Settimo – Il Campione del Parchetto

27/03/2012
È quasi giunta la primavera e il tepore del sole sempre più alto nel cielo riesce a riscaldare quel che basta per indossare la giacchetta più leggera e non essere vittima delle proteste della mamma.
Marco e Davide, come al solito dopo una faticosa giornata scolastica, si ritrovano al parco vicino casa a giocare, la loro originaria fantasia non è stata ancora levigata dai prodotti poco didattici videoludici e, come oggetto di svago, si limitano a saltare giù dal lato sbagliato dello scivolo: in base alla distanza compiuta nel salto eleggeranno il nuovo Campione del Parchetto.
L’ultimo Campione del Parchetto, Lorenzo, è tornato a casa in ambulanza, una meta veloce per far prendere alla mamma qualcosa da leggere in ospedale per il trauma cranico del figlio, dovuto da un tuffo mal riuscito.
Marco e Davide concorderebbero sul fatto che un saltatore come Lorenzo, annata ’05, seppur particolarmente impossibile nel carattere, non si vedrà più per tanti tanti anni a venire. Lui era speciale: a parole è faticoso da spiegare, bisogna vederlo per capire… il modo con cui fletteva le gambe e si slanciava giù dal corrimano di legno, quella grazia nell’atterrare con le ginocchia completamente piegate e i palmi delle mani paralleli al pavimento fangoso… Un vero campione, ormai facente parte di una generazione rovinata.
Sì, Marco e Davide sono consci della grave responsabilità che pesa sulle loro spalle in quanto più giovani pensatori lucidi del parco. Sono di quell’età esatta per l’inventiva, per la rivoluzione delle regole ludiche, per l’abbattimento dei record in passato lasciati su quello stesso terreno da altri promettenti bambini, ora grandi e troppo avanzati nella riflessione logica su cosa sia lecito fare e cosa non.
Marco dice di aver visto dal vivo com’è stato lasciato il segno rosso sangue sul lampione vicino alle siepi, “uno scontro di gran classe, signor sì, lo schianto alla velocità della luce tra due biciclette scaraventò Fabio contro il palo: la linea obliqua rossa che potete osservare era, un tempo, circondata da puntini del medesimo colore… cavolo… perse tutti i denti, schizzarono via come pop corn scoppiettanti. Sembrava stesse mangiando volutamente il lampione! Invece ci era solo finito contro con la bocca aperta”.
Davide, invece, a suo dire è il profondo conoscitore di tutti i segreti dei cespugli in fondo a destra, “Leo e Camilla si diedero il loro primo bacio seduti sugli unici tronchi tagliati dal comune all’interno dell’intricato labirinto di rami. Li portai io con Filippo lì, e gli assicurammo tutta la riservatezza di cui necessitavano; Filippo faceva da palo, nessuno si sarebbe mai sognato di avvicinarsi tanto è grosso, mentre io mi occupavo di piegare alcuni rami in modo da chiudere la coppia in una gabbia verdeggiante, rinfrescante e assai romantica. Questo è l’unico segreto che posso permettermi di dirvi, niente di più, niente di meno. E se Marco si fa scappare qualcosa lo sistemo io”.
Dopo il terzo salto di Marco, dall’esito zoppicante di sette passi e mezzo, Davide si accorge di scritte segnate all’interno dello scivolo, poco sotto il corrimano-trampolino, nella parete di plastica gialla che fa da limite. Erano scritte rotondeggianti, di un nero profondo, marcato da una velata malinconia ed oppressione. Bastava il tatto per accorgersene: quelle parole avevano un’importanza non indifferente, ipnotica, forse magica.
«Hai visto?», mormora Marco.
«Quelle? Le ho notate appena siamo saliti, non ricordo di averle mai viste prima», gli risponde Davide.
«Nemmeno io, le hanno scritte tra ieri e oggi.»
«Forse quando eravamo a scuola…»
«…»
«…»
«Le sai leggere?»
