Lettera mai pubblicata

Prima del vero e proprio post, qualche riga di presentazione:
ho rievocato il seguente testo da una mail arrivatami l’11 Novembre 2011.
L’indirizzo era quello di un ragazzo impegnato come volontario del Servizio Civile in un piccolo comune della bassa bolognese.
Tutt’ora non so spiegarmi perché scelse proprio me come destinatario di questi suoi ricordi, ho provato a contattarlo più volte, ma inutilmente.
Sembra scomparso nel nulla, con lui la sua dipendenza per il brioschi e tutti gli orrori che ha dovuto sopportare nell’ultimo anno.
Queste sono le sue ultime memorie, naturalmente ho dovuto alterare il nome del comune presso cui ha lavorato per salvaguardare la privacy dei propri abitanti nonché la famiglia del ragazzo.

Buona lettura.

Un bronzeo ornitorinco accigliato protegge l’entrata degli uffici facendosi carico di un massiccio via e vai di impiegati.
I Sanmaccolati non sanno guidare, è un dato di fatto, totalmente impossibile riuscire ad attraversare le piccole strade centrali senza essere vittima di più sportellate da mamme sbadate e nevrotiche, prese dalla paranoia pre-mestruale di un potenziale raffreddore aggressivo nemico della propria progenie.
La progenie Sanmaccolata tende ad imparare a camminare intorno i 4 anni, prima di questa importante quanto festeggiata data vivono dentro capsule con ruote, viziati oltre il concepibile.
Biciclette impazzite dai controllori esasperati scheggiano contromano, incuranti del pericolo incarnato da rispettabili anziani in boxer e sprezzanti del freddo autunnale: urla di terrore provengono dal proprietario del mezzo a due ruote svanendo, in lontananza, oltre il punto di fuga della via.
Vecchie rugose si fermano a parlare davanti al cimitero, rincuorandosi a vicenda del parente morto:
«Ogni giorno ne muore uno.»
«Maria, Maria, non c’è più rispetto per noi vecchi.»
«Il rispetto te lo devi guadagnare, Rosa.»
«La morte lo esige.»
«La morte lo esige.»
Non badano al cane al guinzaglio, ormai collassato da arterie ricolme di grasso vegetale e ridotto ad un accumulo di sostanza organica nauseante e rivoltante.
«Maria, ha qualcosa che non va, oggi, il tuo… il tuo… oh, accidenti, come si chiama la tua bestia?»
«Di chi stai parlando?»
«Di quella collinetta lì, a fianco dei tuoi piedi, l’animale che solitamente leghi al guinzaglio.»
«Quale animale?»
Gruppi di ragazzi si aggirano per il paese in branco, non conoscono la realtà al di fuori delle mura, non interessa, piuttosto rifuggono in atti di cannibalismo, cibandosi di estranei extracomunitari disperati.
«No, non ne voglio sapere di venire a Bologna, piuttosto, guarda, preferisco andare nella zona industriale ad assaltare un paio di capannoni ricolmi di cinesi. “Ma chi cazzo ti vuole mangiare? Io ho solo bisogno di una piccola violenza, non capisci che sono soltanto un ragazzo rinchiuso in questo comune tanto angusto e ristretto?” “Io avele pelmesso di soggiolno, io avele…” e, bam!, gli spacchiamo la faccia con un martellata sul naso.»
I gruppi di adolescenti si dividono secondo il proprio sesso. Credono solo nell’unione del maschio con la femmina ma mai mancano omosessuali orge carnali nascoste segretamente agli occhi dei propri genitori.
(I genitori sono ben consci del vizietto dei loro figli, anche loro sono stati g-giovani in quella dura realtà di monotonia, tutt’oggi la loro occupazione maggiore si limita al bar sotto casa, a disprezzare con attacchi sinaptici e palpate sgradevoli i nuovi arrivati).

