posso ascoltare la canzone perfetta e non ti annoio con le motivazioni.

  6. Azzurra ha detto:

    Apperò!! Un po’ "crudo" ma mica male. E’ giusto studiarsi i racconti se si vuole stupire il lettore.

  7. Scaglia ha detto:

    Josef: la similitudine è fantastica, rende molto l’ idea.Azzurra: li studio, sì, però non sono, ancora, del tutto sicuro di riuscire a stupire il lettore.

  8. ariel ha detto:

    …sei il novello C.Phalaniuk….mi ricordi Cavie….uno dei suoi libri..cmq quando vado a pogare a qualche concerto rock mi metto le scarpe da moto con rinforzo interno..in metallo …:-)))…lo so non andro’in paradiso….

  9. Alicina ha detto:

    Il Transilvania è il posto più bello del mondo.La prossima volta che ci vai, mettiti gli anfibi rinforzati, e nessuno ti farà del male ^^Il Metal è Dio u.u

  10. Scaglia ha detto:

    Ariel: benvenuta in questo umile blog! Non nascondo che Palahniuk m’ha influenzato molto (letto tutti i suoi libri tranne l’ ultimo uscito)… Non ti credevo persona da pogo, sai? Più da musica classica. Le scarpe da moto con rinforzo interno in metallo/anfibi sono la morte degli stinchi altrui.Alice: Il Transilvania può piacere (Vorrei sottolineare che qualcuno ha REALMENTE perso dei denti in quel postaz).Il metal è ascoltabile.Io non ci entro più al Trans.

  11. ariel ha detto:

    …sono un isospettabile quarant’enne con divertimenti senz’eta’!!..:-))..se non ti rompe la seconda eta’…ti chiedo di diventare amico di blog cosi’ti leggo!!..sei bravo…non a pogare pero’!!!uahuahuahau!!!

  12. ariel ha detto:

    ..che cappero e’il transilvania^^?

  13. eleonora ha detto:

    franz grazie per la dedica!!sono commossa!!cmq è vero..scrivi sempre di più come il tuo idolo!!bravo bravo!!!povero Kampus…….kisss

  14. Alicina ha detto:

    grazie tante -.-Ariel, il Transilvania è bellissimo U.U

  15. Scaglia ha detto:

    Ariel, accetto subito l’ invito; il Transilvania è un locale di Bologna in cui giovani inesperti suonano metal, il problema sta che, nella realtà, è davvero piccolo, buio stretto, brutto… ed infestato di vampiri (ragazzi con seri problemi psicologici)[Non ascoltare l’ Alice]

  16. ariel ha detto:

    …Grazie Scaglia…pero’sono curiosa come una biscia se capito a Bologna voglio proprio vederlo!!…mi metto anche la tuta di pelle pero’!!…..cosi’non mi mordono sul collo…:-)))!!!!!!!!

  17. Mattia ha detto:

    Vorrei solo ringraziare la vena creativa di scaglia per la stupenda storia. Ricordiamo inoltre a tutti gli appassionati lettori che il genere che stavano suonando era trash metal(fra l’altro la stupenda canzone Hamster attack!) e che i denti della storia sono i miei. GIA! Transilvania di merda. Posto infame in cui sessanta persone sono stipate in tre metri quadrati. Vaffan***o! SE poi avessi visto quella merda di aggressore. avete mai provato a chiedere al transilvania:"hai visto chi è stato?". Nemmeno a san marzano sul sarno c’è più omertà! L’unico che mi ha risposto a detto:" si era uno basso con i capelli lunghi e la maglia nera". Cazzo! tre quarti della gente in quel tugurio era corrispondente alla descrizione del povero idiota.solo io posso fare certe esperienze…

  18. Mattia ha detto:

    notare la a senza "h".

  19. Scaglia ha detto:

    Kampus, apriamo la caccia all’ aggressore.Comunque, come ci si sente? Dico, comparire in un mio racconto non è cosa da tutti i giorni… Non sei onorato?T’ho regalato i 15 minuti di fama.Un’ altra cosa: l’hai letto tutto il racconto o no?

  20. Mattia ha detto:

    Devo dire che questo non è il primo racconto in cui compaio.Sono onorato? di più!mi è piaciuto tutto anche se non capisco perchè si uccide.molto triste….

  21. Scaglia ha detto:

    Alla fine non l’ ho capito neanch’io, ma mi è scomodo un protagonista vivo.Tu sei la mia musa con la "a" maiuscola.

  22. Alicina ha detto:

    il Transilvania è bellissimoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

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