Lampi di desolazione

Effe Cì rimane a guardare dalla finestra i lampi oltre le nuvole.
È caldo, molto caldo, l’una passata, domani gli toccherà una giornata impegnativa, ma non riesce a prendere sonno.
Quindi non gli resta che osservare.
Bagliori di luce, energia elettrica rilasciata con forza sulla terra.
Lo sguardo del ragazzo è vago, intristito da problemi più che terreni che lui vorrebbe elevati all’altezza dei fulmini: incoerenti e precipitosi, durevoli tanto quanto un battito di ciglia.
Effe Cì serra la bocca con forza: nemmeno lui sa qual è il pensiero, tra i tanti, ad infastidirlo, ma la sua imprecisione mentale è solo un punto di forza da sommargli.
Dio, cosa gli sta accadendo…
Abbassa gli occhi verso la scrivania, con le mani cerca, tra l’agglomerato di fogli, penne e oggetti non elencabili, una matita rossa e un blocco degli appunti.
Altra luce si scaglia oltre l’orizzonte.
Con uno scatto comincia a schizzare tratti energici sul primo foglio libero capitatogli, figure geometriche senza una sagoma definita, cubismo spicciolo, pennellate vitali di rabbia.
Segue la frenesia del suo sangue, l’alcol lo colpisce ripetutamente allo stomaco, ma la mano non accenna a fermarsi.
Incide la mina sul foglio creando più solchi variabili, arature di campi in cui i simboli sono i frutti.
Cerca le parole adatte per descrivere il tutto, ma gli escono solo ferite e macchie di liquore putrefatto.
Sta cannando.
Sta cannando l’obiettivo, e una nuova luce fu all’orizzonte.
Il ragazzo guarda ciò che fino a quel momento aveva in mano: non gli piaceva. Non gli piaceva affatto.
Era una merda.
Incoerente, confusa, inutile…
Impraticabile.
Stacca il foglietto e lo appallottola pressandolo con entrambi i palmi.
Il sigillo non era ancora pronto… Il sigillo…
Si sente così impotente, così debole ed insicuro.
Se solo poteste vedere il suo cuore in questo momento, al di là dei macchinari che portano al funzionamento di una vita.
Fanculo la magia: gli si era aggrappato con disperazione; la magia salta fuori sempre con le debolezze umane, le alimenta e, con la stessa sicurezza di una valida medicina, le acquieta speranzosa che non scompariranno mai.
Mai evaporeranno dalla carne, come una cicatrice inflittasi nei momenti più neri del…
Lampo.
La luce lo distrae.
Attraverso la finestra ritorna il turbinio di idee.
Sta male, ancora, pensava di aver superato il momento, ma è inutile ingannare se stessi.
Sta male,
e la notte è lunga.

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