Recensione manga – Tekkonkinkreet


Già che ci sono aggiungo anche una recensione d’un manga:
 

Tekkonkinkreet – Soli Contro Tutti 

 


“Anche se sono quasi cieco, sento vibrare la tua rabbia. Questo quartiere sta soffocando… e tu sei il quartiere stesso, Kuro.”

“Tekkonkinkreet – Soli contro tutti” è street art.
Ad essere sincero vedrei benissimo questa storia disegnata su un muro anziché su un fumetto: Taiyou Matsumoto ha un tratto quasi privo di studio della prospettiva, di linee dritte, di regolarità, ma ricco di passione, di dettagli, di atmosfere underground e allucinanti.
La storia, che nulla ha di scontato e prevedibile, è indefinita; un’opera di un genio: i due fratelli Kuro e Shiro, soprannominati “i gatti”, si autoproclamano padroni di una città corrotta dalla mafia, succube della criminalità e dalle stravaganti ed eccentriche strutture.
I due protagonisti si ritroveranno, per sopravvivere, a rubare, a pestare barboni o piccole gang… ed a difendere il “loro territorio” dagli yakuza.
Questo scontro sarà il cardine della narrazione e dimostrerà chiaramente che il mondo in cui è ambientato il manga è un mondo crudele, governato dagli uomini adulti, in cui l’innocenza di due orfani viene violentemente tramutata in istinto di sopravvivenza e solitudine.
Perché solitudine?
Perché in tutto il primo volume saranno i soli bambini che compariranno: tra tante figure sporche, aggressive e spietate; o deboli e oppresse, otterranno un’aura divina e lattea; costretti a combattere per mangiare, li si percepirà come le vere ed uniche vittime.

Citando ciò che è scritto nell’edizione italiana: “I due orfani rappresentano, nel simbolismo del Tao, l’unione dello Yin e dello Yang, ossia l’equilibrio tra i principali opposti: il cuore e la testa, il debole e il forte, il folle e il saggio…”. 
Infatti Kuro è intelligente, un acuto osservatore che medita prima di passare all’azione, è il fratello carico di responsabilità, il fratello a più contatto con la realtà che lo circonda. Mentre Shiro conta a fatica fino a dieci, si butta a capofitto verso il futuro e inventa canzoni oscene; è il fratello spensierato, sognatore; il fratello che da solo sarebbe perduto.

Nel disegno Matsumoto predilige la china e un tratto a prima vista sporco: ricco di trattini e puntini per definire il terreno e le strutture. Il character design è favoloso: qualcosa di unico nel panorama fumettistico orientale, che perfettamente si adatta con i graffiti e i murales dei writers (uno su tutti l’italiano “Blu”, se siete curiosi potete dare un’occhiata al suo sito.)

Complessivamente un titolo da consigliare e da assaporare intensamente.

In Italia il primo numero di questo manga è disponibile presso la Kappa Edizioni (formato grande 15×21 cm, buonissima rilegatura e qualità della carta) a 12€.
Un’ultima nota: questo manga venne anche trasformato in un anime di grande successo in Giappone, principalmente per la grafica insuale.

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3 risposte a Recensione manga – Tekkonkinkreet

  1. ariel ha detto:

    ..ahhh ecco…adesso torno a topazia con jeronimo stilton…..:-)))

  2. Scaglia ha detto:

    Salutamelo da parte mia, se mi ricordo bene l’ho conosciuto 11 anni fa…Anche se ho sentito dire che Topazia è in continuo degrado, ci passerò le vacanze invernali, speriamo bene…

  3. ariel ha detto:

    …per carita’!!!e’pieno di topi iperattivi gentili ed intelligenti!!!…….una noiaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!

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