Il Dottore e l’Avvocato

-Allora conosci Tambo…
-Tambo?
-Tambo.
-Tambo…?
-Tambo.
-Il Dottore?
-Sì, Tambo.
-Sì, lo conosco.-
Il Dottore si era attardato a defecare in bagno e aveva lasciato lo spaesato Ford Coppola in compagnia dell’Avvocato.
-Ti piace?
-Il Dottore?
-Sì, Tambo.
-Ma… sì.
-Sei un piccolo?
-Io non… non so, ho vent’anni…
-Hhh…-
L’Avvocato inspira dalla sigaretta e, una volta espirato il fumo, si mette a ridere con un ghigno sulla faccia guardando gli occhi del ragazzo:
-Ho capito.-
I divani in cui si ritrovano sono ricoperti da un telo porpora che puzza d’aceto. Il caldo rende più pungente il fetore e incolla il braccio di Ford Coppola al cuscino alla sua destra.
Alla tivù i cartoni animati si muovono oltre una parete di fumo.
L’Avvocato riprende a parlare:
-Fumi?
-No.
-Bravo, è meglio se non inizi.
-Lo so.
-Bevi?
-No, dopo devo guidare.-
L’uomo si alza in piedi e si avvicina al tavolo alle loro spalle. Versa in un bicchiere di Braccobaldo un miscuglio marrone da una bottiglia verde poco prima sigillata con della pellicola trasparente.
Lo allunga a Ford Coppola:
-Bevi questo.
-Cos’è?
-Del Capitano.
-È alcolico?
-Quanto basta per poter guidare.-
Il ragazzo si porta il liquido al naso e cerca di captarne la forza. Temeva sia (aut aut) un colpo troppo forte che una temperatura troppo bassa in grado di potergli rovinare l’intero delicato equilibrio digestivo in corso.
Forse poteva gestirla.
Lascia scorrere tutto giù per la gola.
-Bravo, tranquillo che non ti fa niente, in due ore sarai pronto per tornare a casa.
-È strano: sa di liquirizia e… cos’è?
-Nessuno lo sa, lo prendiamo da Mario, non ha mai detto ad anima quali sono gli ingredienti.
-La cosa non mi tranquillizza.-
Il corpo del Dottore esce dalla porta del bagno: centodieci chili di cultura e sottile umorismo.
Con una tovagliolo di cotone macchiato di pomodoro si asciuga la fronte costellata di gocce di sudore:
-Grangay, sei pronto?-
Ford Coppola, leggermente infastidito dal soprannome affidatogli da più di due settimane, esita un attimo distogliendo lo sguardo dall’Avvocato e concentrandosi sulla televisione.
-Allora?
-Sì, ci sono.
-Alzati, allora, che ormai è l’alba; siamo in ritardo, cristo santo.
-Ho preso un Capitano.-
Il Dottore sussulta e passa il tovagliolo alle labbra.
L’Avvocato alza i palmi delle mani a mezz’aria cercando di giustificarsi:
-È tutto a posto, ho preso quello diluito col latte.
-Il latte aumenta solo la nostalgia, lo sai.
-Latte di mandorla.
-Dove l’hai trovato?
-Era in frigo, ce l’aveva preparato Mario per il viaggio nei mari del sud.-
I due uomini sui trent’anni continuano a parlare, ma Francesco, non ancora abituato ad affrontare certe occasioni, rimane in silenzio a guardare, dietro il sottile schermo al plasma, una spugna essiccarsi al sole con l’aiuto di una stella marina.
Non si sentiva molto bene, la liquirizia gli era rimasta sulle labbra e gli sembrava che mezzo bicchiere gli fosse bloccato a metà percorso tra lo stomaco e la bocca.
Il giorno prima aveva cercato di buttarsi giù da una finestra del terzo piano, se non ci fosse stato suo fratello sarebbe anche riuscito a partire…
Che vergogna.
Che vergogna.
L’occhio nero gli pulsa da sotto la pelle, il sangue pestato gli dimezza la vista da sotto il bulbo.
Sono sicuro che non avreste mai immaginato Ford Coppola in queste sembianze se non l’avessi descritto ora. Bhè, è normale: purtroppo non avete assistito a certe situazione che avrebbero reso la storia di Effe Cì molto più emozionante e movimentata rispetto a queste lunghe descrizioni di incontri atipici e dialoghi noiosi.
Come s’è procurato l’occhio nero?
Quando ha cercato di scavalcare la finestra?
Le risposte le avrete più avanti, o forse mai.
Chissà.
Sono un pessimo narratore, ve ne do conto, ma dovete accettare ciò che vi arriva.
Ho perso tempo e le cose sono andate avanti.
Uhmm…riprenderò dal punto in cui l’Avvocato si dilegua in camera da letto e il Dottore invita il ragazzo ad uscire da casa.
Ford Coppola si sente sollevato al pensiero di abbandonare i divani dal fetore d’aceto e fare due passi all’aria aperta.
Non sta bene: il liquore “Capitano”, come lo chiamavano le due particolari figure, gli stava dando una forte nausea che tratteneva a malapena.
Segue il Dottore dondolando su sé stesso fino a raggiungere la porta di casa.
Ormai è fuori.
Ancora poco.
Un rumore strozzato di ribollizione gli esce dalla bocca come un rutto gorgogliante.
Arriva un getto arancio che trova uscita sia dalle cavità nasali che orale.
Il Dottore compie un salto atletico, a sprezzo della stazza, all’indietro e sbalordisce di fronte al vomito.
-Porca puttana, non sulla porta…

 

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4 risposte a Il Dottore e l’Avvocato

  1. Rocco R. ha detto:

    Lo facevo più resistente all’alcol, questo effecci.

    • zanzathedog ha detto:

      😀
      Bisogna capirlo: non toccava alcol da più di 16 mesi

      Rocco: mi sento in colpa a farti perdere tempo con scritti così inconcludenti.
      Purtroppo non riesco mai a finire i cammini iniziati. Però questa volta mi metto seriamente d’impegno

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