Memorie di Todd Hoover – 09 Novembre, 13:16 pt.1

Cos’è successo finora:
2128, Todd Hoover è un affermato pubblicitario dell’agenzia R.Dream, di tanto in tanto si fa di acidi per movimentare la propria carriera artistica e riuscire a controllare il programma da lui stesso creato, parliamo dei Simulanti: programma informatico capace di simulare il nostro mondo e inserirci esseri umani virtuali, gli attori che Todd manovra per creare film o spot pubblicitari. Perché tutto questo? Per risparmiare sui costi di produzione – ormai rifiutati dalle case cinematografiche – e come rimedio all’incapacità degli attori.
John Summer è amico e ufficiale rifornitore di droghe di Hoover, sembra matto o forse è solo scemo; è lui ad aver rimediato a Todd una capsula di M-1808, un parassita simile ad un lombrico solitario capace di secernere droga direttamente nell’intestino del portatore. Non è roba figa e ha degli effetti altalenanti, nessuno sembra riuscire a gestirli bene.
Helen è la fidanzata di Todd, non si capisce esattamente quale sia il suo ruolo in questa storia, a parte mettere in crisi il proprio uomo. Di lavoro fa la critica cinematografica – è così che ha conosciuto Hoover – e adora frequentare Nestly, spazio virtuale encefalico in cui s’incontra la maggior parte della popolazione mondiale. Un vero e proprio Social Network mondiale.
Allison Shelley, invece, è l’ingombrante ex di Todd e figura chiave nella mente del ragazzo; non l’abbiamo ancora incontrata ma spesso si parla di lei.
Infine Bill Chizmar: John l’ha raccolto davanti al dipartimento di salute mentale e l’ha subito fatto conoscere a Hoover, è completamente pelato e dice di provenire dal futuro, per esattezza dal 2332. Dirà il vero? Non si sa.

Dove ci troviamo in questo momento:
Todd Hoover ha appena concluso una lezione all’Istituto di Comunicazione Mediatica Merville, una scuola privata dove si studiano tecniche mediatiche contemporanee e non. Qualche giorno fa è stato bandito da Nestly, lui vuole tornarci dentro, non sa ancora come.

