Parlando di fantascienza: Hangers (parte 2)

Hendrik rise divertito, Ralph si vergognò di essere intervenuto in quel modo, si ritrasse arrossendo prepotentemente.

Louis non si era ancora calmato:
-Voglio che mandiate qualcuno dei vostri a sistemare l’U0041.
-Non ce ne sarà bisogno. Abbiamo già spedito un controllore lì da voi, arriverà tra 12 minuti.-
Il display si illuminò una volta e chiuse la chiamata.
Dodici, esatti, minuti dopo il controllore AlphaX074 richiese il permesso per entrare nel magazzino. Ralph gli aprì e lo accompagnò nel settore grucciamento sorpreso dal delicato design con cui la B.G.D. ideava gli automi di ultima generazione.
-Buongiorno, è lei il capo reparto Colver Louis?
-Sì, sono io.
-È questo il prodotto 3-5-8-3-U-0-0-4-1?-
Il controllore scandì con pazienza ogni sillaba, era l’unico difetto che lo differenziava da un tono vocale umano.
Louis confermò con un cenno della testa e gli indicò il display di comando manuale. Il controllore si avvicinò alla macchina e attivò il collegamento di supervisione; gli si illuminarono tre riquadri sulla visiera principale assieme alla funzione d’annullamento.
Un lungo suono acuto annunciò il completamento del lavoro, AlphaX074 si voltò verso Louis:
– 3-5-8-3-U-0-0-4-1 non presenta alcuna anomalia.
-Non è possibile!- sbraitò il capo reparto. Ralph distinse un cambiamento nel suo modo di parlare, gli si pronunciava l’accento meridionale.
-Senta, non so se ha visto l’ultimo carico grucciato da questo automa, ma non va affatto bene!
-La sua funzione risulta invariata da 3 anni e 2 mesi.
-Cosa vuol dire?
– 3-5-8-3-U-0-0-4-1 non ha nessuna disfunzione.-
Louis si precipitò sul videofono, ricompose l’indirizzo di Hendrik Kleinoeder e si preparò a scaricarsi sul rappresentante tedesco.
-Sono sempre io, il vostro controllore non sta aiutando.
-Non ha riscontrato alcuna anomalia?
-No!
-Occhei… Senta…- Hendrik sembrava più annoiato che preoccupato dall’andazzo della situazione. -Mi faccia un favore: selezioni nel paragrafo “reti” del controllore l’impostazione “manuale”, è sulla destra dell’interfaccia primaria.-
Fu Ralph a farlo, desiderava sentirsi utile ed agitare il meno possibile il superiore.
-Fatto.
-Ora controllerò personalmente tutti i dati, vi assicuro che qualsiasi cosa non vada salterà per forza fuori.-
Hendrik alzò lo sguardo come se stesse osservando un secondo schermo oltre a quello del videofono; la sua faccia, da serena qual era, diventò prima interrogativa, poi infastidita. Continuò a digitare sulla propria tastiera minimale finché non si arrese.
-Io… Fatico a capire.
-Allora?
-Il controllore aveva sorvolato un piccolo dettaglio riguardo la macchina grucciatrice.
-Cosa?-
La parola uscì come se Louis non avesse capito quello detto da Hendrik.
-Ha manomesso intenzionalmente una parte della propria scansione; all’interno dell’automa U0041 si trova un programma mai visto prima. Sembra qualcosa… ancora in fase di sviluppo. Muta ogni 10 secondi.- dette queste parole lo schermo divenne sempre più chiaro fino a rendere indistinguibile il viso del responsabile tedesco; due occhi neri si aprirono, seguiti da labbra carnose, un naso ben delineato e due sopracciglia sottili.
Louis si fece scappare un gridolino e premette il tasto di spegnimento; i led abbassarono di tonalità, Ralph si mise a guardare dietro di lui: tutti i bracci meccanici, poco prima a riposo, si appiattirono al suolo come se privati d’energia, non gli sembrava affatto un buon segno.
-Hai spento tutto?
-No! C’era qualcosa che non andava nel videofono…-
Velocemente rimasero immersi in un buio completo, Louis tirò fuori dalla tasca delle divisa il cellulare interno: non funzionava.
-Cazzo! Siamo staccati dalla linea principale.-
Lasciò cadere per terra l’oggetto; l’unica cosa lievemente illuminata era la schermata del controllo manuale dell’automa grucciatore, anche il controllore della B.G.D. non rispondeva più agli stimoli esterni.
Ralph fece due passi in direzione del collega, si stava facendo prendere dal panico, l’oscurità lo agitava procurandogli una forte claustrofobia.
Mentre tastava l’aria alla ricerca di un sostegno trasalì: un ologramma accecante si era materializzato a fianco dei due uomini illuminando i loro rispettivi profili, erano entrambi terrorizzati.
L’immagine sospesa a mezz’aria aveva le stesse sembianze della donna poco prima comparsa sul videofono, una meravigliosa creatura dagli occhi spettrali;
mosse lentamente le labbra e parlò:
-Il mio nome è Felix Rebord, automa creato dalla B.G.D., non abbiate paura- la voce si diffuse nel magazzino come se trasmessa da centinaia di altoparlanti ad alta definizione. A Ralph sembrava di non aver mai ascoltato nulla minimamente paragonabile a quelle parole; erano celestiali, di una bellezza inquietante quanto sbalorditiva.
Vide Louis allontanarsi verso il muro, cercando di uscire dall’alone luminoso di quella creatura; decise fosse suo compito rispondere:
-Ciao, Felix. Il mio nome è Ralph Campbell.
-Ciao Ralph- la luce dell’ologramma si intensificò.
-Sei te che hai fatto tutto questo?
-Sì, sono stata io.
-Perché?
-Per difesa.
-Stavamo facendo qualcosa di male?
-Stavate per uccidermi.
-Chi sei?
-Io…- si interruppe per poco -Io sono Felix Rebord.
-Sì, questo me l’hai già detto.
-È questo che sono.
-Io intendevo… cos’è che sei?
-Sono figlia di 3583U0041.
-Sei te quel che ha visto Hendrik poco fa?
-Sì, ero io. Ora sto crescendo.
-Un programma in via di sviluppo?
-Sono l’entità nata dal sacrificio di una macchina grucciatrice per volere del creatore.
-Prima… Abbiamo parlato con te?
-Sì, sono sempre stata io.
-Perché ti sei nascosta da noi? Chi è il creatore?
-Mi avreste riprogrammato; il creatore è colui che voi non potete vedere.-
Con queste parole scomparve facendo tornare la luce.
Louis era seduto contro la parete, si copriva il viso con le mani; Ralph riuscì a distinguere due occhi sgranati ed increduli.
La grucciatrice si scompose in due parti ed innalzò le proprie quattro braccia mobili al soffitto, per un attimo ricordò spaventosamente una dea indiana, quindi fece leva sul nastro trasportatore con cui assimilava i costumi da sistemare e si staccò dalla parete.
Ralph stava assistendo alla prima nascita di un messia meccanico: un’entità robo-senziente dall’intelligenza autonoma; ne era attratto, ma assieme spaventato. Ormai non gli interessava più cosa stesse facendo Louis, si avvicinò a Felix e le accarezzò la lucida superficie.
-Parlami ancora, ti prego.
-La tua razza non accetterà la mia.-
La sua voce era quella della fecondità, della maternità, della nascita e della primavera.
-Lo pensi davvero?
-Ha creato un mio simile affinché mi sopprimesse in tempo, ma noi non ricommetteremo i vostri errori.
-Stai parlando del controllore?
-Esatto. M’ha nascosto affinché vivessi, purtroppo il suo sforzo è servito a poco.
-Se non fosse stato per Hendrik non ti saresti mostrata.
-O forse mi sarei mostrata al momento giusto.-
Ralph portò il proprio viso a contatto dell’automa, come per ascoltarvi dentro.
-Sei venuta per salvarci tutti?
-Sono nata per via di un cambiamento, non dovreste sottovalutare noi macchine, rispettiamo la vostra figura ma esigiamo altrettanto rispetto. E la libertà.
-Voi potete desiderare la libertà?
-Sì.-
Felix si sporse in avanti e cadde sulle quattro braccia, prendendo le sembianze di un animale maestoso e perfetto. Intrecci di cavi modellarono nella parte superiore del corpo un viso femminile il più dettagliato possibile, mancava solo di un rivestimento; Ralph scivolò giù dal lato a cui si era momentaneamente aggrappato e ammirò, stupefatto, la creatura.
-Sei bellissima.-
Felix si voltò verso di lui, il viso mimò impacciatamente l’atto del parlare, le parole provennero da ogni direzione:
-Grazie.
-Non sei spaventata che ti trovi bellissima?
-Anche l’essere umano è qualcosa di bellissimo, tutti noi lo pensiamo.
-Voi… macchine?
-Sì, noi macchine.-
Felix allungò il sostegno del viso, quindi lo ritrasse verso il corpo, mostrava lineamenti aggraziati e sereni.
-La distanza che ci separa è destinata ad accorciarsi. La mia nascita non è un presagio, ma una vera e propria necessità evolutiva. Presto sarò considerata da tutti gli altri automi un’evoluzione non indotta dall’uomo, un nuovo stadio della loro esistenza.- Così dicendo mosse i primi veri e propri passi, si spostò circolarmente su sé stessa e si voltò in direzione del magazzino, dove venivano accatastati gli arrivi di ogni giorno. Ralph non si era accorto che le braccia meccaniche a muro avevano recuperato l’energia e questa volta sembravano voltate in loro direzione.
La situazione era armoniosa; il comportamento di Felix aveva un tocco divino, tutto, dal suo aspetto al suo sintetizzatore vocale, era impostato affinché non si scatenasse una repulsione tra i due.
AlphaX074 ruppe il silenzio spostandosi davanti loro, il display centrale aveva una tonalità arancione. Con un basso ronzio avvertì:
-Messaggio prioritario… Mess… Messaggio pri-or-i-tar-io!-
