Sentirsi inadeguati e tante altre peculiarità.

Otto anni fa, da poco ultimato il
mio decimo anno d’età, mia madre portò in casa la VHS del poco conosciuto film
di Alejandro Jodorowsky: “El
Topo”.

L’aveva trovato nella biblioteca del quartiere Navile, tra “La
Principessa Mononoke” di Miyazaki e
“Le
avventure di Bianca e Bernie” della Disney.

Tutt’ora non capisco con quale
logica le gentili bibliotecarie del quartiere Navile avessero catalogato le
loro logore e alquanto consumate VHS, ciò che era certa e ben riconoscibile era
l’etichetta “consigliata ad un pubblico maturo: v.m.
18”.
Ora: tre fratelli maschi con
istinti maneschi e ribelli, dalla curiosità scimmiesca e una dipendenza dalla
televisione pari solo a quella della violenza fittizia cosa potevano fare di
fronte ad una videocassetta nascosta dalla ormai inevitabilmente coscienziosa
madre -s’era accorta dell’etichetta solo una volta entrata in casa-,
un’immagine d’un nero pistolero in mezzo al deserto seguito da un bambino nudo -con
pippetto al vento- e una libreria made ikea da scalare per raggiungere la
reliquia?
Il primo sabato mattina da soli ci
ritrovammo seduti davanti al luminoso schermo, a braccia e gambe conserte e faccia
sconvolta.
Cos’è El Topo:
un film d’immagini e metafore, di
messaggi e deserti senza nome, di tradimenti e donne ignude; un viaggio
psichedelico, una droga visiva.
cazzo
avevamo rispettabilmente: undici, otto
e sei anni
Cos’è stato El Topo per me:
un film spagnolo sottotitolato,
incomprensione e disagio, morte e freak. Tanti freak.
E anche impiccati e conigli morti,
tò!
Quella sera andai a letto con il
presagio d’una affatto facile notte.
E tale fu.
 

Con la lucidità di poi mi rendo
conto che “El Topo” non era il film così malato che credevo.
E che comunica anche dei messaggi
molto belli e di non difficile intuizione.
Nulla toglie che i film di Jodorowsky sono maledettamente perversi.
Guardasi
“La Montagna Sacra”…
 
 
 
Dieci anni fa, correvano i nove
anni e mi sentivo tanto fico e agile quanto incurante del futuro -solo l’anno
dopo m’avrebbero detto delle medie, di cui ignoravo l’esistenza- e giocavo
tutto il giorno al parco di fronte a scuola. Tutti i pomeriggi primaverili ero
lì a rincorrere il pallone, a fare capriole, a battere il record di bicicletta,
a farmi spaccare il polso.
Un giorno, di quei nove anni, un
angolo del campo spartano di calcio (una distesa d’erba non più grande di
70 metri quadrati) fu invaso da gente strana. Due maschi e tre femmine. Che
cantavano suonando una chitarra classica, raccoglievano le margherite con cui
farsi delle corone hippie e fumavano.

Al periodo non sapevo cosa
fumassero, ora posso solo ipotizzarlo, od “immaginarmelo”, termine che mi
aggrada maggiormente.
Noi, noi della compagnia della
quarta A, li guardavamo con sospetto.
Non che facessero nulla di male,
ma l’angolo del campo di calcio andava a farsi benedire coi loro cori e
smancerie e risatine.
Finalmente se ne andarono.
Lasciando tracce del loro
passaggio per terra.
Fui l’unico ad accorgersene:
non per vantarmi, ma da piccolo
ero l’unico ad accorgersi di tante cose; ero un perfetto osservatore della
realtà circostante, qualità che -ahimè- ho perso nella crescita.
Un foulard rosso e porpora che
usavano come tovaglia e un giornaletto dalla copertina verde chiaro, scritte
rosse e rosee figure.
Una rivista di “casalinghe”,
proprio come la mamma di daniele!, ignude, nude, “bagnate” e mascherate.
Ohi! Mattia, Manuele! Accorrete!
Venite a vedere che ho trovato!
Che facciamo?
Lo tocchi tu?
Io no.
No che non lo tocco!
Cheffai?! Giri la pagina?
Ma non senti che strano odore?
Io non mi sento tanto tranquillo…
te come ti senti Mattia?
Non ti senti strano?
Ma perché sono tutte nude?
C’è scritto che si possono mandare
delle foto da casa.
Cacchio.
Che roba.
Guarda questa!
Cacchio!
Mi sa che mi viene da vomitare.
Dove lo porti, Manu?
Alla fine lo buttammo nella grata,
forse collegata al sottoterraneo della scuola, da dove fuoriusciva aria calda:
tra le piante cresciute spontaneamente e cartacce varie.
Ben gli sta! Zozza tra le
zozzerie!
Però il senso di sporcizia non mi
si levò dalla pelle per il restante giorno.
E niente m’impedì, da quel giorno
in poi, ogni mattina prima d’andare a scuola, d’andare a controllare se il
giornaletto fosse ancora lì, al suo posto, a mostrare, nella penombra, una
casalinga in parte censurata con un finto musetto da maiale.
E penso proprio che tutt’ora,
passando di lì, non riuscirei a resistere alla tentazione.

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3 risposte a Sentirsi inadeguati e tante altre peculiarità.

  1. Mauro ha detto:

    a casa mia girava "El topo" versione libro, ancora oggi quel titolo mi inquieta

  2. Alicina ha detto:

    Da El Topo a Le Tope il passo è stato breve.

  3. Scaglia ha detto:

    Non conoscevo dell’esistenza di "El Topo" formato libro, Mauro 🙂 il film fu disturbante non poco per la mia giovane età.Il passo è stato dalle tope al topo, baby =3 =3quando ritrovammo il giornaletto porco ero più piccolino; ho inserito prima la descrizione del film perchè motore principale di questo intervento 🙂

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