Effetto Droste

Ford Coppola è un ragazzo di ventun anni.
Tre giorni fa è andato dal barbiere e si è fatto fare una cresta con la moltitudine di capelli che gli abitavano la testa.
Non è sicuro d’aver fatto bene, ma, andando in giro come uno dei tanti ultimi moicani, ha acquisito una sicurezza intrinseca notevole.
Dopo essere stato mollato dalla sua (ex) fidanzata, Alice, ha cercato in più modi di suicidarsi.
Tutti miseramente falliti.
E fu così che capì che non era l’abbandonare la vita terrena a fargli gola, ma il fatto di comparire agli occhi della sua famiglia, dei suoi amici e dei vari dottori che hanno dovuto soccorrerlo, come un ragazzo disperato.
Senza più voglia di vivere, poiché ciò che aveva vissuto era già abbastanza, e pronto quanto determinato a fare il grande salto.
Un ragazzo ormai alla frutta, un maledetto con grandi momenti di sofferenza alle spalle, un rocker finito…
Purtroppo questa immagine non lo rispecchiava non dico di un mezzo, ma proprio per niente.
Lui era solo Ford Coppola, Effe Cì: aveva la sua cerchia di amici stretti, la fumetteria dove ogni venerdì (strano a dirsi, ma ogni tentativo di suicidio cadde di martedì) andava a comprare i fumetti, un lavoro da cui l’hanno “licenziato” (in realtà gli avevano ridotto il contratto a tempo già fin troppo determinato a meno della metà), un diploma inutile in mano e tanta pigrizia nel cervello.
Un ragazzo qualunque e pure con poca autostima.
In questi ventuno anni ha pensato più volte che fosse pronto per scrivere qualcosa.
Alle medie vinse cento euro in un concorso extrascolastico in cui si richiedeva agli alunni delle scuole medie di descrivere il proprio futuro con approssimativo realismo.
Quella premiazione di fronte a 238 tredicenni fu il suo quarto d’ora di fama.
Purtroppo non riuscì più ad eguagliare il talento di allora e finì nel dimenticatoio assieme ad un rovinoso liceo di talento incompreso.
Ford Coppola ora ha chiaramente in mente tutto questo, pensa di sapere chi essere in realtà e, come scrisse in quell’osannato tema indirizzato ai Maestri del Lavoro: “sono cosciente della cupa teatralità della vita, del suo scarso senso dell’umorismo, del cinismo che dipinge le labbra sorridenti del mattino di un nuovo giorno. No, non penso diventerò mai qualcuno, anzi, so per certo che tra vent’anni nessuno si interesserà della mia vita privata: se avrò mangiato o no una lauta colazione, se mia moglie si farà o no un intervento chirurgico, se i miei figli avranno o no il giusto amore paterno dal sottoscritto. Ma non importa, perché io so di essere speciale, io sono gli occhi con cui osservo il mondo, io sono la mente che pensa, la mano che scrive, la lingua che schiocca. Io sono ciò che mi circonda ed è questo che importa. Il futuro non ha più futuro; è inutile scervellarsi su inutili ragionamenti riguardo un’ipotetica finalizzazione dei miei desideri: il mio cervello è ancora quello di un adolescente in piena crisi ormonale, con seri problemi con le materie scientifiche e un’idea del mondo esterno alquanto vaga e tremolante”.
Ford Coppola non lo sa, ma la vibrazione del suo cellulare nella tasca posteriore dei pantaloncini, sarà l’origine dell’origine dell’origine dell’origine dell’origine dell’origine dell’origine dell’origine dell’origine dell’origine dell’origine dell’origine…

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2 risposte a Effetto Droste

  1. Rocco R. ha detto:

    Avere sogni, che gran danno per gli uomini.

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