…E PER FORTUNA CHE FACEVA FREDDO – PARTE 1.2

E succede che i ragazzotti di CasaPound minacciano di stuprare una ragazza ebrea e mi sa che per questo semestre di cazzate ne hanno già dette abbastanza loro, senza che mi metta io a parlare di cose moralmente di dubbio gusto in questo blog. Quindi basta con i riferimenti al popolo ebraico, o solo quando strettamente necessario per descrivere quel che ci è successo a Stoccolma.

…E PER FORTUNA CHE FACEVA FREDDO – PARTE 1.2
Il manoscritto proibito

Vi avverto che ho fatto la cavolata di far passare un mese dagli eventi qui descritti: non ricordo più tre quarti del viaggio, al massimo invento, tanto vi divertite lo stesso.

17:25 – Vi avevo lasciato che non sapevamo come arrivare a Stoccolma, ma intanto mi sono dimenticato di citare alcune cose buffissime e che ho adorato: Paolo che suona il violino come lo suonerebbe un emo; Paolo che fa la statuina con un bicchiere di plastica per terra; un rabbino vecchissimo che ci passa vicino e Paolo che gli corre dietro per fotografarlo sotto mia espressa richiesta[1]; un poliziotto col cane giusto giusto davanti al terminal per chi arriva da Amsterdam (io e Paolo siamo sicuri sia un’innocua coincidenza); la pallina ovale del biliardino che ricorda un’oliva ascolana; la fontanella di quelle che pesti il pedale ed esce un getto d’acqua fredda in una perfetta parabola Y = a * X^2 dove a = -1,2 e che bisogna fare la scorta nelle guance e poi bere tutto d’un sorso per provare una parvenza di gola dissetata; la Nora che fa la Nora; Paolo che cerca di rovinare la vita ormonale di qualcuno con la presentazione di un certo Pezzolo Luca e il mezzo panico che prende a tutti meno due.

Bevi bevi, che altrimenti non ti disseti

StatuinaDSCN2139

18:25 – Arriva quel bel tipo di Donati a chiedermi 3€. “Perché?”, gli quesito io. “Perché sì”, mi dice lui. “Ho solo 2€”, dico io. “Ancora meglio”, mi risponde lui. Mi prende i due euro e fugge via. Dopo dieci minuti di attesa sono tutto una preoccupazione e un sudore, il pensiero di quella monetina scomparsa dalle sue amichette mi fa soffrire come un genovese, alla fine lascio Paccoia da solo nell’accampamento e vado a vedere dove sono finiti tutti.

DSCN2122Il violinista

18:30 – La maggior parte dei bricconi sono presso i computer a pagamento a vedere come cavarsela dalla situazione inconveniente andando su facebook e condividendo video di bambini che cadono nei fiumi. Io, con fare ubriaco, consiglio di andare su youporn e xvideo, accorgendomi con un clamoroso ritardo di essere a mezzo metro di distanza da una ragazza seduta e di aver nominato due siti internazionalmente noti.

In realtà è un video che ho scoperto ora, però m’ha fatto tanto ridere che ho deciso d’inserirlo in questo pezzo

GruppoArlanda Airport Team

18:33 – L’aeroporto di Bruxelles è gestito da gente poco avida, così poco avida che un quarto d’ora di connessione costa 3€. La macchinetta ha rilasciato al Fotografo e al Donati uno scontrino valido per un mese, con un codice che ti permette quindici minuti di computer al giorno. Al giorno. Quindici minuti. Sono così scandalizzato che mi sfogo sul block notes con termini inappropriati e poco gentili. Avendo messo due terzi del prezzo del biglietto cerco di appiopparmi un minuto di internet: non faccio in tempo a sedermi e a rendermi conto che la tastiera è nata male che ormai è tutto finito.
Nota bene: Paolo scrive sul mio taccuino che ho inchiodato il mouse al tavolo, così che la gente non lo possa rubare. Ho rimosso la scena, ma mi fa ridere un sacco.

