Il Segreto di Billy Anderson pt.6

«Cosa vuole?»
«Non gli hai ancora risposto, Eric.»
«Vuole che gli risponda?»
«Credo di sì.»
«Dopo tutto quello che è successo?»
Billy mi guarda interrogativo.
Non sembra capire la situazione, come se si fosse scordato di tutto. Svanito. Puff e ri-puff.
Povero Billy. Povero Billy, forse, e dico forse, non ti sei mai realmente reso conto della situazione in cui ci troviamo.
Povero, povero Billy. Dev’essere così. Poco ma sicuro.
«Riesce a capirmi?»
«Non può parlare, ma sente bene.»
«Billy caro, intendo– Insomma, comprende la nostra lingua? Intuisce?»
«Ti dico di sì, Eric. Ha il cervello di un insegnante. Laureto in letteratura russa.»
«Un insegnante?»
«Sì. Era destinato a insegnare.»
«Avete inserito in un animale– africano– un’intelligenza di un insegnante di letteratura russa?»
«Sì Eric.»
«E sei riuscito a portartelo a casa come se nulla fosse?»
«Eric, loro credono sia stato–»
Il coccodrillo muove le zampette avanti e indietro.
«–riciclato.»
«Ma è qui! Non è stato riciclato.»
«Sì, ma loro credono questo.»
«E se scoprissero che è ancora in vita?»
«Daniel verrebbe distrutto.»
Chi è Daniel?
«Chi è Daniel?»
«Te l’ho detto: è il nome dell’alligatore.»
«L’insegnante si chiamava Daniel?»
«Era un modello di quel nome.»
Guardo il coccodrillo. Daniel, eh?
Modello: Daniel il coccodrillo.
Non riuscirò mai ad abituarmi, garantito.
«Signor Daniel, mi addolora essere venuto a conoscenza dell’umano errore che l’ha spinta in un corpo così poco idoneo alla sua mente. Certamente la situazione è– come minimo– bizzarra. Va bene così, Billy?»
Billy mi osserva con la testa leggermente incurvata di lato, come se messo a disagio da qualcosa.
«Benissimo, Eric. Benissimo. Ma. Bhé. Potevi risparmiartelo.»
Non capisco.
«Cosa potevo risparmiarmi, Billy? Cosa, scusa?»
«Sembravi forzato. Non eri costretto a rispondere se non volevi.»
«Ooh, basta con questa storia! Signor Daniel, le son forse sembrato forzato?»
Il coccodrillo riprende a scrivere con la punta della coda sullo specchio, ora riappannato quasi completamente dal vapore del lavandino sottostante.
No.
Signorino Anderson, stia tranquillo riguardo il suo amico Eric. La trovo di una splendida personalità. Uno spiccato umorismo, certamente. Mai mi sentirei insultato dai suoi modi.
«Visto?»
Billy non mi risponde, continua a muovere quella testa, a destra e a sinistra, alla ricerca di un appiglio a cui aggrapparsi.
Povero Billy.
«Quindi con Daniel siamo a posto, Billy caro?»
«A posto?»
«Dico… Con gli animali. Sono tutti qua?»
«Sì. Finiti.»
«E ora cosa pensi di fare, Billy?»
«Io… Tu?»
«Io?»
«Sì.»
«Io cosa?»
«Hai qualche idea, Eric? Nulla?»
«Per la miseria, Billy. Che diavolo di idea dovrei avere?»
«Scusa.»
«Per la miseria, sei tu che mi ci hai messo dentro. A questo–»
«Scusa.»
«Abbiamo fatto il censimento, no? L’abbiamo fatto, no?»
«Sì. Sì.»
«Quindi sappiamo quanti animali sono, giusto?»
«Sì Eric.»
«Bhé.»
Non c’è più nulla da aggiungere. Ma quel disgraziato di Billy continua a osservarmi. Chiude e riapre gli occhi. Inquisitori.
Mi guarda in faccia, da un punto all’altro della testa, con chissà quali pensieri.
Parola mia che lo fa apposta. Questo ragazzo è un fenomeno. Un autentico fenomeno nel tormentare le anime altrui.

