Il Segreto di Billy Anderson pt.5

«Un alligatore.»
«Alligatore?»
«Un coccodrillo, un alligatore.»
«Un coccodrillo?!»
«Sì, una specie di coccodrillo.»
«Mamma santissima, un dannato coccodrillo?! Qui in casa?»
«È mansueto.»
«È un animale, Billy, dannazione, è un animale!»
«Del dipartimento nove.»
«I coccodrilli si mangiano le persone, Billy, non hai visto i documentari?»
«Quei documentari sono stati fatti dai nostri clienti, Eric. Calmati per l’amor del cielo.»
«Quindi non ci attaccherà?»
«No, ha il chip del controllo comportamentale perfettamente funzionante, te l’assicuro.»
«Billy, non starai scherzando come al solito?»
«Affatto, Eric amico mio. Affatto.»
«E cos’avrebbe questo coccodrillo?»
«Gli è stato impiantato un cervello umano.»
Benissimo. Alla grande, proprio.
Ciò dimostra che non siamo soli. Non siamo soli in questa malefica casa ricolma di abomini. Questa sorta di– catapecchia– dell’orrore.
Un altro essere, col nostro stesso intelletto, si trova immerso in una vasca da bagno esattamente oltre questa porta, e noi ancora qui a parlare come se nulla fosse.
Non so cosa gli stia dicendo il cervello al povero Billy. Vorrei chiederglielo.
Cosa ti dice il cervello?
Vorrei proprio chiederglielo.
Ma meglio di no, meglio di no. Potrebbe alterarsi, garantito che si altera se glielo chiedo.
Povero ragazzo.
Ma dico io, perché non ha chiesto aiuto al coccodrillo invece che scomodare il qui presente Eric? Vorrei proprio saperlo: un cervello vale l’altro, no? E invece ha dovuto chiamare quel volpone di Eric. Proprio così. Chiamiamo Eric, che non ha nulla di meglio da fare.
Come no.
Caro coccodrillo, spero proprio che tu sia–
In ogni modo ci siamo cacciati in un brutto guaio, in un gran brutto guaio.
«Bene Billy, mostrami pure questo signor coccodrillo. Vuoi?»
Il caro Billy apre la porta girando la maniglia e m’invita a entrare. Un gran vapore m’investe in un via e vai di nuvolette di condensa. Quanta umidità, per dio.
Dove sarà la bestia?
Billy si volta verso la parete opposta all’entrata e indica con l’indice il pavimento. Il vapore si dirada uscendo dalla porta e mostra ciò che prima nascondeva: un coccodrillo fatto e finito, parola mia. Esattamente come quelli che si vedono nelle stagnanti acque africane. Un dannatissimo coccodrillo africano. Non scherzo.
Un coccodrillo dentro una bella vasca da bagno. Quanto spreco. Quanto inutile spreco.
Le fauci dell’animale sono socchiuse in un malefico ghigno spettrale. Gli occhi, fermi, mi scrutano di soppiatto, come se incuriositi. O intimoriti. Intimoriti poco, incuriositi molto, a essere sinceri.
A ben guardare non capisco se–
No no, stanno guardando proprio me. Parola mia. Il coccodrillo mi sta guardando.
Me la squaglio e tanti saluti.
«No no no, Eric Eric, per l’amor di dio, niente movimenti bruschi!»
Quell’idiota di Billy mi afferra per il colletto e mi tira indietro, facendomi ribaltare ai piedi della vasca, culo in terra e nuca schiacciata contro il marmo.
Alle mie spalle sento soffiare, un sibilo inferocito, un terrificante ssssssssssskkh proveniente direttamente dalle fauci dell’inferno.
Non so per quale motivo, ve l’assicuro, ma vengo trapassato da un incontrollabile tremolio. Un tremolio persistente e poco decoroso.
Billy mi porge una mano e mi aiuta ad alzare.
«Piano, piano, Eric, scusa, dovevo avvisarti, scusa.»
«I-i-il c-c-coc-coc-cocc…»
«Eric, cerca di calmarti. Sei al sicuro, davvero.»
«A-al s-s-sic…»
«Daniel ha bisogno di concentrarsi molto per comunicare, vedi? E, scusa ancora, davvero, scusa, dovevo dirtelo prima, davvero, se ci si muove velocemente si rischia di spannare lo specchio, vedi?»
«C-chi d-di-diav-diavolo è Da-Daniel?»
«L’alligatore. Vedi Eric? Guarda, guarda lo specchio.»
Lo specchio, signore dio, lo specchio.
Mai vista cosa più stramba in vita mia. Garantito.
Lo specchio, appannato dal vapore del rubinetto aperto poco sotto, è ricoperto di scrittine articolate, con lettere vagamente spigolose. Piccole scritte tracciate sopra la patina di condensa, come comparse dal nulla.
