Chiacchierando di Trama e Turandot

-Da piccolo mio padre m’ha fatto ascoltare Turandot.
-Cos’è?
-Penso un’opera lirica, me la fece ascoltare tutta a sei anni, ricordo che non riuscivo a concentrarmi sulla musica, volevo solo sentire la fine.
-Perché?
-Mio padre m’aveva raccontato la trama: una regina, o figlia di un re – non ricordo bene –, desidera sposarsi quindi bandisce un concorso in cui i pretendenti alla mano devono rispondere correttamente a tre indovinelli, chi non ci riesce viene decapitato. L’idea di sentire un’orchestra suonare una decapitazione mi rendeva euforico. Immaginavo picchi sonori potentissimi, cori epici e campane nefaste. Un ritratto sonoro della morte, di una testa che si stacca dal collo.
-Ma a sei anni riuscivi ad infoiarti per così poco?
-Credo di sì: non comprendevo quello che dicevano i cantanti e quindi mi concentravo sull’atmosfera. E l’atmosfera era una gran palla, speravo in qualcosa che ribaltasse la situazione. Quindi continuavo ad ascoltare, attendendo la scena clou. Dopo parecchio tempo di piagnistei e chiacchiere incomprensibili questa è sembrata arrivare: Calaf, un principe misterioso, affronta i tre indovinelli della principessa, indovinelli a cui nessuno era riuscito a rispondere.
-Allora avevi già sentito dei momenti macabri.

-Purtroppo no, l’opera non comprendeva le altre decapitazioni, inizia con i pretendenti falliti già morti. Dicevo: Calaf la sfida e, inaspettatamente, indovina tutti e tre gli indovinelli. Ero distrutto, gli archi e i tamburi erano tutti armoniosi e sembravano voler prendersi un bel sospiro di sollievo, mentre io volevo una cazzo di decapitazione sonora. Quando… Quando improvvisamente la musica si fa più cupa. La principessa non lo vuole sposare e Calaf le propone un patto: se lei scoprirà il suo nome lui si lascerà decapitare, altrimenti si sposeranno.
-Ma non finisce più?
-Finisce che si innamorano, in una dolce notte lui le confida il suo nome, ma lei decide di tenerselo per sé e sposarlo. O almeno, così si va a pensare, l’opera non è mai stata completata dal suo compositore.
-Chi era?
-Non lo so, mica mi interessava a sei anni.
-Su Wikipedia dice Giacomo Puccini.
-Allora era Puccini, Puccini è morto prima di scrivere la fine.Da piccolo fu tremendo star seduto sul divano ad aspettare una decapitazione che mai avvenne. Avevo quella voglia, quel bisogno, di sentire la disperazione in Calaf e i tenori farsi terribili quanto solenni; solo in quel modo sarei stato ripagato da mio padre di quella tortura. Ricordo anche i tamburi, i tamburi nelle orchestre mi piacciono un casino, fanno quel fracasso in confronto a tutto il resto che incutono terrore, sono belli prepotenti.
-Ma tutto questo cosa c’entra col fumetto?
-Leggi il titolo, leggi. “Trama – Il peso di una testa mozzata”.
-Sei stato a parlare di Turandot fino adesso solo perché ci sono delle decapitazioni?
-No, Trama e Turandot condividono la capacità di tenerti in sospeso. Di farti credere in un risvolto cruento della storia, ponendo le basi per una tragedia. Entrambi anticipano qualcosa di terribile, ma senza sapere quando questo accadrà o se accadrà. Leggere Trama è stato come riascoltare Turandot circondato da tamburi e da grancasse incalzanti.
-Si chiamano così anche gli strumenti usati nelle opere liriche?
-No, non lo so, non so niente delle opere liriche! Comunque: per tutta la lettura mi sono chiesto cosa c’entrasse la decapitazione, questa era trattata come nell’opera lirica, veniva citata ma mai mostrata. In compenso i protagonisti si ritrovavano a fuggire da pericoli incombenti, a parlare con personaggi alienati dall’umanità o disumanizzati e ad affrontare conseguenze del loro, odioso, comportamento. Ratigher riesce a depistare il lettore, a confonderlo con anticipazioni allarmanti di alcune pagine, con criptici dialoghi dal sapore metanarrativo affiancati da scene frenetiche e sature di suspense. Come per Turandot, nel momento in cui ci si aspetta il peggio dei risvolti, l’apice delle atrocità, si riprende una linea narrativa apparentemente tranquilla con una conclusione lasciata al lettore.

-Quindi non finisce?
-Quando l’ho letto la prima volta mi sono lasciato trascinare dal ritmo serrato pensando non avesse fine, alla seconda lettura mi sono reso conto che Ratigher aveva messo tutte le carte in tavola per arrivarci da soli alla fine. Rende il lettore attivo e partecipe di un gran fumetto.
-Mi fai vedere alcune tavole?
-Sì, guarda. Il disegno è meraviglioso, uno stile particolare… Non saprei come descriverlo. Guardalo e basta. Ad un certo punto sfrutta anche il canaletto tra due vignette, sembra venga sfondato da un personaggio secondario.
-Bello l’uso dei retini.
-Sì, è una figata. Ma tutto il fumetto è una figata. Ha una narrazione praticamente perfetta, una scelta stilistica originalissima ed un uso dei mezzi comunicativi… appassionante.
-Altrocché Turandot.
-Sì, Turandot è una sfracassata di maroni al confronto. Però Trama me l’ha ricordato nei punti che ti ho spiegato. Le teste mozzate vengono solo citate in entrambi, non si vedono mai, ma la loro presenza permane dando un senso d’inquietudine bello peso.
-Mi piace pure l’edizione. Ricorda quella degli Omnibus Mondadori, la copertina e il formato.
-Sì, la casa editrice ha tirato fuori un bell’oggetto.
-Vabbhé, dai, grazie dei 5 minuti di cultura non chiesti. La prossima volta ci penso due volte a farti una domanda su un fumetto.
-Sei una merda ignorante.

Ho parlato di:

“Trama – Il peso di una testa mozzata”
Autore: Ratigher
Casa editrice: Grrrzetic
Potete comprarlo qui

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8 risposte a Chiacchierando di Trama e Turandot

  1. Rocco R. ha detto:

    Gran bella chiaccherata, a me queste cose capitano in maniera terribilmente di rado. Forse mai. Ma non renderei giustizia a quella banda di psicofarmaceutici dei miei interlocutori abituali.

  2. arielisolabella ha detto:

    attenti io ci provo ancora adesso….non si guarisce.. 😦

  3. zanzathedog ha detto:

    Reblogged this on Il circolo dei blogger non scomparsi and commented:

    Nuova categoria, da oggi appuntamento settimanale con (mie, ma anche di vuole) recensioni di fumetti.
    Visto che queste sono risapute settimane difficili, inizio con un bel riciclo.
    Le anziane ammiratrici delle rubriche settimanali non me ne vogliano.

  4. Pingback: Trama nel mare del web | Il Rutto Della Pianta Carnivora

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