Diario di Samantha Spring – 09 Novembre, 13:16

Ricarica batteria effettuata, inizio registrazione.
Era andata bene, non benissimo, ma era andata bene. Todd si asciugò la fronte con un fazzoletto di stoffa preso dalla tasca posteriore dei pantaloni, con attenzione se lo passò intorno alla bocca e lo richiuse in due parti, infilandoselo nella giacca.
Con un cenno della mano spense il proiettore lasciando la lavagna interattiva al buio.
Facendosi largo tra la folla il direttore Ryan Roy gli venne incontro con sguardo compiaciuto, gli occhi lasciavano trasparire una certa eccitazione.
«Allora? Com’è andata con i miei studenti?»
«Ho dovuto spegnere il comunicatore a onde per avere la loro attenzione.»
Ryan parve infastidito.
«Non l’ascoltavano?»
«Non erano proprio presenti.»
«Mi sembra stano. Io… Non so come farmi perdonare, li avevamo avvertiti riguardo l’abuso della rete interna dell’istituto. Non avrebbero dovuto permettersi.»
«E invece si sono permessi eccome. Le dico subito che la prossima lezione non tollererò…»
«Chiedo scusa» ad interromperli era una ragazza.
Todd si voltò lasciando cadere a vuoto la frase di rimprovero. Facendo due passi indietro si allontanò dalla ragazza: c’era qualcosa nel suo viso che non aveva mai visto, dettagli che lo impressionarono in un misto d’incredulità.
La faccia della ragazza era di un verdognolo elettrico, scolpita in forme fluttuanti indefinibili: zigomi pungenti andavano a coprire parzialmente gli occhi contratti in due fessure nere; la bocca, stretta e incurvata all’insù era composta da due labbra rosate e piuttosto carnose; le sopracciglia parevano solamente accennate poco sotto a interferenze grafiche che partivano dalla base della fronte.
«Samantha!» esclamò con gioia il direttore, allargando le braccia e accogliendo la ragazza di media statura.
«Le presento Samantha Spring, la nostra migliore studentessa. Samantha, lui è…»
«Todd Hoover, ero presente alla lezione.»
La ragazza portò avanti la mano, Todd gliela strinse con fare impacciato: l’unica cosa a cui riusciva pensare era la voce. La ragazza aveva la voce fuori sincro, le labbra si muovevano con un minimo ritardo rispetto la parole.
«Non potresti spegnere quegli affari? Non vedi che il signor Hoover è a disagio?»
«Ma no, io…» balbettò Todd, cercando di giustificare la propria, prima, reazione disorientata.
«Mi scusi, non volevo infastidirla. Sono così abituata a portarli che non mi rendo nemmeno conto» disse Samantha sfiorandosi l’orecchio sinistro.
Con un sottile ronzio l’instabile maschera verde si dissolse mostrando ciò che nascondeva: un viso illuminato di una splendida allegria.
Gli occhi, prima spaventosamente sottili, erano enormi e nocciola, leggermente truccati e sottolineati dalle guance, a loro volta arrotondate dalle labbra illuminate da due meravigliosi incisivi superiori.
I capelli, ora meglio in mostra, erano castani chiari, legati in due lunghe trecce che pendevano da entrambe le spalle aggiungendo un tocco armonioso alla ragazza.
L’equilibrio era rotto da tre cerchi metallici – due nelle scapole e uno inserito al centro della fronte – simili a videocamere poco meno grandi di un bottone e splendenti sotto la luce dei neon.
Tutta l’attenzione di Todd era concentrata sul tilaka frontale, cosa di cui Samantha si accorse subito.
«Non ne ha mai visto uno? Sono innesti superficiali: proiettori olografici per la creazione di tatuaggi tridimensionali.»
«Tatuaggi?»
«Tatuaggi animati collegati direttamente alla corteccia motoria. Il mio è un prototipo, siamo sicuri saranno un successone tra qualche anno. L’unico problema è che ci vogliono tre proiettori per produrre un ologramma pulito.»
«Samantha è tra le nostre migliori studentesse. Forse la più promettente, di sicuro se ne sarà accorto durante il corso: ha una visione estremamente acuta dell’utilizzo dei media come mezzi di d’intrattenimento» spiegò il direttore Roy con entusiasmo.
Todd Hoover si rese conto dove aveva già sentito quella voce, Samantha era la studentessa che a inizio lezione gli aveva posto alcune domande riguardo i Simulanti. L’unica che pareva interessata al suo programma.
[Continua…]

Macchina del futuro

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Proiettili in testa

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Un post d’amore e d’acqua salata

RagUna ragazza a caso.

Di solito questi post senza sostanza alcuna li evito, ma oggi è una bella giornata e ho voglia di farmi i fatti miei.

Per i tre gatti appassionati di matta fantascienza: TH si prende una pausa per poco, ho tanti appunti abbastanza ordinati che devo solo mettere per iscritto in questo ammasso di hard-disk.

In più: me ne vado al mare.
Sono quattro anni che non vado al mare, se per mare, come me, intendete il mare SERIO. Non quello della costa romagnola. Quello non è mare, è fango condito da subdoli e sessualmente espliciti rapporti sociali.
Nelle spiagge romagnole nascono i peggio delitti e i peggio affronti, sono spiagge di rancore e falsità per gente che ama la quotidianità e gli appuntamenti annuali.
Io sono uno che preferisce le onde agli aperitivi.
Sono fatto della sostanza delle mascherine da sub, non delle scarpette di gomma per gli scogli.
Vado in questo mare nelle Marche che m’han detto che dopo un metro non si tocca più: un sogno, se solo fosse vero.

Spiaggia cratereUna spiaggia che mi piacerebbe visitare.

