Contrattempo (pt.1)

«Mi mostri quel che deve, dottor Frinzis, ma si sbrighi, per l’amor di dio.»
«Sì, sì, eccoci; da questa parte, Capitano. Lei sa che il nostro laboratorio si occupa delle ultime innovazioni nel campo della fisica quantistica, e…»
«L’unica cosa che devo sapere è se riuscirò ad uscire di qui entro le otto; ho un appuntamento con i coniugi Constard alle nove e non intendo arrivare in ritardo.»
«Lei sta mettendo in primo piano un appuntamento galante rispetto le nostre ultime scoperte scientifiche, sta svilendo un lavoro di quattro anni, sa?»
«Io sto mettendo in primo piano la mia carriera, dottore. E non c’è bisogno che le ricordi quanto questa sia collegata ai vostri fondi.»
«No, non ce n’è bisogno; anche perché, se ce ne fosse, si limiterebbe a ripeterlo per una seconda volta, visto che… Riprendendo: come dicevo abbiamo fatto una scoperta sensazionale.»
«Di cosa si tratta oggi?»
«Io e il collega Perera stavamo lavorando alla gravità quantistica a loop, criticandone la curva spazio-temporale incompatibile con le teorie sui “quanti spaziali”, ma tutt’oggi non ancora sostituita con qualcosa di coerente con l’implicazione del tempo nel quadro generale della natura degli atomi di spazio annullato. Insomma: uno studio che ci ha portato a confrontarci con incongruenze fisiche capaci di mettere in discussione il settanta percento della fisica moderna e minare prepotentemente la credibilità dei nostri studi. Bhé, la cosa curiosa è che mentre stavamo sviluppando un calcolatore con interfaccia “uomo-macchina” per rispondere a domande di tipo sì-o-no, abbiamo creato un’equazione per rilevare incognite infinitesimali prendendo spunto dagli stessi lavori sulla gravità quantistica a loop – una casualità fortuita fonte di rara gioia, a voler essere schietto.»
«Arrivi al punto, la prego.»
«Deve vederlo con i suoi occhi, ecco: da questa parte.»
Il dottor Frinzis, piccolo ometto curvo dalle sembianze monacali, aprì la pista al Capitano, subito seguito dal dottor Perera.
Il laboratorio, posto in un bunker sotterraneo sotto espressa richiesta dei due ricercatori, era protetto da massicce porte blindate – come si addice ad ogni spazio potenzialmente pericoloso per la sicurezza nazionale – apribili solo mediante un codice numerico variabile.
Il dottor Perera entrò per ultimo coprendo, con la sua statura allungata a scapito del peso, il dottor Frinzis.
Questo riprese a parlare:
«Capitano, le presento la macchina del tempo.»
Con un cenno teatrale indicò un massiccio computer collegato a una botte piena d’acqua.
«Se mi sta prendendo in giro non è divertente» rispose, con agitazione, il Capitano.
«Assolutamente no. Vede, l’acqua ci serve come catalizzatore per le variabili quantistiche, le sue molecole a stato liquido ci assicurano legami idrogeno potenzialmente più facili da gestire, questi…»
«Non abbiamo tempo per queste cose, Frinzis!» tagliò corto il Capitano «Io alle otto devo essere in macchina!»
«Giusto, giusto.»
«E sono le sette e ventisei, vi do quindici minuti, non posso stare di più.»
«Basteranno. Vogliamo solo mostrarle il potenziale di questa scoperta: quando abbiamo provato ad accedere all’interfaccia centrale della macchina con una domanda a risposta binaria abbiamo notato un flusso dell’acqua concentrico a frequenza regolare, secondo nostre previsione stava risucchiando i quanti della materia circostante trasferendoli in un piano diverso dal nostro, questo per controbilanciare i calcoli a variabili infinite in azione nella stessa dimensione spaziale.»
«Supponiamo siano stati portati indietro nel tempo» concluse con un filo di agitazione innaturale il dottor Perera.
Il Capitano sembrò poco convinto, quasi preoccupato di ciò che gli stavano dicendo.