«Non so; posso provarci… Un attimo.»
Davide si concentra in quel compulsivo sistema di lettere occidentali di femminea grazia. Le parole gli giungono in mente per sillabe ripetute, con un sottile nesso inconscio che, lentamente, si fa strada per la sua gola fino ad arrivare a colorare l’aria circostante sotto forma di onde sonore.
Per la prima volta in vita sua Davide si rende conto di star pensando a ciò che deve leggere, la sua attenzione è massima nel captare ogni singola ed essenziale sfumatura nelle scritture.
La conoscenza gli arriva con un impatto che ha dello stupefacente, un insieme di dati e pensieri e parole e frasi, tutte in piccole lettere scritte su uno scivolo di un parco.
«So-sono unà rà-gazza scappatà d-di caahasa non vo-glio p-più ve-vede-vedere mio pad-padre pèr quel-quello che m’ha fat-fatto non meritavo di es-sere trattàta in quèl mo-mod-modo» la difficoltà nella lettura si scioglie con la velocità degli occhi nel cogliere le vocali e le consonanti che vengono «sono fuggita da tre giorni e per sopravvivere faccio pompini a ragazzi vogliosi sono bionda cogli occhi azzurri seno grosso e sodo fianchi fatti apposta per essere afferrati cerco qualcuno con cui passare bei pomeriggi a fumare e scopare mi sento tanto sola costo poco mi piace il sapore della… Qui è annerito, ha cancellato il resto. Aspetta… Riprende da qui: il mio numero di cellulare è questo tredueottocinquenonriescoacapireunononsileggeotto se siete stalloni dal cazzo duro chiamatemi prezzi buoni.»
Davide rimane in silenzio a guardare quelle scritte, senza proferire parola. Si sente a disagio, gli gira la testa per lo sforzo fatto.
Marco lo osserva sgranato: «A parte la punteggiatura inesistente, io non penso di averci capito nulla.»
Davide scrolla le spalle e fa cenno di “no” col viso: «Io ho paura di aver letto qualcosa che non avrei dovuto leggere. Io… Chi è questa ragazza? Perchè è scappata di casa?»
«Forse suo padre era uno che menava. Come il mio quando siamo in vacanza, che mi dice sempre “sei buono da nulla!” e mi smolla un ceffone.»
«No, non credo. La ragazza è scappata di casa, capisci? E… Non riesco a capire il senso di queste parole. Mi hanno infastidito.»
«I fianchi da afferrare… Che significa?»
«Ti è entrato solo un dettaglio di tutto, Marco, qui è pieno zeppo di parole che non comprendiamo. È… Mi sento male.»
«Ti gira la testa?»
«Sì, anche a te?»
«Sì. Mi sento a disagio.»
I due amici decisero di scendere subito dallo scivolo – questa volta per il senso corretto – e, tornando dalle rispettive madri, pensarono intensamente alle parole lette. Ebbero entrambi la forte sensazione di una scoperta terrificante, lo svilimento di un lato umano fino a quel momento giustamente nascosto ai loro occhi innocenti – e che sarebbe dovuto rimanere tale per altri, parecchi, anni. La ragazza bionda non si fece più risentire per mezzo di scritte, loro temettero per sempre una sua ricomparsa su qualche altro gioco del parco.
Il record di salto in lungo dallo scivolo, e conseguente assegnazione di Campione del Parchetto, andò a Giorgio, fratello minore di Marco; per la prima volta dopo 11 anni il premio venne assegnato ad un bambino più piccolo dell’annata favorita.

26/03/2012
Due ragazzi delle medie al parco:
«È qui che lo vuoi scrivere?»
«Sì, passami l’indelebile.»
«Ma cosa ti ha fatto?»
«È una stronza. Pensavo mi amasse e invece mi stava solo usando per far ingelosire Stefano.»
«Ma non ti sembra esagerato di scrivere quelle cose e inserire il suo numero?»
«Per niente, è la punizione che si merita.»
«Mha…»
«Chissà chi vincerà quest’anno il titolo di Campione del Parchetto?»


Ratigher

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