…E PER FORTUNA CHE FACEVA FREDDO – PARTE 1.1

Allora, prima d’iniziare mi piacerebbe chiarire una cosa: non sono razzista. Né io, né nessuno del gruppo è razzista. Il razzismo è una cosa che ci disgusta proprio, non ci appartiene. Nessuno di noi ha mai votato Berlusconi, tutti vorrebbero vedere i gay con dei figli e gli animali col diritto di voto. Siamo per la libertà di parola, per la libertà di pensiero e il nostro motto è “vivi e lascia vivere”. L’unico problema è che ci fanno ridere le razze, specialmente i negri e gli ebrei.
No, scusate, mi sono espresso male.

Ricomincio: Stoccolma è da sempre un paese incline all’odio per gli extracomunitari e i turisti. Un po’ come l’Australia e la Nuova Zelanda, che quando guardi Airport Security ti rendi conto che nessuno sa il reale significato della parola “paranoia” al di fuori dei dipendenti degli aeroporti australiani: sempre pronti ad infilarti un dito su per il culo se ti trovano solo 500 dollari nel portafoglio. E la gente ci ride sopra, ma è una cosa serissima.
Gli svedesi sono proprio così: non si fidano degli stranieri, li guardano con diffidenza consci che prima o poi succede il casino diplomatico e loro se lo aspettavano già da prima che iniziasse la giornata.
Io mi sono fatto una teoria al riguardo, dev’essere andata più o meno così: sono tutti felici e contenti in Svezia, no? Tutti si amano, gli uomini bevono e le donne parlano fra loro. Ad un certo punto arriva un italiano, un Scilipoti qualsiasi: brutto, scuro, peloso e basso. Questo Scilipoti ha, però, il dono della parlantina e gli piacciono da morire le donne. Che cosa fa? Fa che comincia a corteggiare le modelle svedesi, le riempe di attenzioni, le dona fiori, le tiene aperte le porte, le paga le cene; finché una di queste ragazze bellissime ci casca e decide di sposarlo. Scilipoti, tutto felice, si trova coniugato con una donna che in Italia non gli avrebbe nemmeno rivolto la parola, così chiama suo cugino e gli dice: “Scilipoti 2, hai sentito che cosa? Qui a Stoccolma ho trovato la mia rosa!”, e Scilipoti 2 gli risponde: “Non prendermi per il culo, per l’amor di Dio! Che già sto male di mio…”, “Ma no, ma no, ti dico che mi sono sposato! E con una ragazza mozzafiato! È stata una tale passeggiata, che dovresti venire a dare un’occhiata!”, “Mi ospiti tu?”, “Eccerto, come vuoi tu!”. E allora pure Scilipoti 2 va e trova moglie grazie alle dritte del cugino più furbo.
A quel punto gli svedesi si rompono le palle di bere e farsi fregare le carine del villaggio e si dicono “Questi italiani c’hanno proprio stancato, ora noi cominciamo a prestare più attenzione alle nostre ragazze, ma pure loro (gli italiani) devono smettere di rompere ‘u cazzo”.
Ed è così che è nata la diffidenza nordica verso gli stranieri.

Italiano visto da uno svedeseUn italiano buono secondo la mentalità svedese.

E noi, di conseguenza, ci siamo adattati allo spirito del paese, come avrebbe fatto qualunque bravo turista.

…E PER FORTUNA CHE FACEVA FREDDO – PARTE 1.1
Alone in the Dark

Domenica 30 Dicembre

09:25 – Partiamo sotto casa mia con due macchine, una guidata da me e una guidata dal papà di Tin Tin. Con me ci sono mio fratello (che deve tornare indietro con l’auto) e la Giulia, entrambi sono una maschera di serenità e l’unico spunto di dialogo è il meteo e il rumore della Panda quando accelera. Arrivati all’aeroporto parcheggio nel punto più pericoloso possibile in modo da mettere alla prova la patente nuova di zecca di mio fratello; scesi e presi i bagagli lo guardiamo fare un micidiale contro mano (anticipato da una miracolosa inversione a U) e lo salutiamo con gioia. Nella mente mi viene il timore di non rivederlo mai più.

