“Merci”, disse il ragazzo a Madrid

Intro fumettistica

Quando il Fotografo mi chiese se ero pronto a ripetere l’esperienza di Bruxelles con la capitale spagnola, non esitai un attimo a dare il mio consenso.
Mi immaginavo una città spagnoleggiante dall’atmosfera esotica e sobria, soleggiata e meridionale.
Un tratto alla Paul Pope, per capirci, e se non conoscete questo fumettista[1] ecco qualche spunto:

Ecco.
Io mi aspettavo esattamente un’atmosfera alla Paul Pope.
E invece mi sono ritrovato davanti un maledetto Mike Mignola.

LA MADRID CHE NON CREDEVO

Partenza:
20 Giugno 2012

15:20 – Incontro comunale sotto casa mia per partire con la macchinina in direzione dell’aeroporto. Siamo: io, il Fotografo e la Coppia di Anonimi. La Coppia di Anonimi ha un passato burrascoso ed oscuro, triste e doloroso, non starò qui a parlarvene ma sappiate che c’entra la fobia per le foto e il terrore che un grave segreto veda la luce. Per questo, nell’intero reportage, non nominerò mai il loro vero nome, né mostrerò il loro intero aspetto.

Mi piace ricordarli così.

E così (quello di sinistra è l’uomo).

15:35 – Arriviamo nel parcheggio gratuito e sistemo la fiera Panda rossa sotto un alberello seguendo i saggi consigli del Fotografo. Il Fotografo, oltre ad essere un ottimo fotografo, un profondo conoscitore degli aerei, un bravissimo meteorologo e antropologo, prevede anche alla perfezione l’ombra che un oggetto inanimato proietterà a qualsiasi ora del giorno. Una cosa a dir poco spettacolare e sorprendente. Un vero talento. Scendiamo dalla macchina che siamo super felici, io e la Coppia di Anonimi[2] abbiamo gli occhietti leggermente rossi e tanta allegria addosso, questo come reazione ad una barzelletta sugli alberi molto divertente raccontata in auto. Attraversiamo il parchetto di un condominio e ci incamminiamo verso l’aeroporto.

La salita più calda della giornata.

16:00– Siamo in aeroporto. L’atmosfera è molto bella e rilassata: pur in anticipo abbiamo una massa di carne animata davanti alla fila per lo sportello. La femmina della C.A. è in paranoia che qualcuno ci possa superare da un momento all’altro approfittando della nostra confusione mentale. A me non ne frega proprio niente, ho solo una sete matta e continuo a guardare in faccia una ragazza dai capelli rossi esageratamente bella e dall’accento spagnolo. Il maschio della C.A. scompare a comprare un gelato e non torna più. Il Fotografo va a vedere che fine ha fatto e torna con due bottigliette d’acqua (una per me) ma senza il maschio. Io non sono preoccupato.

16:25 – Torna il maschio della C.A.[3] e la femmina[4] è più tranquilla ma ancora in ansia che qualcuno ci voglia superare. Le dico di stare tranquilla, che c’è il Fotografo e che non dobbiamo temere alcun problema di questo tipo. Finalmente saliamo sul mezzo, una delle immagini più significative dell’imbarco è il dark TinTin hipster. Un ragazzo coi baffi alla Mario Bros, il ciuffo di TinTin e il completo di Alice Cooper. Vado in paranoia che bisogna assolutamente fotografarlo: è calamitante e stupendo, qualcosa di inconcepibile, un bug della nostra realtà. Altri appunti direttamente dal mio taccuino:
Cavuoto di fianco al mio sedile;
2 giga… gigr… gigu… insomma, non riesco a leggere. Sembrerebbe “giganti” ma non ricordo nessun gigante, ad essere sincero.

Il ciuffo da paladino del Belgio e gli occhiali da Charles Bronson (il detenuto). Un mito.

17:15 – Siamo in volo da quindici minuti. Il Fotografo ha già fotografato qualsiasi boiata degna della sua passione maniacale per gli aerei. La C.A., nei sedili dietro i nostri, parla non so di che cosa e si lamenta che non vuole essere fotografata. Io cerco disperatamente una posizione comoda con cui conciliare il sonno usando la bottiglietta d’acqua vuota come cuscinetto “d’aria”[5], non la trovo a causa dei tentativi imbarazzanti e poco intelligenti.[6]

Non potete non apprezzare queste foto da intenditore.

