Memorie di Todd Hoover – 21 Ottobre pt.1

Diario di Todd Hoover, 21 Ottobre, 10:18.

Registrazione videochiamata.
Interlocutore: sconosciuto.
«Pronto?»
«Salve, è lei Todd Hoover?»
«Sì, sono io. Con chi parlo?»
«Sono la giornalista Emily Brown del Nationally Informer. Avevamo un’intervista mezz’ora fa per il settimanale “Electrologic”, ricorda?»
«Uh? Uh! Sì, certo. Ecco, io… Vede…»
«Visto che non si è presentato in sede ho pensato di chiamarla.»
«Ha fatto… benissimo. Ho avuto qualche contrattempo e non sono riuscito ad… uscire di casa.»
«Immagino, se non è un problema le vorrei fare alcune domande telefonicamente. Mi piacerebbe scrivere ugualmente il pezzo.»
«Nessun problema.»
«Non è che potrebbe attivare la sua videocamera? Così da avere un confronto diretto. Non so se ora mi sta vedendo, ma qui arriva solo l’audio e…»
«Si è rotta. Si è rotta, altrimenti sarei già collegato. Se le disturba disattivo pure il mio video.»
«No, si figuri… Allora… Per iniziare faccio un breve riassunto della sua carriera. Todd Hoover, classe 2097, a vent’anni comincia a cimentarsi come videomaker ottenendo fin da subito ottimi risultati: il mescolarsi di forte naturalezza e realismo con un tatto dolcemente personale convince i professori della più prestigiosa scuola di cinema interattivo di Berlino, in cui si trovava a studiare; saranno loro a spingerla ad iscriversi all’E.F.Parigi e al Real Life di Edimburgo, i festival cinematografici più conosciuti d’Europa, dove vincerà entrambi i primi premi con due cortometraggi tutt’ora reputati capolavori, riscuotendo un enorme successo e critiche positive unanimi. Sarà  questo a convincere la Disney ad assumerla come capo animatore nel 2120, affidandole tre anni di gestazione di loro successi quali “Antologic Garden”, “Six Contours” e “Mr.Eatmoon”. Conclusa questa intensa e fruttuosa esperienza – stanco di prodotti indirizzati ai più piccoli, ma non per questo infantili – si specializzerà nel controllo dei Simulanti, programma informatico che migliorerà assieme al professor Brian Phibbs, creando una patch professionale ma fruibile anche ai meno esperti.
La sua capacità nel manovrare i Simulanti la porterà verso la fama mondiale, venendo definito come “creatore di realtà”, “manovratore dell’animo umano”, “il miglior regista visionario del 22esimo secolo” e “l’intelligenza più stimolante dell’ultima generazione”. Dal 2126 si dà ai video pubblicitari con una proficua collaborazione con l’R.Dream, società leader del settore.»
«Io… Ci sono parecchie esagerazioni in questa biografia.»
«È quella presente nel nostro archivio.»
«Va bene. Mi faccia pure le domande, sono curioso.»
«Mh mh. Allora: Hoover, ritiene che i Simulanti avranno un ruolo sempre maggiore nell’intrattenimento pubblico? Quanto sono inseriti nell’industria cinematografica, al giorno d’oggi?»
«Ritengo che in questo secolo, o decennio, non ci sia nulla di minimamente paragonabile ai Simulanti. La recitazione è una disciplina che è andata via via perdendosi dopo il ventunesimo secolo, questo a causa dei costi enormi che richiedevano dei professionisti del settore, di una vacuità stilistica e spirituale imperante e di una sempre maggior difficoltà di comunicazione tra lo schermo e gli spettatori, difficoltà che venne affibbiata agli attori stessi. Sinceramente non so quali eventi abbiano spinto in questa direzione, per saperlo dovrebbe chiedere ad altra gente più informata di me, il fatto è che successe. Alcuni produttori pensarono di sostituire gli esseri umani con gli androidi. Macchine costosissime e particolarmente avanzate – ho visto di recente un prototipo di quinta generazione, sono sconvolgenti, sconvolgenti –, facilmente manovrabili da un buon regista e prive di quelle debolezze tipiche dell’essere umano. Insomma: nessun capriccio, nessun contrasto con lo staff, eseguivano alla perfezione il copione e basta. Non chiedevano null’altro. Ma i film girati in quel modo risentivano di una cosa: le emozioni. Non trasmettevano emozioni; mancavano di umanità. Lei ha mai visto “15 Secondi”? Il film di Steiner? Quello è recitato interamente da androidi, la critica più sollevata è stata quella di mancare di imperfezioni. Un robot non si muoverà mai come un essere umano, perché l’essere umano sbaglia, inciampa, starnutisce, si gratta, sussulta, sbatte le palpebre, mentre un – perfetto, splendido, lucido – androide di quinta generazione no. È stato in quel momento che ho pensato a delle marionette, o meglio: a un programma informatico di marionette umani; creare intelligenze artificiali ispirate completamente a noi, con una loro personalità, ma comunque manovrabili attraverso i computer. In questo lavoro mi ha aiutato tantissimo il professor Brian Phibbs, tra i più famosi psicologi mondiali. Insieme abbiamo studiato i Simulanti in modo che fossero i più credibili possibili, evolvendoli a qualcosa di più di semplici figure da animare. I Simulanti sono entità vive. È questo che li rende speciali.»
«Il fatto che dopo la sua patch molti altri registi si siano dati ai Simulanti raggiungendo ottimi risultati la spaventa?»
«No, perché dovrebbe?»
[continua…]

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11 risposte a Memorie di Todd Hoover – 21 Ottobre pt.1

  1. arielisolabella ha detto:

    ecco lo sapevo…. il vermone l’ha mangiato tutto ed ora lavora il suo simulante simulacro beh…quella cosa li’!!!!

  2. johnnystecchino ha detto:

    Psicologo o robopsicologo? Tipo Susan Calvin?

  3. Rocco R. ha detto:

    Stai creando un capolavoro cyberpunk?

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