Memorie di Todd Hoover – 27 Ottobre

Diario di Todd Hoover, 27 Ottobre, 07:22.

Inizio registrazione.
Fatico a sopportare il completo buio. È un difetto che mi porto dietro fin dall’infanzia: non poter distinguere le cose che mi circondano mi opprime in un forte senso claustrofobico.
Stanotte mi sono svegliato nel cuore della notte, e c’era un buio totale ad aspettarmi.
La perdita dell’orientamento ha dato via al panico: cercando l’interruttore ho urtato la libreria ed è caduto di tutto; temo di aver rovinato parecchi volumi.
Perché le finestre erano completamente chiuse? Non le chiudo mai in camera da letto proprio per evitare seccature del genere.

Per di più stavo sognando prima di svegliarmi. Un sogno contorto, come non ne facevo da tanto tempo.
Ho 18 anni, sono in un aereo nazionale con la mia vecchia classe delle superiori, l’unico posto libero è quello davanti ad Allison. Anche Allison ha 18 anni, è bellissima; sono sorpreso nel vederla: non la conoscevo ancora a quell’età. Lei mi sorride e cerca di fotografarmi, io la evito, non voglio essere ripreso; devo sembrare sicuro di me.
Appena atterriamo i professori ci accompagnano nell’albergo dove dormiremo, è sopra un burrone, ai confini di un bosco: mi accorgo di essere in montagna.
I professori danno ad ognuno di noi un’auto, il nostro compito è quello di andare a cercare un prototipo di “meles meles, un tempo conosciuto come tasso”, così dicono.
Ci danno anche ologrammi piatti per identificare meglio l’animale: non penso di averne mai visto uno dal vivo.
Guido per uno sterrato e sono preoccupato: la strada è troppo stretta per questo tipo di macchina, basterebbe poco per farmi precipitare in un precipizio.
Trovo da parcheggiare in uno spiazzo, c’è un’altra auto oltre la mia, non sono solo: nel bosco, attorno a me, noto molta gente, principalmente donne e uomini vestiti in modo identico: un completo bianco latte con rinforzi di plastica dura.
Mi scappa da urinare, ma voglio trovare un posto appartato per farlo, comincio a cercare un albero lontano da altri esseri viventi; seguo una dolce discesa verde, ad ogni metro c’è qualcuno intento a scrutare il terreno.
Continuo a camminare – in pochissimo tempo arrivo a chilometri di distanza – il suolo si pareggia e scuri pini sovrastano il cielo, c’è poca luce tutt’intorno.
Vedo un gruppo di bambini in cerchio in un’apertura boschiva, sono nudi e pitturati in tutto il corpo, ricordano esseri primitivi: rudi e sporchi. Devo aver fatto rumore, perché si accorgono della mia presenza e mi vengono incontro, sembrano arrabbiati, ognuno di loro rappresenta un colore; urlando sferrano carezze all’aria, mi macchiano la pelle di fango rupestre, innalzano un canto fatto di sospiri, nessuno parla: dalla loro bocca escono inni di vibrazioni. Sussurri.
La loro voce mi attraversa il corpo con sconcertante potenza.
Non indietreggio, mi muovo come loro, avanzo, li voglio vedere meglio, voglio imparare a conoscerli.
Ma loro scappano; l’ultima cosa che distinguo è un sorriso di sfida.
Mi accosto ad un castagno – l’unico lì presente – e urino alla sua base; non trovo soddisfazione, la vescica continua a dolermi.
Alle mie spalle arriva un lamento stridulo e sofferente, mi giro impaurito: un silos si erge al mio cospetto, sulla punta sono legati neonati deformi, sembrano fatti di plastica, scalciano e urlano in modo inumano.
Uno di questi è libero e sta scalando la struttura di metallo, ricorda un ragno con la testa rivolta in mia direzione, urla più forte degli altri, la sua faccia è più deforme, mi terrorizza; sembra non sapere se continuare ad arrampicare o mollare la presa per precipitare.
Le grida provengono da ovunque, sono paralizzato dalla paura, gli alberi si stringono chiudendoci in un cerchio: io, il silos e i neonati.
Mi sveglio.
Completamente al buio…
Fine registrazione.

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10 risposte a Memorie di Todd Hoover – 27 Ottobre

  1. arielisolabella ha detto:

    mi chiedo cosa mangia la sera….lui o il vermone!!!

  2. johnnystecchino ha detto:

    Di cosa era pieno il silos? Credo di saperlo…

    • zanzathedog ha detto:

      Sai che non ho mai pensato al suo contenuto?
      Un po’ come quei videogiochi dove ci sono delle case impossibili da visitare: dentro devono essere vuote. Sono alloggi di mille bug.
      I silos contenevano bug.
      E così ci inserisco pure una sfumatura fantascientifica, che in sto sogno era quasi inesistente.

  3. Rocco R. ha detto:

    É inutile che tenti di sviarci. Sappiamo bene che con la scusa di tiacca racconti i tuoi di sogni.

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