Il Discorso del Solo

-Mi sento come una lettera dispersa. Sai di quelle in cui la via del destinatario è sbagliata? Mi sento come una lettera senza destinatario. Niente raccomandata, una lettera normale, destinata a finire nel cimitero degli errori. Non ridere, Matteo.
Attento che sta cagando.
Sì… L’Alice m’ha mollato. Sarà passato un mese che non la sento più.
Non so, all’inizio piangevo ogni notte. Mi sentivo davvero male…
Non ho mai fumato né mi sono mai drogato, lo sai, ma sono facilmente vittima delle dipendenze. Ho paura lo fossi di lei.
Quando ci siamo messi insieme ero felicissimo ed insicuro. Cavolo se ero insicuro…
Tu dici?
Hai ragione, ma lì era diverso. Con l’Alice era come sentirsi un coglione in calza maglia: avevo dei momenti in cui le mie debolezze venivano fuori e lei non ci pensava due volte a sottolinearmele e a farmi sentire un beato coglione. In calza maglia perché questi momenti si alternavano a quelli di rara eroicità.
Come le trovavo io i torrent, nessun’altro.
Vedi?
Vedi come cazzo sono messo? Se devo pensare a dei momenti in cui sono stato lodato da lei mi vengono in mente solo delle cagate.
Guarda che se gli lasci tutto sto filo mi sega le gambe, come l’estate scorsa… Ho ancora le cicatrici, vuoi vedere? Eh, lo so che il cane non ci fa caso, ma le gambe me le ha tagliate lo stesso!
Ora meno penso all’Alice, più mi rendo conto di stare bene. Bene… forse è una parola un po’ grossa. Ma comunque tiro avanti.
E pensandoci non ero, davvero, tanto felice con lei. Quando m’ha detto di finirla ero disperato e l’ho trattata come non dovevo. [Come] Una bestia schifosa…
Ma alla fine aveva solo ragione.
Il suo errore era quello di aver ragione, capisci? La sua cattiveria… la sua cattiveria è stata quella d’avermi mostrato esattamente ciò che stavo diventando.

Sai… ultimamente ho sentito una canzone che faceva più o meno così:
“Più tardi in camera tua la porta era senza la chiave, 
entrò tua nonna e la sua faccia era di scuse più che di imbarazzo. 
La stessa che feci io, quattro anni dopo… 
quando ti vidi insieme al tuo primo nuovo ragazzo”
Ecco, se c’è qualcosa che mi fa ancora male è pensare a quel momento. Non so se sto parlando di un futuro remoto o meno, ma, quando saprò di un nuovo fidanzato dell’Aly… Bhè, non sarà una passeggiata.
Mi si stringe lo stomaco anche solo a pensarci.
Se hai bisogno te lo tengo…
Visione! Visione! Come va? Che nome t’ha dato sto disgraziato? Eh? Mamma mia…
Comunque ora sono riuscito a rimanere in contatto con una stagista. Carina, molto…
Già fidanzata, quindi parte il dilemma emotivo e morale.
Ma rimane dannatamente carina.
Quando mi lasciavo andare la facevo ridere… E questa è una cosa buona e giusta.
Tutte le migliori ridono quando mi lascio andare.
Il Dottore diceva che si voltava spesso a guardarmi. Potrebbe essere la paranoia, ma a volte questo significa anche che c’è dell’interesse reciproco.
O no?
Dai! Non fare lo stronzo!
Sì, è più piccola di tre anni.
Quest’anno fa la quinta.
Ma poi, chettefrega?
Su… Dimmi come va all’Università, che io ho già parlato anche troppo.
Sì, sì… affanculo.

Permalosetto.

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4 risposte a Il Discorso del Solo

  1. Rocco R. ha detto:

    Mha….
    La questione morale lasciala da parte che nessuno ci dà più peso, faresti la fine del pollo tra i lupi.
    La questione sentimentale lasciala da parte che non dà più peso, faresti la fine del pollo tra le fauci del lupo.

    La questione che io dico qualcosa lasciala da parte, faresti la fine del pollo che scivola su una buccia di banana.

  2. arielisolabella ha detto:

    coraggio mal che vada rimani con Zanza….no? 😀

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