Mia reazione nell’osservare la manovra del fratello neo-patentato

09:35 – Siamo in aeroporto io, Giulia, Elly, Silvia detta mia cugina e Tin Tin; non sappiamo dove incontrarci con gli altri monelli. Io sono sicuro che il Fotografo avesse detto un giorno della sua vita “ci incontreremo lì dove il soffitto dell’aeroporto sembra nuovo”, con queste specifiche istruzioni ci mettiamo a vagare.

Partenza da Bologna

09:40 – Con un effetto involontariamente comico vediamo il Fotografo (aka Jack Combo) con Dona mentre scendiamo una scala mobile, erano effettivamente dove mi stavo indirizzando in nome di guida improvvisata del gruppo: la profezia del soffitto nuovo aveva ragione. Mentre aspettiamo Paolo, Ire e Paccoia, stilo le prime regole di questa vacanza:
Regola numero 1: la priorità va all’individuo e non al gruppo.
Regola numero 2: ci sarà sempre qualcuno che ci penserà al posto tuo (parlando in generale). Quindi non stare a preoccuparti.
Mi fanno notare che sono due regole che non si legano molto bene. Dovrò pensarci meglio durante il viaggio, e la cosa mi scoccia, andando contro la seconda regola.

74558_10200144969778080_1009688798_nPaesaggio da riempitivo I

10:05 – La compagnia è finalmente unita e ci avviamo a fare il check-in dei bagagli pesanti. Una fila mostruosa ci appare agli occhi, un lungo serpente nero decorato di sandali e vestaglie esotiche. Un serpente fatto di uomini. Il Fotografo guarda con profonda intensità ciò che abbiamo davanti e, con la faccia che nemmeno Clint Eastwood col cappello, ci sussurra: “in aereo saremo in pochi italiani; come vedete molti ragazzi stranieri tornano dai familiari facendo uno scalo a Bruxelles”, che, in parole povere, significava saremmo stati alone in the dark.

5673064 Il Fotografo che si scatena con i suoi nuovi amici.

10:18 – Durante la fila eterna del check-in l’unico modo per far passare il tempo è ridere. Facciamo mille battute e ridiamo come un vero gruppo scout; solo che un gruppo scout avrebbe avuto come modello le spettacolari vicende di Robert Baden-Powell, meglio conosciuto come “l’ammazza mangia-banane”, come lui stesso si divertiva a chiamare i nativi delle terre che si accingeva a conquistare. Noi, invece, dovevamo ingegnarci di tutto punto, cosa che non è mai facile, e poi mi sentivo anche un po’ sporco dentro: alla terza battuta sulla tanica d’acqua in terra cotta mi sono chiesto cosa ci fosse di sbagliato in me. Perché mi comportavo così? Come Edward Norton in American History X metto in dubbio la mia morale e mi scruto nel cuore: mi accorgo che io non sono tanto diverso da loro, sono solo nato in una famiglia più fortunata e… Oh, madonna, quello coi sandali mi faceva proprio sbragare dalle risate.

Rimorso di coscienza Il rimorso di coscienza del mio cuore ritratto da William-Adolphe Bouguereau.

10:25 – Una delle poche bianche della fila dà di matto dietro di noi: è esasperata e imparanoiata dura che qualcuno stia saltando la fila, che i signori africani siano in combutta per lasciarla a Bologna e che i tizi del check-in abbiano delle preferenze su chi far passare avanti e chi no. Era tutto un complotto contro di lei, capito? Tanto che scoppia e, camminando come un maggiore militare della Corea del Nord che corre a riprendere un sottoposto[1], va a puntare l’indice in faccia ad un uomo tutto pacioccoso e a sclerare sul concetto di “fila”. Il tizio risponde sorridendo e lei torna a mettersi in fila con le vene della fronte tutte evidenti. Mi rendo conto che le mie battutine non sono nulla di offensivo in confronto all’esaurimento nervoso di Miss Sclerata, così mi rassereno.
Nota bene: due donne col burqa non alleviano la paura di volare con l’aereo della Giulia.

