La pedalata.

Sono la
signora della strada.
Padrona
assoluta e indiscussa dell’asfalto.
Apro la
bocca contro vento dando pace alla sofferenza della lingua, ustionata poco
prima a causa di un boccone troppo caldo da mandare giù.
La mia
bicicletta si scaglia verso il traffico più impervio della città, la chiesa mi
perdoni.
Se solo
avessi dei capelli… come una bandiera alla luce del sole nell’oceano indiano.
Ma il
mio capo è di terra bruciata dal tirannico sole.
Sorpasso
la lunga coda di metallo, la mia superiorità sull’uomo medio mi innalza verso
il ponte di cemento: spettacolare come può essere spettacolare la tragedia
della morte.
Io non
temo la morte.
Io temo
l’ordinarietà, io temo gli oppressori della mente, io temo gli impiegati che
ogni mattina corrono al lavoro.
Io temo
la gente.
Il
trucco attira a me lo sguardo di tutti: il nero rende più scavati i bulbi
oculari, il bianco esalta il cranio.
Sottoposti,
lasciatemi correre senza un traguardo, in sella a questo fido destriero di
ruggine e colori.
La
bicicletta è l’unico mezzo con cui correre liberamente, la bicicletta non mi fa
perdere tempo, e il tempo è denaro.
I pedoni
intralciano il mio cammino, maledetti bastardi senza un minimo di senno:
continuano a fissarti con quella faccia sorpresa, non capiscono la mia
liberazione non è tollerata dalle loro piccole menti ristrette al solo
marciapiede.
<<Piccoli
stronzi maledetti.>>
Ecco
quel che sono.
 
-No! Ti
prego! No! Basta, io non ne sono niente, telogiuro, cristo santo, non ne so
niente, perché mi fai questo, perché? Ti prego, ti prego, perlamordidio, l’ultima
volta che l’ho visto è stato due anni fa, non ne so niente… Lasciami andare.
Basta.
Lasciami
andare.
Ti prego-
 
[Donna
priva di ricordi. Donna non sa. Cercare da altra parte. Cercare tracce.
Padronanza riconoscibile. Ricerca.]
 
Sono la
regina della strada.
Sono una
puttana, decorata da giochi per bambine: la corona di Sailor Moon, lo scettro
della principessa Sissi, il sorriso plastico di Barbie.
Vestiti
appariscenti mi nascondo dall’ipocrisia, la gente distoglie lo sguardo dagli
oggetti del suo imbarazzo.
La mia
armatura è il risalto del mio essere.
La
bicicletta non si rompe, io continuo a pedalare.
<<Fanculo,
cosa cazzo guardi?>>
Devo
scappare, senza fermarmi.
Chi si
ferma è perduto.
Chi si
ferma ragiona, e il ragionare porta alla follia.
In
questa realtà non bisogna mai fermarsi a ragionare, o il suicidio sarà l’unica
via percepibile.
Sarebbe
troppo il dolore rivelato, riportato alla luce, alla lucidità, dopo anni,
secoli, di oblio.
Io sono
l’unica mia padrona.
 
-Ti
ripeto per l’ultima volta: dov’è Galatsy?
-Porca
troia! Non lo so! Non lo so! Cazzo… ha cambiato città! Io, io non lo so dov’è
scappato! Non lo so…-
 
[Donna
dire verità. Donna inutilizzabile. Donna ora sa. Destinata a vivere.]
 
Sono la
regina della strada.
Sono la
ruota che schiaccia questo universo di finzioni.
 
-Risvegliami,
risvegliami; non ce la faccio più. Lasciami morire, lasciami morire.
– No, te
hai visto troppe cose, mi dispiace, non posso liberarti.
-Cos…?
-Fai un
buon sogno.
-NOOO!
NOOOO!! NO!! N………-
 
[Maledizione
fatto effetto, non tornerà più a galla, rimarrà per sempre intrappolata nel suo
mondo. Fuori dall’esistenza, senza contatti: nel coma del delirio.]
 
Sono la
regina delle puttane,
dei travestiti,
dei
drogati.
Sono la
vostra regina, vostra cagna.
Il
dolore eterno mi aspetta,
e la
bicicletta non si ferma.
Mai
fermarsi…


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Una risposta a La pedalata.

  1. ariel ha detto:

    le tue visioni mi affascinano…e mi terrorizzano perche’ne ho di simili ma tu sei giustificato dall’eta’io no.io la vedrei bene con aggiunto lo scaldacuore di Flor e gli scaldamuscoli del mondo di Patty….

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