A fianco dello specchio la coda del coccodrillo rimane a mezz’aria: un serpente senza testa, rigido e rugoso.
«C-che significa, B-Billy, am-amico mio?»
«Leggi, Eric, non aver paura.»
Mi avvicino cautamente, di pochi passi, ben dosati, e leggo mentalmente quell’agglomerato di frasi geometriche. Il contenuto è più o meno il seguente:
Le porgo i miei saluti, signor Eric. Sono lieto di fare la sua conoscenza. Spero di non averla impaurita eccessivamente con questo aspetto, come dire, atipico al di fuori della residenza del signorino Anderson.
Deve capire che gli incidenti capitano quando meno ce li si aspetta, e io, sicuro di poter camminare e correre all’interno di una forma umanoide, per mia gran sfortuna mi sono ritrovato dentro questa prigione, priva di qualsiasi comodità e, francamente, del tutto inadeguata al mio intelletto.
Una situazione bizzarra, non conviene?
Non penso di aver capito. Lo dico ad alta voce.
«N-non penso di aver capito, Billy.»
«Hai letto?»
«Signorsì, ho letto, h-ho letto.»
«Ecco.»
«Quindi? Cosa vorrebbe dire t-tutto questo?»
«Quel che c’è scritto, Eric, amico mio. Nient’altro.»
«È stato il coccodrillo a scriverlo?»
«Certo, non riesce a comunicare con la bocca che si ritrova. Vedi, la bocca che– non è– adatta.»
«E quindi scrive sullo specchio?»
«Come puoi ben vedere.»
«Non parla?»
«No, nessuna parola. Niente. Ti sembra così strano, Eric? Da come– sembri, sì, sembri sconvolto.»
Sono sconvolto, eccome. Come potrei non esserlo?
Questa situazione, tutta questa situazione in cui sono capitato per mano del destino e un pizzico d’impegno da parte del qui presente Billy, è, come dire, surreale. Surreale a dir poco.
Se una volta entrato in queste oscure mura pensavo di aver toccato il fondo, di aver visto in faccia la disperazione, ecco, ora posso ricredermi. Il peggio non ha mai fine. Il peggio non ha, veramente, mai mai fine.
Il coccodrillo scribacchino è solo l’ultima goccia di un vaso non ancora traboccante. Billy deve ringraziare il mio autocontrollo, parola mia che mi deve ringraziare. Se non fossi stato una persona equilibrata, padrona delle proprie emozioni, sarei già fuggito alla caserma più vicina, pronto a spifferare tutto in cambio di un condono.
Un piccolo, pacifico, condono.
E amici come prima.
Io alla mia vita, tu alle cel–
Ma non farò nulla di tutto questo, nossignore, e sapete perché? Perché–
Perbacco, non lo so nemmeno io il perché. Qualcosa a che fare col viola, ma non vorrei passare per maligno e– sto parlando troppo.
Garantito.
«Billy, amico mio, non sono sconvolto. Solo sorpreso. Ma non sconvolto.»
«Occhei, Eric. Occhei.»
«Devo– Devo rispondergli?»
«Se vuoi sì, ma non devi sentirti costretto.»
«Ci mancherebbe solo che mi senta costretto.»
«Sì, infatti, non sei costretto.»
«Quindi non si offende se non gli rispondo?»
«Non lo so, devi provare a chiederglielo.»
«E parlargli?»
«Sì, devi parlargli per chiederglielo. Non c’è alternativa.»
«E se non volessi farlo?»
«Allora non potrai mai sapere se si– però non credo.»
«Cosa non credi?»
«Che si offenda. È pacifico.»
«Quanto, quanto ci hai parlato?»
«Con lui? È in casa da due settimane.»
«Ce l’hai chiuso in bagno da due settimane?»
«Sì, Eric.»
«Accidenti, Billy, è tanto tempo.»
«Ho resistito più che potevo.»
«Prima di chiamare me?»
«Sì, Eric, sì.»
«E dopo mi hai chiamato?»
«Avrei tanto evitato, credimi. Avrei evitato. Non volevo portarti dentro.»
«Dentro, mh. Dentro dove?»
«Qui in casa. Mi dispiace, Eric. Mi dispiace. Potessi tornare indietro–»
«Potessi tornare indietro, potessi tornare indietro, Billy caro. Potessi tornare indietro un corno. Ormai siamo qui, e rimaniamo qui. Non è il momento di lasciarsi andare in– facili drammi. Sicuro che non lo è.»
Il coccodrillo alza la testa e la riabbassa con uno schiocco di fauci. Mi fa rabbrividire, dio santissimo, mi fa rabbrividire.
«Cosa vuole?»
[Continua il 31/05]

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Una risposta a Il Segreto di Billy Anderson pt.5

  1. arielisolabella ha detto:

    Ed io che pensavo di essere un animale superiore….tzet!

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