406065_10200144970898108_1599369481_nPaesaggio da riempitivo II

10:45 – Stranamente ci gustiamo un’altra fila: per avviarsi verso l’imbarco. Di fianco alle transenne messe a lombrico c’è una sagoma di cartone a cui viene proiettata una donna che sorride e sbatte gli occhi, sbatte gli occhi e sorride; è una trovata così spaventosa che nemmeno i film di fantascienza l’hanno prevista. Dietro di noi c’è di nuovo Miss Sclerata che non perde tempo per lamentarsi di qualcos’altro con una poveretta dell’aeroporto.
Nota bene: Miss Sclero ha gli occhiali più belli di sempre.

23398_10200144972698153_137431557_nPaesaggio da riempitivo III

11:10 – Terza fila della giornata, questa volta è per l’imbarco vero e proprio. Faccio presente al Fotografo che il soffitto di questa zona dell’aeroporto ricorda con impressionante verosimiglianza il set di Jurassic Park quando si trovano nel laboratorio di dinosauri mezzo distrutto e con fili elettrici a penzoloni dappertutto. Oltre a fili elettrici si notano: tubi dell’acqua calda, manopole, plastica e carta stagnola post-apocalittica in quantità.

Come non dovrebbe essere un laboratorio di Jurassic Park Come non dovrebbe essere un laboratorio di Jurassic Park.

11:25 – Tutto il gruppo è meravigliato e senza parole davanti la magnificenza dell’aereo pronto a portarci a Bruxelles, dove avremo il primo scalo. L’aereo è un misto di splendore e robustezza, un prodotto dell’efficienza moderna mescolato ad un prestigio a pochi designato. Ma ve lo descriverò meglio più avanti. Ad anticipare la mia entrata nel maestoso mezzo c’è un “dolce punk italiano di 59 anni che regala un Bacio© alla prima hostess bionda che vede (qui le hostess non sono bellissime)”.[2]
Nota bene: Dona continua a dire che l’aereo avrebbe dovuto avere le eliche e il Fotografo ride come se avesse a che fare con una scimmia proveniente dal futuro e scappata dal suo pianeta in cui i primati sono i nuovi Einstein, e gli uomini servono giusto da schiavi.

La CompagniaLa compagnia senza il prode Fotografo. L’Irene si nasconde dietro di me perché è un’egocentrica.

11:38 – Sono seduto di fianco a Tin Tin, questo significa che avrò un casino da chiacchierare per tutto il viaggio di cose come “che bello questo aereo”, a cose come “speriamo che non piova a Stoccolma”. Ora che sono dentro vi posso scrivere anche i miei appunti riguardo gli interni del mezzo di trasporto: “l’aereo ha nei braccioli il posa cenere, sembra un aereo anni 80/90, uno di quelli dal design finemente datato, ricco di spigoli, colorato di grigio-finto bianco, con fodere sfilacciate, plastica ammaccata e acciaio impolverato. Puzza di vecchio e mi porta alla mente quei film anni ’80 dalla fotografia sbiadita”. A rileggere sembra un miracolo sia qui a digitare cagate al computer. Prima di partire sento un uomo parlare alla moglie: è convinto ci sia una ruota dell’aereo bucata; la moglie lo incita a dirlo alla hostess (si fa beffe di lui, lo si capisce dal tono vocale usato), quindi lui si azzittisce. Meno male che nessuno del nostro gruppo (alcuni impressionabili, altri paranoici) ha sentito la discussione… Sono io stesso a ripetere le paure del signore, parola per parola, alla compagnia. Lo faccio per amor di cronaca.
Piccola riflessione: questo mondo senza le donne e la loro grandiosa ironia sarebbe un completo disastro, sappiatelo. Senza una figura femminile a regolarmi la vita in questo momento sarei tatuato su una chiappa, con innesti sottocutanei nelle nocche e un foro nel cervello. Dio benedica le donne, regolatrici naturali della deficienza maschile, e la loro tempra ad avere a che fare sempre con idioti di qualsiasi specie.

