Il concerto

Mi
abbasso appena in tempo per schivare 76 chili di carne umana catapultata al di
fuori del vivo cerchio di rumore.

Riaggiusto
gli occhiali sopra il naso e contemplo la scena:

è un
mattatoio a sfondo nero e dall’aria claustrofobica; un batterista, vero e
proprio occhio del ciclone, cuore e cervello dell’insieme di pugni e calci,
colpisce con cattiverie autentica i tamburi e i piatti dello strumento, mentre,
alla sua destra, un bassista piuttosto perplesso graffia le corde incidendo i
timpani con aghi di suono e aria.

Le onde
sonore della sala attraversano i muri con estrema facilità, fanno tremare le
mie interiora, ogni organo contenuto dalle cellule temporanee della membrana
cede sotto la cascata di note.

Tutto
questo mi fa sentire dannatamente bene.

L’avvocato
m’ha dato appuntamento in questo locale di musica “alternativa”, meglio
conosciuta come “rumore”; a lui è sempre piaciuta la cultura anarchica:
all’inferno m’avevano avvertito di questa, sua, tendenza ad assistere –e
partecipare- a concerti “estremi”, ma, diciamocelo, chi se l’aspettava una
cantina ripiena d’esseri umani posti sia lungo file orizzontali che verticali?

Qui si
pestano di Santa Ragione, musicisti compresi.

Rimango
in un angolo protetto, a fianco d’un estintore –la sorte riserva strani scherzi
a volte- finchè, tre braccia, sette dita e due gambe rotte dopo, il batterista
non si ferma chiedendo un armistizio temporaneo al pubblico.

Mi si
avvicina un ragazzo poco più alto di me: capelli castani sparati in testa,
occhi scavati nella pelle ma di una vitalità trascinante, bocca stretta, una
maglietta azzurra e consumata sulle maniche, pantaloncini militari.

Ci metto
qualche secondo a riconoscerlo:

-Avvocato!
-Daron,
checazzo!-

Un
abbraccio attira a noi un “che finocchi…” ed un infarto fulminante in direzione
opposta.

Mi volto:
-L’hai
ucciso?

-Sono
l’avvocato del capo, qualche privilegio potrò pur averlo, no?-

Ha la
voce d’un ragazzo, contro i suoi tremilacinquecento anni.

-Come
stai? Erano secoli che non ci vedevamo.

-Bene,
bene, non mi posso lamentare, te? T’hanno evocato?

-Sì, un
principiante, diciamo che… m’ha messo in un fottuto guaio nell’arco di tre
settimane.

-Ne ho
sentito parlare: di sotto sta facendo piuttosto scalpore. Non hai un
bell’aspetto.

-E’
stato un controllo, ero dentro un ospitante e un controllo celeste m’ha
inculato a dovere.-

L’avvocato
aggrotta la fronte con sguardo sorpreso.

-Celeste?
-Sì, ne
sono sicuro. E’ per questo che t’ho contattato.

-Era da
tanti, tanti, tanti anni che non sentivo parlare di un controllo celeste.-

Rimaniamo
in silenzio col cervello vagante tra mille pensieri.

-Puoi
darmi un’occhiata?

-Volentieri;
ma non qui, non con tutta questa gente: dobbiamo trovare una stanza calma,
meglio ancora se vuota.-

Mi
afferra per un braccio e mi trascina fuori dal locale: è notte, in strada c’è
poca gente presa dal fumo; camminiamo lungo le mura del locale, svoltiamo a
sinistra al primo incrocio ed ecco una grigia porta. Ci fermiamo, l’avvocato si
fruga nelle tasche da cui tira fuori cinque chiavi collegate da un’anella
d’acciaio; scartando le prime due dopo un’attenta osservazione apre l’uscio con
la terza chiave.

Entriamo
in un’aula completamente spoglia (al di fuori d’un divano sulla destra) e buia.

-Siediti
per terra.-

Ubbidisco
prontamente.

L’avvocato
si piega sulle ginocchia, mi toglie gli occhiali e mi osserva con interesse le
pupille: l’entrata del subconscio schiera le proprie protezioni con vana
speranza di difesa.

Mi preme
i palmi delle mani contro le guance e mi bacia: una lingua di fuoco mi
attraversa l’esofago, alla velocità di
299792458 metri al secondo.
Dal naso
mi esce verde emesi biliare; al suo distacco corporale la mia pelle si ricopre
di schegge di vetro: ad ogni mio respiro si staccano una ad una.

<<Bene,
eccoti qua, mostrami ciò che cinse di dolore questo livello terreno, martoriando
il display a settanta pollici non con codesta ma con quest’altra mente.>>

Mille
voci prendono posto al buio, la coscienza vetrosa della mia essenza si compone
in uno schermo led ultrasottile; immagini di ottave, none, decime, dimensioni
fanno capolino nella nostra retina oculare; ecco una delle più grandi profezie
di cui sarete spettatori: spegnete i cellulari ed ascoltate:

<<Il
terzo uomo brinda sotto la luce soffusa della corona di onomatopee, il suono
diventa colore e la parola si rifugia nei segni abbandonati sulla pelle del
grande albero.