19:40 – Siamo a Madrid, fa calduccio, prendiamo un autobus da 5€ per andare in centro, noto con stupore la dura realtà riguardo la crisi spagnola e la viabilità delle macchine; cerco di fotografare un ciccione al volante di una Toyota, ma non ci riesco. Mi rendo conto che ci sono un sacco di ciccioni al volante di auto. Noto un parco gigante, mi segno nella testa che vorrei andarci a fare un bagno.

All’inizio pensavo di essere finito nel deserto.

La crisi in un’immagine di drammatico spessore.

L’M.C.A., forse.

20:30 – Sono già stanco di camminare, l’asfalto m’ammazza. Vedo ovunque della polizia; io sono scuretto di carnagione e spero non mi scambino per uno spagnolo randellandomi fino alla morte. Questo pensiero me lo tengo dentro ma rimarrà solido per l’intera nottata. Visto che la mia conoscenza della Spagna è uguale a zero copio incollo alcune frasi scritte su un famoso forum[7] dal Fotografo: “si inizia a girare per il centro, dopo essere scesi a Cibeles risaliamo la Gran Via”. Procediamo con la passeggiata e incappiamo in una manifestazione, vorrei avvicinarmi ma ho paura dei manganelli.

Protestavano contro il caldo, me l’ha detto una signora.

21:00 – Il Fotografo cerca di portarci in un pub/non so cosa in cui dovremmo “mangire come porci, ma in piedi”. A me l’idea di mangiare piace, quella di farlo in piedi molto meno. Più ci avviciniamo al locale più ci agitiamo: il Fotografo ha una brutta sensazione. Maledetto lui, ha ragione: il locale è chiuso e noi rimaniamo a guardare l’entrata con facce stupite. Stupite e melodrammatiche.
Il Fotografo è incazzato nero e io gli sto alla larga perché c’ho paura delle sue esplosioni di rabbia improvvisa.
Nota bene: intorno ci sono un sacco di poster coloratissimi di un gay pride. Quando mi son deciso di fotografarli non ne ho più visti. Però erano molto trash e mi mettevano di buon umore.

Come sarebbe a dire che è chiuso?

Era così arrabbiato che camminava in mezzo alla strada e contromano.

21:15 – Ci fermiamo a mangiare un kebab di fianco ad un sexy-shop in una larga via piena di cortigiane, alcune di queste sono molto carine e mi dispiace vederle sciupare il loro corpo con gentaglia dall’infima moralità. Mangio il kebab in un minuto e mezzo, intanto provo a fotografare una ragazza vestita di rosa. Non ci riesco mai.
Nota bene: la F.C.A. avrebbe preferito mangiare qualcosa di più caratteristico.


Il sexy-shop più rosso di Madrid.

22:00 – Ci dirigiamo verso Puerta del Sol, le strade sono zeppe di turisti e il nostro italiano non attira nessun curiosone. Sono molto deluso. In mezzo alla piazza alcuni mariachi suonano e fanno “eh eh eh ehhhiiiihè!” scatenando il ballo di San Vito in una vecchiettina. Faccio una foto alle gambe di una ragazza, giustificandomi con la compagnia dicendo qualcosa come “mi era davanti”.

“Eh eh eh ehhhiiiihè!”

Se mi si mette davanti non è colpa mia.

22:35 – Siamo al Plaza Mayor, ci sono un sacco di signori detti volgarmente “vù-cumprà” che giocano con quegli affari che si lanciano in cielo e atterrano tutti luminosi sulla testa dei turisti ignari. Anche qui vedo un sacco di poliziotti. Sta calando la sera e si fa sentire la stanchezza. Diversamente da Bruxelles, qui la densità popolare è fastidiosamente alta e divisa in gruppetti solitari, l’altissima percentuale di stranieri ci rende qualcosa di comune e trascurabile. Provo a disegnare qualcosa sul taccuino ma mi esce solo un poliziotto dalla testa scomposta e con una vistosa scogliosi. Il forum del Nostro Affezionato mi ricorda che passiamo davanti l’ambasciata italiana e a tanti altri monumenti, tutti desolati. Ma d’una desolazione triste e poco eccitante.Una desolazione misera.

Turisti ovunque!

Da notare i due poliziotti a controllare la ressa impazzita di una piazza alle undici di sera.