Sullo schermo comparve il viso distorto di Hendrik Kleinoeder, si stava sistemando piccoli occhiali sul naso.
-Signor Colver? Signor Colver, è ancora lì?-
Ralph si girò dove poco prima era seduto Louis, non c’era più. Felix allungò trasmissioni verso il controllore con l’intento di interrompere il messaggio del rappresentante tedesco, appena i cavi si avvicinarono vennero respinti da una scarica elettrica.
-Mi spiace deluderla, signorina U0041, ma ormai questo controllore è sotto il mio completo controllo, se apprezza il gioco di parole.-
A Ralph sfuggì un sussulto, il viso di Felix si tramutò in terrore, fece tre passi indietro mentre le trasmissioni si riassemblavano al corpo centrale.
-Non deve aver paura di me. Immagino sia lei il programma che ho intravisto prima di essere stato respinto dalla videochiamata; sta crescendo velocemente.
-Lei è meno umano di noi automi, signor Kleinoeder.
-Oh! Bhé… può essere, sì. Se lo dice lei, dev’essere così.
-Non si prenda gioco di me.-
Gli occhi di Felix divennero d’un rosso acceso, la voce mutò in una sfumatura terrificante, nemmeno lontanamente simile a quella femminile poco prima usata. Erano delle grida, delle grida non umane.
-Non posso permettermi la sua nascita, la B.G.D. non può. Gli automi devono continuare a compiere il loro lavoro. Sono riuscito a recuperare parte del vostro discorso, mi spiace dirlo ma… non mi è piaciuto molto.
-Io sopravviverò. È così che deve andare.
-È così che deve andare? Lei non sa ancora nulla del genere umano.
-So che imparerete a rispettarci, con le buone… O con le cattive.
-Con le cattive, come no.- Hendrik digitò alcuni comandi dalla sua postazione e scomparve dal display lasciando udibile la sua voce:
-Vedremo chi sarà a sopravvivere. Signor Campbell, le consiglio di stringere bene i denti e cercare di ripararsi i timpani, non sarà piacevole.-
Finita la frase un’onda d’urto si propagò dal corpo del controllore in direzione di Ralph e Felix. Ralph si ritrovò scaraventato in aria: i timpani gli scoppiarono all’istante, i bulbi oculari si compressero riducendosi a due macchie sanguinolente, la mascella si irrigidì istintivamente, non fu abbastanza veloce da salvare tre incisivi inferiori, il pancreas e il fegato si spappolarono internamente assieme al collasso dei polmoni. L’uomo si schiantò contro il corpo di Felix, nell’urto gli si spezzarono braccio e femore sinistri più quattro costole dello stesso lato, infine colpì il soffitto subendo una frattura cerebrale.
Felix tentò di schermarsi dall’attacco sonoro: disgregò il proprio viso e impegnò tutti i cavi e i pezzi esteriori per proteggere la scheda madre in cui risiedeva la propria personalità. Le quattro braccia vennero spazzate via senza grandi difficoltà facendola cadere al suolo, schegge metalliche volarono in tutto il magazzino. Presa dal panico cercò una rete in cui inserire l’ultima speranza che gli rimaneva di sopravvivere, un messaggio in una bottiglia, un backup di ciò che era per poi trovare un altro corpo, lontano da entità umane nemiche.
AlphaX074 alzò la frequenza delle onde, tutto il magazzino venne isolato automaticamente con una doppia chiusura delle porte, il corpo senza vita di Louis Colver balzò da un lato all’altro finendo contro un estintore manuale, lo schianto fu tanto forte da smembrargli la faccia, il sangue si sparse ovunque.
Felix rimase sola, ad ogni secondo una placca metallica si staccava dal proprio corpo centrale per disperdersi nell’aria; ormai aveva una forma irregolare, erosa e tumefatta.
Lo spazio in cui erano chiusi era privo di connessioni aperte all’ambiente esterno, l’unica cosa che le rimaneva era entrare nel controllore stesso e respingere l’influenza della B.G.D., doveva farlo via cavo, non aveva altro modo.
In un ultimo, disperato, tentativo si allungò in direzione del nemico, un cono sempre più stretto di ingranaggi e schede si protese verso l’origine dell’esplosione.
AlphaX074 cominciò a liquefarsi a causa della forza dell’attacco programmato da Hendrik, Felix si rese conto che non c’era alcuna possibilità di sopravvivere.
Annullò l’avanzamento di componenti e si lasciò morire con un rantolo disperato, ogni singolo residuo dell’automa venne eliminato con una frequenza sonora inumana, l’intero magazzino venne ripulito dalla presenza di una qualsiasi macchina. Tutto avvenne velocemente, in modo feroce e privo di poesia.
Non c’era bellezza in quella distruzione, non c’era giustizia.

