Più verde di così.

Sabato pomeriggio: ora della pennichella.
Sono davanti al computer ad osservare cosa succedee in giro
per il mondo del web, non ho molto da fare, a dire la verità; solo dopo darò
un’ occhiata al calendario del Critical Mass, ma questa è un’ altra storia…

Questa storia continua con una telefonata, non crediate sia
il solito pazzoide-maniaco e/o vittima di tale personaggio puramente
cinematografico: è mia nonna, dall’ ospedale.

Non riusciva più a muoversi [per pigrizia a parere di
molti], quindi fu lei stessa a chiedere Il trasferimento.

Comunque sono io a rispondere
-Pronto?
-Pronto chi è?
-Sono Francesco nonna.-
Bisogna sempre urlare quando le si parla attraverso un
telefono, non importa il fatto che non abbia nessun problema all’ apparato
uditivo (se si chiama così), la sola distanza superiore ai tre metri che separa
le nostre, due, anime la confonde tanto da non capire qualsiasi cosa le dico.

Infatti chiude.
Inarco le spalle e sospiro.
Poco dopo risquilla il telefono.
Intuendo quest’ azione non m’ero tanto distanziato da esso.
-ProntononnasonoFrancescononbuttaregiù!
-Ciao Francesco, c’è la mamma?
-Sta dormendo, nonna.
-Papà?
-E’ con la mamma.-
Intanto percorro il corridoio e mi chiudo in camera,
continuando ad urlare avrei svegliato sicuramente i miei parents.

-Ah…-
Usa il tono tragico-drammatico, per lasciarmi col fiato
sospeso.

-Cos’è successo, nonna?
-Due… inservienti sono venute a cambiarmi e m’hanno quasi
fatto cascare.

-T’hanno quasi fatto cascare?!
-Sì, mi strattonavan…-
In realtà è solo un po’ rincoglionita, a volte deve
concentrarsi per finire le frasi.

-Nonna?
-Mi strattonavano per le lenzuola, quando stavo per cascare
dal letto.

-Oddio…
-Sì, e così mi sono aggrappata al letto. Poi ho detto alle
inservienti che… che… noi siamo vecchi e malati, che dovrebbero portarci
rispetto, che c’è un codice del malato che afferma la nostra tutela.

-Hai fatto bene. E loro?-
Sono un po’ agitato; e questo per tre motivi:
a)     
sono distante da lei e non posso fare niente in quel momento.

b)     
non essendomi mai trovato in tale situazione non so cosa fare.

c)     
non posso svegliare i miei dopo appena 10 minuti di sonno.

Lei riprende a parlare.
-Loro hanno cominciato a prendermi in giro. Allora ho
risposto che…

-Come ti prendevano in giro?
-Cosa?
-Ti prendevano in giro?
-Sì, io ho dett…
-Cosa ti dicevano, nonna?
-Mi dicevano che non s’e n’erano accorte che sono vecchia,
mi dicevano “o scusaci, non capivamo che sei vecchia!” ma con tono cattivo, e
poi ridevano.

-Ma son pazze queste qua!-
Intanto mi appoggio la fronte contro l’ armadio e continuo a
sbatterla per ogni parola della nonna.

-Poi io ho detto che potevo denunciarle e che chiamavo i
carabinieri.

-Sì.
-E loro si son rimesse a ridere e dicevano.-
La sento prendere un bel respiro e dire:
Vuole denunciarci?! Bene, lo faccia, lo faccia pure
Risata “Vuole il cellulare? Le diamo il cellulare se non riesce a prenderlo.
Cos’è? Troppo distante?
” Risata “Ma lei sa qual è il numero dei
carabinieri? Se vuole glielo scriviamo noi!

Schifato da quello che sento esco dalla mia camera, vado
davanti la porta dei miei, la spalanco, la percorro per tutto il perimetro,
vado da mia madre, la sveglio (lei sussulta) e le dico:

tieni è urgente.
 
Così la mamma, di pomeriggio, s’è ritrovata [per la nona
volta in quattro giorni (arco di tempo percorso da quando “la vecchietta” è
entrata all’ ospedale)] di nuovo in quei corridoio bianchi, per poter parlare
con la “capo sala”.

 
Cosa volete che vi dica?
Alla fine siamo venuti a scoprire (mediante informazioni da
fonti attendibili [vecchie su vecchi dello stesso scompartimento interrogati])
che la nonna ha avuto leggermente da dire con le inservienti perché, sì, l’
avevano sollevata un po’ bruscamente per cambiare le lenzuola, ma la cosa era
finita lì.

L’ intrigato dialogo da voi letto e da me ascoltato era tutta
opera di quella mente leggermente rincoglionita di mia nonna. Tutto questo
perché:

“s’era stancata di stare (rammento: dopo 4 giorni) all’
ospedale, e che voleva tornare a casa (dove, poi, lamentarsi dei mali e dell’
impossibilità  nel muoversi).”

 
Sto prendendo sul serio l’ idea d’ intervistarla, chissà
cosa ne verrà fuori riguardo il suo passato.

 

Perché scervellarsi su ipotetiche storie quando te ne può fornire una
parente, dico io?

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4 risposte a Più verde di così.

  1. ariel ha detto:

    ….ora che navigo nel mezzo del cammin di nostra vita…(so che adori Dante….:-)capisco meglio i ragazzi…ed i vecchi…forse perche’la distanza e’uguale tra i due poli!….buona l’idea di intervistare tua nonna….c’e’tutto un mondo dentro di Lei…cerca solo di aver pazienza..i vecchietti scorbutici …….come i giovani…ehm…..non son altro che il nostro riflesso futuro…o passato!!!ciao Francesco?(gran bel nome….)

  2. Josef ha detto:

    Bella domanda. Magari basta mettersi ad ascoltare.

  3. Scaglia ha detto:

    Il mondo della nonna… il suo problema, ariel, è che tende a rendere tutto più drammatico di quanto sia. Non è depressa ma solo fin troppo realista. Avrò tanta pazienza. [Grazie per il nome ^^]Il problema dell’ ascoltarla, Josef, è che, per prima cosa, parte con una dettagliata descrizione della lista di medicinali che s’è presa dai venti fino ad oggi e poi comincia a spaziare da un campo all’ altro, sfuggendo, così, dalla domanda iniziale.

  4. ariel ha detto:

    fai una "scheda"della nonna ^_^…setacci i suoi racconti butti i medicinali e le lamentatio e ci consegni il restante!….io facevo cosi’con mia zia….mi sa che gli somigliava…andare a prendere il pane per lei era un avventura contro i draghi!!…in fondo ti devo confessare che un po’gli somiglio….mi e’simpatica assai!!!…:-D

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