AereoplanoL’aereo nel suo splendore. Guardate quanto è alto!

12:12 – Siamo in volo da un quarto d’ora e Paolo è già in grande difficoltà: deve andare in bagno ma c’è sempre qualche signore ad anticiparlo. Con uno sguardo pieno d’orgoglio decide di alzarsi e attraversare tutto l’aereo alla ricerca di un’altra toilette, si muove con una fierezza mai vista ma viene prontamente placato da una hostess, si mettono a discutere, dopo 45 secondi cronometrati la signorina tira una tendina e chiude il passaggio verso il secondo bagno. Paolo, rassegnato, torna indietro, gli chiedo cosa sia successo, mi risponde con un epico “non ho mica capito nulla” e torna a sedersi. Nelle note ho scritto una cosa come “si crede che il bagno anteriore sia riservato al personale; quello posteriore, purtroppo, è occupato da un tizio che si è chiuso dentro da quando siamo partiti. Starà tirando fuori l’ovulo per controllare sia chiuso a dovere? Urge approfondimento”. Sembrano gli appunti del tenente Colombo australiano, guardate.

Che vi devo dire… Sono a corto di immagini.

12:27 – Vorrei che questi rapporti siano utili anche come “pratiche guide per il bravo turista”, quindi a volte inserirò alcuni trucchetti per avere un viaggio comodo, rilassante e consapevole degli inganni che la vita ci rivela. Ecco il primo consiglio per un coscienzioso viaggio: andare a Stoccolma, un paese da molti reputato freddo, non significa che il viaggio sarà fatto coi finestrini abbassati e il condizionatore al massimo. Né che i vari aeroporti saranno privi di riscaldamento. Evitate quindi di vestirvi con: canottiera, maglietta termica a maniche lunghe, pile con cappuccio, jeans tre volte più larghi, doppi calzettoni, giacca da snowboard, guanti, sciarpa e cuffia. È sconveniente per tutti e non è sintomo di fiducia meteorologica nel paese in cui si va.

12:58 – Si fa sentire il dislivello economico tra noi della Light Economy Class e quelli della Economy Class. Tre quarti dell’aereo sta bevendo e mangiando a sazietà da mezz’ora. E lo sta facendo gratis. Noi, poveracci del ghetto, inutili straccioni con le braccine corte, minoranza sociale senza potere, rimaniamo a guardare l’esuberante banchetto con sguardi vuoti e disillusi. Sento un aumento della salivazione imminente, ma è solo una risposta condizionata ad uno stimolo neutro quale l’aroma delle pizzette surgelate e appena riscaldate per essere date in pasto. Si ride e si scherza, ma non qui, non nei posti vicini ai miei. Ho una sete orba, grondo sudore, e vedo le labbra delle hostess muoversi e pronunciare queste parole ai neri dell’economy class: “Vuole da bere? Una coca? Una soda? Suvvia, lei può permettersi qualsiasi cosa voglia, non deve pagare nulla, tutto le è lecito, non come quei pezzenti della super-uber-light-economy-pezzent-class” e si gira a guardarmi. Mi nascondo sotto il pile.

