La vasca oculare.

Queste
mura sono troppo strette per il mio corpo.

Rannicchiato
su me stesso mi limito ad osservare da dietro le ginocchia.

Vorrei
avere dei capelli a coprirmi gli occhi, vorrei essere sotto calde coperte a
sognare.

Qualsiasi
cosa andrebbe bene al posto di queste membra tanto, troppo sottili.

La vasca
da bagno è vuota, riempita soltanto dal mio calore; non so se basterebbe il mio
sangue per riempirla interamente.

La
stanza è buia, al di fuori d’un fascio di luce bluastro che traspare dalla
finestra sopra la mia testa: la notte sta prendendo il suo trono ed esige un
tributo.

Merda,
Fatsy, dove sei in questi momenti? Quando un amico ha bisogno del tuo aiuto la
segreteria telefonica risponde; “in questo momento il salvatore è assente,
lasciate un messaggio dopo l’avvento dell’ombra”.

Fatsy,
ho informazioni, ho molte informazioni.

E’ morta
Calliope, Fatsy, e la colpa è tua.

Che cosa
stai facendo?

Chi è la
donna portatrice di sventure che sta trascinando il tuo mondo verso la
distruzione?

Fatsy:
ti stanno incastrando, c’è qualcuno dietro tutto questo; un orologio pronto a
scoccare la fine del suono delle campane.

Calliope
è morta per te: t’ha insegnato tutto ciò che sapeva e ora un dipendente del
sottosuolo l’ha spedita nel meta-universo.

Io l’ho
vista, Fatsy, l’ho vista e non vorrei averlo mai fatto: dio mio. Dio mio. Aveva
un aspetto straziante, gli occhi nella sequenza REM si agitavano e
sanguinavano, i nervi sciolti avrebbero potuto collegare il paradiso al
purgatorio.

Calliope:
non smetterà mai di correre; l’unica cosa che ho potuto fare è stata cavarle i
bulbi oculari.

Non
capisci, vero? Bene: stammi ad ascoltare.

L’intero
inferno è sulle tue tracce: il tuo demone ha violato un paio di regole
ancestrali ed è nei guai. La tua stessa madre di pensiero è stata interrogata, torturata
e abbandonata nell’inconscio, livello d’astrazione a lei ignoto. T’ha protetto
con qualche contratto formale, t’ha protetto e ora vivrà un mondo di merda fino
al giorno del giudizio, se mai ce ne sarà uno.

Viviti
questi attimi come se fossero gli ultimi, Fatsy, e prega che il tuo servo sia
abbastanza potente da pararti il culo.

Silenzio.
Sto
parlando da solo; non ho registrato nulla, nessun corpo mi sta ascoltando,
nessuna proiezione sinaptica sta fatturando il tutto.

Apro i
rubinetti della vasca: l’acqua non scende, le tubature sono rotte da anni. Ho
bisogno d’una dose.

Ho
bisogno d’una dose per combattere questo schifo.

Ho
bisogno d’una dose per scordarmi tutto ciò che ho imparato.

Ho
bisogno d’una dose per non sentire il dolore.

Io non
volevo sapere queste cose.

Mi bastava
il mio lavoro da impiegato, mi bastava la mia vita da uomo medio; cosa m’ha
spinto a giocherellare con la magia?

Cosa?
Ah.
Già.
L’amore
per una donna.

La
stessa donna che m’osservava col terrore della consapevolezza d’aver perso
definitivamente la propria coscienza.

Perché,
Fatsy?

Perché?
Io ti
maledico.

No.
Non
posso.

Basta
magia, basta maledizioni, basta controlli, basta demoni, basta conflitti
celesti, basta.

A me
serve solo un cellulare.

Perché
non rispondi?

Una zanzara
m’infastidisce l’orecchio con un costante ronzio, tento d’abbatterla col palmo
della mano; purtroppo le disgrazie non sono solitarie per natura. La zanzara
non è una sola:

sono
due, tre, quattro, otto, quindici, venti, quaranta, settanta, centinaia di zanzare.

Escono
dal rubinetto della vasca in flusso continuo.

Riempono
l’intera stanza soffocandomi col ronzio corale diventato un fragore lacerante.

Le mie
urla vengono inghiottite dal frenetico battito d’ali.

Si
accumulano in un’unica figura, all’inizio una sagoma indistinta, poi prende
sempre più consistenza rivelando un lungo mantello nero.

Il viso
dell’essere è quello d’un vecchio bendato, barba bianca, guance rossastre,
pochi capelli spettinati.

-[T’ho
trovato, finalmente.]

-Immagino
sia qui per sapere di Fatsy.

-[Ehr
ehr. Immagini bene.]

-Mi
accompagnerai verso l’altro mondo?

-[Non
c’è nessun “altro mondo” per quelli come te.]

-E’
colpa della magia?

-[E’
colpa della stupidità umana.]

-Sai… Io
non volevo entrare in tutto questo, mi bastava una vita normale, volevo una
ragazza con cui passare la mia vita, nel bene e nel male. Perché? Perché avete
cominciato ad interferire nelle nostre vite?

-[Per
divertimento immagino.]

-Siamo
noi una vostra creazione o voi una nostra creazione?

-[A
queste domande non posso risponderti, nessuno potrà: non c’è risposta. Ora
dimmi di Galatsy, non prolungare la mia ricerca.]

-No, non
lo farò.-

Chiudo
gli occhi.

Un
fascio di luce percorre le mie vene, da ogni fascio escono filamenti dorati
che, come fruste, strappano le membrane; le stesse membrane che poco prima mi
sembravano strette, ora sono libere nel movimento.

Incrocio
le gambe e mi posiziono nella postura della meditazione.

Dalle
dita si stendono raggi di fusione d’idrogeno.

I
capelli mi si sollevano dalla testa e bruciano in un autocombustione.

Il collo
ben tornito mi si inarca in avanti: dalla bocca mi escono i bulbi oculari di
Calliope.

Calliope.
Mia
adorata Calliope.

Cosa
abbiamo fatto.

Una
fitta alla pancia mi contrae la colonna vertebrale, una pulsione verso l’esterno
mi trafigge ogni nervo ancora intatto.

Eccola
un’esplosione, nessun collasso, la mia massa degenera su se stessa.

-Addio,
Caronte.-

Caronte
perde il manto lasciando scoperto il suo corpo.

Dissolvenza.
Non farà
in tempo.

Esplosione.
-FATSYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYY!

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