Memorie di Todd Hoover – 07 Novembre pt.1

Diario di Todd Hoover, 07 Novembre, 15:57.

Inizio registrazione.
Accendo il comunicatore e lo attacco al portatile sul tavolo della cucina; indosso gli occhiali predisposti al collegamento con Nestly e apro la pagina iniziale.
Settaggio indicazioni vocali: on.
Per disattivarli bisogna fare una richiesta formale all’ufficio comunicazioni.
Una voce femminile mi accoglie all’apertura del programma:
«Buongiorno -Todd-Hoover- da quanto tempo!»
«Da troppo poco.»
«Ops! Il tuo profilo non risulta autenticato! Procedere con password?»
«No.»
«Procedere con controllo visivo?»
«Sì.»
«Deve indossare gli occhiali Nestly per continuare! Non hai gli occhiali? Clicca qui!»
«Ce li ho addosso.»
«Sei in uno spazio luminoso?»
«Sì.»
«Bene! Preparati a seguire le indicazioni, ci vorrà pochissimo!»
«Attivare indicazioni.»
«Questo test di controllo visivo servirà per autenticare il tuo profilo -Todd-Hoover- e sincronizzare gli occhiali Nestly col comunicatore (Non sei -Todd-Hoover-? Scollegati QUI!)»
«Procedere.»
«Osserva il punto che vedi comparire sulle lenti e seguilo con gli occhi!»
Un minuscolo pallino rosso mi si materializza fluttuante in mezzo alla stanza. Con una velocità fastidiosa schiva le sedie intorno al tavolo della cucina e si sposta sul rubinetto di metallo scintillante; con un movimento circolare si muove oltre l’angolo a muro entrando in salotto. Mi alzo e lo seguo. È sul divano, levita pulsando ritmicamente: sembra un piccolo sole al centro della stanza, visibile solo ai numerosi abitanti di Nestly. Ad ogni pulsazione aumenta di grandezza fino a prendere le sembianze di una sfera dalle dimensioni di un pugno.
«Chiudi l’occhio sinistro, per favore!»
Lo chiudo.
«Collegamento emisfero cerebrale destro in corso.»
La sfera compie una traiettoria ad otto lasciando dietro di sé una scia rosata. Ho l’infinito in casa.
«Chiudi l’occhio destro, per favore!»
Scostando leggermente gli occhiali mi strofino l’occhio destro e lo chiudo.
«Collegamento emisfero cerebrale sinistro in corso.»
La sfera ruota su se stessa producendo nubi di condensa tutt’intorno.
«In attesa di collegamento…»
La sfera si ferma.
«In attesa di collegamento…
«In attesa di collegamento…
«In attesa di collegamento…»
È la prima volta che ci mette tanto a collegarsi.
«Che succede?»
«Errore scambio informazioni. Sicuro di non soffrire di agenesia del corpo calloso?»
Da quant’è che non entro su Nestly? Due mesi? Forse tre. Quanti aggiornamenti hanno attivato? Perché non riesco ad entrare? Mi hanno escluso, mi hanno escluso dopo il litigio con Allison?
«Riprovare collegamento» accenno con stanchezza.
«Attendere…
«Attendere…
«Collegamento avvenuto. Benvenuto su Nesly, -Todd-Hoover-, le auguriamo una piacevole e stimolante esperienza!»
Flash.
Mi si apre una linea d’orizzonte sotto i piedi, tutto scivola via in una corsa verso l’inizio della propria esistenza.
Pagina iniziale. Ho nove paia di occhi a fissarmi, mi lascio cadere sul parquet con un tonfo.
Foto tridimensionali mi passano vicino, percorrendo i muri assieme a voci inseguitrici.
Un pannello bianco sulla mia destra aspetta una frase da poter condividere, lo scaccio con un gesto seccato.
«Apertura impostazioni.»
Sul pavimento compaiono riquadri a più scelte, digito “copertura sinaptica a basso livello” e mi sdraio.
L’interazione di questo programma ad occhi aperti mi ha sempre spaesato: troppo vaga, troppo irreale e troppo sottile la divisione tra mondo fittizio e mondo reale. Molti la preferiscono proprio per questo: interagire fisicamente nel proprio mondo con altri Connessi, spostarsi tra le varie informazioni camminando per la stanza.