A quest’ora dovrei essere a casa, con Tharla, a mangiare una squisita cena preparata con dovizia. Parola mia.
Questo disgraziato mi sta facendo perdere una sacrosanta cena con Tharla.
Non riesco a immaginare uno scenario peggiore di quel che sto vivendo.
Ci congediamo dal coccodrillo Daniel con un cenno della testa e accompagno di fretta e furia Billy fuori dal suo bagno. La bestia rimane ferma, fissa sui lati della vasca.
Ci vedrà qualcosa, dietro quello strato di– cosa sono, scaglie?
Poco importa. Richiudo la porto, lentamente. 
«Billy, dimmi un po’.»
«Sì.»
«Cosa vuoi fare?»
«Q-qui?»
«Con questi animali, Billy, rimanimi concentrato, per l’amor di Dio. Cosa pensi di fare con gli animali?»
«Devo tenerli nascosti.»
«Esatto, esatto.»
«Ma voglio liberarli.»
«Cos… Liberarli?»
«Non posso tenerli in casa.»
«E dove vorresti liberarli? Non puoi– dico– no.»
«Ma non posso nemmeno tenerli qui dentro. Soffrono.»
«Billy, razza di rincitrullito, non sono veri animali! Vengono dal tuo settore!»
«Ma è come se lo fossero, Eric. Come fai a non capire?»
«Io capisco che dentro hanno cavi e metallo e cose che non mi riguardano!»
«Possiedono un’intelligenza, Eric. Un’autentica intelligenza, la stessa che potremmo avere noi. La stessa dei nostri vicini.»
«Che il cielo ti fulmini, Billy. Smettila di dire stupidaggini.»
«Il cervello di Daniel era per un androide. Gli androidi non provano forse emozioni?»
«Non lo so e–»
Non lo voglio sapere.
Basta.
Basta basta basta.
Un lamentoso mal di testa mi attanaglia tutto quanto. Un trapano micidiale, in funzione da quando sono entrato in questa maledetta casa. Ho raggiunto il mio limite. Billy Anderson, c’è un limite a tutto, e io ho raggiunto il mio.
Cosa dovrei fare? Stare qui ad aspettare che qualcuno di noi abbia un’idea?
Tutta questa– maledetta– storia è un vicolo cieco. L’unica uscita che vedo è quella che porta a casa mia, da Tharla. Tharla.
Tharla a quest’ora sarà infuriata. Infuriata. Dio… Dio, no.
Avrei dovuto avvertirla prima di uscire dall’ufficio. Parola mia che a quest’ora starà sparecchiando come una furia. Una furia, garantito.
Billy, ora mi sentirai. Ora mi sentirai, e farai come dico, e io non vorrò più saperne nulla. Sarà l’ultima volta che ci vedremo, tu e il tuo maledetto fardello di peccati.
Anzi no.
Il tuo unico peccato è quello dell’idiozia. Un’insufficienza mentale che ti porterà dritto dritto nelle periferie di controllo, dentro quelle maledette celle, quelle spaventose–
Spaventose–
Ma non mi trascinerai con te, nossignore. Non è possibile che tutto questo succeda. Ho una famiglia, Billy, ho una famiglia a cui pensare. Ho una moglie a casa. Ho un lavoro. Ho dei doveri da seguire.
In tutta la mia vita ho sempre seguito la retta via, parola mia che l’ho sempre fatto. Non sarai tu a farmi deragliare. Stasera sarà l’ultima volta che ci vedremo, poco ma sicuro.
«Billy, ascoltami. So io cosa devi fare.»
«Davvero?»
«Ascoltami attentamente, dovrai fare come ti dico, garantito che ne uscirai pulito.»
«E tu?»
«Non preoccuparti per me, Billy caro.»
«No, Eric. Non mi darai una mano?»
Eccolo, lui.
«Billy, non posso fare tutto io, non credi? Questo– questi animali, li hai portati tu qui, in casa tua. Giusto?»
«Sì.»
«Non te li ho portati io, giusto?»
«No.»
«Io sono qui solo per l’amicizia che ci lega, Billy. Solo per questo, nient’altro.»
«E io ti ringrazio di essere qui, Eric, amico mio.»
«Ecco. Quindi dovrai risolvere la cosa da solo, non posso rischiare ulteriormente. Per me essere qui– capisci, no?»
«Tu credi che io…?»
«Assolutamente no, Billy. Ma non penso di esserti d’aiuto. Parola mia che rovinerei tutto, non ho– non ho il tuo sangue freddo.»
«Sangue freddo? Cosa devo fare, Eric?»
«Sì, bhé… Nulla di che. Davvero, nulla di che. Ma– ma scusa, Billy! Ascoltami un attimo: tu ti sottovaluti. Tu ti sottovaluti. Certo che hai sangue freddo. Hai portato di nascosto tutte queste bestiole fin qui dentro, no? Dal tuo laboratorio a casa tua, diamine! E dio mi strafulmini se Daniel non è stato un autentico delirio, no?»
«In effetti non è stato facile.»
«Vedi? Vedi che hai la stoffa per queste cose? Io invece no. No no. Sono un autentico incapace. Mi tremano le mani. Mi tremano le mani di continuo. Ma. Ma posso aiutarti, questo posso farlo. In nome dell’amicizia, giusto? Ti dirò cosa fare, al più piccolo dettaglio. Non ti resterà che seguire le mie indicazioni e ne usciremo tutti quanti illesi. Felici e contenti.»
«Oh, grazie Eric. Grazie, davvero, Eric!»
Il ragazzo è così preso dall’entusiasmo che tenta d’abbracciarmi. Lo scanso. Non ne abbiamo il tempo. Voglio uscire di qui e non farmi più vedere. Billy, raro mentecatto, stammi ad ascoltare prima che sia troppo tardi.
[Continua il 03/06]

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