Memorie di Todd Hoover – 05 Novembre

Diario di Todd Hoover, 05 Novembre, 09:28.

Inizio registrazione.
Quando ho comprato casa in un quartiere a due passi dal centro città ero sinceramente affascinato dalla disposizione imprevedibile delle camere e l’uso di un cortile interno; mi ricordava per molti versi una costruzione ottocentesca, in cui la maggior parte delle finestre dava su un quadro di composizione vegetale.
La mia convinzione di poter sfruttare in qualche modo tutta l’abitazione non si piegava alla realtà dei fatti. Un lungo corridoio principale portava a più stanze di grande respiro, tutte collegate fra loro da arcate spigolose ma capaci di far sembrare la casa più spaziosa di quanto fosse realmente: al momento dell’acquisto mi sembrava di una dimensione ottimale per il mio stile di vita; avrei avuto uno studio privato, un ampio salotto con libreria, una camera da letto, due bagni, cucina con terrazzo, due stanze per gli ospiti, due ripostigli abbastanza grandi, un’aula informatica – ho sempre desiderato un’aula informatica staccata dallo studio – e pure una piccola serra.
Come succede spesso la propria fantasia finisce per enfatizzare le proprie necessità e una volta trasferito mi sono accorto che non avrei mai usato il 70% dello spazio a mia disposizione.
Vivo ancora in questa casa: principalmente mi limito al primo bagno, alla cucina e al salotto, raramente mi sposto da queste tre stanze e ancor più raramente riesco ad addormentarmi nella camera da letto, camera che cocciutamente reputo inutile confrontata con i tre divani del salotto componibili in un vero e proprio giaciglio.
È qui che sono ora, nel mio giaciglio, ad ascoltare l’ultimo disco di Fatality Felix.
Non riesco a dormire, anche se mi piacerebbe.
La musica di Fatality Felix non è perfetta, possiede basi ripetitive e testi spesso auto-celebrativi, ma la ascolto per la sua voce. Ha una voce bellissima, Felix.
La invidio, la voce è una parte fondamentale nell’esteriorità apparente: una delle prime cose che saltano all’occhio in qualsiasi rapporto di socializzazione; la voce ha la capacità di addolcire o imbruttire la presenza fisica di una persona, contrastando in parte la bellezza di un viso, o la sua impietosa sgradevolezza.
Non credo di avere un voce carismatica, è leggermente nasale e per quanto mi sforzi non riesce a trasmettere le dettagliate sfumature emozionali che tento caparbiamente di plasmare nella mia testa.
Gli oggetti che mi circondano vibrano dei miei delicati pensieri di disperazione, al mio interno risuona una melodia pari a quelle di Fatality Felix, melodia che nessuno udirà mai: un tesoro che morirà sepolto al mio interno.
Accarezzo amorevolmente la coperta di lana sintetica che mi copre il corpo, non la usavo da parecchi anni. Sa ancora di Allison.
L’odore di quando vivevamo insieme e dormivamo nello stesso letto, prima del mio esaurimento nervoso, prima del suo tradimento, prima dei litigi. Eravamo giovani.
Parecchio belli.
Assieme, mentre dormivamo nudi, abbracciati, eravamo davvero belli.
Dopo c’è stata Helen, conosciuta in un incontro col pubblico.
Lei: critica cinematografica; io: regista/animatore senza futuro.
All’inizio la odiavo, odiavo la sua candida bellezza e sfacciataggine, odiavo il suo modo di parlare appoggiando una mano sul fianco, odiavo il suo sistemarsi gli occhiali prima di qualsiasi, scomoda, affermazione.
O forse la amavo.
Non parlai mai di quel primo incontro con Allison, avevo paura s’ingelosisse: stava diventando possessiva e le era appena morta la madre, origine dei suoi primi squilibri mentali.
Mi immergo nella coperta, la luce della lampada viene filtrata, sfumata in un delicato arancio protettivo.
Mi manca Allison. Mi manca il suo odore. Mi manca il suo seno. Mi manca il suo calore. Mi manca la sua energia possessiva. Mi mancano i suoi capelli. Mi manca la…
No.
Sto dicendo cazzate.
Fanculo Allis-il videotelefono squilla due volte prima che me ne accorga, la voce di Fatality lo sovrastava inglobandolo nell’ottava traccia dell’album.
Esco dalla coperta venendo colpito sul torace dal freddo circostante, devo decidermi di alzare il riscaldamento. Stirando la maglietta stropicciata abbasso il volume dello stereo e rispondo:
«Pronto?»
«Buongiorno, parlo con Todd Hoover?»
«Sì, buongiorno.»
«Sono il direttore dell’Istituto di Comunicazione Mediatica Merville.»
Istituto di Comunicazione Mediatica Merville: ne avevo già sentito parlare, una delle scuole private più costose e prestigiose dello Stato. Come di consueto partorisce ogni anno viziati – presuntuosi – incapaci; una di quelle scuole in cui la tecnica vale più dell’istinto. Professionisti nel rompere i coglioni per tecnicismi inutili e privi di alcuna presa sul pubblico.
«Ne ho sentito parlare…» rispondo con tono vago.
«Ho avuto il suo numero dall’agenzia pubblicitaria dove lavora. La chiamavo per chiederle se sarebbe interessato a tenere presso la nostra sede un laboratorio di cinque incontri sullo studio dei Simulanti e il loro uso nelle tecniche mediatiche contemporanee. Un progetto che ho ideato personalmente e a cui sarei onorato se partecipasse.»
«Capisco, purtroppo per i prossimi mesi sono occupatissimo con più progetti pubblicitari e non…»
«Naturalmente la pagheremo.»
«Ah. Non è un problema di soldi.»
«Non è MAI un problema di soldi…» sbotta con tono acido.
Allontano istintivamente il viso dallo schermo, vorrei chiudere la conversazione, ma l’uomo mi precede riprendendo con scioltezza: «Mi scusi per la sfortunata affermazione, come direttore dell’Istituto, e come suo grande fan, ci terrei tantissimo alla realizzazione di questo progetto e sarei addolorato nel non averla con noi.»