23:45 – Passiamo di fianco a tantissimi giovani che stanno sdraiati su un prato fine e ben tagliato[8]; io ci credo fortissimo e propongo alla combriccola di fermarci a fare due chiacchiere belli che distesi. È come parlare al vento, come risposta ricordo solo una vaga battutina sulle merde di cani, ma vi giuro che era il più bel prato visto negli ultimi 5 anni e la mia schiena aspettava solo di appoggiarvisi sopra. Alla fine ci sediamo in una lurida panchina di legno nella Plaza de España, intorno a noi abbiamo solo ciottoli o erbaccia secca. Sono demolito moralmente, e ho una sete matta. Ora che ci penso ho avuto sete per l’intera serata. Dopo 40 minuti di osservazione ci accorgiamo di una fontanella pubblica[9] presa in appalto da una baby gang cattivissima. Ho paura ad andare a bere ma la C.A. mi fa coraggio e mi tiene aperta l’acqua. Sento gli sguardi di tutti su di me, quindi mi affretto nell’azione e finisco d’ingurgitare il prima possibile. Mi rialzo con un rigolo di limpido nettare lungo la guancia, mi asciugo col dorso della mano ed esclamo… ed esclamo “è calda da far schifo”.[10]

Il Fotografo vede una figura a lui familiare e cerca di intraprendere un’arguta discussione.

Io, invece, gli voglio subito benissimo.

Manco una fontanella fresca.

01:11 – Siamo in un locale, un barettino un po’ scialbo, a bere del tinto de verano, una brodaglia fredda fatta con gazzosa, vino rosso, limone e ghiaccio. Scende giù che è una meraviglia. I baristi fanno un casino madornale col pagamento e le ordinazioni, questo perché ero scappato in bagno appena entrato. Il bagno era qualcosa di spaventoso. Aveva le lucine al neon che andavano e non andavano, donando un’atmosfera da film horror ambientato in una clinica psichiatrica. La tavoletta del cesso era macchiata di sangue e feci, o forse era solo vino, a voi l’incognita. La mia timidezza da vescica è titubante sul da farsi, alla fine la costringo ad urinare.

Ottimo tinto de verano trash.

Ad un certo punto ho incontrato questa signorina che si era persa, era anche molto timida, come potete vedere dalla foto.

01:15 – Mentre beviamo si discute animatamente degli europei, il Fotografo legge ad alta voce i titoli sportivi del giornale facendo scattare una spassosa ilarità in tutti a parte gli spagnoli presenti. Sono un popolo che non sa divertirsi, che non sa capire le richieste dei turisti e che finge una spensieratezza[11] ipocrita. I belgi erano molto più simpa. Ecco.

La camminata più virile della serata è una marchio registrato del M.C.A.

Una delle tante allucinazione del Fotografo.

01:40 – Comincia a far freschino e ringrazio d’aver preso una giacchetta leggera. Sono stanco morto e sento ancora il bisogno di sedermi ovunque. La città è meno agitata, ma non rimane mai completamente deserta perdendo il fascino della solitudine. Naturalmente c’è ovunque della polizia[12] e questo è tanto seccante quanto fastidioso. La F.C.A. deve trovare un bagno, quello del bar non l’aveva convinta tanto da servirsene, quindi il Fotografo parte alla ricerca di un MacDonald’s aperto, dopo due tentativi lo troviamo, però chiude alle due e ci dobbiamo sbrigare. Il Fotografo mi ricorda di parlare dei Blekaidpìs presenti nel fast food, io ve li cito ma non ricordo nulla. Compro una Coca piccola[13] e la finisco subito; mentre la F.C.A. è in bagno vedo il suo compagno andare a rubare delle patatine fritte abbandonate su un tavolo e ammucchiate dalla signora delle pulizie, apprezzo il gesto eroico ma rimango un po’ schifato, comunque sia ne mangio due o tre, e non sono l’unico.

02:40 – Ripassiamo per la via delle cortigiane, qui c’è sempre vita e le ragazze sono più nervose del solito. Alcune sono molto carine, altre poco consigliabili. Faccio l’errore di guardarne in faccia una, questa coglie l’attimo e mi afferra il braccio cominciando a slegare in spagnolo. Io accelero il passo in modo da sbarazzarmi della presa mortale ma non serve a niente, chiedo aiuto al Fotografo, mi contorco per cercare di fuggire dalla vergogna, intanto mormoro un mantra famoso per l’inefficacia: “no intiendo, no intiendo, sono italiano, no gracias, no gracias…”. Riesco a seminarla simulando uno scatto in avanti ma spingendomi subito dopo indietro, la ragazza molla il colpo ma continua a parlare menzionando una sua amica di lampione. Ci allontaniamo provati ma divertiti. “Almeno c’ho qualcosa da scrivere sul blog” dico con sollievo, se non ci fosse stato questo paragrafo il post sarebbe stato fin troppo noioso e parlare di puttane alza vertiginosamente le visite.