Quindici minutiIl corpo del reato

DSCN2140Il secondo corpo del reato

18:55 – Siamo tanto disillusi riguardo l’arrivo a Stoccolma che ci accordiamo sul da farsi: alcuni sono per il mangiare qualcosa, altri per il comprare da bere (con mia, infinita, gioia). Alla fine raccattiamo il nostro campo scout e ci indirizziamo verso il lato più mangereccio dell’aeroporto. Il Fotografo, intanto, si occupa dell’organizzazione alcolica, in breve riesce a convincere tutti a mettere 5€ e va a comprare una vodka liscia, un rum liscio e una bottiglia di nettare rosato.[2]
Nota bene: mi faccio dare 20 centesimi da ognuno per riavere i 2€ (meno venti cent.) spesi in connessioni farlocche.

Vi osservo«Non me ne andrò senza i miei soldi»

19:20 – Mi ritrovo con la maggior parte delle ragazze a far baldoria davanti allo Starbucks dell’aeroporto. Io e Giulia ci accordiamo per uno splendido pezzo di torta dal nome composto da trending topics scelti da esperti di marketing osservando i tweet di bimbe alle prime armi con gli assalti ormonali dovuti da sovradosaggi di Justin Bieber; tipo: “Sweet Dream in Chocolate World with Funny Love and a Lot of Stars”, maiuscole comprese.

S puntatoUn mattone di bontà!

19:26 – Io e la Giulia ci sediamo su poltroncine stranissime e, assieme alla Nora e alla Silvia con i loro impeccabili frapuccini, iniziamo l’assalto alla torta con posate di plastica. La temperatura dello S.D.i.C.W.w.F.L.a.a.L.o.S è di meno venticinque gradi centigradi, con una densità e staticità molecolare che nemmeno il diamante più rude: una scheggia di forchetta sfreccia impazzita oltre il nostro avamposto, andando a conficcarsi nella carotide di un vecchietto sulle scale mobili alla nostra sinistra.

DSCN2150Frapuccini Team

19:27 – Il gusto di cioccolato m’impasta la bocca in un orgasmo che richiede l’attenzione di tutti i sensi, compreso l’udito. Dopo aver constato che Starbucks fa del cibo di merda[3] arrivano Paolo, Ire e il Fotografo. Con lui vado a cercare delle pile AA per la macchina fotografica, che sono l’unico sulla terra ad avere in casa solo macchine fotografiche (digitali e non) a pile; tanto che la Duracel ci viene a fare ogni anno le foto natalizie per i calendari aziendali, non sto scherzando. Comunque ne trovo di costosissime, quindi rimando il compito una volta giunti a Stoccolma.

DSCN2154

20:00 – Dovremmo imbarcarci sull’aereo a momenti, ma stranamente quei gentiluomini della Brussels Airlnes ci avvertono che il volo è in ritardo di un’ulteriore mezz’ora. Minuti che ci servono giusti giusti per comprare un altro panino al fast food. Non ricordo cosa compro, ma mi accorgo che la cassiera è sempre la stessa: anche lei chiusa in queste mura dalle due. Poraccia. Dopo aver preso da mangiare ci avviamo verso il nostro terminal.

Questa GIF la userò per il resto della mia vita

20:25 – Mangiamo felicemente seduti a due passi dal punto d’imbarco; Paolo, con un tocco d’esasperamento, sbotta “Qui ormai siamo di casa!”, in quell’esatto secondo passa una bambina che, osservandoci con sprezzo, ci saluta con la manina. Paolo la guarda e, sconsolato, constata: “Vedi? Ci salutano anche i bambini, tanto siamo qui”. Nelle note ho scritto che il Fotografo è “maxi incazzato”, e che quando provo ad entrare in bagno trovo gente che urina ovunque, pure nei lavandini.

Fieri

20:35 – Siamo in questo maledetto aeroporto da così tanto tempo che ormai abbiamo fatto tutto il fattibile, provato tutte le emozioni provabili e mangiato l’immangiabile. Finalmente ci fanno salire sull’aereo: mentre attraverso il cordone ombelicale blu mi sento ubriaco di gioia, tanto che richiamo l’attenzione di Paolo & Ire e mollo una fragorosa scoreggia. Ridiamo tutti. Un po’ meno quelli dietro di me.
Stop it you