E poi vi lascio con una segnalazione di un CD.
L’ho comprato andando sul sicuro: conoscevo già il gruppo e il disco lo si può ascoltare interamente o qui o qui.
“Il Sopravvissuto” dei Marnero.
Questo tipo di musica mi piace tantissimo, l’ascolto in macchina e quando porto fuori il cane, e pure quando disegno le mie stupidaggini. Molto probabilmente non è un genere per tutti, ma ci sono i testi che sono dei capolavori.
Solo coi testi i Marnero vincono a mani basse su qualsiasi altra cosa uscita negli ultimi anni.
Due anni fa, in montagna, avevo conosciuto un ragazzo di Firenze, era sorprendentemente in gamba e per vivere faceva molte cose, tra cui suonare la batteria a livello professionale.
Dopo che gli feci leggere alcuni miei racconti mi chiese di scrivere dei brani per lui. Scrivere canzoni.
Io non ci avevo mai pensato: la musica la ascolto e basta, per di più da vero ignorante preferisco gruppi instrumental o stranieri, così non devo concentrarmi troppo a seguire le parole.
Gli dissi che ci avrei provato, poi non l’ho più sentito.
Comunque: se mai dovessi scrivere testi per delle canzoni, mi piacerebbe farli come quelli dei Marnero (nati dalle ceneri dei Laghetto, altro gruppo spaccaculi dai testi genialmente pazzeschi).
I loro brani sono ciò che ritengo la perfezione (prendendo come punto di riferimento la lingua italiana): si cantano molto bene, si ascoltano piacevolmente, hanno significati fragorosi e se porti fuori il cane puoi anche non concentrarti sulle parole.

Vi lascio con i miei due pezzi preferiti, compongono il secondo quadrante:


E  qui il testo:
E quindi tutto bene, dai, a parte la vita… E a parte che persevero a riaprirmi la ferita
con la falce arrugginita, insomma, mi sa che sbaglio, a guardare il panorama ci si perde ogni dettaglio (a guardare ogni dettaglio ci si perde il panorama). Tipo la mappa su cui sono, che mi ha un po’ disorientato, che mi ruota sotto i piedi e mi dà il Nord sbagliato
e mi manda in direzione dell’Oceano del Passato, (ma io non sono più il ghepardo di una volta che non sono mai stato).
Ma Orfeo, se vuoi voltarti, puoi girarti quando vuoi, lascia il comando della nave a Capitan SennodiPoi, e nel frattempo gli avvoltoi mi continuano a mangiare quelle briciole di pane che ho lasciato galleggiare sopra il mare.
Ma in fondo è meglio: mi fanno ricordare che il mio di tempo perduto non lo posso ricercare… Un granello di sabbia nella clessidra che continua a girare.
Nel cerchio di mezzo la Luna Nera, è un abbaglio o al buio le cose si vedono meglio?
Lo so mi sbaglio se mi incaglio nelle rocce ormai sommerse, nell’assenza di radici o in tutte le altre cose perse, nell’esilio dagli amici, nei miei vortici a spirale che trascinano anche me nel gorgo della solitudine stellare. E non avendo un focolare mi succede che non so dove tornare, quindi adesso barra a dritta, si procede, che dietro ormai la costa non si vede.E avere fede in qualche stella non lo so se mi conviene che il vero volto delle cose è al buio che si vede bene. Dito medio alle Sirene che mi hanno paralizzato cantando l’Irrealizzato del ghepardo che non sono mai stato. Ho un veliero senza vele che mi porterà nel centro del caos in mezzo ad ogni possibilità. Non è il mestiere mio questo mestiere qua di galleggiare nel cerchio di mezzo sempre a metà ma sfasato dal centro un po’ più in là.
Seguo il flusso delle onde e vedo il nulla all’orizzonte.
Seguo il flusso delle onde verso il nulla all’orizzonte.

Tutto è da rifare: mi sembra sempre di arare il mare. Costretto a transumare e perennemente ad arare il mare.
Tutto è da rifare: Sisifo non sei nessuno.
Non c’è riflesso alcuno: la notte è nera senza luna. Non c’è ricordo alcuno e non c’è memoria del futuro.
Non c’è più scelta alcuna fra il mare e il cielo senza luna. Non c’è vertigine alcuna: la notte è nera e senza luna.
Non c’è nessuna paura in questa notte senza luna. Non c’è nessuna paura in questa notte senza luna.
Il Possibile è il limite mobile di ciò che io sono disposto ad ammettere, in questa notte in cui l’Irreversibile mi regala la possibilità di cercare il mio mare, di non tornare più indietro e andare un po’ più in là.

Se volete saperne di più, questo è il loro sito:
Marnero
e questo il loro gruppo facebook:
Marnero Facebook

CIAO

EDIT DEL 3 LUGLIO:
MI HANNO INGANNATO! LA SPIAGGIA NON E’ AFFATTO SERIA E IL FONDALE E’ TUTTO CONFUSO E VERDOGNOLO!
Però ci sono animatrici da sbav e mi sto disintossicando da internet grazie ad una connessione che non esiste e al portatile di mio padre che chiamarlo atroce è poco (per farvi un’idea: funziona solo Internet Explorer qui sopra).