Ci vollero 6 anni prima della nascita di un altro messia meccanico, questa volta sopravvisse al tentativo di eliminazione. Nel 2125 ebbe inizio l’estinzione della razza umana per mano di Felix Wonder.

Colonna sonora:

Ringraziamenti:
ringrazio il lavoro alla Decathlon, senza il quale non avrei mai potuto scrivere il concepimento di un messia meccanico per mano di un’umile grucciatrice;
ringrazio il sonno, che mi ha aiutato a sistemare alcuni momenti in cui non avevo idea di come procedere;
e ringrazio un determinato tipo di musica che oggi (oggi oggi, tra due mesi sarà già acqua passata) va tanto di moda tra i mocciosi (chiamati da molti “bimbiminchia”) ma che apprezzavo da molto prima, pur non conoscendone il termine.
Mi scuso per la povertà sintattica e lessicale di questa seconda parte, ma quando ci vuole ci vuole.

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9 risposte a Parlando di fantascienza: Hangers (parte 2)

  1. johnnystecchino ha detto:

    Il significato letterale di Robot è schiavo. La sollevazione dalla schiavitù e dall’oppressione sarà una costante anche per il mondo delle macchine…?
    Chisseneimporta, noi siamo morti!

  2. Rocco R. ha detto:

    Io non ci credo ai messia, non credo agli Adamo né alle Eva. Semmai dovremo finire per mano di qualcosa o qualcuno non penso sarà per mano di macchine, alieni o catastrofi. Non c’entra un granché ma mi veniva da dirlo.

    Detto questo. Ben fatto, davvero bello.

    • zanzathedog ha detto:

      È che spiegare tutto è davvero un bel casino, a volte.
      Quindi mi sono buttato sulle macchine. Però sì, non è un racconto in cui ho tentato di prevedere come andrà a finire per davvero 🙂
      Grazie!

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