Secondo

Un buon browser è la mia morte: mi ritrovo a spostarmi di continuo da un sito all’altro alla ricerca di aggiornamenti non ancora adocchiati ed assaporati. Di solito apro cinque o sei video contemporaneamente e spazio dall’uno all’altro, chiudendo questo e aprendo quello con la facilità con cui si fa zapping tra la vasta gamma di scelte di una pay-tv (come adorano dire nei telefilm americani). Solo raramente – molto raramente – mi intrufolo nei commenti e cerco di imprimere il mio ostinato punto di vista ad altri spettatori; e quando lo faccio vengo presto demolito, o, peggio, ignorato.
Oltretutto, lo stesso tempo in cui mi soffermo in una pagina web non supera, in media, i tre minuti tanto è l’ansia di star perdendo qualche altra, meravigliosa, esperienza comunicativa in altri ben disposti siti. In questa magnifica interazione io -> web, web -> io, mi ritrovo coinvolto in più esperienze documentate da altre sensibilità, tra le quali due in particolare mettono a repentaglio la mia salute: provo una stretta repulsione per quelle pagine del favoloso mondo informatico in cui si ostentano i propri pareri con convinzione maniacale e prossime al fanatismo; provo una ancor più pronunciata repulsione per quelle documentazioni visive di locali gremiti di gente intenta a ballare – discoteche mi consiglia di scrivere la mia razionalità.
È una vera e propria fobia che mi catapulta giù dalla sedia con una forza senza pari. In prima persona non ho mai vissuto esperienze così terribilmente schiaccianti e claustrofobiche[1][2] e solo vederle riprese mi innervosiscono con arrendevole supplizio.
Parlando di questa mia turbe con lo psicologo ho presto ricavato una causa espiatoria: la mia ultima relazione sentimentale avuta con una rappresentante piuttosto vivace della fauna hardcore[3]; il mio subconscio mi impedisce di vedere o frequentare discoteche per prevenire il pericolo di poter incappare nella sua figura intenta in relazioni sessuali ( sempre “più o meno esplicite”) con maschi della sua stessa razza.
Strano come riesca sempre a finire lì, in quel tema, senza la presunzione di farlo apposta.  La mia testa può essere facilmente raffigurata come una sfera di neve, di quelle tristissime e per un quinto svuotate dell’acqua dal sole entrato dalla finestra.                                       Una sfera di neve senza neve, ma con alcune ossessioni al suo interno. A volte queste ossessioni giacciono nel fondale, inermi e tranquille, appiattite dal peso dell’acqua lucida e calma; ma al primo, impercettibile, segnale la sfera viene scossa con brutalità e risvegliata del dinamismo per cui è stata costruita innalzando le tormentate ossessioni fino al pelo dell’acqua, sulla punta dell’iceberg, e struggendo di dolore la mia anima[4].                            Il tutto è complicato da articolate fantasie di dolore e sofferenza, vendetta e rivincita, infelicità e incomprensione con cui coloro la mia vita e mi diletto poco prima di dormire. Esercizi di trance visionaria di cui sono orgoglioso maestro.                                                     Credo staccherò a breve.

Memo del giorno: repulsione disarmante ed impulsiva per i colossal hollywoodiani fantasy con attori presi in marchette spudorate. In antitesi provo un’insana attrazione per mostri, bestie e animali feroci cinematografici.

Secondo memo del giorno: sono riuscito a perdere un’ora della mia vita guardando trailer di film di prossima uscita ricavando poche ma decisive affermazioni:
il trailer cerca di venderti solitamente ciò che definirei prodotti fallati in qualità di contenuti come pezzi dalla rara maestria e sensibilità artistica, facendo un uso spudorato di musica lirica, scene drammaturgiche, frasi ad effetto – efficaci solo per bocca di attori dotati e ben doppiati – e l’abuso immediato del culmine emotivo della pellicola, togliendosi così il peso di una buona riuscita in sala e chiarendomi con sorprendente schiettezza se valga o no il prezzo del biglietto.                                                                                                                        Non nego, comunque, l’esistenza di positive eccezioni, né di eccezioni delle eccezioni: dal trailer ben fatto ma che, una volta davanti il grande schermo, si mostrano per ciò che sono in realtà: la solita cazzata di stagione da incassi paffuti.

[1]: a parte nel 2006, avevo 15 anni, la sensibilità che mi caratterizza m’impedisce di buttare giù due righe su quel che fu quella serata per il mio animo ancora immacolato ed innocente… forse anche un po’ ingenuo… perdonatemi, quindi.

[2]: ciò non vuol dire che il mio spirito giornalistico, che anima le mie ultime giornate, non mi spingerà a documentare mie, future? probabili?, esperienze in tali locali – se mai verranno – con una vena di accondiscendente divertimento.

[3]: se il video in cui mi imbatto ha contenuti hardcore la mia repulsione per esso può mutare da strazio a momentaneo infarto e dolori spirituali di alta intensità (solo pari ad una mazzata al centro del torace con conseguente mancanza di respiro e rimbambimento prolungato).

[4]: dicendola poeticamente.

Ps: ho scoperto che “trascrittura” non esiste. Ci tengo ad evidenziare che non è stato un errore voluto e che la figura di merda, ormai inguaribile, mi ha fatto sghignazzare. Rimango uno che si inventa, con dispiacere, le parole.

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2 risposte a Secondo

  1. arielisolabella ha detto:

    ohh stavo in ansia e mi chiedevo che fara’?sara’il solito simpatico paranoico schizzato? mi mancavano le tue esternazioni.Senza come comincio l’anno!!!!!!..uomo insensibile..
    .n.b.ti schianti sempre in bici contro pali ed autobus?? 🙂 si spiegherebbero molte cose

    • zanzathedog ha detto:

      Rimango il simpatico paranoico schizzato di quartiere!
      La conclusione dell’adolescenza sta cercando di portarmi in uno stato di tranquillità interiore e pace mentale, ma non credo ci stia riuscendo.
      Mi schianto quotidianamente contro pali e cofani di macchine, anche non in bici, però a piedi l’effetto catastrofico e distruttivo di una bici accartocciata contro un palo non rende bene.

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