Il Segreto di Billy Anderson pt.4

«Credi forse che voglia scappare? Stai sicuro che non mi sposterò di un passo, garantito.»
Povero stupido, se solo sapessi la tentazione che mi attanaglia in questo esatto momento, circondato da un manicomio di zoo, la tentazione di prendere la rincorsa e fuggire a gambe levate, senza voltarmi indietro… è qualcosa di insopportabile, opprimente addirittura.
Signore mio, cosa dovrei fare? Che brutto brutto brutto guaio, che razza di brutto guaio. Ma la colpa è mia, la colpa è soltanto mia. Sapevo fin dall’inizio cosa avrei dovuto fare: rimanere al lavoro! Ecco cosa!
E invece sono stato così– Ma lasciamo perdere, guarda.
Meglio lasciare perdere, inutile piangere sul latte versato. Proprio inutile.
Billy mio, un giorno mi sarai riconoscente, oh se lo sarai. Riconoscente da provare dolore, parola mia. Quando dovremo dividere una fredda cella fuori città, mi ci vedo già. Io e te, con quelle tute viola che al solo pensiero–
Non voglio finire in una di quelle celle, nossignore, non voglio. Mio dio, cosa ho fatto di male per meritarmi tutto questo? Cosacosacosa?
E se fosse uno scherzo? Un simpatico scherzo di quel burlone di Billy? Se questi– stravaganti– animaletti fossero stati presi in prestito dal dipartimento nove prima di essere– No, impossibile. Impossibile.
Ora me ne vado, parola mia che me ne vado. Con garbo, senza far rumore, liscio come l’olio. Billy, amico mio, dovrai perdonarmi, ma il pensiero delle tute viola è troppo, davvero troppo da sopportare per una mente come la mia. Mi conosci, vero? Mi conosci? Certo che mi conosci. Sai che non potrei mai sopportare un peso del genere. A essere sinceri dovevi aspettartelo, dovevi aspettartelo eccome: una pena detentiva ai margini della società? Uno come me? Nossignore. E nemmeno tu vorresti mai, garantito.
E allora non arrabbiarti quando mi sarò–
No, non posso. Non posso proprio. Non finché quel diavolo di pinguino se ne sta davanti alla porta. Billy, ancora una volta riesci a sorprendermi: a te non la si fa, non la si fa proprio. Sei arrivato ad addestrare gli animali, Satanasso di un uomo, le hai pensate tutte. Mi viene quasi da ridere, se non fosse per la situazione.
Addestrare un abominio di pennuto per tenermi segregato in casa tua; come se ce ne fosse bisogno, poi. Da prima che entrassi in casa sapevi che avrei tentato la fuga alla prima occasione buona, ma ti sbagliavi, amico mio. Ti sbagliavi di grosso.
Non fuggirò, non ora, non dopo tutto quello che mi hai detto, non da quando mi hai fatto portatore– guardiano!– del tuo segreto.
Lasciami dire che la tua fiducia verso il prossimo è a un livello preoccupantemente basso. Preoccupantemente basso.
Quanto ci mette per un foglio di carta?
Mi sta mancando l’aria qui dentro.
E al solo pensiero che potrei essere– Oh misericordia. Misericordia santissima. La mia figura pubblica ne uscirà demolita, demol–
Eccolo che torna, tutto pimpante. Guarda lì che sorrisone, hai ben motivo di essere contento, Billy caro, ora che c’è qui il tuo Eric a tirarti fuori da guai. So già cosa stai pensando, te lo leggo in faccia chiaro e tondo: “Eccolo qui, il mio pollo. L’unico stupidotto che non è ancora fuggito, il complice del mio segreto. Eccolo qui”.
Ebbene sì, eccomi qui.
«Scusa se ci ho messo tanto.»
«Non importa Billy caro, non importa. Hai trovato tutto?»
«Sì, ecco qui.»
«Bene bene bene, scriviamo subito il nostro leone e passiamo avanti.»
Appoggio la penna al foglio e un brivido mi percorre l’intero braccio, una dannata scarica elettrica premonitrice.
Il mio cervello si scuote tutto, in un sussulto ballerino, come se serrato a un minuscolo appiglio sopra un precipizio. Mio dio.
In questa giornata mi sento senza controllo, una vittima in balia degli eventi, senza alcun controllo, parola mia. La vita mi sta sfuggendo tra le mani, in uno stato liquido– oleoso– dandomi poca possibilità di decisione. Che fine ha fatto il sacrosanto arbitrio? Che fine ha fatto?
Ve lo dico io che fine ha fatto: è morto e sepolto.
Quando mai un animale chiuso in una trappola ha avuto diritto al libero arbitrio? Mai. Non è mai successo.
La mia volontà è stata soppressa definitivamente da quando mi sono alzato e ho risposto a quella diabolica telefonata. Dal momento in cui un segreto si è fatto avanti nella mia vita, da quel momento ho perso ogni responsabilità sulle mie azioni. Sono diventato un burattino in mano al prossimo, ecco tutto.
Misericordia. Misericordia, che brutta situazione.
Percorro assieme a Billy l’intera casa, nascosti fra le ombre di un sole in procinto di tramontare. Le 17 sono passate. Tharla, amore, le 17 sono passate e io non sono ancora a casa.
Chissà cosa starai pensando, piccola mia. Chissà cosa.
Non oso immaginare.
Facciamo il giro dell’abitazione e rispettivamente trascrivo sul foglio:
Leone no esoscheletro – gorilla miniaturizzato – cerbiatto inamovibile – scoiattolino indemoniato problema arto superiore sinistro – pinguino volante (tenere alla larga) – panda (ordine animale ritirato) – serpente no memoria lungo termine – gatto no sistema controllo comportamentale – piccione difetto gamba destra
Spero sia finita. Manca solo il bagno, ma non mi azzarderei mai a entrare in uno spazio tanto intimo, non è cosa da farsi… Billy non vorrebbe mai.
«Non è vero Billy?»
«In verità Eric–»
«Cosa?»
«Ho l’ultimo animale proprio lì, nella vasca.»
«Billy, tu hai una vasca da bagno?»
«Sì Eric, una normale vasca.»
«Una vasca da bagno?»
«Esatto.»
«Te la invidio, sai? Te la invidio tanto. Non ne ho mai vista una.»
«Non è nulla di che.»
«Come ci si sta? Come ci si sta da sdraiati?»
«Immagino bene, Eric, bene.»
«Suvvia, non fare il solito modesto, sono sicuro sia una bella vasca fatta e finita.»
«In effetti sì.»
«Con tutti i comfort.»
«Sì, i comfort.»
«Ma fammi capire, Billy caro. Fammi capire: tu, santo d’un uomo, hai deciso di occupare una meravigliosa vasca da bagno con uno dei tuoi animaletti? È così?»
«Sì, sì, è così.»
«Billy ma–»
Inutile, tutto inutile, sarebbero come parole al vento.
«Billy, di che animale si tratta? Un pesce?»
«No, non un pesce. I pesci sono del dipartimento dieci, tutt’altro reparto, noi non ci occupiamo di pesci.»
«Quindi?»
«Un alligatore.»
[Continua il 29/05]

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2 risposte a Il Segreto di Billy Anderson pt.4

  1. arielisolabella ha detto:

    Io non potrei dargli la vasca serve a me! Dove bagno la coda altrimenti…..

Scrivi pure qui

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