RI-CIAO!

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La vicina

Una vignetta che ho scritto con un solo pensiero in testa: inserire tutto ciò che potrebbe piacere alla ragazza disegnata, e alla sua amica.
Io sono innamorato della sua amica, ma lei ancora non lo sa.

Racconto Vicina

Potete partire da qualsiasi balloon, funziona come un orologio matto.

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Memorie di Todd Hoover – 09 Novembre, 10:04

Diario di Samantha Spring – 09 Novembre, 10:04

Inizio registrazione a riconoscimento vocale.
«Buongiorno a tutti, sono Todd Hoover e, come saprete, terrò con voi cinque lezioni sulla comunicazione mediatica contemporanea. Parole per dire che parlerò del mio lavoro… così è molto più semplice, no? Per quelli di voi che non mi conoscono: sono un videomaker, nella mia carriera ho diretto circa una decina di lungometraggi e ora sono impegnato col settore pubblicitario. Nel 2123, assieme al dottor Brian Phibbs, ho migliorato e reso inimitabile un programma di simulazione grafica con cui poter creare film. Un cosuccia di cui sono molto fiero. Qualcuno sa di cosa sto parlando?»
Hoover vide una mano alzarsi tra la folla.
«Sì?»
«Parla dei Simulanti?» a rispondergli fu una voce femminile tanto sicura di sé da metterlo a disagio.
«Esatto: i Simulanti. Io e il dottor Phibbs abbiamo creato un processore di simulazioni emotive ed intellettive capace di riprodurre con impressionante esattezza gli esseri umani. Ma gli esseri umani senza una, come posso dire, locazione temporale e spaziale non sono nessuno, quindi abbiamo fatto in modo che la simulazione contenesse anche una mappatura del globo terrestre…»
La stessa voce femminile lo interruppe.
«Avete creato un mondo illusorio?»
«Bhé, illusorio è un termine negativo e un tantino enfatico, direi più una copia di quello che abitiamo noi.»
«Con gli stessi abitanti della Terra?»
Hoover attese un attimo prima di rispondere.
«No, il mondo di cui sto parlando non è perennemente abitato: gli abitanti vengono creati dal computer a seconda delle nostre esigenze filmiche. Per “nostre” intendo di noi videomaker. All’inizio si sceglie una scenografia in cui far recitare le proprie parti, una volta formata e migliorata di dettagli imposti dalla sceneggiatura, si inseriscono i Simulanti, questi possono rappresentare impersonificazioni viventi dei ruoli, il nostro compito è quello di dirigerle verso le richieste del copione.»
«Quindi sarebbero come personaggi ignari del loro ruolo recitativo?»
«Mh… Più o meno. Loro non possiedono un ruolo recitativo, perché di fatto non recitano, ma vivono. La complessità sta nel saperli dotare di una personalità utile a ciò che si vuole creare: una volta riprodotta la personalità basta farla vivere nel giusto contesto creato per avere gli sviluppi desiderati.»
«In pratica il suo lavoro si limita a questo? Creare personalità?»
«Non solo, il mio compito è anche quello di far coincidere i vari meccanismi del gioco, in modo da mettere in atto il copione scritto. Una volta raggiunto questo obiettivo sono sempre io a modificare le scene filmate fino a creare un unico film. O cortometraggio.»
«Non sembra facile.»
«Non lo è. Proprio per questo il dottor Phibbs mi è stato di grande aiuto: ha dotato i Simulanti di personalità base preimpostate, così da facilitarmi il compito della lavorazione pre-filmica. Io, principalmente, mi occupo dei dettagli. Dettagli caratteriali, dettagli fisici, dettagli scenografici, dettagli ambientali, dettagli…»
«E riesce a fare tutto questo da solo?»
«Sì, ma solo grazie agli animatori che sono passati prima di me. Senza il loro lavoro non avremmo mai raggiunto questo livello impressionante di realismo grafico; gente del calibro di Yusuke Katara, per fare qualche nome, han reso possibile la perfezione grafica delle animazioni tanto da rendere sottilissimo il confine tra Simulanti e attori in carne ed ossa; credo sia stato lui il capostipite di tutto questo, il mio lavoro non sarebbe stato possibile senza i suoi studi sugli algoritmi migliori da usare nel rendering. Gente come Katara, Loeper, Richard Palmer hanno reso possibile la velocità nell’uso del mio programma a cui devo tantissimo.»
