Parole= schizzo di un racconto finito male

Bob va ad aprire la porta e trova un signore sui 50 anni che gli dice: "È lei che due giorni fa ha salvato dal Tamigi un bimbo con la mantellina e il cappellino rosso?… Era mio figlio." Bob s’inorgoglisce e risponde: "Si, sono io!" "E il cappellino rosso dov’è finito?".

Quando ho sentito questa battuta ho riso per una settimana.
Ho dovuto saltare la piscina del martedì e venerdì sera, non sarei riuscito a trattenere l’ aria; sarei morto affogato.
Non ho mangiato; gli scatti d’ ilarità non mi permettevano il lusso di ingoiare il cibo.
Andare in giro per la città fu un vero sacrificio; la perspicacia della gente non arrivava a capire quella incontenibile felicità e la paragonava a maleducazione.
Il dormire è stato una sofferenza della comunità interfamiliare, le risatine potevano anche essere ignorate ma le risate vere e proprie… no.
A scuola non ci sono andato; oltre che a spingere l’ intera classe all’ insolenza del ridere in faccia a gente di alto grado scolastico non avrei detto nulla di buono.
Nulla di buona perché, in realtà, non dicevo niente di sensato ad orecchie umane.
Gli zigomi delle guance, dopo le prime tre ore, cominciarono già a farmi male.
Per non parlare degli addominali. Roba da esserne invidiosi: guardate.
Le lacrime di disperazione si confondevano con quelle di disperazione gioita.
Mia madre mi chiedeva di non affacciarmi dalla finestra; i commenti dei vicini possono esserle fatali.
Avere un figlio demente per una settimana dev’ essere stato un bello sforzo.
I miei occhi sono stati chiusi a sottili fessure (in)felici per una settimana.
E’ davvero faticoso ridere quando tutto intorno a te si sgretola.
Fortuna che non sono morto dal ridere.



Il bambino si avvicina alla porta, bussa cautamente.
Gli apre un signore sulla mezza età.
Il bambino gli parla con occhi lucidi e voce scossa.
Il vecchio fa segno di no con la testa e gli chiude la porta in faccia.



Il bambino ribussa e la porta lo inghiotte.

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7 risposte a Parole= schizzo di un racconto finito male

  1. Josef ha detto:

    mmm….

  2. Scaglia ha detto:

    Finito male perchè ho detto quell’ "mmm…." per tutto il tempo davanti al computer, prima d’aver iniziato a scrivere.

  3. Alicina ha detto:

    io nn ho capito la battuta.e neanche il finale… scusa.però mi immagino te che ridi per una settimana. wahahah

  4. Scaglia ha detto:

    Pensavo di scrivere un racconto che inizava con solo questa frase:"Quando ho sentito questa battuta ho riso per una settimana."e poi scriverne le conseguenze, dando peso a delle parole che, di fatto, potrebbero non averlo.Alla fine mi son detto:mettiamoci anche la battuta, và.Poi non ne potevo più di scrivere [troppo distratto] e, rendendomi conto che stavo FORZANDO il procedere del post l’ ho fermato con la metafora senza senso nè significato del bambino alla porta.

  5. Edoardo ha detto:

    I finali sono come quelli delle barzellette: fanno ridere, sono drammatici, non li capisco, ma li ripeterò alla prima occasione.

  6. Alicina ha detto:

    però sai che era una bella idea quella di partenza? secondo me dovresti rilavorarci su quando sei più ispirato…anche dire "mi fa morire dal ridere", o anche solo "mi hai rotto le palle"…verrebbe una cosa cartola!vai, I believe in you u.u

  7. ariel ha detto:

    …se fossi morto sai l’apoteosi del comico!!:-)))….cmq mi piace il surreale e la tua pianta alla Buzzati….salute!

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