21:00 – Di nuovo io e Tin Tin vicini a sedere, uniti nella buona e nella cattiva sorte; i nostri posti sono i primissimi e mi sento un po’ come il bambino grassoccio che sta male in pullman e deve mettersi di fianco all’autista per concentrarsi sulla strada e non vomitare. L’aereo si alza in volo che fuori è buio pece e come hostess abbiamo Gérard Depardieu in persona, con una miracolosa parrucca bionda e un delizioso completino blu. Durante il viaggio mi giro di tanto in tanto a guardare gli altri bambocci, noto rispettivamente una Giulia leggermente impaurita, un Fantoni che mangia un panino del MacFrancese, un Donati portentoso e altre cose che ho perso nella memoria.
Nota bene: la coppia Paolo & Ire è così lontana che partono con 4 minuti di ritardo rispetto il muso.
Nota benissimo: poco prima della partenza vedo la tizia della Brussels Airlines – a cui abbiamo scartegrafato i coglioni con la storia del cambio d’aeroporto – aggirarsi per l’aereo: va dal ragazzo nella fila opposta alla mia e in inglese gli dice che la compagnia ha deciso di pagare dei taxi per andare fino a Stoccolma-centro, chiedendo se ne deve ordinarne uno; il ragazzo, riconoscente, le dice di sì e si rallegra. Io l’inglese a volte lo fatico, ma queste cose le avevo capite; perché voglio farvelo presente? Perché quando l’amabile dipendete va dalla frizzante coppia Fotografo & Donati per chiedere se deve ordinare dei taxi anche per noi bricconi, loro due, accigliati, rispondono di no. A quel punto mi elevo oltre il sedile e faccio presente alla sempre frizzante coppia che i taxi ce li pagava la compagnia maledetta e che se non ordinavamo quei (sempre) maledetti taxi eravamo fottuti. Si scatena il panico: F & D richiamano l’attenzione della tizia, le chiedono se la mia versione è esatta (“Free?”, “Yes: free”) e chiedono di avere abbastanza taxi per 10 persone. La dipendente della Brussels Airlines smadonna interiormente.

Gerard Depardieu HostessUna buffa hostess

Il Fotografo mentre gli spiego la storia dei taxi gratis.

Il Donati mentre gli traduco la faccenda dei taxi gratis.

21:35 – Mi addormento con questo nelle orecchie:

21:50 – Mi sveglio che mi sembra di aver dormito per un’era geologica, non solo quindici, semplici, minuti. Non guardo l’ora fino a un’ora dopo, quando mi chiedo quanto stia durando il viaggio. Tin Tin dorme e non dorme, come al solito; in viso ha la rabbia di non poter servirsi della cena gratis che ci spetterebbe di diritto, visti tutti gli inconvenienti subiti. Io sono appena più rilassato.

Tin Tin dorme

23:30 – Atterriamo con freschezza e ci dirigiamo a prendere i nostri bagagli. La celerità di questo servizio impressiona noi tutti, abituati ad ore di attesa siamo stupiti nel poter mettere mano sulle valigie in meno di sette minuti. Le pareti dell’aeroporto sono abbellite da migliaia di tabelloni raffiguranti svedesi famosi che ci augurano una buona permanenza nella loro capitale. Leggo ad alta voce ogni nome proprio svedese finché non mi viene il mal di testa. Comunque sia è evidente che le (vere) star di questo paese sono i – mai premiati abbastanza – ABBA. Le loro foto sono ovunque e hanno pure messo una teca di vetro con dentro i loro vestiti posti sopra una piattaforma rotante, una cosa che nemmeno i cinesi con Mao.

Foto0397Donati che si mette nello spazio apposito a prendere la valigia

Mitici AbbaGli svedesi più mitici di sempre.

23:38 – Siamo confusi e non sappiamo a chi rivolgerci per avere i taxi, quindi seguiamo una coppia di portoghesi simili a Morgan e Asia Argento scesi dal nostro stesso aereo. Ci portano ad uno sportello, a questo punto mi metto a sedere e aspetto: non vorrei preoccuparmi troppo per queste cose tecniche. Lo sportello ci dà dei cartellini da consegnare al taxi di turno, servirà come pagamento; appena usciamo dall’aeroporto ci ritroviamo davanti alla manifestazione romana dei tassisti di Gennaio scorso: sono tantissimi, sono ovunque, e ci guardano come degli arabi guardano una giornalista occidentale poco prima di violentarla pubblicamente in piazza.