13:15 – Dormono tutti; Tin Tin non capisco se faccia finta o se sia serio: ogni volta che lo guardo apre un occhio, ma io non mi azzardo a rivolgergli la parola avendo paura di svegliarlo da un finto sonno. Per passare il tempo butto giù altre due righe sull’aereo: “nel ’94 sembrava il massimo della tecnologia mischiato col massimo dell’avanguardia stilistica; ora dà un forte senso di trash…” mi fermo qui perché sono noioso e sembro uno che sa solo lamentarsi. In realtà in quel momento ero piuttosto emozionato e ridevo tantissimo.
Nota bene: dall’altra parte del corridoio, vicino al finestrino, un tizio molto serio sta leggendo un libro di spartiti musicali difficilissimi. Stima assoluta. Chissà se nel suo cervello tutti quei segni vengono convertiti in musica. Leggere musica. Madonna.

Tin Tin ogni volta che mi volto a guardarlo.

13:40 – Il nostro biglietto dice che siamo arrivati a Bruxelles, e io mi fido del biglietto. Sbarchiamo attraversando un cordone ombelicale e ci ritroviamo nel magico mondo belga, fatto di spazi eterni e tapis roulant lunghi chilometri. Lo spazio ci toglie il respiro e la densità popolare minima mi fa gioire come un poppante. Ci impadroniamo di 4 file di sedie a pochi metri dai bagni e lì costruiamo il nostro accampamento. Il grande impero.

DSCN2111DSCN2106 La gente qui è scatenata.

13:59 – Io, Donati, il Fotografo, Paolo & Ire ci mettiamo in marcia alla ricerca di qualcosa da mangiare. Un punto forte dell’aeroporto di Bruxelles è l’economicità dei negozietti duty-free, tipo che ti vendono una Mars a 3€ e non hanno il resto se gliene dai cinque. Noi avanziamo col broncio, cerchiamo un faro d’integrità sociale all’interno di tanta tensione e cattivo gusto. Il Fotografo, l’esperto di sopravvivenza all’interno di un terminal, improvvisamente si ferma. Annusa l’aria. Si lecca l’indice destro e lo alza a mezz’aria: ha captato un vento favorevole.

Ci si complimentaCi si complimenta vicendevolmente.

14:10 – In pratica c’è questa catena di paninazzi tipo il Mac, ma più buona[3] e belga. Donati e il Fotografo si mettono subito in fila, io ho la loro stessa intenzione ma mi rendo conto di aver lasciato all’accampamento il portafoglio. Smadonnando come un italiano circondato da gente che non comprende la sua lingua, ricorro indietro accompagnato da Paolo & Ire.
Nota bene: il nostro accampamento distanzia dal fast food almeno almeno 2 km. in linea d’aria. Tornando indietro incrociamo la Giulia, Paccoia e (forse) Tin Tin. Ho i ricordi un po’ confusi dalla disperazione.

DSCN2109

DSCN2119

14:25 – Dopo 9 minuti di tentativi riesco a trovare un equilibrio psicofisico adatto per urinare. Visto che ormai ero in ritardo l’ho presa comoda e ho azzardato una pausa per fare pipì. Quando esco dal bagno noto Donati e il Fotografo nell’accampamento con già i fazzolettini alla bocca, il pancino pieno e la digestione quasi finita. Non capisco cosa mi sia successo: il concetto di tempo si è tramutato mentre ero chiuso in bagno? Una distorsione spazio-temporale m’ha catapultato in un mondo alfa, diverso da quello originario? Dona e il Fotografo in realtà sono dei cyborg che ingurgitano al posto di mangiare? Traballante e impaurito torno verso il finto Mac.

DSCN2114Intanto qualcuno si mette a pensare alla guerra nel mondo.

