Memorie di Todd Hoover – 17 Ottobre

Diario di Todd Hoover, 17 Ottobre, 12:15.

Inizio registrazione.
Ho trovato un equilibrio col cibo. Sembra che l’effetto del parassita sia più marcato nei primi giorni in cui lo si ospita. Le allucinazioni vengono e vanno, in modo meno incisivo, più lineare.
È un bene sia così. L’immersione nella propria realtà non può riservare internamente la continua incognita sulla sua autenticità.
La mia esistenza è un piccolo grande dubbio.

Voglio evitare improvvisi brutti viaggi.
Sì.

Dio mio.
Sto parlando…
Mi rendo conto di star parlando in maniera particolarmente scontata. Sembro il diario di un attore impegnato nella recita di un tossico. Un’artista di merda senza alcuna capacità: col copione davanti agli occhi. Uno sceneggiato di pessima qualità.
Un tossico non parlerebbe mai così, se non per sembrare ciò che pensa di essere.
Ma che non è.
Devo davvero prendere questa roba per fare dei video pubblicitari? Dove sono i miei attori?
I miei Simulanti?
I Simulanti sono al computer: mi stanno osservando. Li mantengo in primo piano, a respirare, ed è come se mi guardassi allo specchio. Vivono. Ma chi sono loro?
Una proiezione della mia esteriorità?
Sono io a manovrarli? Li sento parlare, dicono quasi sempre quel che voglio sentirmi dire.
Sono un dio dimenticato da sé stesso.
Le persone non capiscono quel che provo, sono creature che non conoscono l’unione: feriscono la carne, feriscono la mente, marciscono respirando, putrefazioni in cammino.
E noi, incapaci di gestire ogni cosa; i comportamenti ci sfuggono di mano, niente va come dovrebbe andare.
Sono triste, ho voglia di piangere, da solo, con la testa piena, ovattata: è sempre stata così, ma nessuno ha il tempo per accorgersene; lo si nota solo nei momenti peggiori, non è così?
Sono…
La tristezza diventa depressione.
Con chi sto parlando davvero? Perché parlare con una macchina, quando ho i Simulanti? Quest’idea… di John: il diario; non l’ho mai fatto prima, nemmeno da piccolo. Mi sento un idiota. A 31 anni registrare un diario.
Non avrò mai il tempo di riguardarlo. Perché lo faccio? perché sto cambiando? ma sto cambiando davvero? non credo di star cambiando. Sono sempre io.
Come i Simulanti, loro sono mai cambiati? No. Non hanno bisogno di un diario. Ne hanno uno? Hanno Nestly? Un luogo, nel loro interno, dove incontrarsi? Un mondo al di fuori di noi registi?
Non gliel’ho mai chiesto.
E loro non mi hanno mai risposto.
Devo vomitare. Ho paura di farlo, ho paura dell’M-1808. Non voglio vomitarlo. Ciò che tengo dentro, lì deve rimanere. Un verme dalle dimensioni di un serpente.
Sto male.
Sto male.
Fine registrazione.

Per altre opere di Michael DeForge: qui

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8 risposte a Memorie di Todd Hoover – 17 Ottobre

  1. arielisolabella ha detto:

    ecco ora sono inquieta…ed inquietata!

  2. johnnystecchino ha detto:

    Che fine a fatto l’acqua?

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