FelicitàPer fortuna che c’è la Giulia detta Giuly a tenerci alto l’umore con le sue pose buffe

Poco fuori dall’aeroporto…

23:50 – Chiediamo a due tipi che sono vestiti come me[4], quindi con giacche del colore del sole marziano, a che taxi dobbiamo rivolgerci per avere il passaggio fino a Stoccolma centrale; ci indicano quelli neri. Ci dividiamo a cazzo, sta piovendo, siamo pieni di bagagli e tutti urlano per attirare la nostra attenzione: è il caos. Alla fine mi trovo nello stesso mezzo di: Giulia, Nora e Paccoia. Quest’ultimo elemento ci è stato inviato dal Signore.

00:15 – Il tassista (che ricorda un messicano coi baffetti simpatici) parla un inglese incomprensibile e ci chiede dove dobbiamo andare, noi diciamo che la tessera pagata dall’aeroporto è per arrivare fino alla stazione, lui risponde qualcosa che nessuno capisce[5], Paccoia prova a telefonare al Fotografo per chiedergli se loro hanno avuto più fortuna col conducente, ma non risponde. La situazione si conclude che il taxi ci porterà fino al nostro ostello e siamo tutti felici: noi perché così non camminiamo di più; lui perché l’ostello è più vicino.
Nota bene: poco dopo aver concordato la cosa ci risponde Donati.

Danny-Trejo Taxi Il tassista era così, solo con i capelli più corti e pesava un decimo

00:25 – Ci aspettano quaranta minuti di viaggio e ora siamo a un quarto del percorso. Il nostro taxi è una furia, va così veloce che rischiamo di tornare indietro nel tempo e io mi afferro stretto stretto alla portiera per non essere sballottato ovunque ad ogni curva. La Giulia si mette a cantare in italiano per smorzare la tensione, cosa che trovo inappropriata andando a rovinare tutta l’atmosfera che eravamo riusciti a creare con un religioso (e ricco di tensione) silenzio. Ad un sorpasso mozzafiatante sempre la Giulia si fa scappare un urletto, le dico di non preoccuparsi, che il tassista è uno stuntman del primo “Fast and Furious” e che sa come guidare. Il tassista, in risposta, mi cerca con lo specchietto retrovisore e mi guarda come se mi volesse ammazzare. Colpa mia che in una frase ho usato ben quattro parole in inglese, tutte abbastanza fraintendibili.
Nota bene: il rosso stracciato è stato degno di applausi.


00:50 – Siamo davanti al nostro ostello, in anticipo, tutti vivi e tutti ricchi di sbalordimento. Davanti alla porta c’è una signorina punk che fuma, appena ci vede ci fa entrare: è la receptionist e io sono già innamorato. Ci fa pagare subito, ci dà una tessera magnetica a testa per entrare nella stanza, le lenzuola pulite, e ci saluta. L’ostello è un labirinto a più piani ed è ricco di porte. Porte ovunque, le più importanti delle quali con una tastiera a fianco in cui digitare la combinazione giusta per aprirle.[6] Se avete mai giocato a qualche RPG avrete un senso di deja-vù leggendo queste parole.

OstelloChe bello il nostro ostello!

01:08 – Entriamo nella camera (numero 404) e ci troviamo davanti a cinque letti a castello, uno di questi è talmente tanto incastrato dentro al muro che fa soffrire di claustrofobia solo a guardarlo. La cosa di cui ho più bisogno in questo momento è un bagno: non è compreso nella stanza, ma ne abbiamo due in comune con l’intero piano, quindi con altre 7/8 camere di non so quanti letti. Sento qualcosa rompersi dentro di me: forse la vescica timida che tenta il suicidio. Comunque sia riesco a pisciare e rientro in camera che stanno arrivando anche gli altri monelli, quelli che hanno scelto i taxi lenti.

DSCN2155“Quiete giovanile”

01:15 – Ridiamo e festeggiamo dandoci delle pacche sulle spalle, come farebbero dei bravi ragazzi. Ci sono valigie e lenzuola ovunque, ma ormai il peggio è passato. Io mi scelgo il posto sopra il Fotografo e faccio una fatica della madonna a sistemarlo.
Nota bene: per fortuna che c’è mamma Nora a darmi le dritte sul piumino.
Nota bene bis: Donati è quello che s’è trovato il posto detto “tana dell’orso”.