14:30 – Alla cassa l’unica fila è quella composta dal formidabile trio Elly, Silvia e Giulia. Testimoni mi dicono che sono lì da tempo immemore, forse sono nate con l’aeroporto, forse risiedono in quel metro quadrato da molto prima; leggenda vuole che queste tre muse abbiano fatto arrabbiare il dio sbagliato e, per punizione, soffrano di indecisione patologica. Io non mi faccio contagiare e punto dritto alla cassa senza nemmeno leggere il menù.
La cassiera (carina) mi sorride: “Goodmorning, sir!
Sorrido a mia volta e rispondo: “Salv… eehh eh eeeeheh eeeeeh eh eeeh eh eh eeeeh… Hello! A Giant menù take away, please!
Ok.
Mi giro e la coppia Paolo & Ire è visibilmente impressionata dalla serie di stronzate che ho sparato in una sola ordinazione. Il mio cervello, quando si è accorto di aver risposto in italiano ad un saluto inglese, è finito in cortocircuito lasciandomi vittima di una formattazione della memoria semantica. Ecco tutto spiegato.
Nota bene: mi fanno sapere che “giant” si pronuncia “giaiant”. Giaiant menù. Vabbhè.

14:55 – Abbiamo finito quasi tutti di mangiare. Siamo sazi e felici di essere lì. Alcuni di noi fanno congetture su ciò che ci aspetta a Stoccolma, altri leggono, altri ancora dormono, alcuni dormono con faccia depressa e infine ci sono io che mi tolgo la canottiera, il pile e le calze di lana.

DSCN2116La vista panoramica del nostro accampamento.

15:10 – Facciamo foto artistiche, un video ancora più artistico, e parliamo di ebrei. Mi piacerebbe ripetere una cosa: non siamo antisemiti, per niente, non conosciamo ebrei e non li abbiamo mai odiati in alcun modo (né dimostrato nervosismo in loro direzione). Il problema alla base di tutto è la loro fama mondiale come avari. Le peggiori battute da bar si appoggiano molto sul collegamento: ebrei uguale taccagni. Se fossero stati famosi per qualcos’altro, come… non so… la bravura nel cucinare, non li avremmo mai tirati in ballo[4], purtroppo non è così, e quindi, passeggiando tra i negozietti dell’aeroporto, a me e ***** è scattata la molla di chiamarli “negozianti ebrei”. Da lì non siamo più riusciti a fermarci.
Me ne dispiaccio così tanto che non sapevo nemmeno se scrivere questa cosa qui sul… Dai che un espresso a tre euro e dieci non è concepibile! Che ebrei.

Il video registrato con una macchina digitale del ’99 e che m’ha allungato di 25 minuti la stesura di sto cazzo di post.

15: 35 – Do il block notes a Paolo e lui scrive tutto ciò che succede come una macchina impazzita. Allego alcune pagine.

ManoscrittoIl prezioso manoscritto fresco di scansione. L’ho messo ribaltato per donargli un alone di mistero sempre bello.

16:15 – Io, Paccoia e Paolo stiamo giocando al biliardino di un bar vicino e siamo tutti felici e sorridenti. Paolo è il più sorridente di tutti. La vita è bella e mancano solo due ore all’imbarco per il viaggio verso Stoccolma. Vedo arrivare il Fotografo da lontano, è scuro in viso. Niente promette bene. Quando arriva mostra il cellulare. “Avete letto?
Letto cosa?
Questo:
BRUSSELS AIRLINES REGRETS TO INFORM THAT YOUR FLIGHT IS DELAYED. WE EXPECT A DELAY OF APPROX 1H30MIN. DUE TO AIRPORT OF BROMMA CLOSES AT 22H00 WE WILL HAVE TO OPERATE TO ARLANDA AIRPORT. BRUSSELS AIRLINES APOLOGIZES FOR THE INCONVENIENCE.”[5]
Paolo socchiude gli occhi, osserva il telefono del Fotografo, sorride e portando la mano in aria dice: “Ah! Quello! L’ho ricevuto anch’io mezz’ora fa”. La situazione è tragicomica.