È l’unica cosa decente che ho trovato cercando su google “prostituta spagnola”. Purtroppo non è lei la rapinatrice.

02:50 – Copio dal forum del Fotografo: “dopo aver girovagato ancora per le strade principali ci dirigiamo verso Cibeles, il Parque del Retiro e il Paseo del Prado.. passeggiatina tranquilla in una fresca Madrid! Strane statue a Plaza de la Indipendencia!”. Non so dove, ma io mi addormento in una panchina squadrata a fianco della C.A. e vado in paranoia che la polizia mi manganelli scambiandomi per un barbone; faccio incubi serissimi su senza tetto che prendono fuoco a causa della forza cinetica dei colpi polizieschi contro le loro vecchie ossa. Quando mi sveglio ho la C.A. sorridente e il Fotografo che è tornato da una maratona notturna. Sono confuso e non trovo il portafoglio, alla fine ce l’aveva il Fotografo[14] per farmi uno scherzone divertentissimo, ridono in allegria, io bestemmio per la bassa circolazione del sangue alle gambe. Cerco di alzarmi ma soffro come un cane.

Una delle posizione da addormentato più normali della serata.

Contemporaneamente sognavo l’estradizione dalla Spagna.

03:45 – Aspettiamo l’autobus di ritorno per l’aeroporto, il freddo è pungente e non si possono non notare alcune sirene[15] in lontananza. Ormai non faccio più caso ai fasci di luce azzurrognola che spesso tagliano le vie in qualsiasi direzione. Saliti sul mezzo di trasporto (molto più scomodo di quello belga) vado su internet col cellulare[16] ma ci rimango il tempo di uno starnuto. Gli occhi mi si chiudono in automatico.

Abbiamo anche trovato il punto dove è morta Lady D.

05:00 – Siamo in aeroporto, superiamo i fastidiosissimi controlli e ci sediamo nelle panchine vicino al nostro sportello d’imbarco. Mi addormento di nuovo, questa volta in una posizione che anche volendo non riuscirei a descrivere, intanto gli altri tre eroi camminano per i vari terminal, terminal che, a loro dire, sono lunghi eterni, io ci credo perché non mi costa niente farlo.

06:15 – Superiamo tutta la fila per l’imbarco e ci mettiamo primi, nessuno s’arrabbia, credo sia per le nostre facce brutte e sporche. Aspettiamo l’aereo in un tubo simile ad un cordone ombelicale azzurro dove passa aria gelata. Noi maschi scopriamo di avere tutti e tre un forte senso di diarrea imminente, la cosa, seppur preoccupante, ci fa sbellicare.

06:30 – Sulla destra ho il Fotografo, che se non è nella postazione finestrino diventa un autistico intrattabile e pericoloso, e sulla sinistra una grassa signora di mezza età dal profumo schifosamente dolciastro. Prendete del miele, del miele dolcissimo, e mischiatelo con mango, cannella, marmellata di fragole e un tocco di albicocca, ecco qual era l’odore della signora; mi son presi conati di vomito violenti e ho cominciato a brontolare col Collega. Non contenta, il mostro nauseabondo comincia a sventolarsi un volantino per farsi aria, gettando così vari spruzzi di merda olfattiva in mia direzione. Sono straziato e comincio a maledire quando le ho detto che il posto era libero. Avrei preferito senza tante scuse la ragazza biondina seduta poco dietro di noi.

Il mostro olfattivo di faccia assomigliava preoccupatamente a Helena Petrovna Blavatsky

06:45 – Mi addormento.

08:30 – Mi sveglio con un dolce atterraggio, scendiamo dall’aereo abbastanza scombussolati. Alla fine la diarrea non ha colpito, ma la stanchezza pesta con forza. Il Fotografo deve fotografare la nuova area check-in dell’aeroporto di Bologna o sta male e farebbe brutta figura nel suo forum di fanatici. A me scappa la pipì in modo immondo, ma la tengo.

Quanta emozione genuina.