Avamposto Fotpgrafo                                                                  Fierezza di letto

Tana orso ostello                                                     Ecco la famosa “Tana dell’Orso”

01:35 – Abbiamo ordinato lo stretto necessario per il giorno dopo, ci siamo lavati, messi il pigiama e infilati sotto le coperte; un po’ di baldoria per chi tocca alzarsi a chiudere la luce, ma nulla di tragico.
Ci addormentiamo.
Nota bene: il giorno dopo ci saranno attacchi simili a quelli di Cluedo su chi russava e chi no. Mi dissocio da tutte le calunnie che si sono dette nei miei confronti.

Il simpatico IannoIl simpatico Ianno (Tin Tin) vi manda la buonanotte

06:30 – Grazie alla sveglia in modalità vibrazione mi alzo nel cuore della notte e vado in bagno ad urinare, trucchetto per disinibire la timidezza del mio Ugo. Fuori dal letto il freddo è micidiale, appena esco dalla stanza sento l’ostello parlarmi: ha una vita propria, una sua personalità e le prime ore del mattino sono quelle in cui l’indole aggressiva viene più a galla. Porte che sbattono riecheggiano nei corridoi fino a giungere alle mie orecchie. Mi sigillo in bagno e spero di raggiungere velocemente la tranquillità interiore. Una volta finito esco e i rumori sono ancora più forti, questa volta uniti da passi febbricitanti. Rientro in camera col timore di svegliare qualcuno e mi rinfilo sotto le coperte per gli ultimi minuti di sonno: la sveglia seria è impostata per le sette e ventitré.
Un pensiero si mescola al sonno, è una parola fragile, tremolante, vaga. Cerco di focalizzarla in un ultimo tentativo di lucidità, la perdo e la ritrovo. Sono due, non una; due parole che mi conciliano un ultimo riposo prima dell’ultimo giorno dell’anno.
Ostello.
Merdaviglioso.

Alla prossima!

Note di fine pagina:
[1]: true story; nominare questo blog tira fuori il meglio delle persone.
[2]: quest’ultimo acquisto è stato vivamente consigliato dalla Silvia, che ne ha celebrato le doti e le qualità da bevanda alcolica “che bevi come se fosse succo di frutta, ma dopo due bicchieri ti accorgi di essere brillo”.
[3]: non me ne vogliano i fanatici di Starbucks. La verità è spesso dura.
[4]: o meglio: sono io che sono vestito come loro.
[5]: credo che ci stesse chiedendo in che punto esatto della stazione volessimo andare.
[6]: cosa non sempre vera; ci siamo presto accorti che anche la più giusta delle combinazioni può essere inutile se non combinata tempestivamente con una buona dose di forza bruta sulla maniglia.

Il consiglio del bravo viaggiatore:
Se siete costretti ad atterrare all’ARLANDA AIRPORT armatevi di abbastanza soldi per pagare un costoso taxi, perché la distanza dal centro di Stoccolma è estrema e saranno capaci di chiedervi anche sui 60€. Una buona alternativa è il treno: meno costoso (circa 14€, se ricordo bene) e più tranquillo come esperienza, vi porterà fino alla stazione centrale, posta in una posizione comodissima; l’unico inconveniente: dopo mezzanotte il treno smette di esserci.

Se, come è successo a noi, è la compagnia aerea a cambiarvi aereo e, di conseguenza l’aeroporto, fate il più casino possibile col servizio clienti senza paura di farvi riconoscere come italiani: noi non eravamo gli unici e alla fine siamo riusciti ad ottenere qualcosa. Cosa insperata.

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5 risposte a …E PER FORTUNA CHE FACEVA FREDDO – PARTE 1.2

  1. Rocco R. ha detto:

    7:08, domenica mattina, treno:
    i tuoi riferimenti scientifici mi hanno sorpreso. Non so cosa voglio dire. I tuoi post biblici non mi hanno sorpreso, ma visto che non ho una mazza da leggere ben fatto. Gli Abba sono gli Abba, e io sono io. Devo farmi intecare gli indumenti. Il tassista criminale da un tocco di avventura anche alla più piatta delle avventure. L’avventura che racconti non è piatta. Credo.
    7:14, domenica mattina, treno.

    Piesse: ho bisogno di un caffè. Forse due.

    • zanzathedog ha detto:

      L’altro ieri qualcuno mi diceva che i treni della domenica mattina non esistono, ora so che mentiva.

      Alla prossima ci inserisco più riferimenti scientifici e più riferimenti biblici: tutto aumenta, nulla varia!

  2. Rocco R. ha detto:

    E comunque da oggi in poi ti rinonimo The Gifmaster.

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