Sorseggiando
il drink la mano morta s’appoggia nel cuscino carnale, la mente è consapevole
che la salvezza apparente non è raggiungibile se non mediante l’amore.

I punti
cardinali tracciano i segni del dolore; il corpo rischia la perdita dei fluidi
con la disidratazione emotiva; il quarto occhio è nascosto all’utero fecondato
dall’incesto tra partiti.

Lo
Wombat risplende al di sopra delle teste mozzate, il pipistrello viene confuso
con il volatile della perdizione.

Il campo
elettrico attrae e respinge; mai l’angelo perduto sarebbe scomparso dalla terra
se non richiamato.>>

Le mille
voci si acquietano lentamente, lasciando, al loro posto, un tragico silenzio.

La
coscienza mi rientra lentamente dai pori, lo schermo ultrasottile ai led si
frantuma con la graduale acquisizione del mio veicolo corporale.

A
tentoni prendo gli occhiali:

-Quindi?-
L’avvocato
è ancora piegato sulle ginocchia, con le braccia lungo i fianchi, lo sguardo
completamente spento.

-Hai
ragione: sei in un fottuto guaio…-

Sospira
con aria sconsolata:

-Il
controllo t’ha lasciato un piccolo marchio angelico. L’ho riconosciuto solo
verso la fine…-

Si
rialza stando attento a riprendere l’equilibrio.

-Ti sei
imbattuto in un angelo custode.

-Un
angelo custode?

-Sì, e
abbastanza capace. E’ padroneggiato da un mago esperto.

-Un
angelo custode…

-Senti:
sono gli spiriti celesti più rari da incontrare, questi “esseri” vivono in una
dimensione sospesa tra la nostra e quella umana, accessibile solo a loro: in
paradiso non sono ben accetti a causa del loro vizio d’interagire, possiamo
dire così, con la realtà terrestre.

-E come
avrebbe fatto ad evocarlo?

-C’è
solo un modo: questi angeli solitamente influiscono sulla vita degli esseri
umani con piccole azioni: da queste azioni dipende la vita di
n insiemi
di esseri viventi. Quando un uomo è in grado di prevedere ed evitare tale
“disastro” o “beneficio”, a seconda dei momenti, l’angelo è suo. Un angelo
custode: un’arma cazzuta per un mago.-

L’ascolto
con bocca spalancata, qualcosa non mi torna.

-Ma… ma
come cazzo si riesce ad evitare un volere divino?! Gli umani non hanno questi
permessi! Un angelo non si ferma tanto facilmente, cristo, sono gli esseri più
altezzosi dell’esistenza! Dandy del pensiero, menti deviate dalla superiorità
auto assegnatesi!

-Basta
evocarlo per tempo, poco prima che compia la sua volontà, credo.-

Rimango
fermo, immobile, con gli occhi fissi per terra.

Tutto
questo è così patetico.

Così
enormemente patetico.

Le
stesse forze che ci costringono alla terra, al fuoco e al fango possono essere
schienate tanto facilmente da un misero umano fatto di carbonio?

-Credo
che sia ora d’andare: tra dieci minuti devo vedermi col mio padrone.

-Ti
lascio andare.-

Ci rialziamo,
un caloroso abbraccio mi allieva il dolore del rito della profezia.

-Spero
di rincontrarti un secolo di questi, Daron.

-Anch’io
avvocato, anch’io.-

Con un
cenno della mano mi liquido, non abbastanza in fretta per riessere fermato dall’amico:

-Ah!
Senti, Daron.-

Mi giro.
-Dimmi.
-Posso
darti un consiglio? Guardati le spalle, sempre. Non mi passeranno questa
soffiata… Ma giù, all’inferno, ecco… hanno liberato Caronte, ed è sulle tue
tracce.-

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

5 risposte a Il concerto

  1. ariel ha detto:

    bellissimo veramente ….mi ha colpito e’stupendo ….ed io sono nata il giorno dei santissimi angeli custodi…(modestamente ho gliagganci..)ti faccio fare una raccomandazione speciale per la prossima interrogazione…………………………..

  2. Josef ha detto:

    Caronte, demonio con occhi di bracia….. Sarà facile sfuggirgli se è vecchio e non ci vede.

  3. Josef ha detto:

    E comunque, bel racconto.

  4. Scaglia ha detto:

    Caronte non ci vede, ma ha un fiuto invidiabile :DGrazie, Josef ed ariel! :-)Saranno le frasi senza senso a piacere…

  5. Delilah ha detto:

    :Dc’est la vie?!?!??BRAVO’

Scrivi pure qui

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...