«Ho capito bene? Le vostre sono solo supposizioni?»
«Bhè» rispose Frinzis «non c’è modo per accertarsi di un cambiamento a livello quantico nel passato, ma abbiamo notato una diminuzione di quello presente. Siamo sicuri di aver trovato un modo per collegarci ad un arco temporale differente. Antecedente a quello in cui risediamo.»
«Se fosse veramente così… Non oso nemmeno pensarci: sarebbe un cambiamento drastico per la storia dell’umanità.»
«Sì.»
«Me lo potete mostrare?» sussurrò il Capitano con la stessa emozione di un bambino.
«Certamente.»
Frinzis fece un cenno a Perera, che si avviò ad attivare la macchina simile ad un amplificatore dotato di schermo.
«Indietro nel tempo, indietro nel tempo… potrò parlarne con i signori Constard?»
«Se lo ritiene doveroso, sì.»
Il Capitano si tolse il cappello d’ordinanza e si passò una mano sui capelli, lisciandoli all’indietro.
«Una scoperta del genere vi… ci porterà molti, molti soldi. Non avrete più limiti a ciò che potrete sperimentare.»
«Ne sono ampiamente felice, Capitano. Io e il dottor Perera abbiamo già in mente quattro o cinque… cosette che… ecco…» Frinzis fece morire la frase a metà; a volte gli capitava: la sua testa era un concentrato di vie alternative, un insieme caotico di pensieri sovrapposti, alcuni privi di vita, altri splendidamente acuti. Gli occhi dell’ometto trasparivano disagio, sapeva di aver pronunciato una di quelle frasi senza conclusione, lievemente composte al suo interno, ma prive di alcun mordente e finalità.
Il Capitano lo guardò con perplessità, aspettandosi qualcosa d’inesistente nella testa del dottore.
Perera interruppe la sgradevole situazione:
«Abbiamo un problema, dottor Frinzis.»
«Cosa succede?»
«Si ricorda la scansione interna dell’interfaccia principale?»
«Certo.»
«Si è inavvertitamente attivata da sola.»
«Non è un problema, la macchina si può usare lo stesso.»
«Sì, ma il laboratorio ora è sigillato.»
«Sigillato?» esclamò il Capitano.
Il dottor Perera si voltò lentamente in direzione dell’uomo, deglutendo con profonda ansia.
«Ecco… sì. Siamo chiusi dentro.»
«Ma sono le… otto meno dieci! Sono quasi le otto, per dio!»
«Non c’è modo di fermare la scansione automatica e… le norme di sicurezza firmate da lei stesso prevedono la chiusura delle porte in queste situazioni.»
«E perché mai avrei firmato una cosa del genere?!» sbottò in maniera agitata il Capitano, lasciando la presa del cappello.
«Il calcolatore di incognite alternative durante la scansione è privo di difese, qualsiasi malintenzionato potrebbe entrare nel laboratorio e copiare i nostri studi su una manciata di chiavette, passandola pure liscia.»
«O mamma, mamma, mamma mia.»
«Una volta conclusa la scansione interna potremo uscire.»
Gli occhi del Capitano risplendettero di fiducia per un momento.
«Quanto ci metterà?»
«Bhé, sono 25 terabyte…»
«Quindi?»
«Dalle due alle tre ore.»
[Continua]

Bunker del tempo

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4 risposte a Contrattempo (pt.1)

  1. Rocco R. ha detto:

    Un super computer che scansione 6 terabyte in 2-3 ore?!?! Non ci siamo, e io c’ho un catorcio megagalattico. 😀

    • zanzathedog ha detto:

      È stato il mio consulente tecnico a sbagliare (un windows sette -con 4gb di ram- che ci mette mezza giornata (7 ore) per scansionare 500 gb), ora lo riempo di botte e cerco di rimediare a questo errore di carattere squisitamente professionale.
      Lo stesso consulente mi ha scritto la teoria quantistica per il viaggio del tempo, se passa di qui un fisico e si accorge di molte cagate me lo dica subito, che licenzio il consulente.

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