Il Segreto di Billy Anderson pt.3

Io dico, ma siamo impazziti?
Cosa mi tocca ascoltare?
Billy, povero diavolo, che tu e la tua idiozia siate dannati! Assieme a tutto questo maledetto circo che vi portate appresso!
La tua trappola è infine scattata, quindi; eccola, come una lama ben affilata, abbattersi sulla mia testa. Una decapitazione bella e buona, i miei complimenti. Pulito e indolore.
Lo sapevo, lo sapevo, lo sapevo.
Oh, Tharla, Tharla, mia adorata. Con che coraggio tornerò a casa? Con che coraggio potrò guardarti negli occhi dopo aver toccato con mano viva l’immondizia morale da cui sono fuggito per tutta la vita?
Una vita di onestà, ricompensata in questo modo. Non me lo merito. Billy, fetente zucca vuota, questo non me lo meritavo. Non me lo meritavo, no.
Sto per vomitare. Non posso rimanere un secondo di più, sento che potrei vomitare. Vomito, se resto ancora qui vomito. Vomito.
Falso allarme.
Un pensiero mi rintontisce la testa, improvviso e funesto: se stasera rincaserò dovrò dire tutto a–
Non rincaserò. No, non rincaserò. Forse domani, o domani ancora, ma stasera– Devo chiamarti, Tharla, Tharla mia. Devo chiamarti o stanotte non ti addormenterai, furiosa nel letto vuoto. Non serviranno i migliori pensieri a farti prendere sonno, garantito. Ora ti chiamo, sento già la tua adorata vocina all’orecchio–
La tua– adorata–
No, non ti chiamerò. Perdonami, mia amata. Perdonami. Non è colpa mia.
Non sono ancora le 17. Tra poco, forse. Sì, forse tra poco, ma non ora.
«Billy, scemunito che non sei altro, cosa ti è passato per la testa?»
«Eric, cosa posso fare? Dove posso portarli? Qui è un pandemonio.»
«Bravo, hai detto bene, un sacrosanto pandemonio!»
«Non so dove portarli.»
«Non puoi chiederlo a me. Io– Fino a ieri ero un cittadino modello, sai? Fino a ieri ero un perfetto cittadino modello. Come hai potuto farmi questo?»
«No, Eric! Eric Eric Eric, amico mio, amico mio non è come pensi!»
«E allora com’è? Sentiamo.»
«Avevo solo bisogno d’aiuto. Non sapevo a chi rivolgermi. Non volevo ingannarti.»
Le sue parole sembrano sincere, e lo sguardo pentito. Ma non abbasserò la guardia, non posso proprio permettermelo, non dopo tutti gli inganni che si sono susseguiti.
Billy, mascalzone, mi farai ammattire. Parola mia. Da qui ne uscirò matto, matto scoppiato, lo sai? Dopo questa avventura diffiderò di chiunque, come un autentico sociopatico. Come potrò fidarmi, d’altronde? Quando pure un amico come te, Billy mio, mostra un comportamento così deplorevole– la fiducia– puf! Scompare. Totalmente.
Io ne vedo ogni giorno, di persone riluttanti al contatto umano. Certo che li vedo: ai bordi della strada, con la testa abbassata e la bocca tutta schizzinosa. Al parco, in stazione… al bar.
Ormai sono cosa comune, oh se lo sono. Si vedono ovunque. Uomini e donne senza fiducia, felicemente privi di– A pensarci bene non stenterei a credere che ognuno di essi, ogni singolo uomo solitario dal viso ricolmo di disappunto per i propri simili, abbia vissuto, in un momento della propria vita, un evento tanto funesto da fargli perdere fiducia nella razza umana. Tutta.
Un fatto irreversibile, causato dal Billy Anderson di turno. Proprio come quello che sto vivendo io, in questo esatto momento.
Fino a ieri non avevo nulla contro la gente, nossignore. La razza umana mi andava a genio, era più che occhei: perfetta. La comunità non mi era mai stata così congeniale come questa mattina. Ma ora… Ora non saprei proprio.
Sapete una cosa? Provo una forte pena al pensiero di non saper più di chi fidarmi. Questa cosa mi tortura dall’interno, mi lacera la mente. Mi fa ammattire. Com’è potuto accadere che un’azione tanto inconsueta sia riuscita a rovinarmi un roseo futuro fondato su una sana, sacrosanta, vita sociale?
Billy, tu eri uno sociopatico da prima? Lo eri, Billy?
Com’ho potuto non accorgermene?
Da quando ci siamo incontrati, tanti anni fa, sei sempre stato un sociopatico? Devo credere questo?
Non so.
A sentirti parlare lo eri eccome, garantito.
«Billy, mi fido. Ma sappi che la situazione è gravissima. Gravissima. Ora: hai fatto un censimento degli animali?»
«Sì– no.»
«Per l’amor del cielo, Billy: sì o no?»
«No, non l’ho fatto, non ci ho pensato, scusa.»
«Non chiedermi scusa, ora come ora è completamente inutile. Ma possiamo rimediare, non credi?»
«Sì, il censimento, giusto.»
«Bravo il mio Billy. Da chi partiamo?»
Un pennuto simile a un pinguino mi svolazza sopra la testa, con sguardo inconsueto per un animale: diffamatorio, oserei dire. Uno dei peggiori musi procreati dal settore nove, parola mia. A fissarlo lungamente ne scaturisce una gran antipatia, probabilmente ricambiata, non so… sembra non voglia scostarsi dalla mia nuca.
