Chiacchierando di Portugal e del passato

Quando ero piccolo mia nonna era solita raccontarmi storie della famiglia. Della mia famiglia. Principalmente storie di guerra e di cognomi.
Da piccolo, queste storie, mi parevano così insolitamente sorprendenti da metterne in dubbio la veridicità: cercavo di non parlarne troppo con gli amici per paura di essere additato come bugiardo, e, ad essere sincero, alle elementari c’erano già fin troppi ragazzini dalla vivida immaginazione e dai nonni/zii/genitori eroi.
Quindi io me ne stavo zitto e mi limitavo ad ascoltare.
Questo disincanto per la storia della mia famiglia mi accompagnò per parecchi anni: matrimoni, nascite e morti mi sembravano noiosi e non appartenenti al mio mondo; tendevo a scordare in fretta tutto ciò che riguardava pro-zii, bisnonni o nonni e che mi veniva raccontato.
Fino ai 16 anni non comprendevo l’importanza del tramandare a voce avvenimenti dalla rara bellezza e per cui io dovevo la vita.
Una volta cresciuto ho cominciato ad ascoltare con fame di sapere, di catalogare e di conoscere.
Purtroppo persi il tempo massimo; mia nonna non era più in grado di riaccompagnarmi in quelle terre chiuse nella sua memoria.

Perché sto parlando di questo in una (simil) recensione di un fumetto?
Perché “Portugal” è un fumetto complicato. O meglio: leggero, ma nella sua leggerezza complicato.
Cyril Pedrosa, riesce a mascherare l’opera come un breve scorcio nella vita di Simon – il protagonista – finendo per parlare di tanti argomenti delicatissimi con una sensibilità, un tatto e una semplicità autobiografici, trascinando così il lettore all’interno della vita dello stesso Simon.

So che non sono riuscito a spiegarmi bene: più ci penso più mi pare difficile recensire Portugal.
Ma lo voglio fare, perché era da tanto che non mi immedesimavo in un fumetto così, e forse sta qui il trucco per la recensione.
L’immedesimazione.

Portugal parla, principalmente, di tre cose:
la scoperta;
il passato;
la vita.

La scoperta di un altro paese, la scoperta di avere bisogni che vanno ben oltre quelli puramente carnali, la scoperta di una famiglia, la scoperta di ciò che ci circonda: la scoperta.

Il passato: il passato che segna, irreversibilmente, la nostra vita. Tracce di chi è venuto prima di noi, e che noi – spesso – ignoriamo, o più semplicemente dimentichiamo.

E la vita. La vita che è tutto. La vita è il lavoro, è l’amore, è – sempre lei – la famiglia, è la propria casa e la propria terra.

Questi tre elementi si possono fondere fra di loro e quasi sempre lo fanno: la scoperta del proprio passato può cambiare la propria vita.
Ed è questo che è “Portugal”.
Diviso in tre capitoli, noi lettori ci avviamo in un viaggio in compagnia di Simon verso la consapevolezza di sé stesso, del bisogno di sentirsi vivo, della bellezza di un paese appartenuto ai propri avi e della meraviglia nello scoprirlo.
L’immedesimazione scatta grazie alla capacità narrativa di Pedrosa, la lettura scorre leggera ed intensa: i dialoghi sono semplici e schietti, la regia delicata e fluida, i disegni espressivi ed evocativi.
Il tratto è semplice ma caratteristico[1], le figure si fondono fra di loro, si mescolano con l’ambiente circostante, entrano nella natura[2] e risplendono con essa.
Gli acquarelli accentuano il mescolarsi dei personaggi, prendono il compito di tornasole emotivo delineando la differenza tra diversi momenti più o meno felici.[3]

“Portugal” è un libro che cerca inconsciamente l’immedesimazione del lettore, e ha tutte le carte in regola per trovarla: avrei potuto dirvi di quanto mi abbiano colpito le scene in cui Simon affronta una probabile rottura con la sua fidanzata, o del rapporto che il protagonista ha col padre, della fatica che ho fatto per leggere due, semplici, pagine con la sensazione di star sfogliando la mia stessa vita[4]; ma la ricerca del proprio passato è stato il cardine che mi ha attaccato a questo fumetto.
La sua leggerezza artistica, che sospende più volte il peso degli avvenimenti in un’emozionante scoperta di una lingua, di un paese e del bisogno di osservarsi intorno alla ricerca di qualcosa.

Tutto questo è “Portugal”, e tanto altro, o forse anche molto meno, tutto dipende dall’occhio del lettore.
Sicuramente è il miglior fumetto (finora) uscito nel 2012 e da me ultimamente letto.
È stato bello sfogliarlo con l’arrivo della fine dell’estate, chiudere l’ultima pagina assieme all’odore autunnale che il caldo non riesce a coprire.
E ad una velata malinconia.

Ho parlato di:

“Portugal”
Autore: Cyril Pedrosa
Casa editrice: Bao Publishing
Potete comprarlo qui 


Note:
[1]: mi ha ricordato il nostro Gipi in vari momenti.

[2]: o con l’architettura.

[3]: purtroppo il secondo capitolo viene preso in mano da Véronique “Ruby” Dorey, seppur tra le coloriste francesi più richieste, sceglie colori digitali invasivi per i disegni di Pedrosa, confondendo più volte la lettura e dando un tono cartoonesco all’insieme.

[4]: una scena ambientata in macchina e una al telefono m’hanno mandato in paranoia. O le coppie internazionali si somigliano tutte fra di loro in modo preoccupante, o Pedrosa era lì a spiarci.

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8 risposte a Chiacchierando di Portugal e del passato

  1. Rocco R. ha detto:

    Le tue recensioni le vedrei bene sul circolo.

  2. arielisolabella ha detto:

    concordo …comprero’il fumetto ed io bada ben…sono ferma a zagor tex e topolino……

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