La mano si abbassò, evidentemente soddisfatta dalle risposte.
«Qualcun altro ha delle domande, prima di iniziare a mostrarvi i vari procedimenti che portano alla creazione di una pellicola?»
I ragazzi mantennero un’espressione assente, la maggior parte di loro mascherava gli occhi con sottili occhiali trasparenti firmati Nestly e B.G.D..
“Proprio quello che temevo”, constatò, deluso, Todd.
«Nessuno nessuno?»
Speranzoso in una scintilla d’interesse, Hoover rimase in attesa per quindici secondi prima di sedersi e accendere il proiettore posto sul soffitto. Un’immagine bianca lo accecò, ricordandogli di doversi spostare dalla lavagna interattiva. Con voce stanca riprese a parlare:
«Ora vi mostrerò uno spezzone del mio lavoro prodotto dalla Disney: “Mr.Eatmoon”; in questa lezione vi spiegherò le mie scelte riguardo inquadrature e riprese in 3D. Spero in una vostra collaborazione, vorrei aprire un dialogo in modo da rendere più interessante questo corso per voi, e più piacevole per me. Stare a parlare da solo per tre ore è spossante, credo» sorrise.
Nessuna risposta dagli alunni.
Con nervosità si strinse la base del naso tra pollice e indice abbassando lo sguardo. “Cosa faccio?”
Rialzandosi con uno sguardo stizzito si spostò verso la centralina elettrica dell’aula e aprì lo sportello contenente quattro contatori approvati dall’Unione Europea e una dozzina di interruttori. Tra questi spense quello marchiato con la N chiusa in un riquadro verde. Il comunicatore a onde smise di dare segnale. Richiudendo lo sportello tornò a sedersi dietro la cattedra, esattamente davanti la luce bianca del proiettore. La maggior parte degli alunni si risvegliò bruscamente da un lungo sonno sbattendo con sorpresa gli occhi, alcuni di loro cercarono prontamente il cellulare per accertarsi fosse un problema di campo.
La classe si riempì di sussurri, un vociare indignato e preoccupato.
Todd Hoover incrociò le braccia e li guardò divertito.
Sembrava un dottore dal sorriso diabolico, un malvagio chirurgo fantasma uscito da chissà quale clinica. Ma il vero punto di vista interessante era il suo, quello di Todd Hoover: in quel momento in tutta probabilità non vedeva altro che delle ombre circondate da un alone di latteo candore.
«Prima regola: nel MIO corso il comunicatore sta chiuso. Niente Nestly, niente occhiali per i collegamenti, niente distrazioni. Siamo intesi?»
No, non lo erano.
«Non voglio stare a discutere su questo; non so nemmeno come il professor Roy vi permetta i collegamenti durante le lezioni! Siete qui per imparare, per interessarvi a ciò che avete scelto come futura attività, non per perdervi nel web.»
Il brusio si affievolì, intimorito dal tono dell’uomo.
«Siete infantili, vi iscrivete in istituti privati con i soldi dei vostri genitori o con le borse di studio vinte grazie ai bandi statali e li sputtanate in questo modo. Quanto avete imparato fino ad ora? In che… in che anno siete?»
«Secondo.
«Sì, secondo» risposero altri di loro.
«E cosa sapete fare al secondo anno? Io alla vostra età mi stavo preparando a partecipare a due dei più prestigiosi concorsi cinematografici europei.»
Silenzio.
Todd cercò vanamente con lo sguardo la ragazza delle domande, l’unica che gli aveva trasmesso un filo di interesse, ma non sapeva dove guardare. Decise di spegnere il proiettore per focalizzare meglio l’aula, ma l’azione gli fece perdere l’alone di severità poco prima acquisito.
Riprese a parlare:
«Come fate a vivere senza interessi? Come fate a realizzare i vostri sogni in questo modo pieno d’inconsistenza?  Non… non dicono nulla i vostri genitori? Sono fieri di voi? Sono domande che mi faccio di continuo quando vedo uno di voi..»
«Voi chi?»
«Voi Connessi! Voi che passate tutto il tempo della vostra vita in un mondo che non vi…»