Conclusione stile “tema per le elementari: Il mio viaggio a Madrid”
9:30 – Porto a casa tutta la combriccola dentro un forno ardente un tempo chiamata “automobile”, la capacità del Fotografo sorprende ancora una volta mostrandosi ingannevole con l’abilità di prevedere ” l’ombra che un oggetto inanimato proietterà a qualsiasi ora del giorno”; una volta giunto in camera mi accorgo di non avere sonno e mi metto a leggere un fumetto di Warren Ellis ripensando al viaggio e a quanto sia stato deludente in confronto a Bruxelles. Troppa polizia, troppa gente, troppi turisti, troppo caldo e troppo menefreghismo.
Ma i post del Raffone su facebook hanno reso tutto questo molto più godibile.

Questo è tutto, grazie di aver letto fin qui.

Contenuti speciali:
Ecco una rara immagine di tutti i bottini ottenuti nel viaggio:
il biglietto da visita del night club è stato recuperato dal M.C.A. contrattando amabilmente con un ragazzo che conosceva il significato italiano di “scopare”;
il disegno proviene dal sottoscritto durante il viaggio d’andata;
Carla, invece, è un’amica del Fotografo.

Note di fine pagina:
[1]: un maledetto genio. Cercate di recuperare qualcosa di suo il prima possibile, perdio.

[2]: da ora in poi C.A.

[3]: da ora in poi M.C.A.

[4]: da ora in poi F.C.A.

[5]: nome tecnico.

[6]: un uso spudorato della forza di gravità mixato con la più sapiente ricerca d’equilibrio frontale e l’incastro delle gambe contro il sedile di fronte al mio; visto da fuori dovevo apparire come un acrobata intento a concentrarsi prima del suo ultimo spettacolo.

[7]: Qui potrete vedere anche foto super belle di aerei!

[8]: proprio come quella inglese, ma spagnola.

[9]: l’unica di tutta Madrid, maledetti mangia paiella!

[10]: non mi prendo la responsabilità di una completa attinenza con la realtà.

[11]: ed una giovinezza.

[12]: la media di due camionette blindate per via/piazza. Non sto scherzando.

[13]: in Spagna costa tutto un’esagerazione di più rispetto Bruxelles, ma meno dell’Italia.

[14]: o forse no, non ricordo chi ce l’aveva.

[15]: tutto questo scrivere di poliziotti innervosisce pur dopo tre settimane, come cazzo si può riempire una città con tanta gente con una pistola nella fondina e il diritto di usarla se necessario? Cosa frena Madrid dall’essere una bomba a orologeria? Occhei che mantengono l’ordine, ma, seriamente, tanta forza militare spaventa a morte.

[16]: non ho alcun prodotto all’avanguardia, né m’è costato quanto uno stipendio part-time; è un miracolo sia riuscito a scrivere due righe su facebook in barba al caro amico Raffone, che saluto calorosamente.

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12 risposte a “Merci”, disse il ragazzo a Madrid

  1. Rocco R. ha detto:

    Dopo Bruxelles pensavo mi avresti dato qualche altra dritta. Invece a Madrid non volevo andare, mai dato un motivo in più per evitarla. 🙂

    Comunque se restate per un tempo tanto breve dovete iniziare a bere da sopra l’aereo, la città sarà di sicuro un 30% più gradevole.

  2. The Photographer ha detto:

    E andiamo!

  3. johnnystecchino ha detto:

    L’acqua è veramente imbevibile, presa di rubinetto ha retrogusti salini. Neanche i madrileni la bevono, la comprano al supermercato dove l’acqua è messa in vendita a tanicozzi da 5 o da 10 litri.
    I bar poi hanno la fastidiosa abitudine di servirti la birra dentro boccali inumiditi e poi messi in freezer. Questo è l’unico modo per bere una Cruzcampo.
    Batosta 4 a 0 contro Bruxelles.

    • zanzathedog ha detto:

      Ecco svelato il mistero delle pochissime fontanelle.
      La storia dei boccali inumiditi non la conoscevo.
      Spero Rocco abbia letto, che le birre sono un tema delicato per lui.

      Attendo con ansia la prossima tappa per stilare il podio di “città da una notte”

      • Rocco R. ha detto:

        Se servono tutta la birra in quel modo allora ci voglio gli schiaffi. Anche se ci sono alcune qualità di birra che vanno bevute in un boccale ghiacciato.

  4. arielisolabella ha detto:

    ma non dovevi andare in bulgaria?ma non lo sapevi che madrid e’stata costruita su di un altopiano depresso ed e’un forno peggio di firenze in coda agli uffizi ad agosto??? ma scusa ed il padro?i mercati? ed il tablao flamenco??.. potevi almeno ubriacarti con la sangria!! 🙂

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