«Ha detto cinque lezioni?»
«Cinque lezioni mattutine, tre ore l’una.»
Potrei anche farcela.
«A quanto ammonterebbe lo… stipendio?»
«Trentamila totali.»
«Mh.»
«Le lasceremmo completa libertà d’interazione con gli studenti.»
«Mi richiami domani, sempre di mattina, con date e orari delle lezioni.»
«Quindi accetta la mia proposta?»
«Accetto la sua proposta.»
Fine registrazione.

Forbidden Planet

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6 risposte a Memorie di Todd Hoover – 05 Novembre

  1. Rocco R. ha detto:

    Nessuno mi ha mai pagato per insegnare. E pur l’ho fatto.

    Mi hai ricordato lo shock che provo ogni volta che risento la mia voce registrata. Mai sentire la propria voce registrata.

    • zanzathedog ha detto:

      Hai insegnato!? Ora mi devi dire che cosa, però.

      La voce registrata è il peggior nemico dell’umanità; l’odio che provo per me stesso ha le oscure fondamenta nei video in cui sono presente.

      • Rocco R. ha detto:

        Non mi sono messo dietro una cattedra o alla lavagna. Ma ho trasmesso nozioni, e mi ha stato chiesto di trasmettere nozioni, che avevo appreso sputando sangue a persone che ne hanno tratto grande giovamento. Soddisfacente e assieme frustrante.

  2. arielisolabella ha detto:

    Hanno registrato la mia voce e mi piace un sacco. Ma io sono una sirena ovvio mica un vermonabito come Todd e poi per soldi che roba ..io L ho fatto gratis e mi sono divertita anche.il Vermone gli ha mangiato anche L orgoglio ..tzet…

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