Un procedimento per niente scontato: indubbiamente bisogna saperci fare. Io preferisco qualcosa di più intimo e pratico: contatto sinaptico a retine spente.
Manovro tutto da dentro; il mio cervello è l’unica cosa che serve.
Sbalzi di colore si spalmano su una tela, si mischiano e si allontanano fino a creare riquadri viventi di dati. Vedo persone interagire fra loro in lontananza, altre passeggiano senza una meta, c’è chi ascolta della musica e chi proietta immagini nei muri delle proprie Camere, c’è chi litiga e chi modella il proprio aspetto a seconda dei feedback dei propri Vicini. Puntini luminosi si accendono e spengono oltre la nostra portata: sono i Connessi che si scollegano da Nestly.
Mi guardo intorno: in soli sessanta giorni tutto è cambiato in maniera impressionante e forse definitiva; non riesco più a trovare nessun collegamento a ciò che avevo visto l’ultima volta, sembra sia stato tramutato tutto, dalle persone alle impostazioni delle Camere.
Un moderatore mi passa a fianco guardandomi con sospetto.
«Hoover?»
«Sì, sono io.»
«Mi raccomando, Hoover.»
«Mi raccomando cosa?»
«Lei lo sa, le auguro una buona giornata.»
Scompare in un sibilo.
Odio tutto questo schifo.
Ciò che importa nel mondo esterno… qui non vale nulla. La gente scarica espansioni per modificare il proprio aspetto e le proprie capacità, si nasconde dietro maschere dal valore sociale spropositato e vergognoso. In questo mondo le interazioni sono sottilmente ipocrite, la gente scopa dietro muri trasparenti, circondati da osservatori col cazzo in mano.
E a nessuno importa, i Connessi con maggior dipendenza sviluppano una strana morale secondo cui qui è concesso ciò che nel mondo concreto non lo è; si lasciano andare a piaceri estremi altrimenti criticati, al contempo reputano Nestly un luogo molto più reale di quello in cui risiede il loro corpo. Proiettano tutti i loro valori in una rete condivisa, in uno spazio elettronico dalla concretezza illusoria.
«Cercare: Helen.»
«Helen chi?»
«Helen Winter, fidanzata.»
«Ricerca Helen Winter crediti necessari: 79. Crediti disponibili: 2.358. Continuare?»
«Sì.»
«Crediti rimasti: 2.279. Ricerca in corso.»
Precipito in una camera azzurrognola con nuvole che volteggiano lentamente a pochi metri dalla mia testa. Filamenti d’erba prendono consistenza sotto di me, assumono sostanza con l’avvicinarsi di Helen.
Dolci colline mi circondano proteggendomi dal sopraggiungere di curiosi Vicini. L’aria è fredda, non ricordavo fosse così fredda.
«Ciao Todd.»
Mi giro di scatto: è Helen, bellissima. Più di quanto sarebbe in realtà.
[Continua…]

Nestly ray

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6 risposte a Memorie di Todd Hoover – 07 Novembre pt.1

  1. Rocco R. ha detto:

    Questo posto, sto social, sembra stare a metà tra Facebook, second life e un calcio nelle palle. Bello il post. Veramente.

  2. johnnystecchino ha detto:

    Come se internet mi stesse leccando il cervello. Mi associo a quanto detto sopra da Rocco. La fantascienza ti viene sempre più cazzuta, dovresti farci un libro. Dico seriamente

    • zanzathedog ha detto:

      Che fissa una leccata al cervello!
      Un libro sarebbe davvero una cosa pazzesca! Ora ho il perenne terrore di rovinare tutto con qualche stupidaggine minima, quindi passettino dopo passettino cerco di finire la storia; quando avrò finito correggerò alcune cosucce (che mi rendo conto di star scrivendo pensando tanto alla sostanza, ma poco alla forma) e forse cercherò di tirarci fuori un libriccino autoprodotto 🙂

    • Rocco R. ha detto:

      Sono d’accordo con Edo. Tiacca è diventato una realtà troppo importante e complessa per venire limitata dal blog. Credo sia ora di proporlo in giro.

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