Da minuto 00:12

16:40 – L’atmosfera si è surriscaldata: ci hanno cambiato aereo, ci hanno cambiato aeroporto, ci hanno cambiato umore e nascondono pure la mano. Un Donati in formazione di battaglia si scatena assieme al Fotografo contro il primo dipendente della malaugurata compagnia aerea a portata di mano. Io e Paolo rimaniamo a distanza, decisi a seguire la seconda legge dei miei comandamenti, ovvero: “ci sarà sempre qualcuno a preoccuparsi al posto tuo”. Donati, con un francese che nemmeno Sarkozy, pretende un risarcimento, il poveretto risponde qualcosa che non ricordo, Donati ribatte furibondo, il poveretto riceve il colpo con un rovescio, la palla va fuori.

556310_4077067534239_1961335516_nSi assomigliano alla grande.

Foto0393Come potete notare c’è parecchia tensione nell’aria.

16:55 – Dicono che non possono farci niente, che al massimo dall’Arlanda Airport ci possono portare in autobus fino a Bromma, ma a noi non va bene. Cosa ce ne facciamo di Bromma, quando dopo le 9 là è tutto chiuso? E poi i taxi costano tantissimo. E forse i treni non passano. E contemporaneamente a tutto questo stress io mostro la mia preoccupazione per l’alcol che dobbiamo comprare al duty-free, che altrimenti a capodanno rimaniamo a secco e non mi sembra proprio il caso. Ho il sospetto di aver sbagliato momento, ma non lo dico a voce alta.

Come faranno i nostri eroi a cavarsela?
Arriveranno a Stoccolma entro il 2013? (Spoiler allert: sì.)
Riuscirò mai a finire il resoconto di 4 giorni di viaggio?
Tutto nella prossima puntata.

Note di fine pagina:
[1]: se avete la giusta immaginazione avete capito esattamente il tipo di camminata.
[2]: cito testualmente dal mio block notes.
[3]: in realtà sono quasi tutte uguali, ma il Mac ha tutta la nostra antipatia, quindi non c’è paragone.
[4]: ma avremmo tirato in ballo i genovesi.
[5]: ho ricopiato testualmente, parola per parola, l’sms. Il maiuscolo non è una mia scelta, ma della Brussels Airlines.

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6 risposte a …E PER FORTUNA CHE FACEVA FREDDO – PARTE 1.1

  1. Rocco R. ha detto:

    Commento per punti (vista la dimensione del post):

    1 – Ho sempre trovato airport security un programma tragicomico. Ed inquietante.
    2 – La teoria dell’odio che lo svedese ha per l’italiano medio la trovo esemplare. Sarebbe bello credere che sia realmente così.
    3 – Un aereo può anche avere le eliche.
    4 – Le economy class della brussel airlines non hanno eguali. Quelle alitalia a confronto sembrano alberghi 5 stelle. (che poi uno si chiede perchè alitalia sia praticamente fallita)
    5 – La prima cosa fatta arrivato all’aeroporto di brussell è stato urlare figa. Si sono voltate 6 signorine.
    6 – Dannati spoiler alert!!!

    • zanzathedog ha detto:

      Ribatto con simpatia (e perché così si chiacchiera un po’):
      1 – Anche a me inquieta tantissimo. Soprattutto quando cominciano a fare riguardevoli supposizioni sui turisti.
      2 – Uno svedese m’è apparso in sogno e m’ha detto che è tutto vero.
      3 – Il Fotografo rideva perché quel tipo di aereo di quella determinata compagnia non poteva avere le eliche, mentre il Donati ne era convinto forte.
      4 – Alitalia: compagnia pasticciona!
      5 – È uno spettacolo mozzafiato, è verissimo.
      6 – Dal prossimo post la smetto!

      • Rocco R. ha detto:

        L’ultimo essere umano apparsomi in sogno mi ha telefonato per dirmi sveglia. Ma io sono rimasto a dormire convinto di essermi alzato. E’ stato un momento di profonda inquietudine per me, è successo proprio stamattina.

  2. arielisolabella ha detto:

    ho un unico commento da fare ….ma in bulgaria quando ci andate???????

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