Nel pieno centro sanmaccolatese si ritrova il municipio, sede principale della maggior dispersione dei fondi monetari sanmaccolatesi.
Eroinomani allo sportello anagrafe disgustano con attacchi d’astinenza e pruriti irresistibili quindicenni pronti a farsi una carta d’identità:
«Anno di nascita?»
«Altezza?»
«Stato civile?»
«Dio mio, aiutami a trovare una vena, con questa dannata luce non ci vedo un cazzo.»
Sportelli sulla maggior parte delle mura comunali disperdono gente in un continuo rimando ad altro personale, la burocrazia è dalla loro e stagisti terrorizzati si racchiudono, tremanti, in ogni angolo con la speranza di morire il prima possibile.
(Solitamente questi sono i primi a perdersi nel tunnel della disperazione, colmante in un atto d’estremo coraggio detto suicidio).
Impiegati schizoidi affogano in ragionamenti dalla vacuità stagnante.
Cittadini ottimisti prendono appuntamenti in largo anticipo per elencare i loro malcontenti ad assessori e direttrici della seconda area
«Prego, si accomodi.»
Li invita ad entrare la segretaria del piano, volatizzandosi in una nube di scartoffie e telefoni squillanti.
Superata la porta di plastica grigia facendo attenzione a non violare l’inviolabile concentrazione dei lavoratori comunali (“Ah! Qui il signor Guerra non ha pagato la retta per lo sgombero di tossici dai marciapiedi! Via col sollecito, via col sollecito! Preparate il fax d’avviso alle poste, voglio una raccomandata entro 15 minuti, e la voglio subito!”) i cittadini si avvicinano all’entrata della sacra cripta della direttrice.
Un obiettore con i nervi ormai sfibrati dalle continue richieste tantriche di vari rispettabili colleghi si fa avanti.
«Deve parlare con la dottoressa, somma, nostra magnificenza, misericordiosa -le direttrici di seconda e terza area adorano le cariche di prestigio effimero- Pranelli?»
«Uh.. sì.»
«Lei è certo di quest’azione?»
«Sì, questo schifo dall’argomentazione delle più disparate non può continuare a lungo.»
«Oh, lei si fa carico di un grande peso, un grande peso, invidio la sua tenacia, sa? Comunque in questo momento la direttrice è occupata in pratiche burocratiche, deve attendere un attimo.»
«Attenderò.»
L’obiettore, con un ghigno liberatorio svanisce nel nulla, lasciando i cittadini soli, soli nel rumore più assordante di tastiere battute.
Questi solitamente soccomberanno infaustamente sotto una frana di faldoni e risme di carta timbrate pericolanti.

Dall’altra parte della porta l’illuminata dottoressa Pranelli invita uno stagista alla scrittura del proprio testamento in codice numerico e sotto forma di prospetto da protocollare.
«Voglio numeri, e che siano chiari, il sindaco non mi farà mangiare ulteriore merda per questo lavoro d’inserimento dati, ti senti pronto a prendere in carico una tanto importante iniziativa?»
L’infiltrato come unica risposta deglutisce e scarica sul monitor file di codici alfanumerici a quattro righe, dai colori più sgargianti e caratteri improbabili.
«Qui ci voglio un grafico a torta imperiale… la frase “Isee membri iscritti al personale di recupero foglie autunnali” la voglio in grassetto puntoevirgola… evidenzia la mancanza di acqua potabile all’interno degli uffici comunali… questa legenda è troppo piccola, ingrandisci… ho la fregna completamente secca a stare qui seduta, vammi a prendere della vaselina in farmacia… e già che ci sei, fammi il piacere di pagare l’ultima bolletta della luce, sai quanto odio le file chilometriche alla posta… ah, aspetta, ho inviato una stampa nella stampante in ragioneria, corri a prenderla.»
L’infiltrato si catapulta fuori dalla finestra dello sportello informativo in un fuoco multiplo di schegge e dati isee, atterra in un tonfo assordante, lo spostamento d’aria stravolge la cattedra della segretaria che richiama all’ordine con rimandi telefonici a persone sbagliate
«Vuole l’ufficio tecnico? Le passo la collega dell’ufficio scuola.
«L’URP? Un attimo che l’indirizzo all’anagrafe.
«Il sindaco, come no, aspetti un attimo per l’assistenza sociale.»

In diretta sullo schermo della sala d’attesa la preside della scuola primaria sanmaccolatese, un bradipo dalle occhiaie spaventose e narici scorticate, parla solennemente davanti ad una folla di genitori armati di torce e forconi:
“In seguito all’atto gravissimo compiuto da Diego, anni sette, rispetto ad un professore di Italiano, anni quarantacinque, ho deciso di prendere una decisione univoca. Ricapitolando: Diego ha accoltellato l’insegnante a causa di un fraintendimento burocratico sulla valutazione di un compito; i genitori di Diego chiedono giustizia per il danno psicofisico subito dal bambino nell’orrenda visione del corpo martoriato della vittima… uhm situazione non facile uhm… Il comitato “genitori” sanmaccolatese è arrivato alla conclusione di sottopormi, come entità di maggior rispetto all’interno della scuola primaria, ad autoflagellazione e punizioni corporali, nonché essere sodomizzata dagli utenti dell’assistenza sociale domiciliare per deficit di comprensione.”
Il pubblico rumoreggia indignato.
“Non è tutto, chiediamo anche la riesumazione del cadavere del professore e, per il suo poco dignitoso comportamento, la pubblica gogna. Questo è tutto”
Indietreggia nel buio della sua collocazione accompagnata da un coro di Alleluja Alleluja!

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12 risposte a Lettera mai pubblicata

  1. Rocco R. ha detto:

    Burroughs e Bukowski all’ufficio anagrafe. Anche se il secondo veramente ci stava alle poste.

    Bravo, Francè, bravo.

  2. johnnystecchino ha detto:

    Che autoflagellazione di testicoli!
    Pensa ad aver fatto il servizio militare…

  3. Don(n)a ha detto:

    Comune stravagante mi pare il minimo!
    😀

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