Contrattempo (pt.3)

Il Capitano rimase immobile per un momento, poi, sconsolato, borbottò fra sé e sé una frase che finì con “matti”.
Il dottor Frinzis sembrò non sentire, contrasse il viso in un’espressione di grande sicurezza e riprese a parlare con tono fermo.
«La rimanderemo indietro nel tempo di alcuni minuti, prima di entrare nel laboratorio.»
«Senta…» il Capitano portò entrambi gli indici sulla fronte e chiuse gli occhi «C’è qualche minima possibilità che ne rimanga vivo?»
«Al massimo non succederà nulla.»
«Stiamo parlando di un ipotetico viaggio nel tempo non ancora testato, non riesco a concepire il “nulla” di cui parla.»
Frinzis lo guardò spaesato, ma non proferì parola.
«Il problema è che non mi fido di voi, non dopo avervi visto all’opera.»
«Allora ci toccherà rimanere chiusi qui dentro.»
Il Capitano ebbe un crepacuore. Lentamente si slacciò l’ultimo bottone della camicia e si allentò la cravatta.
«Occhei, ammettiamo sia possibile quello che mi sta’ dicendo, come la mettiamo col mio doppio? Non sarò uno scienziato, ma qualche film l’ho visto anch’io: come dovrei comportarmi col me stesso del passato?»
«Non ci sarà nessun doppione» intervenne il dottor Perera «I nostri corpi sono composti da quanti, la macchina sembra riuscire a trasferire i quanti in archi temporali e spaziali diversi, ma la realtà non tollera una modifica del campo quantistico, seppur minima. Lei prenderà direttamente il posto del suo doppione, le particelle di cui è composta andranno a sostituirsi alle loro copie.»
Il Capitano si tolse la cravatta e si arrotolò l’orlo delle maniche.
«Occhei, facciamolo. Tentare non costa nulla, no?»
«Se vuole possiamo provare con un oggetto.»
«E se anche scomparisse? Che sicurezza avremmo della riuscita dell’esperimento? Alla fine mi toccherebbe provare lo stesso in prima persona.»
«In effetti…»
«Non voglio altre perdite di tempo. Fatemi fare un’ultima chiamata al sottufficiale Walko.»
«Certo.»
Il Capitano ricompose il numero e aspettò 4 secondi prima di ricevere una risposta.
«Capitano?»
«Sì, sono io. Richiami il corpo esplosivi, sottufficiale Walko, abbiamo trovato un modo per uscire da qui.»
«Dice davvero?» il tono del sottufficiale Walko parve estremamente sollevato nell’udire quelle parole da parte del suo superiore.
«Sì, un modo leggermente anticonvenzionale, ma lei non si deve preoccupare di nulla.»
“Più anticonvenzionale di un esplosivo?” si interrogò il giovane sottufficiale Walko.
«Quindi rimango in macchina, signore?»
«Sì, rimanga in macchina e aspetti in linea.»
Il Capitano si staccò la cornetta dall’orecchio e si voltò verso i due scienziati:
«C’è il vivavoce in questo telefono?»
«Secondo tasto a lato, sotto quello con l’immagine della chiave.»
«Grazie.»
La voce del sottufficiale Walko rimbombò in tutto il bunker: «Capitano? È ancora lì?»
Il Capitano, sorridendo, si allontanò dalla parete lasciando penzolare per aria la cornetta.
«Sì, sono ancora qui, sottufficiale. Voglio che rimanga in diretta, se avvertirà qualche problema le do il permesso di intervenire col soccorso di forze armati. Mi ha capito?»
«Sissignore. Ma non capisco: cos’ha intenzione di fare, signore?»
«I qui presenti dottor Frinzis e dottor Perera hanno scoperto casualmente una macchina del tempo. Visto che qualsiasi tentativo di uscire dal bunker entro le nove è miseramente utopico, ho intenzione di entrarci e tornare indietro nel tempo.»
Il sottufficiale Walko si ammutolì, pentendosi di avere chiesto.
Il Capitano si avvicinò al calcolatore quantico.
«Dovrà spogliarsi per entrare nella vasca.»
«Devo immergermi nell’acqua?»
«Sì. L’acqua fa da conduttrice, sarà come entrare in una capsula temporale.»
«Va bene, aiutatemi» supportato dai due scienziati piuttosto agitati, il Capitano si levò di dosso la divisa e la camicia, quindi le scarpe, i calzini di cotone e i pantaloni con la cintura; tutti gli indumenti vennero raccolti, piegati e adagiati su una sedia dal dottor Perera.
L’acqua era fredda, sia nella temperatura che nell’apparenza: la “vasca”, così nominata dal dottor Frinzis, in realtà era una botte nera di plastica con due manici abbastanza grande da contenere una persona di grossa costituzione rannicchiata.
Il Capitano, sovrappensiero, ci infilò dentro l’indice e disegnò sulla superficie cerchi concentrici.
«Se la sente?»
«Sì… sì, facciamolo.»
