Presa di possesso

«Signori, siamo giunti» esclamò solennemente Horgun alla propria ciurma di viaggiatori: un manipolo di grezzi uomini dall’aspetto sciupato e dismesso. Sporco, pensò lo stesso Horgun.
«Ve l’avevo detto che a occidente ci sarebbe stata una nuova terra, ve l’avevo detto! Ma voi, no!, non ci credevate. “Ancora un poco! Ancora un poco”, ricordate? Avevate totalmente perso la fiducia nelle mie parole, era come parlare ad un branco di lupi rabbiosi: quand’è stato? Al tredicesimo giorno? Quando vi siete ribellati e mi avete fatto subire le peggiori torture che mente umana – spinta da un pizzico di buon senso – possa immaginare; mi avete sbeffeggiato, disonorato, insultato, percosso e pure… profanato!»
Si udì un risolino in fondo alla massa.
«Oh, avete ben poco da ridere, ben poco. In questo estenuante viaggio abbiamo perso la nostra umanità. Ci siamo comportati come animali, schifosi animali senza ragione; abbiamo sfiorato crimini inenarrabili! Ma… Ma, amici miei… quel che è stato è stato; ciò che conta è che siamo qui, ora, assieme, nella nuova terra.»
Horgun prese un bel respiro battendosi il pugno sul torace nudo. I vestiti cenciosi li aveva persi in un momento poco roseo della navigazione; addosso gli era rimasto solo uno straccio che usava per coprirsi le zone pudiche di fronte ai suoi, luridi, uomini.
«Siamo dinanzi a una svolta. Una svolta della nostra vita e pure del moderno modo di pensare, della società contemporanea e dell’umanità tutta! Non fate quelle facce sorprese, ve ne prego. Dovete rendervi conto che ciò che pensavamo un limite invalicabile è stato da noi oggi superato: ci troviamo in una terra mai toccata prima. Siamo qui nel Nuovo Mondo!»
«Uh!» rispose con sprezzo Thorfal, appoggiato ad un remo spezzato dalla barca.
«Cosa? Cosa cosa cosa? Thorfal, sei tu ad aver parlato?»
«Sì, Horgun. Sono stato io! E lo ribadisco: fesserie!» Thorfal sputò per terra «Tutte fesserie!»
Horgun sgranò gli occhi incredulo.
«Sei forse dubbioso di quanto detto da me, Thorfal?»
«Riserbo qualche dubbio su ciò che abbiamo trovato, capitan Horgun» ringhiò Thorfal.
«E allora dimmi: hai mai sentito parlare prima d’ora di una terra tanto verde, di un mare tanto azzurro e di un clima tanto mite ad occidente della nostra amata patria? Rispondi.»
«No di certo» disse Thorfal scuotendo la testa.
«E allora capirai da solo che il tuo ribattere ha ben poche basi su cui poggiare.»
Thorfal non rispose. Tossì senza distogliere lo sguardo da Horgun.
Quest’ultimo riprese il suo discorso:
«Quella di oggi è una gran vittoria per il nostro popolo. Io, Horgun, capo di questa spedizione, prenderò, ora, meravigliosamente possesso di tutta questa terra. Ascoltatemi, uomini, da oggi le parole avranno un significato ben preciso! Con questo primo atto si darà inizio ad una nuova era. Per favore, non distraetevi.»
Un vivace brusio calò lasciando posto ad una manciata di stomaci ansiosi del loro pasto.
«Bene bene. Allora, stavo dicendo: non sarò contraddetto – nel mio prendere possesso di questa nuova terra – da nessuno dei qui presenti signori.»
Horgun si arrestò per guardare in faccia ognuno dei suoi uomini con diffidenza. Erano tutti ammutoliti.
«Non sono stato contraddetto. Vedo che siete svegli, bravi, dopo gli ultimi giorni di viaggio era pure il minimo, eh? Quindi ora è certo: io, Horgun, della dinastia Njàll, sono il primo e principale possessore di questa vasta, ricca ed inabitata terra, grazie al potere donatomi dagli dei stessi e al benestare degli uomini qui riuniti.»
Horgun si leccò avidamente il labbro inferiore.
«Arnfinn, hai registrato tutto?»
Nessuno rispose.
Gli uomini, stanchi morti, si guardarono fra di loro alla ricerca del loro compagno Arnfinn.
Horgun, sempre più agitato, lo richiamò con voce tremante. Nessuna risposta.
Si fece avanti Leiknir, detto lo smilzo:
«Arnfinn è morto, capitano.»
«Morto?!»
«Già: morto stecchito.»
«Quand’è successo?!»
«A metà viaggio, un dannato colpo di sventura: è scivolato sul ponte principale spezzandosi l’osso del collo.»
«Perché nessuno mi ha avvisato?!»
«Uomo in più, uomo in meno: cosa cambiava?»
«Siamo giunti nel Nuovo Mondo senza un notaio?! È questo che mi state dicendo?»
Un colpo di tosse fece eco sulla spiaggia, accompagnato dalle lente onde del mare.
Horgun si voltò dando le spalle al gruppo di sventurati.
«Questa conquista dedita alla modernità dell’uomo non può essere valida senza un atto notarile. Io… Mi sembra di impazzire. Impazzire! La formalità della procedura era essenziale come prova legittima, senza Arnfinn rimaniamo animali idioti in mezzo al NULLA!» con l’ultima parola gli scappò un grido di rabbia e sconforto.
«Capite? Siamo nel completo nulla! Privo di valore!»
«Cosa significa, capitano?» chiese Thorfal.
«Significa che dobbiamo tornare indietro, in patria, a prendere almeno due notai e una manciata di testimoni accreditati dal punto di vista morale, non rozzi vichinghi ignoranti come voi.»
«Ma perché? Per quale motivo dovremmo farlo?»
«Per il possesso di queste nuove terre! Cos’altro?»
Gli uomini percepirono grande odio verso Horgun; ma decisero comunque di seguirlo sulla barca.
Prevedevano un viaggio di sregolatezze in onore della tanto celebrata “modernità”.

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7 risposte a Presa di possesso

  1. johnnystecchino ha detto:

    Io l’ho sempre pensato: i vichinghi per un periodo hanno da sempre spaccato il culo a quattro, solo che avevano un pessimo ufficio stampa.

  2. arielisolabella ha detto:

    i discendenti del Grande Capo devono essere mooooolto numerosi e molti impiegati nel pubblico impiego…..

  3. Rocco R. ha detto:

    Ah, d’annata casta notarile!

    Però ci mancano i pirati, è tutto più interessante se ci sono i pirati.

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