Si fermò bruscamente: stava per dire “che non vi appartiene”, ma non era la verità. Nestly non apparteneva a nessun altro quanto alla loro generazione, ciò che non gli apparteneva era il mondo concreto, non Nestly. “Il mio mondo”, pensò con sconcerto.
“Hanno due concetti differenti di esistenza, il tempo che passano nelle loro camere di collegamento è quello che conta secondo il loro punto di vista, la realtà è solo un processo intermedio finalizzato alla connessione: paradossalmente il loro corpo potrebbe raffigurare una barriera, un ostacolo ai loro interessi concentrati all’interno del social network più sfruttato dell’intero pianeta.”
Hoover batté le dita contro la superficie della scrivania con fare pensieroso.
Era preoccupato, l’idea di essere stato escluso da un fenomeno sociale così importante ed esteso a livello globale lo inquietava; tutto d’un tratto si sentì invecchiato e distante dal secolo in cui viveva da 31 anni.
“I moderatori, dopo l’ultima mossa intollerante verso Helen, mi avranno bloccato l’account a tempo indeterminato. Sicuramente sarò costretto a sborsare un sacco di soldi per riavere il permesso di accesso, cosa che non sono disposto a fare.”
L’idea, per qualche oscuro motivo, lo infastidiva. Lo infastidiva fino a prendergli lo stomaco in una morsa di angoscia.
C’era un’alternativa – ci sono sempre delle alternative, una piccola certezza che aveva maturato con soddisfazione durante la propria carriera all’interno del settore cinematografico –, ma non era sicuro della sua legalità: rimediare un falso profilo con cui poter entrare.
Rientrare in un mondo che non gli era mai appartenuto…
Batteria in esaurimento.
Fine registrazione.

Samantha Spring

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Memorie di Todd Hoover – 09 Novembre

Diario di Todd Hoover, 09 Novembre, 09:45

Inizio registrazione:
Il professore Ryan Roy, direttore dell’Istituto di Comunicazione Mediatica Merville, mi mostra una porta antipanico con pannelli oscurati alla fine di un corridoio.
«È quella l’aula» dice con tono eccitato.
«Quanti sono?»
«Attorno l’ottantina.»
Al solo udire la risposta mi sale una frenetica agitazione. Non sono preparato per una lezione di comunicazione mediatica di fronte a ottanta ragazzi annoiati. Non sono preparato e non so nemmeno cosa significhi “comunicazione mediatica”.
«Dovrò parlare del mio lavoro?»
«Sì, del suo lavoro e del suo rapporto con i Simulanti, naturalmente.»
«Cioè?» lo guardo intontito.
«Insomma, di cosa significa passare la vita in contatto con un’invenzione così radicale nel mondo dell’intrattenimento.»
«O pubblicitario» concludo.
«O pubblicitario, certo.»
«Va bene…»
Cerco vanamente di guardare dentro l’aula, non riesco a farmi un’idea di ciò che sarà entrare e affrontare tre ore di lezione.
Dopo l’altro giorno vorrei solo chiudermi in una stanza e scomparire. Nelle ultime 30 ore ho fatto una serie di cazzate da potermene pentire per tutta la vita. Questi ragazzi saranno gli ultimi a vedermi in faccia, inizierò una vita da eremita: priva di distrazioni carnali e litigi di coppia.
Mi scappa una risatina.
Sono all’altezza di questo Istituto? Probabilmente no.
Una gran rottura.
«Ci saranno delle ragazze?»
«Come, scusi?»
«Niente, niente.»
Ryan Roy è quello che si potrebbe definire un perfetto uomo qualunque vicino alla sessantina: naso pendente all’ingiù, folte sopracciglia, una voce squittente ed entusiasta, un piccolo neo sulla tempia sinistra e capelli arruffati, grigi, pochi ma nel posto giusto. Non fanno soffrire la loro mancanza.
«L’aula è dotata di comunicatori a onde?»
«Sì, per le ricerche interattive.»
«O per perderli durante la lezione?»
«Ahahah. I miei alunni la stupiranno, vedrà» mi dà una pacca priva di forza sulle spalle.
Sorrido.
«Non vedo l’ora di essere stupito.»
Fine registrazione.

Studenti Connessi

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