Perera e Frinzis si misero in postazione sui comandi del computer, mentre il Capitano, senza mostrare alcun tentennamento fisico, si immerse nell’acqua.
I due dottori si misero a parlare fra loro:
«Come scegliamo in che periodo far tornare il Capitano?»
«Basterà abbassare il più possibile il potenziale di calcolo.»
«Facendogli una domanda a risposta sì-o-no elementare?»
«Esatto, collega.»
«Potremmo provare con qualcosa che riguardi pochi minuti fa, in modo da collegare il processo di ricerca col momento in cui dovrà rientrare il Capitano.»
«Che ne dici di “il 15 Maggio del 2029, alle ore sette e venti pm, nel quadrante sud est di Albuquerque, coordinate 34°08’48” N, 103° 85′ 12” W, stava nevicando”?»
«Mi sembra perfetto.»
«Attiviamo?»
Entrambi si voltarono verso il Capitano, ora semplice uomo Johnson Bright, in cerca di consenso; questi fece un occhiolino: «Sta tutto a voi, ditemi quando e immergo anche la testa.»
Il dottor Frinzis digitò sul display la domanda, il computer formulò in codici numerici la scritta alfabetica e si preparò a ricevere l’ordine di risposta.
Il dottor Perera parlò con voce tremante:
«Si può immergere, Capitano.»
Il capitano prese un bel respiro e immerse il viso tra le ginocchia, cercando di spingerle il più possibili sott’acqua, in modo fossero interamente sommerse.
«VIA CON LA MACCHINA DEL TEMPO!» esclamò, con trascinante convinzione, il dottor Frinzis.
Il computer ricevette la richiesta di risposta e si mise a formularne una; sullo schermo comparve un anello azzurrognolo in movimento circolatorio.
Un “ma siete seri?” provenne dagli altoparlanti posti negli angoli principali del laboratorio, era il sottufficiale Walko.
Il computer prese a cercare una risposta eliminando una serie di probabilità non esaurienti alla situazione; i due dottori si chiusero in un speranzoso abbraccio, entrambi insicuri di quello che sarebbe accaduto.
L’acqua contenente il Capitano cominciò a muoversi come sospinta da un vento invisibile, prima con delicatezza, poi, gradualmente, sempre più forte.
Ehi! Cos’è questo rumore?
Il computer ebbe una scossa, l’acqua cominciò ad uscire dall’orlo della botte.
Capitano? Cosa sta succedendo?!
Un forte brusio d’interferenza coprì la voce del sottufficiale; Perera aveva la sensazione di star perdendo il controllo della situazione.
«Dobbiamo… Dobbiamo spegnere tutto!»
«No! Non farti prendere dal panico!»
«Dave, qui sta succedendo un casino!»
L’acqua cominciò a sfrigolare e a ribollire dal suo contenitore, finendo tutt’intorno.
Il dottor Frinzis lasciò andare il collega: «Forse… forse hai ragione» con queste parole corse verso la tastiera, cercando di annullare l’operazione.
Contemporaneamente uno schizzo d’acqua, libratosi in aria con poetica leggerezza, finì all’interno del calcolatore passando per la ventola d’areazione; i muscoli dei bicipiti del dottore si contrassero violentemente, una scossa lo passò da parte a parte scaraventandolo indietro, nello stesso momento saltarono tutte le lampadine dei fari d’illuminazione, attivando i deboli e azzurrognoli neon d’emergenza; questi, purtroppo, indicavano uscite inutilizzabili, perché sigillate.
Il dottor Perera, consapevole della sua debolezza sia fisica che caratteriale, si immobilizzò sul posto, limitandosi a guardare, con occhi bagnati da vistose lacrime, il contesto in cui si trovava.
Dagli altoparlanti provenne un rumore assordante: continui tonfi di oscura entità.
Il Capitano, afferrando i bordi della botte, si alzò in piedi rovesciandosi per terra e spargendo l’acqua sul pavimento dalla parte opposta della macchina del tempo.
Nudo e vittima di spasmi dal freddo, Johnson Bright si appoggiò sui gomiti e alzò la testa: la parziale luce e gli occhi bagnati gli impedivano di comprendere ciò che aveva intorno.
Abbozzò un sorriso.
«Dove, dove sono? Dottor Frinzis?! Dottor Perera?! Dove mi trovo? Che ora è?»
«Capitano Bright!» la risposta arrivò dal vivavoce del telefono.
«Sottufficiale Walko! È lei?!»
«Sissignore, signore! Come si sente, signore?»
«Io… io non capisco. La macchina del tempo doveva…»
«Tenga duro, signore» disse il sottufficiale «Siamo dovuti rifugiarci alla prima entrata del bunker.»
«Cosa… Cos’è successo?»
«Una maledetta tempesta invernale, signore. A Maggio dovevamo aspettarcela.»

Botte temporale

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