Questa razza non la comprendo, non la comprendo proprio– i volatili, con quel loro modo provocatorio, quel farsi beffa della forza di gravità, m’infastidiscono da sempre, parola mia.
Addirittura dai primi anni di vita, proprio così, quando una cornacchia del malaugurio provò a–
Accidenti a me e ai miei pensieri! Sto forse perdendo il senso del reale?
È a questo che siamo arrivati?
Dico: come ho fatto a non accorgermene subito? Questo pinguino non dovrebbe volare, nossignore! Cosa diamine ci fa a pochi centimetri dal soffitto?
Ora affiancato da un, mio dio, gorilla miniaturizzato e da quel che riconosco come lo scoiattolino indemoniat– come non detto, è ricaduto.
A ben guardare il gorilla, santi numi, il gorilla sta fumando una sigaretta. Dove l’avrà presa?
Sarà legale?
Non credo. Qui finiamo nei guai, me lo sento: furto di animali e– Come si dirà? Poco importa.
Oh, Billy Billy Bill, il censimento non è ancora iniziato che ne ho già le scatole piene. Fino all’orlo. Tutti questi scherzi di fabbricazione, così strambi e rozzi, dovresti rinchiuderli in un ripostiglio e gettare la chiave, parola mia.
Non dico “eliminarli” solo per l’amicizia che ci lega, amico mio, altrimenti non mi farei problemi, garantito.
Siamo seri. Queste care bestiole, forse non ne gioverebbero? A porre fine alla loro vita, intendo. Dire addio a un mondo che non comprenderebbero se non in termini di fatica e dolore? Io lo trovo più che giusto, più che giusto davvero. Ne gioverebbero eccome, com’è vero che finiremo nei guai a continuare a parlarne. Garantito.
Vedo un leone appiattito al pavimento, con un muso cencioso e aperto sulle mattonelle . Uno straccio di animale a dirla tutta, niente a che vedere con quello tanto elogiato come il re della savana nei documentari serali, l’esatto opposto; una pallida ombra del re della savana è esattamente sdraiata tra la cucina e il salottino, ora malmenata dal gorilla, ora dal braccio rotante di quello scoiattolo della malora.
Che magra figura, che magra magra– dobbiamo trovare una soluzione per quello scoiattolo, o rischio d’impazzire. Mi fa saltare i nervi.
«Iniziamo dal leone, che ne dici?»
«Oh, sì, se preferisci.»
«Come sarebbe a dire “oh”? Billy caro, non sono io a preferirlo, ma dobbiamo iniziare da qualcuno, non credi? Dobbiamo? E il leone, bhé–»
Non trovo le parole.
«Sembra voglia collaborare, no?»
«Eric, il leone…»
«Morde, Billy? Siamo in pericolo? Se siamo in pericolo–»
«No, certo che no, Eric, l’esatto opposto, l’esatto opposto. È stato fabbricato senza un esoscheletro, non vedi? È, è solo la copertura esterna in gomma, nient’altro. Non vedi come sta tutto steso?»
«Billy, dio santissimo, non potevi lasciarlo in reparto? Stiamo parlando di un, un volgare, un volgare tappeto africano! Non so che altro!»
«No no, Eric. Gli è stata impiantata un’intelligenza, lì, sotto il cranio, ma non ha di che muoversi.»
Nulla cambia, invero.
Ma questo non lo dico, che il ragazzo è scosso e non vorrei– sapete voi cosa.
«Occhei Billy, vediamo se ho capito: abbiamo di fronte un leone senza ossa, un povero leone senza ossa.»
«Esatto. Esatto.»
«Non vedo che problema ci sia, temevi forse ti avrei criticato in un qualche modo? Parliamoci chiaro: temi che sia qui a criticarti? Pensi che il vecchio Eric sia tutto un giudicare le azioni altrui? Il tuo amico Eric?»
«Non ho pensato questo, nossignore!»
«Un criticone d’uomo, è questo quello che pensi?»
«Non mi azzarderei mai, Eric amico mio!»
«Te ne sono molto grato, davvero. Da parte mia stimo fortemente tu come persona e la sensibilità che ti ha da sempre contraddistinto.»
«Lo pensi–»
«Ma continuiamo, che si sta facendo tardi, molto tardi, accidenti.»
«Sì, sì continuiamo.»
«Allora, abbiamo qui un leone senza esoscheletro. Un signor leone, il primo di tanti animaletti problematici. Ecco che ce lo appuntiamo nella nostra testolina– Anzi, no. Billy caro, hai forse un pezzo di carta su cui poter scrivere? E una penna se possibile. Con l’agitazione che siamo costretti ad affrontare non vorrei mai dover riprendere da capo solo per una qualche distrazione. No? Visto l’andazzo non sarebbe auspicabile, non credi?»
«Parole sante, parole sante. Dovrei avere un foglio di carta in– vado a prenderlo, aspettami qui per favore. Arrivo in un battibaleno.»
«Credi forse che voglia scappare? Stai sicuro che non mi sposterò di un passo, garantito.»
[Continua il 27/05]

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2 risposte a Il Segreto di Billy Anderson pt.3

  1. arielisolabella ha detto:

    Questa specie di arca di Noè ‘ mi affascina..

Scrivi pure qui

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