Il Segreto di Billy Anderson pt.1

A essere sincero non mi andava proprio. Prendere un’ora di permesso, dico. Dal lavoro. Non mi andava proprio.
Il lavoro è un diritto sacrosanto, e perderne anche solo sessanta minuti, tremilaseicento secondi ricordiamolo, ecco, mi sembrava un utile spreco servito comodamente alle egoistiche richieste di Billy.
Billy Anderson vuole vedermi, devo mostrarti una cosa, ha detto.
Un piccolo segreto, ha detto.
In tre parole è riuscito a rovinarmi una sacrosanta giornata di serenità. Tre sole parole e mi ha fatto andare giù di testa, garantito.
I segreti dovrebbero essere banditi. Banditi!
Portano solo guai, parola mia. Avete mai sentito parlare di un segreto che non abbia mai portato guai?
Io no. E nemmeno voi, ne sono sicuro.
Un segreto implica mantenerlo tale. Se viene confessato perde la sua virtualità intrinseca. E io, proprio io, non mi sognerei mai di rovinare una tale meraviglia quale un segreto, men che meno aiutare lo stesso guardiano a sbarazzarsene.
Oh, Billy Billy Bill Billy Bill, cosa vorrai mai dirmi?
Di che segreto vuoi sbarazzarti?
Parola mia, non ti aiuterò. Me ne tornerò a casa fingendo di essermi dimenticato, proprio ora, parola mia.
Torno a casa.
No, non posso. Tharla si arrabbierebbe. Cosa ci fai a quest’ora in casa? La sento già, con quella vocina insopportabilmente acuta, la sento già nelle orecchie. E la vedo, con le manine chiuse sui fianchi e il busto tutto indispettito in avanti. Garantito.
No no no no no, a casa non posso mettere piede. Non prima delle 17.
E di vagare senza meta non se ne parla.
Cosa penserebbe la gente a vedermi per strada, solo, senza alcuna intenzione premeditata? Penserebbe sia matto, ve lo dico io! Matto scoppiato.
Oh Billy, le hai proprio pensate tutte. Devo credere questo? Era tutto nei tuoi piani? Sapevi tutto fin dall’inizio?
Una volta incastrato, incastrato per sempre. Così si dice, no?
Mi hai incastrato proprio per bene, i miei complimenti; con una tale perfezione che sarebbe difficile credere involontaria. Un ingranaggio perfetto, ah.
Qui lo dico e qui lo nego: assisterò a questo tuo maledetto segreto, questa fastidiosa infezione acuta virulenta, e me ne farò carico. Dovrò farlo ma, preferisco chiarire, non di mia spontanea volontà.
Mio dio, mio dio, mio dio, mio dio.
E se fosse qualcosa di illegale?
Non posso permettermelo, non posso proprio.
Oh Billy, fai che sia qualcosa di legale. Altrimenti mi toccherà… no. No, non mi crederanno mai. Non una volta complice. Ti prego, fai che sia qualcosa di piccolo, innocuo, piccolo.
Questa giornata sarà da scordare, garantito. Proprio da scordare.
Quanto caspita ci mette ad aprire?
Forse sono ancora in tempo per–
la porta si apre.
«Eric! Sei tu, Eric? Eric! Sei venuto davvero, sei venuto davvero, che piacere Eric.»
«Sì, sono qui, sono qui Billy amico mio. M’hai chiamato e io sono venuto.»
Alle spalle di Billy vedo un’ombra volare sfumata, confusa. Un’ombra immersa in una casa già di per sé poco illuminata.
«Hai ospiti, Billy caro? Passo dopo? Facciamo che passo dopo? Non vorrei disturbare, sai. Passo dopo quando non disturbo, va bene, sì?»
«Non ho ospiti. Non proprio a dire il vero.»
«Bene. Bene, allora eccomi qui. Come m’hai chiesto.»
Billy fa una faccia che non mi piace, quella del rammarico. Stringe gli occhi spingendoli fra loro, facendoli scontrare contro le sopracciglia. Conosco quella faccia e non mi piace. Con la bocca fa quella cosetta lì di quando gli si racconta un fatto grottesco, la stringe e dilata fino a far sbiancare le labbra, stringe e dilata, stringe e dilata fino a formare una mezza luna proprio tra il mento e il naso.
«È successo qualcosa, Billy?»
«Senti Eric. Volevo chiederti. Ti fidi di me?»
Certo che mi fido del vecchio caro–
Dio mio, Billy, cosa sta succedendo? Quell’ombra dietro di te era qualcuno, vero? Era qualcuno, Billy? Chi hai chiamato in casa? Cosa volete farmi? Billy, sappi che non sarò io a entrare in quelle mura, nossignore. Non sarò io a entrare e a rovinare le solide fondamenta di un segreto. Io torno a casa, garantito.
«Passo dopo, che ne dici? Eh? Facciamo che passo dopo?»
«Eric, non intendevo nulla di–»
«Spiacevole?»
«Certo. Certo! Certo, assolutamente nulla di spiacevole. Scusami, non volevo spaventarti.»
«No, però vedi–»
«Sì.»
«Io devo andare, da Tharla. La devo–»
«Aiutare?»
«Sì, aiutare. Con la cena, sai.»
«Voglio solo chiederti un parere, Eric. Una cosa velocissima. Davvero, non ti tratterrò più del dovuto. Davvero. Sono molto felice che tu sia venuto. Molto molto molto. Davvero.»
«Ah, occhei. Occhei, allora: eccomi qui. Sono proprio qui, è un piacere poter aiutare un amico come te, Billy. Di cosa– di cosa si tratta?»
«Di questo.»
Vorrei mettervi in guardia sul proseguire quanto m’accingo a raccontarvi, essendo un vostro sacrosanto diritto sospendere l’ascolto. Voglio mettervi in guardia poiché la scena potrebbe destare la vostra incredulità, costringendovi a mettere in dubbio l’autenticità dei miei ricordi. E l’ultima cosa che vorrei è proprio questa qui, quella del dubbio, e quella di essere accusato come bugiardo. Nossignore, non sono un bugiardo. Quel che sto facendo è rendervi partecipi ai fatti, così come sono accaduti. Non un dato di più, non uno di meno. Le mie parole ritraggono la completa verità, per quanto sorprendente possa essere.
Quindi, se volete fermarvi qui, o sospendere un attimo l’ascolto per rinfrescarvi con una buona boccata d’aria o un bicchiere d’acqua, non sarò io a giudicarvi come cattivi ascoltatori, o, peggio, maleducati. Anzi, avrete tutta la mia comprensione. Garantito.
Ma ora riprendiamo. Come dicevo: il vecchio, caro, Billy apre del tutto la porta, facendola ruotare sui perni all’interno dell’edificio.
[Continua il 23/05]

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