Primo

Fatto strano della serata: occhi vitrei del vincitore di 497.500,00 €. Una pubblicità fiacca di slot machine ci sovrasta nel momento del raduno. Il fortunato vincitore mostra un gran sorriso, ma gli occhi sono ingiustificabilmente tristi e distratti verso un obiettivo fuori dalle nostre – e sue – portate. Lo sguardo lo definirei perso. I pugni chiusi in segno di vittoria cercano di distrarre dal viso. Ho impiegato parecchi minuti a capire cosa stonasse nel quadro totale. Non sono abituato ad osservare con vivo interesse gli occhi della gente. Rimane che lui ha vinto quella carnosa somma e, occhi persi o non, potrà viziarsi più di quanto abbia mai fatto io.

Mi chiedo quando sia il momento di togliere l’albero di natale dalla piazza principale. È il 4 Gennaio e il freddo ha avuto un buon incremento dopo un capodanno dopo tutto mite e favorevole alle scappatelle in felpa all’esterno, riscaldati, tra gli altri, dall’alcol.

L’alcol ha la qualità di purificatore della coscienza (questa qualità sembra conoscerla pure la maggior parte degli antagonisti cinematografici d’antologia: soprattutto i narcotrafficanti. Fateci caso) se preso in giusta dose. Io, dopo due birre, due cicchetti di liquore al caffè (dannatamente forte, grazie Irene), uno di crema di limoncello, tre rum e pera, un sorso di vodka (votka, come mi correggeva ostinatamente la Valentina) alla pesca e un bicchierino di spumante, mi sono ritrovato stroncato e piagnucolante a ricordare la mia ultima ragazza, spiaggia di tormenti e deliri adolescenziali.

Uno dei miei maggiori rammarichi è la mia scarsa conoscenza della nostra lingua italiana. Sono sicuro che all’interno di un buon dizionario possa trovare termini efficaci e ottimali nella descrizione del mio stato d’animo, sia al momento della scrittura degli appunti, qui in Piazza Maggiore, che nel momento di angoscia sentimentale, residuo di troppe bevute.

La malinconia che segue lo svilimento di una persona che reputavi unica (e che per la quale credevi nel tuo essere unico) è infelicemente forte, una palpitazione dello stomaco, l’affaticamento del cuore nella sua quotidiana attività. L’angoscia della solitudine è la grossolana parentesi in cui ti ritrovi racchiuso; stretto in una parete sintattica che allontana dal resto del mondo. La stessa angoscia che segue il ritrovarsi circondato da ragazzi coetanei (o forse di pochi più anni più piccoli, da quanto mi fanno presumere alcune tra le frasi – da loro – più dette), sconosciuti e ubriachi. La stessa solitudine cosmica che ti pervade nel rimanere lì seduti, ad un passo da loro, e partecipare passivamente ai loro rapporti di comunicazione ridotta, ai loro approcci sessuali più o meno velati, agli sguardi in mia direzione di varia intensità: dal perplesso all’aggressivo (e qui è il mio lato paranoico a parlare, che, non nego, è molto suggestionabile).

Sono davanti all’albero di natale e ciò significa foto di gruppo. Molte foto di gruppo, anche se alle undici di sera del 4 Gennaio, è sempre tempo di foto di gruppo. I ragazzi alludono a “comitive della chiesa” (per cosa intendano con “comitive” è cosa a me sconosciuta), organi genitali, bevute “secolari” e, 1 2 3, “faccia da culo!” poco prima dell’ennesimo scatto fotografico.

A nord est dalla mia postazione, dietro il Nettuno, skater adolescenti fanno schioccare le loro tavole sulle mattonelle di marmo in acrobazie improbabili ma, al mio occhio ignorante, seriamente attraenti e ben riuscite.

Come dicevo: lo stato confusionario in cui risiedo non solo mi fa confessare le cause dei miei dolori ad un amico al telefono, ma me lo fa fare con tono drastico e medio-alto catturando le simpatie di una coppia di ragazzi e le antipatie verso la ragazza del piercing inguinale che mi fa dubitare delle mie capacità sessuali e della mia sanità emotiva/mentale.

Ora vi saluto.

Ho freddo e la coppia sta diventando patetica e invadente (con quel sottile strato di strafottenza che accompagna l’incontrare uno sconosciuto e cercare di farlo passare per l’ultimo dei cretini… o forse solo da qualche bicchiere di birra di troppo).

In più credo di essere comparso in 5 delle foto dei ragazzi della “comitiva della chiesa”. Molto probabilmente verrò taggato su facebook.

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2 risposte a Primo

  1. johnnystecchino ha detto:

    Le comitive chiesa sono dappertutto!

    • zanzathedog ha detto:

      E sono così potenti da indurmi nella sgrammaticatura pesante nel titolo!
      Da piccolo, comunque, ne sono stato vittima, delle comitive chiesa.
      E mi divertivo pure un botto!
      Tranne nella giornata del silenzio.
      Lì no.
      Lì proprio no.

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